Movimento per Perugia

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giovedì 23 aprile 2020

Perugia, riapriamo i reparti dell’ospedale!



La terribile pandemia del Coronavirus, oltre a provocare morte e dolore, ha messo in sordina un altro dramma di cui oggi non si parla più: quello dei malati e dei morti per il cancro!!! Se qualcuno se ne fosse dimenticato, le persone continuano a morire anche per altre malattie. Basta guardare i numeri forniti dal Direttore della Sanità umbra Claudio Dario e riportati in un articolo de La Nazione dell’8 aprile: in media in Umbria si verificano 800/900 decessi al mese per altre patologie. Malgrado i numeri e le denunce, a Perugia le situazioni si aggravano, oggi le attività ordinarie dell’ospedale sono bloccate, paralizzate, c’è poco personale, le liste d’attesa per gli interventi richiedono anche mesi e la situazione è decisamente più esplosiva rispetto al Coronavirus, almeno nella nostra regione! Occorre intervenire subito e sbloccare l’attività ordinaria dell’ospedale, altrimenti rischiamo di creare pregiudizi gravi ai malati oncologici: nel caso di un malato di cancro è essenziale intervenire un giorno prima, non 15 giorni dopo! Altrimenti si corre il rischio serio di passare da un paziente curabile ad un moribondo in pochissimo tempo… Tutto questo, oltre ad avere un impatto devastante sulla salute dei malati e ad aggiungere dolore e sofferenze, ha anche conseguenze economiche per la stessa Azienda Ospedaliera: se non si interviene con tempismo, infatti, si è costretti poi a ricorrere a interventi e cure più importanti e, ovviamente, più costose. Purtroppo il dramma del Coronavirus, che grazie a Dio in Umbria ha avuto un impatto contenuto, ha penalizzato i malati di altre patologie, i tantissimi malati cronici che trovano chiusi gli ambulatori e, soprattutto, i malati oncologici! Prima dell’emergenza gli altri reparti erano pieni, adesso si sono svuotati e non si fanno più interventi chirurgici, se non in casi estremi e gravi. Per la cura del Coronavirus a Perugia bastano i reparti di Medicina Interna e Malattie Infettive e di Pneumologia, gli altri reparti devono essere riaperti per curare tutti i pazienti… Occorre anche una migliore redistribuzione di medici e infermieri e tornare ad operare, a fare di nuovo gli interventi chirurgici! Non dimentichiamoci che in Umbria esiste già un Centro Covid esclusivo ed è l’ospedale di Pantalla… La vera patologia nella nostra regione continua ad essere il cancro, con 3000 nuovi malati l’anno!!! Eppure quello che serve per la cura e la prevenzione, screening, analisi, eccetera, tutto è bloccato ormai da 60 giorni: adesso basta! È ora di pensare ad un ritorno all’ordinario con un rafforzamento delle risorse umane che già prima di questa emergenza erano carenti, questa lunga stasi ha aggravato ulteriormente la situazione e la gente è disperata. Occorre un piano straordinario di rafforzamento per recuperare il tempo perso: 15 o 30 giorni di ritardo per un malato di cancro, spesso, equivale alla morte!
Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

giovedì 5 dicembre 2019

Fontivegge, il rilancio passa anche dalla manutenzione!




Ritorniamo a parlare di Fontivegge… In questi giorni il quartiere è stato al centro delle cronache locali, ancora una volta, per via della questione sicurezza… Non è di questo che vogliamo parlare e non ci soffermeremo su un tema già da noi ampiamente trattato in più occasioni e sul quale si sta discutendo a più livelli! Il rilancio di Fontivegge, infatti, non passa soltanto dal garantire la sicurezza dei residenti e di chi lo vive ogni giorno, ma passa anche per la cura e il decoro del quartiere e anche qui, purtroppo, i problemi non mancano! In questi giorni abbiamo ricevuto foto e segnalazioni da parte di alcuni residenti che denunciano la mancata pulizia dei tombini sulle strade, molti dei quali sono completamente ostruiti da foglie, detriti, immondizia e terriccio. Nella stagione invernale questo della mancata manutenzione è un problema serio per Fontivegge, e non a caso nei giorni scorsi, caratterizzati da piogge abbondanti, molte strade del quartiere erano letteralmente allagate perché l’acqua piovana non finiva nelle feritoie dei tombini, sporchi e ostruiti! Tutto questo crea inevitabilmente disagi e problemi per la circolazione e con l’arrivo imminente dei mesi più freddi e piovosi la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente… Per non parlare poi dello “spettacolo” penoso delle siringhe usate gettate per terra a cielo aperto e delle bottiglie di vetro e altri rifiuti abbandonati che sporcano le strade e i parchi della zona! Una questione non da poco, soprattutto se consideriamo che le siringhe per terra possono essere molto pericolose per la gente che cammina e magari non si accorge della loro presenza! Qui il Comune può e deve intervenire immediatamente per garantire l’ordine e la pulizia dei parchi, dei marciapiedi e delle strade che, ricordiamo, sono beni di tutti! Come dicevamo, per il rilancio di un quartiere come Fontivegge non basta solo affrontare il problema, gravissimo, della sicurezza! Occorre anche ridare a Fontivegge l’immagine di un quartiere curato e pulito e dare importanza al decoro urbano, a partire proprio dalla stazione ferroviaria che è il primo biglietto da visita di una città. Dalla manutenzione e dalla pulizia può partire nell’immediato la rinascita del quartiere e delle sue vie! Ci auguriamo che queste segnalazioni, giunte a noi dai cittadini, possano essere recepite e fatte proprie dal Comune; ci aspettiamo inoltre un intervento rapido e risolutivo per ripulire i tombini, i parchi e le strade… Soprattutto per i tombini occorre agire subito e fare una sana prevenzione: i mesi più freddi sono ormai alle porte e le piogge torrenziali non aspettano!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

venerdì 22 novembre 2019

Lettera aperta al Professor Luca Ferrucci



Gentile Professore Luca Ferrucci,
ho letto con vivo interesse la sua intervista rilasciata su La Nazione di giovedì a proposito del centro storico di Perugia. Pur non conoscendola personalmente (mi auguro che ci sia l’occasione), tengo a complimentarmi con Lei per le sue parole e le sue proposte. Per la prima volta ho letto parole di buon senso e proposte serie e concrete riguardo un tema ormai noto, vecchio e drammatico come quello dell’abbandono dell’acropoli perugina, cuore pulsante della città. Ho apprezzato molto il suo voler andare al nocciolo della questione e analizzare le cause profonde di questa crisi che sembra irreversibile, senza stare troppo a pensare sui responsabili o sui colpevoli di sinistra, destra o chicchessia! Ma ho apprezzato soprattutto il suo voler fare delle proposte reali e lungimiranti che possano garantire una ripresa e un rilancio strutturale del nostro centro storico. Perché, diciamocela tutta, la domanda impellente non è su chi sia stato, con le sue politiche, a svuotare il centro storico, ma come possiamo far rivivere il centro storico? Occorre cambiare radicalmente prospettiva, modo di vedere le cose e affrontare le questioni! La prima causa di desertificazione del centro, senza dubbio è stata lo spostamento nelle periferie degli uffici, che difficilmente ritorneranno nell’acropoli. Che fare allora? Prima di tutto, e qui mi trovo totalmente d’accordo con i rappresentanti dei commercianti, occorre riportare i perugini in centro, far abitare il centro, e la proposta di rigenerare gli uffici pubblici dismessi per destinarli a residenze per giovani coppie avanzata da Lei, Professor Ferrucci, la ritengo più che valida! Da questo punto di vista è necessario e urgente avere delle Istituzioni locali decise, coese, in grado di avanzare progetti seri e di farsi sentire nei Ministeri. Ci auguriamo che il nuovo governo regionale inauguri una nuova stagione di dialogo e proficua collaborazione con i Comuni, a partire proprio dal capoluogo, e su questo siamo molto fiduciosi. Ma per dare nuova vita al centro storico dobbiamo pensare a nuove idee di ampio respiro, a progetti o eventi in grado di rendere attraente il cuore della città e invogliare la gente ad andarci, dando a tutti la possibilità di accedervi senza troppe difficoltà (e qui occorre rivedere radicalmente il sistema di accesso in centro e dei collegamenti pubblici). Faccio sicuramente mie le domande e le proposte del Professor Ferrucci: si può pensare ad una Scuola del Jazz? Abbiamo un ottimo Conservatorio proprio in centro, con il quale si può e si deve collaborare. Si può pensare ad un museo del cioccolato nella città che ha dato i natali a Luisa Spagnoli e al Bacio Perugina? Proporrei inoltre attività proprie di tutta la nostra Regione, come progetti legati alla ceramica e all’artigianato tessile, attività che sono sempre stati un vanto per gli umbri, una tradizione da non dimenticare e valorizzare, da trasmettere ai nostri figli e ai nostri nipoti. Per dare forza a certe idee quello che serve è creare un “tavolo” di confronto con tutti i soggetti, di ogni parte politica, che abbiano a cuore la città e anche una progettualità per Perugia, di breve e lungo termine. Qui a Perugia è possibile? Ci riusciremo…?

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

lunedì 20 maggio 2019

Università, un’alleanza “surreale”!



Quello che sta succedendo in Umbria nelle ultime settimane ha veramente un qualcosa di surreale, dove assurdo e paradosso la fanno da padroni… Tutti noi umbri abbiamo sotto gli occhi la “farsa” delle dimissioni della Marini, annunciate il 16 aprile, confermate in Aula il 7 maggio e “congelate”, per poi arrivare all’Assemblea Legislativa di sabato, con la Marini che con il suo voto decisivo ha in pratica salvato sé stessa rimangiandosi tutto quello che aveva detto pochi giorni prima. L’ultima tappa di questa “comica” risale al 19 maggio, con la Marini che ha di nuovo annunciato le sue dimissioni, non appena starà meglio… Ma se la Regione piange, di certo l’Università di Perugia non ride: giovedì 23, infatti, ci sarà il ballottaggio decisivo che decreterà il nuovo Rettore. A contendersi la vittoria sono il Prof. Franco Cotana e il Prof. Maurizio Oliviero. Bene, tutti noi conosciamo la collocazione politica del Prof. Oliviero, da sempre legato strettamente alla sinistra, alla Presidente dimissionaria Marini e a tutto il PD. Allora come si può spiegare l’accordo chiuso proprio in questi giorni (ma di cui si parlava da tempo…) tra Oliviero e il Prof. Fausto Elisei? Ricordiamo che il Prof. Elisei è da sempre legato a quell’area cattolica che guarda al movimento Comunione e Liberazione fondato dal grande Don Luigi Giussani, un movimento cattolico che è quanto di più lontano ci possa essere dalle idee e dalle visioni politiche del Professore Oliviero! Fausto Elisei ha rivendicato la sua scelta “autonoma” e ha parlato di pura «questione accademica» e ha detto che «la politica nulla c’entra nella corsa al Rettorato». Professor Elisei, le sue affermazioni, francamente, ci lasciano perplessi! Sappiamo benissimo che la politica c’entra eccome e lo dimostra in modo palese il candidato Oliviero che Lei sostiene: Maurizio Oliviero, infatti, non ha mai fatto mistero dei suoi stretti legami con la politica e la sinistra e nel 2013, quando si candidò per la prima volta a Rettore, ebbe l’appoggio forte ed esplicito della Presidente Marini e dell’allora sindaco Boccali, entrambi presenti allora alla presentazione del Programma alla Sala dei Notari. Peraltro, Professor Elisei, proprio Lei nel 2013 decise di sostenere il Professor Franco Moriconi contro Oliviero perché, riportiamo le parole dette da Lei, «il futuro non può prescindere dalla salvaguardia e dalla valorizzazione dell’autonomia». Davvero, Professor Elisei, Lei pensa che le cose adesso siano cambiate a tal punto che, con Oliviero, l’autonomia dell’Università non sarà più a rischio? Come pensate di spiegare la vostra alleanza “innaturale” (come l’ha giustamente definita il Professor Cotana) ai vostri elettori, così profondamente diversi? Francamente, in questa alleanza Oliviero-Elisei non vediamo una visione lungimirante per l’Università, né una governance in grado di rilanciare il futuro del nostro Ateneo: vediamo solo un’alleanza “innaturale”! Anzi, vediamo in questo accordo l’estremo tentativo di salvataggio di una sinistra ormai in disarmo che, in vista di prevedibili batoste alle prossime Amministrative e Regionali, vorrebbe appropriarsi dell’Università!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

sabato 18 maggio 2019

Difendere un bambino è forse razzismo…?



In un paese al rovescio quale è diventato l’Italia, ormai si fa un attimo a passare da vittima a carnefice, da persona di buon senso, che non gira la testa dall’altra parte, a gretta “razzista”, anche quando di razzista non c’è nulla! La storia che stiamo per raccontarvi, segnalataci da una cittadina e risalente a pochi giorni fa, ne è la prova! Questi i fatti: in un famoso supermercato di Perugia una signora, mentre fa la spesa, nota una mamma, mentre urla e sbraita contro il figlioletto che forse non ha nemmeno due anni, dal fisico minuto. Come se non bastasse, la donna prende il figlio per un braccio, lo strattona con insulti e lo porta tra gli scaffali in modo da non dare troppo nell’occhio. La signora che ha assistito alla scena però, dopo aver inquadrato il soggetto, segue la donna e il figlio tra gli scaffali e si accorge che la madre continua a sbraitare contro il piccolo, picchiandolo e urlandogli «tirati su, ti ammazzo», e poi «guarda che oggi è la mia giornata nervosa», lo strattona ancora una volta e lo fa cadere per terra in ginocchio. Quindi trascina di forza il piccolo per un lungo tratto e, continuando ad urlare, d’improvviso lo tira per il braccio e lo alza di forza, con il rischio di fargli seriamente male. A questo punto la signora che ha visto tutto, stanca degli insulti, minacce e della cattiveria della donna, interviene: prende la madre, gli mette una mano sulla spalla per separarla dal figlio e gli intima di smettere immediatamente… Subito la madre, con forte accento dell’Est Europa, dà di matto e inizia a inveire e ad urlare che «la signora vuole rubarmi il figlio»! Nel frattempo nessuno dei presenti al supermercato, né il titolare, né i dipendenti né i clienti, trova il coraggio per intervenire: anzi, con fare molto “pilatesco”, il responsabile del supermercato va dalla signora e le dice «lasci perdere, è una zingara» salvo poi sparire infastidito! Quel che è peggio è che altri ragazzi giovani lì presenti iniziano a prendersela con la signora intervenuta che, ripetiamo, stava solo difendendo un bambino maltrattato dalla madre, senza stare a guardare chi fosse e quale fosse la nazionalità! La signora ha dovuto quindi subire insulti, accuse di razzismo e di violenza fisica ed esce dal supermercato amareggiata e mortificata… Ma non è finita qui! Infatti la madre del bambino, uscita prima, lascia a casa il figlio e torna subito indietro per insultare e minacciare la signora dicendole testualmente «non ti permettere più, ti faccio ammazzare»!!! Rientrata nel supermercato, la donna italiana è stata invitata ad allontanarsi quasi fosse stata lei la causa di tutto.. Questa è la ricostruzione “alla lettera” di una vicenda assurda, che la dice lunga su quello che siamo diventati a furia di sottostare al pensiero unico del “politically correct”, che non ci permette neanche più di difendere un bambino senza il rischio di essere tacciati di “razzismo”!  La cosa più triste è stata vedere l’indifferenza di tutti i presenti, il nascondere la testa sotto la sabbia, il far finta di niente per non avere fastidi. Dov’è finito il senso civico e di solidarietà che ci contraddistingueva? Dov’è finito il coraggio di certe azioni? Davvero noi italiani siamo diventati così, bombardati da tutti i “luoghi comuni” e stereotipi che ormai la fanno da padrone…? Massima solidarietà alla signora che con coraggio è intervenuta quasi “eroicamente” con un gesto che, nella logica, dovrebbe essere normale ma che oggi diventa straordinario!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

martedì 5 febbraio 2019

Carceri, chi si ricorda della Polizia Penitenziaria?



Purtroppo ci troviamo costretti, per l’ennesima volta, a denunciare l’abbandono della Polizia Penitenziaria da parte dello Stato! I nostri poliziotti quasi ogni giorno sono costretti a subire vili attacchi e aggressioni da parte di detenuti (l’ultima a Perugia risale a sabato 26 gennaio), senza che nessuno intervenga! Per quanto tempo ancora la Polizia Penitenziaria dovrà sopportare questi soprusi? La situazione a livello nazionale, oggi, è di piena emergenza!!! Ma quando si parla di problema carceri, tutti pensano ai detenuti, parlano delle loro “condizioni disumane”  e i soliti buonisti si “stracciano le vesti” per invocare misure alternative, pene più morbide, reati da depenalizzare e “colpi di spugna” vari! Ma delle esigenze della Polizia Penitenziaria e dei suoi problemi chi ne parla? Chi si ricorda degli oltre 40 suicidi negli ultimi tre anni tra i poliziotti? Dal 2000 ad oggi sono stati oltre 100 unità di Polizia Penitenziaria che si sono tolti la vita, ma questa tragedia passa sempre sotto silenzio!!! Che cosa fa lo Stato per tutelare i suoi stessi servitori? È mai stata strutturata una direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e psicologi per tutelare i dipendenti? La Polizia Penitenziaria, da tempo, si trova costretta ad affrontare, da sola, carceri in perenne sovraffollamento con un organico ridotto all’osso! In pratica è come se uno Stato mandasse il suo esercito a condurre una guerra a mani nude… Secondo il sindacato SAPPE i poliziotti penitenziari in Umbria ad oggi sono, sulla carta, circa 850, 200 in meno rispetto al 2017, quando già l’organico della Polizia Penitenziaria soffriva una carenza di circa 100 unità solo nella Regione… “Merito”, si fa per dire, del precedente Governo di sinistra e della “Riforma Madia”, che ha deciso un taglio verticale di dipendenti negli uffici pubblici… Come si può lavorare in queste condizioni? Come possono i nostri poliziotti garantire l’ordine nelle carceri con innegabili riflessi anche esterni, se lo Stato stesso non fornisce loro i rinforzi e gli strumenti necessari? Come si può in questo modo tutelare la sicurezza degli agenti, ma anche degli stessi detenuti? Ricordiamo, infatti, che la Polizia Penitenziaria ogni giorno, silenziosamente, interviene per sventare tentativi di suicidio o risse e salvaguardare la vita e la tutela della salute di tutti i detenuti! Oltre a questo, i nostri poliziotti sono chiamati a svolgere altri, delicatissimi ed importanti compiti come l’attività di Polizia Giudiziaria, il movimento dei soggetti detenuti (scorte e piantonamenti negli ospedali) e persino la gestione della Banca Dati nazionale del DNA di tutti i soggetti che transitano negli istituti penitenziari nazionali, attività fondamentale per tutte le altre forze di Polizia dove attingono informazioni per attività investigative e monitorare soggetti ritenuti pericolosi. Non da meno, la Polizia Penitenziaria è inserita nella DIA (Direzione Investigativa Antimafia) e nel  CASA (Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo) con il suo prezioso contributo in ordine al monitoraggio del radicalismo islamico che, in più occasioni, ha ed ha avuto  origine proprio all’interno degli istituti penitenziari o comunque collegati all’ambiente stesso. Infine la Polizia Penitenziaria si trova oggi a gestire una popolazione carceraria molto complessa, formata da detenuti provenienti da etnie e culture diverse, spesso in contrasto tra loro: solo nelle carceri di Perugia e Orvieto i detenuti stranieri sono quasi la metà di tutti i reclusi! Tutto questo senza ricevere fondi sufficienti per la formazione e l’addestramento degli operatori di Polizia…  E ancora sentiamo parlare unicamente di tutela dei carcerati…? Ultima notizia di questi giorni risulta essere quella che proprio i detenuti avranno la possibilità di interagire con le proprie famiglie tramite Skype… Ci auguriamo che questo Governo di Lega e Movimento 5 Stelle possa cambiare le cose anche nella tutela della Polizia Penitenziaria e dia una svolta ascoltando le richieste dei suoi funzionari, da troppo tempo dimenticati!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

giovedì 1 novembre 2018

Risposta a Giuliano Giubilei e alla sua Cort…ina!



Prendo atto, non senza sorpresa, che il candidato sindaco del PD a Perugia Giuliano Giubilei abbia preso male alcuni miei commenti su Facebook e mi abbia risposto in maniera “piccata”, e che questo “botta e risposta” sia stato rilanciato persino su “La Nazione Umbria” del 31 ottobre. Mi trovo costretta a rispondere a queste affermazioni di Giubilei che trasudano un po’ di nervosismo (d’altronde la corsa a sindaco richiede un grosso dispendio di energie fisiche e mentali). Dottor Giubilei, le posso assicurare innanzitutto che i radical chic non hanno mai fatto parte del mio mondo né lo faranno mai, e chiunque mi conosca anche solo di nome credo possa confermarlo… Nell’associarmi ai «veri chic, più o meno radical ma con la puzza sotto il naso», Lei ha preso un grosso abbaglio Dottor Giubilei, e la mia storia credo ne sia la dimostrazione… Semmai Lei deve guardare dentro quel PD che lo rappresenta e in quel mondo di sinistra a Lei tanto caro: lì i radical chic hanno trovato l’ambiente ideale ed esercitano una discreta influenza da sempre!!! Leggere della «puzza sotto il naso», poi, mi fa sinceramente ridere: da qual pulpito viene la predica? Forse Lei, Dottor Giubilei, non lo sa, forse non ha letto i giornali locali (magari dove vive Lei non arrivano nelle edicole…) o non ha seguito in questi anni le vicende di Perugia, ma posso assicurargli che le mie battaglie sul territorio sono sempre state in difesa degli operai e dei perugini delle periferie o frazioni della città: quel mondo che la sinistra tanto cara a Lei ha da tempo dimenticato, impegnata com’è a fare altro, magari qualche foto sorridente insieme a manager di una grossa multinazionale, dimenticando i lavoratori…! Insomma una sinistra che ormai da tempo parla un linguaggio opposto a quello del mondo che dovrebbe rappresentare, una sinistra che guarda caso ora vede in Lei, Dottor Giubilei, il perfetto rappresentante per Perugia: chi è che ha la “puzza sotto il naso”? A proposito, Lei dov’era quando a Perugia si lottava per le sorti della Perugina? Non ricordo, a memoria, una sua presa di posizione o una sua parola per le maestranze o per i reparti che venivano smantellati… Che tristezza, poi, tirare in ballo la mia famiglia per attaccarmi o “farsi scudo” della madre operaia: Dottor Giubilei, ma cosa c’entra la famiglia? Quando mai io ho parlato dei suoi cari, come ha fatto Lei con me? Nei commenti che faccio e nelle mie azioni ho sempre messo la mia faccia in prima persona senza usare la mia famiglia né, tanto meno, la mia bisnonna! Dottor Giubilei, siamo entrambi, ahimè, avanti negli anni e siamo adulti abbastanza da prenderci le nostre responsabilità, senza bisogno di interpellare i nostri avi, come invece ha fatto lei e qualche suo “sponsor” politico… E poi provo un po’ di pena per la strumentalizzazione e l’uso che i “compagni” del PD fanno oggi della mia famiglia per attaccarmi, e non è la prima volta!!! Ora il PD radical chic prende la mia famiglia come esempio per tutto, ma ben ricordo i tempi non lontani in cui, per certa sinistra, gli Spagnoli erano i padroni da contrastare ad ogni costo, i nemici e il male assoluto!!! Infine, Dottor Giubilei, mi consenta di dissentire dall’espressione «amica Carla» da Lei utilizzata per riferirsi a me: non mi risultano francamente rapporti di amicizia tra di noi, semmai di lontana conoscenza, ma l’amicizia è un’altra cosa! Ricordo solo due episodi di “conoscenza” con Lei: il primo risale alla nostra giovinezza, quando io e Lei giovanissimi frequentavamo le stesse lezioni private, ma la Professoressa dovette separarci per le continue discussioni politiche tra di noi. L’altro episodio è di qualche anno fa, quando io e Lei ci siamo ritrovati una settimana a Cortina (!) insieme ad amici comuni. Non mi dilungherò oltre  e non tornerò sull’argomento: debbo solo riconoscere che i miei commenti per Lei hanno evidentemente un’importanza tale da meritare la sua risposta, a differenza di molti altri commenti… Onorata di così grande considerazione…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 10 ottobre 2018

Perugia, la zona Nord è stata dimenticata!!!



Tanto tuonò che piovve! A Ponte Felcino, martoriata dai continui furti come tutta la zona Nord della città, alla fine ci è scappato il morto. La settimana scorsa un ladro di origini albanesi, dopo aver svaligiato una tabaccheria, è rimasto ucciso in seguito ad uno scontro a fuoco con i Carabinieri e una guardia giurata. I suoi complici, codardi e vigliacchi, sono scappati e hanno fatto perdere le tracce, lasciando il loro “compare di furti” agonizzante… Purtroppo la notizia non ci sorprende affatto, anzi la morte del ladro sembra una di quelle tragedie annunciate! La zona di Ponte Felcino e delle altre frazioni a Nord di Perugia (Solfagnano, Piccione, Casa del Diavolo, eccetera) ormai da tempo sono diventate “terra di conquista” per ladri e balordi, con i residenti che da mesi “urlano” la loro disperazione con denunce e segnalazioni, senza essere ascoltati né dalle istituzioni né dai media, salvo rare eccezioni (come l’ottimo sito d’informazione umbriajournal.com). Ora che c’è scappato il morto, la notizia del furto ha attirato l’attenzione  e anche le istituzioni, Comune in primis, sembrano essersi svegliate e ora vogliono rafforzare i controlli sul territorio: guarda caso, negli ultimi giorni queste frazioni stanno “respirando” un po’ di pace e tranquillità… Dall’inizio dell’anno, in tutta la zona Nord e nelle relative frazioni, si sono registrati una trentina di furti e tentativi di furto ai danni di case e attività, senza contare gli episodi non denunciati dalle vittime o per paura di vendette o per sfiducia! La notte stessa dello scontro a fuoco c’è stato un altro furto a Pierantonio di Umbertide e il giorno prima i ladri avevano preso di mira un bar a Ramazzano: come possono gli abitanti di queste frazioni vivere così? Peraltro il Presidente dell’associazione Ma.Pi.Ca. Umbria, Giuseppe Castelli, ci ha segnalato che a Casa del Diavolo sono state avvistate persone sospette mentre fotografavano alcuni appartamenti e altri soggetti che, dopo aver posteggiato l’auto, attraversavano i binari FCU a piedi… Lodevole è senz’altro l’impegno e l’unione dei residenti delle frazioni che hanno fatto squadra per difendere il loro territorio, fanno vigilanza notturna sulle strade e hanno creato gruppi whatsapp per comunicare e segnalare ogni azione sospetta. Purtroppo, però, l’azione dei cittadini da sola non basta, se non viene supportata dalle istituzioni!!! La cosa più preoccupante è che in questa zona Nord i balordi, prima che morisse il ladro giovedì scorso, potevano “operare” e poi fuggire in tutta tranquillità! Questo la dice lunga sull’assoluta mancanza di controllo del territorio: non a caso gli abitanti dei Ponti, di Piccione, Solfagnano, Tavernacce, Resina, Casa del Diavolo, Bosco, eccetera si sentono abbandonati e considerati “cittadini di serie B”! Le Forze dell’Ordine cercano, come sempre, di fare il massimo per tutelare la sicurezza, ma hanno le mani legate, con una carenza di organico di circa 40 unità e con sole due volanti a turno che, oltre ad essere logore e con più di 200.000 km, devono coprire delle porzioni enormi di territorio! Come possono poliziotti e carabinieri lavorare in questo modo? A proposito, ai due Carabinieri e alla guardia giurata indagati per la morte del ladro va la massima solidarietà mia e di tutto il Movimento per Perugia. I Carabinieri hanno fatto il loro mestiere, hanno cercato di fermare i ladri che, dopo aver svaligiato la tabaccheria, non hanno rispettato l’Alt e hanno pure speronato l’auto della guardia giurata, dopo è seguita la sparatoria: ha proprio ragione Salvini, questi Carabinieri e il vigilantes non meritano un processo, semmai un premio! Se, invece di andare a rubare, il ladro fosse rimasto in casa con la sua famiglia, non saremmo qui a parlare della sua morte… Peraltro il “signore” era già stato arrestato nel 2014 e accusato di essere il “basista” di oltre 60 colpi in tutta la provincia!! Noi stiamo dalla parte delle Forze dell’Ordine, sempre!!! Ora anche il Comune deve fare la sua parte: tutte le frazioni a Nord di Perugia sono prive di telecamere sulle strade, invocate a gran voce dai residenti! Perché il Comune non ascolta questa richiesta? Perché non vengono mandate le pattuglie dei Vigili Urbani per controllare le vie e segnalare alla Polizia movimenti o persone sospette? Possibile che si sia rinunciato al controllo di queste zone della città??? I cittadini hanno fatto sempre la loro parte, ora tocca alle Istituzioni intervenire…
Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

venerdì 25 maggio 2018

Chi ha paura di un manifesto…?



Da giorni nella nostra Regione non si fa altro che parlare dei maxi-manifesti fatti affiggere regolarmente dall’Associazione Pro Vita per denunciare le conseguenze terribili di un aborto… È bastato semplicemente annunciare l’arrivo di questi manifesti a Perugia per scatenare da subito un “putiferio”: immediatamente i soliti “compagni” si sono stracciati le vesti e hanno iniziato a pressare la giunta Romizi, consigliandogli (si fa per dire…) la rimozione istantanea dei manifesti con i consiglieri PD Bistocchi e Bori e con continue mail di protesta alla posta del Sindaco. Pure l’immancabile CGIL, invece di pensare ai risultati disastrosi in termini di difesa dei posti di lavoro, ha immediatamente preso posizione contro la presenza dei manifesti: chissà perché quando c’è da alzare la voce per gli operai e le operaie i “solerti” sindacalisti non mostrano MAI lo stesso “furore”… Non contenti, i “democratici” compagni pro-aborto hanno pensato bene di imbrattare questi manifesti e di “oscurarli” con della vernice, a Perugia e a Marsciano: ecco i nuovi Inquisitori!!! Ancora una volta questa gente dà sfoggio della loro arroganza, della loro presunzione, del “rispetto” che hanno verso chi la pensa diversamente, e dei loro concetti di “dialogo” e di “democrazia”: è democrazia solo se hanno ragione loro, come avviene nei paesi comunisti da loro tanto amati! Contro i manifesti di Pro Vita è stato detto di tutto: “urtanti”, “cruenti”, “odiosi”, “beceri”, “frutto d’ignoranza e intolleranza”, “frutto di tempi malati” e chi più ne ha più ne metta. Si è arrivati ad urlare una «propaganda sulla pelle delle donne per criminalizzarle», manca solo l’accusa di “crimini di guerra” e il patibolo contro l’Associazione Pro Vita e il cerchio è chiuso!!! Il sindaco di Magione ha già deciso di far rimuovere una delle icone dal suo Comune, con buona pace della libertà di opinione e del diritto ad esprimere liberamente il proprio pensiero, espressamente riconosciuto e tutelato dalla nostra Costituzione! La stessa Costituzione tanto evocata dalla sinistra quando gli fa comodo… Persino il sindaco di Marsciano, che vorrebbe imitare il suo “compagno” di Magione, ha detto di non credere che «ricorrano i presupposti né costituzionali né normativi per un intervento di censura»… Qui casca l’asino: la sinistra vuole la censura, alla faccia della democrazia!!! Ma perché dei manifesti fanno così paura? Perché hanno scatenato tali reazioni di fuoco (queste sì violente)? Forse perché l’Associazione Pro Vita ha avuto il coraggio di mettere sotto gli occhi di tutti la cruda realtà? Forse perché si ribadisce il sacrosanto principio che una vita è vita fin dal grembo materno? Forse perché si descrive l’aborto per quello che è, insieme ai suoi effetti devastanti? In questo paese non si può più nemmeno fare un appello a non abortire e ad accogliere una nuova vita? Gli abortisti scandalizzati si appellano al “dogma” della Legge 194 che ha legalizzato l’aborto, ma dimenticano il principio supremo della «tutela alla vita» che persino questa Legge riconosce, come ha ricordato il consigliere Sergio De Vincenzi in Consiglio Regionale… Io, come donna e mamma di tre figli, non mi sento affatto offesa da questi manifesti né ritengo lesa la mia dignità. Gli unici ad offendere semmai sono i “soliti” compagni, capaci solo di rispondere con slogan, insulti, sabotaggi e censure!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

lunedì 7 maggio 2018

Sergio Ramelli, anche Perugia non dimentica!



Venerdì scorso abbiamo partecipato al convegno nella Sala Sant’Anna di Perugia in ricordo di Sergio Ramelli, la cui tragica storia è stata ricostruita dai relatori Umberto Maiorca, Marco Carucci (autore di un albo a fumetti su Sergio) e dal Professor Gianfranco Binazzi. Chi era Sergio Ramelli? Era un ragazzo milanese, studente dell’ITIS “Molinari”, un diciottenne di destra che professava con coraggio e pacificamente i suoi ideali negli anni Settanta, un’epoca di odio politico, dove l’avversario era il nemico da abbattere dopo averlo spogliato persino della sua dignità di uomo, una pagina triste di storia italiana in cui l’odio comunista portava alla “caccia al fascista” al grido di «uccidere un fascista non è reato»! Il 13 marzo 1975 Sergio Ramelli veniva brutalmente aggredito da due studenti universitari di Medicina, legati ad Avanguardia Operaia e accompagnati da altri “compagni”, pestato in maniera infame a colpi di chiave inglese e lasciato a terra esanime… Sergio non era un gerarca del ventennio né un reduce del Fascismo, non era un leader del Movimento Sociale Italiano né, tantomeno, un picchiatore o uno squadrista, era solo un ragazzo di Destra, fiduciario del Fronte della Gioventù che peraltro quei vigliacchi assassini neppure conoscevano! Qual’era stata la sua “colpa”? Aver scritto a scuola un tema in cui condannava la violenza delle Brigate Rosse e ne ricordava le prime due vittime, i militanti missini Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola… Dopo quel tema, che venne esposto sulla bacheca della scuola, ci fu un “processo politico” studentesco che bollò Ramelli come “fascista” e da lì la sua vita e quella della sua famiglia divennero un inferno, con insulti, intimidazioni, aggressioni, minacce continue, chiamate anonime anche notturne, pedinamenti e schedature, a scuola gli fu fatta terra bruciata intorno tanto che fu costretto a cambiare istituto e ad iscriversi al serale, fino ad arrivare al barbaro agguato sotto casa, sotto gli occhi della madre!!! Giunto il corpo privo di sensi al Policlinico l’anestesista arrivò a dire alla madre, mamma Anita, che «non aveva visto nulla di così spaventoso» per come era ridotto… I 47 giorni di agonia che precedettero la morte di Sergio furono drammatici: gli amici non potevano andare a trovarlo, ripresero le vili minacce alla famiglia Ramelli perché Sergio sembrava reagire e riprendersi,una sede del Msi arrivò persino a rivolgere un appello a medici disposti a vegliare a turno su Sergio «perché gli infermieri di notte aprono le finestre della stanza per fargli venire la polmonite»! Anche se questo episodio verrà in parte ridimensionato da mamma Anita, Sergio morirà proprio di polmonite il 29 aprile 1975…  Persino i funerali si svolsero in un clima allucinante: si cercò in tutti i modi di impedire la cerimonia, con pressioni sulla famiglia affinché portasse via di nascosto e alla svelta il corpo dall’obitorio e con la minaccia di cariche in caso di corteo funebre, visto come “corteo non autorizzato” e “adunanza sediziosa”!!! Nel clima di “caccia al fascista” di quegli anni, neppure i morti avevano pari dignità… Gli assassini e i loro complici, ben protetti dai loro “compagni”, rimasero impuniti per molti anni e verranno identificati quasi per caso e processati circa 10 anni dopo il delitto: riceveranno “condanne” lievi per omicidio preterintenzionale e non volontario, nonostante la spietata esecuzione, programmata e progettata in ogni dettaglio!!! Oggi i balordi sono tutti a piede libero e c’è pure chi, tra di loro, ha fatto carriera nella sanità ed è diventato persino primario… La storia di Sergio Ramelli meriterebbe di essere raccontata ogni anno in tutte le scuole, per far conoscere ai giovani di oggi cosa significava allora professare delle idee, vivere in un clima di terrore e di odio, dove uccidere un fascista diventava quasi una “cosa normale”, garanzia di impunità!!! Bene, quindi, che ci sia stato questo convegno (un plauso va agli organizzatori e ai relatori) e che anche a Perugia sia stata intitolata una rotatoria a Sergio, un martire politico dell’odio comunista. Speriamo che la memoria di Sergio continui a vivere nella nostra città anche nei prossimi anni, con altri convegni e altre iniziative in suo onore…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

martedì 6 febbraio 2018

Vertenza Perugina, l’atto finale!


«Temiamo che gli esuberi si paleseranno in tutta la loro tragicità da febbraio 2018, quando inizierà la curva bassa di produzione». Queste sono le parole con le quali già dallo scorso anno e in più interventi denunciavo la situazione della Perugina e il suo epilogo scontato, figlio di un Piano Industriale e di accordi capestro tra Nestlè e sindacati. Ora, per citare “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, sembra che il sacrificio della nostra Perugina è consumato! Infatti all’interno della fabbrica stanno circolando dei moduli informativi Nestlè nei quali sono elencate le figure professionali che servono all’azienda: agli operai non rimane altro che accettare i nuovi contratti part-time oppure scegliere le famose ricollocazioni o gli esodi volontari, il tutto ENTRO 10 GIORNI!!! Insomma, lo spettro degli esuberi ha preso forma, come purtroppo avevo annunciato… La cosa più assurda è che ancora c’è qualcuno che mostra stupore a parla di decisioni prese in sordina! Sono mesi che la Nestlè ha svelato le carte e parla di una Perugina con al massimo 600 dipendenti, dov’è la novità??? Ma quando queste cose le scrivevo io, quando denunciavo che a febbraio gli esuberi si sarebbero palesati, dov’erano tutti? In questi tre anni di dura battaglia ho sempre descritto, dati e notizie certe alla mano, la situazione della Perugina con parole forti ma chiarissime, senza troppi fronzoli, ho fatto appelli a chiunque, ho lanciato continui allarmi per mantenere alta la guardia sull’azienda: qual è stato il risultato? Insulti e calunnie sui social, accuse dai sindacalisti e dai loro “accoliti” e un immobilismo vergognoso e complice di tutta la classe politica! Ricordo quando una “signora” operaia, evidentemente “entusiasta” dell’operato dei sindacati, con un astio incredibile mi accusava di «strumentalizzare la situazione Perugina per scopi puramente politici» e addirittura di non averci messo la faccia! Non capisco cosa dovevo strumentalizzare, visto che non ho mai pensato ad una candidatura né alle scorse Regionali né tantomeno alle prossime Politiche, e non a caso il mio nome non è MAI uscito tra le “toto candidature”… Quanto poi alla mia faccia, la “signora” stia ben tranquilla e non si preoccupi per me: i miei interventi, le mie interviste sui giornali locali e nazionali, i miei appelli a politici e sindacalisti e tutti gli attacchi subiti per la Perugina parlano per me: sono altri quelli che devono guardarsi allo specchio, farsi un esame di coscienza e andare a rivedere quello che (non) hanno fatto e scritto per difendere la Perugina! Forse dovevo mettere la mia faccia su un corteo in centro, con bandiere politiche e fischietti, che si è dimostrato tardivo e sterile…? Quel corteo era utile solo ai sindacati, a coloro che con le loro firme sugli accordi hanno permesso che si arrivasse a questo disastro! E che dire di tutti quei “buontemponi” e leoni da tastiera che continuano a tirare in ballo la mia famiglia che, secondo loro, avrebbe venduto la Perugina a De Benedetti o direttamente a Nestlè: a questi ignoranti di storia (nel senso che non conoscono) ricordo per l’ennesima volta che mio padre Lino uscì dalla Perugina già nel 1972, ben 13 anni prima che De Benedetti acquistasse l’azienda da Bruno Buitoni per rivenderla a peso d’oro a Nestlè nel 1988. Ripassare un po’ di storia o informarsi prima di fare certe “sparate” sui social di sicuro non guasterebbe! Quanto ai sindacati, cos’altro aggiungere ancora? È come sparare sulla Croce Rossa! Prima erano i grandi “cantori” del Piano Industriale e degli accordi firmati con Nestlè e parlavano di Perugina come un “mondo dorato” poi, dopo l’annuncio dei 364 esuberi da parte di Nestlè, invece della linea dura a difesa del lavoro hanno preferito prendere tempo e hanno tirato fuori le proposte più assurde e improbabili per la Perugina e si sono limitati a dei tavoli di “trattativa” e a timide proteste per cercare di far vedere che c’erano, poi hanno puntato tutto sulla proroga degli ammortizzatori sociali, che non servono a niente se non a prolungare l’agonia di un anno! E adesso? C’è chi parla di “accordo difensivo” e dice che «che dal 15 febbraio non tutti potrebbero avere una soluzione soddisfacente»!!! Con buona pace delle dure battaglie fatte dal sindacato per la difesa dei posti di lavoro e per i diritti degli operai… Un consiglio voglio darlo a questi sindacalisti: perché non mettono i loro nomi in cima alla lista degli esuberi? Perché non accettano, loro per primi, le ricollocazioni esterne o le uscite volontarie, visto che hanno messo le loro firme sugli accordi? Di sicuro salverebbero qualche maestranza e riscatterebbero in parte il fallimento delle loro strategie che ha contribuito a portare la Perugina in questo stato!!!
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

martedì 12 dicembre 2017

Perugia, i soliti “democratici” attaccano CasaPound!


Per l’ennesima volta i rappresentanti dell’ANPI e della CGIL Umbria hanno dato sfoggio della loro “democrazia” a senso unico… CasaPound Perugia ha annunciato per sabato 16 alle 16:00 una manifestazione a Ponte San Giovanni, del tutto legittima. Contro l’iniziativa si sono scatenati subito i “sedicenti” partigiani, sostenuti dai sindacalisti CGIL, questi ultimi noti per i loro “successi” in Umbria a difesa degli operai Perugina e Colussi! I “democratici” dell’ANPI e della CGIL si sono stracciati le vesti, hanno chiesto alle autorità competenti «di non autorizzare la sfilata neofascista» e sono addirittura passati alle minacce: «in caso contrario saremo pronti a difendere i nostri quartieri da chi vuole sporcarli»! Bel concetto di democrazia! Possibile che in questo paese “democratico” per alcuni cittadini non deve valere il diritto di professare le proprie idee? Possibile che CasaPound non può essere libera neppure di organizzare un corteo libero, legale, pura espressione di un legittimo pensiero, condivisibile o meno? Ricordiamo ai “signori” di ANPI e CGIL che CasaPound è un partito che da alcuni anni si presenta alle elezioni, ed è quindi assolutamente legittimo e con le carte in regola per esprimere il proprio pensiero e partecipare al dibattito politico… Signori di ANPI e CGIL, se contestate persino le leggi e i principi del sistema democratico, che razza di democratici siete??? In vari Comuni d’Italia CasaPound ha eletto propri rappresentanti, eppure non ci risultano “colpi di Stato” o dittature in atto, tutt’altro! Nella nostra Todi, ad esempio, l’ottimo Andrea Nulli, consigliere comunale di CasaPound, sta svolgendo più che dignitosamente il proprio mandato per il territorio… E voi, signori dell’ANPI e della CGIL, che cosa fate per i territori e i cittadini? Siete presenti, state affianco alla gente oppure vi limitate alle vostre “scomuniche antifasciste” sui media? Sindacalisti CGIL, vogliamo parlare delle vostre “strategie” a difesa dei posti di lavoro, che stanno portando centinaia di esuberi e licenziamenti in tutta l’Umbria? Io ho conosciuto personalmente alcuni militanti di CasaPound e quello che fanno per gli italiani è sotto gli occhi di tutti: fanno banchetti dove distribuiscono cibo e generi di prima necessità agli italiani bisognosi, sono in prima linea affianco alle popolazioni colpite dal terremoto, organizzano raccolte di giocattoli e vestiti da destinare alle famiglie più in difficoltà e sono attivi nei quartieri delle città, pronti ad ascoltare le segnalazioni della gente. Qual è la pericolosità di questi ragazzi, definiti da ANPI E CGIL  fomentatori di «odio e intolleranza»? Qui l’unico odio che si vede è quello di una certa sinistra, “democratica” solo a parole, che non tollera nessuna idea non conforme al suo pensiero!!! Una vera democrazia, per sua natura, non può fare processi alle intenzioni o  perseguitare le idee, giuste o sbagliate che siano… Sono le azioni illegali e la violenza che devono essere perseguitate, non il pensiero, anche se non condiviso! Ma questo pilastro del pensiero democratico non sembra interessare ai “democratici” di ANPI e CGIL!
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

giovedì 23 novembre 2017

Minimetrò in vendita (finalmente)!


La giunta Romizi ha deciso di mettere in vendita le quote del Comune di Perugia nella Minimetrò Spa ereditate dalla passata amministrazione, vista la difficile situazione delle casse comunali. Bene, una decisione che condividiamo in pieno e che, se si realizzasse, porterebbe concreti risparmi di soldi pubblici che in questi anni sono stati “buttati” per l’inutile “Brucomela”. Il problema, ora, è trovare qualcuno disposto a prendersi le quote di una società che in questi anni ha chiuso i bilanci in utile solo grazie alle cospicue risorse pubbliche, senza le quali da tempo la Minimetrò avrebbe portato i libri in Tribunale. La decisione della giunta Romizi porta alla luce la vera realtà del Minimetrò, che si rivela per quello che è: un’opera nata morta, fallita già in partenza ma che ci costa ogni anno fior fiore di milioni di euro pubblici, tra mutui da pagare alle banche fino al 2038, manutenzioni, costi di energia elettrica, compensazione dei biglietti invenduti e chi più ne ha più ne metta!! La stessa Minimetrò Spa,  replicando lo scorso maggio ad un nostro articolo, ha dichiarato di aver ricevuto dal Comune di Perugia «un corrispettivo annuo di 7.900.000 euro» che con l’IVA arriva a circa 9 milioni di euro complessivi! Tale cifra, però, riguardava il solo Contratto di Servizio ed escludeva il rimborso pagato dal Comune alla società per i biglietti rimasti invenduti!!! Si, cari perugini, voi pagate anche i biglietti che la Minimetrò non vende, perché ogni anno la stessa società fa una stima degli introiti derivanti dall’incasso dei biglietti, e se queste stime non vengono raggiunte, ci pensa il Comune a pagare!!! Guarda caso, ogni anno il Comune è chiamato a sborsare: nel 2015 il rimborso ammontava a 490.909 euro, nel 2013 addirittura si sono sfiorati i 2 milioni (1.802.383 euro per la precisione)!!! Purtroppo questa è la realtà e la dice lunga sull’ “(in)utilità” del “Brucomela”: con i soli incassi dei biglietti venduti, quanto potrebbe durare il Minimetrò? Questa è la nuda verità, altro che le parole dell’ex amministratore delegato Nello Spinelli e di tutta la sinistra, che si vantava del “bruco mela” e la spacciava come opera d’avanguardia! Tra le cifre sopra scritte non abbiamo poi contato i 2 milioni di euro che la Regione ha sempre garantito ma che da quest’anno non vuole stanziare: su questo è ancora in corso un “contenzioso” tra la stessa Regione e il Comune di Perugia… Il Minimetrò che, ripetiamo, ci è stato lasciato dalle precedenti amministrazioni, è un’opera costata per la realizzazione oltre 100 milioni, i cui mutui e  derivati continueranno ad essere pagati interamente dal Comune anche nel caso si realizzasse la vendita delle quote della società… Una “ferraglia” fatta male, antiestetica, che nulla c’entra con il territorio perugino che è stato “violentato” e snaturato da quest’opera tutt’altro che innovativa! Altro che le scale mobili della Rocca Paolina, opera lungimirante e innovativa che ha valorizzato un grande patrimonio storico della città in un perfetto connubio e sintesi tra passato e presente… Il Minimetrò ha danneggiato i cittadini con il taglio di  kilometri di corse autobus, che hanno portato grandi disagi soprattutto in tutte le aree non collegate dal “Brucomela”, con il rumore insopportabile delle sue carrozze per chi abita nei pressi della linea e con il valore degli appartamenti vicini  che si è a dir poco deprezzato! E non dimentichiamoci delle non rare volte in cui le carrozze si bloccano per guasti tecnici anche per decine e decine di minuti lasciando i passeggeri “sospesi per aria”, senza alcuna assistenza né giustificazione da parte dell’azienda! È ancora il caso di continuare ad investire su questo “scempio”…?

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

venerdì 17 novembre 2017

Colle della Trinità, perché non installare le telecamere?


Circa un mese fa l’Associazione Colle della Trinità aveva segnalato alle amministrazioni di Perugia e Corciano la scarsa sicurezza nella zona. In particolare l’Associazione aveva denunciato numerosi furti e tentativi di furto, avvenuti soprattutto nell’ultimo periodo estivo, e persino l’azione criminale di uno o più piromani che lo scorso agosto avevano innescato ben nove focolai nel Colle della Trinità, un autentico “paradiso verde” e gioiellino paesaggistico del nostro territorio! Per risolvere la questione, che ogni giorno che passa diventa sempre più urgente, i residenti non si sono limitati alla protesta e alla denuncia, ma hanno anche avanzato una proposta semplice e concreta alle Istituzioni: installare tre telecamere nelle tre principali strade d’accesso a Colle della Trinità, in modo da identificare tempestivamente criminali o malintenzionati. L’Associazione si è mostrata aperta ad una collaborazione attiva con le amministrazioni e si è resa disponibile a fornire a sue spese le telecamere: i comuni di Perugia e Corciano dovrebbero solamente installare le telecamere sulle tre strade d’accesso e gestirle… Una proposta di buon senso che noi del Movimento per Perugia condividiamo e sosteniamo in pieno, primo perché comporta delle spese minime, gestibili dai comuni senza problemi, secondo perché è ormai noto che le telecamere sulle strade siano un ottimo deterrente contro balordi e criminali e aumentano di gran lunga la sicurezza, reale e percepita, dei cittadini! Questa proposta, lanciata dall’Associazione anche attraverso i media, non ha ancora ricevuto una risposta da parte delle Istituzioni… Ci auguriamo che quanto prima i comuni di Perugia e Corciano raccolgano l’appello e il “grido di allarme” di Colle della Trinità, intervengano immediatamente e facciano loro questa idea, installino le telecamere e riportino ordine e sicurezza nel territorio!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 25 ottobre 2017

Polo Logistico Perugina, ormai siamo a “La sai l’ultima?”


Un polo logistico allo stabilimento Perugina di San Sisto: ecco l’ultima “perla” di un sindacato che ormai non sa più cosa dire e che “pesci pigliare” per la Perugina. Un’idea assurda, irreale, che non sta né in cielo né in terra e, secondo noi, morta ancor prima di nascere, dal momento che Gianluigi Toia, Capo delle Relazioni Industriali di Nestlè Italia, ha detto che «il polo logistico della Nestlè oggi non ha senso, perché non abbiamo produzioni da portare»! Eppure, imperterriti, i sindacalisti di “casa nostra” continuano ad andare avanti con questa proposta e pensano di portare a casa chissà quale risultato… Ma, signori sindacalisti, vi rendete conto  di cosa state proponendo? Ma riuscite a contare fino a 100 prima di rendere pubbliche certe “proposte”? Basti pensare allo stato disastroso dei nostri collegamenti per capire che parliamo del nulla: abbiamo un aeroporto abbandonato a sé stesso, una ferrovia locale chiusa, collegamenti ferroviari con altre città italiane quasi inesistenti e vere e proprie “strade groviera”, a partire dalla E45: come arriverebbero le merci al polo logistico, per poi essere distribuite? Come si può anche solo pensare che Nestlè possa accettare una simile idea, inconveniente sotto tutti i punti di vista? Ma si, l’importante è apparire e dire qualcosa, per far vedere che loro “lavorano” per i lavoratori… Chi se ne frega se Toia ha detto che non ci sono nuove produzioni da portare! Ma sulle produzioni i sindacati non hanno nulla da dire? Li hanno letti i dati 2016 dell’AIDEPI (Associazione Industriale del Dolce e delle Paste)? Mentre le produzioni di cioccolato e confetteria vanno a gonfie vele e crescono rispettivamente del 3,9% e dell’1,8% in rapporto al 2015, in Perugina si smantellano reparti e si cancellano prodotti! Perché i sindacati non insistono su questi dati con Nestlè? Forse perché, con le loro firme, hanno avallato questa situazione in Perugina…? I sindacati dicono di tutto, propongono tutto, ma dove si può attaccare Nestlè, dati alla mano, se ne tengono alla larga… Ma poi, un polo logistico della Perugina che senso avrebbe? Dov’è in Umbria quel tessuto industriale solido e radicato da richiedere un polo della logistica? Siamo forse nel Nord-est dell’Italia o nelle città del triangolo industriale? Senza collegamenti decenti e senza un tessuto industriale, dove pensano di andare i sindacati con la loro “idea”? Tale proposta dimostra tutto lo spessore e la preparazione di questo sindacato. La verità è che da Perugia non ci sono merci da spedire: solo pacchi vuoti e 364 lettere di Cassa Integrazione!!! Ancora una volta, si vive nel mondo dei sogni… La tragedia ha abbondantemente lasciato il posto alla farsa: sembra di essere al programma tv “La sai l’ultima?”: sul tema Perugina, i sindacalisti continuano ad essere vincitori imbattibili con le loro “barzellette”…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia