Movimento per Perugia

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martedì 5 febbraio 2019

Carceri, chi si ricorda della Polizia Penitenziaria?



Purtroppo ci troviamo costretti, per l’ennesima volta, a denunciare l’abbandono della Polizia Penitenziaria da parte dello Stato! I nostri poliziotti quasi ogni giorno sono costretti a subire vili attacchi e aggressioni da parte di detenuti (l’ultima a Perugia risale a sabato 26 gennaio), senza che nessuno intervenga! Per quanto tempo ancora la Polizia Penitenziaria dovrà sopportare questi soprusi? La situazione a livello nazionale, oggi, è di piena emergenza!!! Ma quando si parla di problema carceri, tutti pensano ai detenuti, parlano delle loro “condizioni disumane”  e i soliti buonisti si “stracciano le vesti” per invocare misure alternative, pene più morbide, reati da depenalizzare e “colpi di spugna” vari! Ma delle esigenze della Polizia Penitenziaria e dei suoi problemi chi ne parla? Chi si ricorda degli oltre 40 suicidi negli ultimi tre anni tra i poliziotti? Dal 2000 ad oggi sono stati oltre 100 unità di Polizia Penitenziaria che si sono tolti la vita, ma questa tragedia passa sempre sotto silenzio!!! Che cosa fa lo Stato per tutelare i suoi stessi servitori? È mai stata strutturata una direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e psicologi per tutelare i dipendenti? La Polizia Penitenziaria, da tempo, si trova costretta ad affrontare, da sola, carceri in perenne sovraffollamento con un organico ridotto all’osso! In pratica è come se uno Stato mandasse il suo esercito a condurre una guerra a mani nude… Secondo il sindacato SAPPE i poliziotti penitenziari in Umbria ad oggi sono, sulla carta, circa 850, 200 in meno rispetto al 2017, quando già l’organico della Polizia Penitenziaria soffriva una carenza di circa 100 unità solo nella Regione… “Merito”, si fa per dire, del precedente Governo di sinistra e della “Riforma Madia”, che ha deciso un taglio verticale di dipendenti negli uffici pubblici… Come si può lavorare in queste condizioni? Come possono i nostri poliziotti garantire l’ordine nelle carceri con innegabili riflessi anche esterni, se lo Stato stesso non fornisce loro i rinforzi e gli strumenti necessari? Come si può in questo modo tutelare la sicurezza degli agenti, ma anche degli stessi detenuti? Ricordiamo, infatti, che la Polizia Penitenziaria ogni giorno, silenziosamente, interviene per sventare tentativi di suicidio o risse e salvaguardare la vita e la tutela della salute di tutti i detenuti! Oltre a questo, i nostri poliziotti sono chiamati a svolgere altri, delicatissimi ed importanti compiti come l’attività di Polizia Giudiziaria, il movimento dei soggetti detenuti (scorte e piantonamenti negli ospedali) e persino la gestione della Banca Dati nazionale del DNA di tutti i soggetti che transitano negli istituti penitenziari nazionali, attività fondamentale per tutte le altre forze di Polizia dove attingono informazioni per attività investigative e monitorare soggetti ritenuti pericolosi. Non da meno, la Polizia Penitenziaria è inserita nella DIA (Direzione Investigativa Antimafia) e nel  CASA (Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo) con il suo prezioso contributo in ordine al monitoraggio del radicalismo islamico che, in più occasioni, ha ed ha avuto  origine proprio all’interno degli istituti penitenziari o comunque collegati all’ambiente stesso. Infine la Polizia Penitenziaria si trova oggi a gestire una popolazione carceraria molto complessa, formata da detenuti provenienti da etnie e culture diverse, spesso in contrasto tra loro: solo nelle carceri di Perugia e Orvieto i detenuti stranieri sono quasi la metà di tutti i reclusi! Tutto questo senza ricevere fondi sufficienti per la formazione e l’addestramento degli operatori di Polizia…  E ancora sentiamo parlare unicamente di tutela dei carcerati…? Ultima notizia di questi giorni risulta essere quella che proprio i detenuti avranno la possibilità di interagire con le proprie famiglie tramite Skype… Ci auguriamo che questo Governo di Lega e Movimento 5 Stelle possa cambiare le cose anche nella tutela della Polizia Penitenziaria e dia una svolta ascoltando le richieste dei suoi funzionari, da troppo tempo dimenticati!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

lunedì 25 giugno 2018

Lo Stato aiuti la Polizia Penitenziaria

 In Italia ogni anno si parla delle condizioni dei carcerati e ci si “strappa i capelli” per tutelare i detenuti e invocare “pene alternative” e colpi di spugna vari, nessuno si preoccupa della Polizia Penitenziaria e dei suoi agenti, le prime e vere vittime dell’emergenza carceri!!! Ormai non si contano più le aggressioni contro i poliziotti penitenziari, specie nel carcere di Capanne: l’ultimo episodio noto riguarda un criminale nigeriano che ha aggredito tre agenti con calci sul volto e morsi sul collo e li ha mandati all’ospedale!
A questi tre fedeli servitori dello Stato e a tutti i loro colleghi va la mia massima stima, vicinanza e solidarietà. L’episodio di Capanne è l’ennesimo (e temiamo, purtroppo, che non finirà qui…) di una lunga serie di aggressioni, intimidazioni, insulti e offese ai danni della Polizia Penitenziaria, e ancora parliamo di tutelare i detenuti???

Tra il 2013 e il 2017 in Italia si sono registrate circa 2.250 aggressioni e nello stesso periodo ci sono stati 35 SUICIDI tra funzionari della Penitenziaria (6 nel 2017)! Dal 2000 ad oggi i suicidi sono stati più di 100…  Una tragedia, che si consuma sotto gli occhi di uno Stato fino a ieri indifferente e in un silenzio assordante e vergognoso! I poliziotti penitenziari, a Perugia e in tutta Italia, si ritrovano ogni giorno a dover vivere sulla loro pelle l’emergenza carceri, a gestire e rieducare, tra mille difficoltà, una popolazione carceraria composta da molti stranieri, provenienti da culture ed etnie diverse e spesso in contrasto tra loro, a dover affrontare frequenti risse tra detenuti, devastazioni di celle, ribellioni, tentativi di fuga, atti di autolesionismo e persino suicidi…
Senza dimenticare il loro prezioso contributo nelle indagini di Polizia Giudiziaria, nelle scorte e nella gestione della banca dati dei DNA di tutti i soggetti che transitano negli istituti penitenziari. Tutto questo lavoro viene svolto fedelmente con una carenza d’organico e di risorse ormai cronica, in carceri sempre più sovraffollate, in condizioni di stress, scarsa autonomia, turni straordinari che diventano “ordinari” e carichi di lavoro massacranti…
Sono anni che la Polizia Penitenziaria denuncia questa situazione, senza ricevere risposte!!! Come si può lavorare in questo stato? Cosa ha fatto lo Stato fino ad oggi per venire incontro ai suoi uomini e garantire loro condizioni umane e decenti sul lavoro? Cosa ha fatto per contrastare la tragedia dei suicidi tra gli agenti? È mai stata strutturata un’apposita direzione medica, composta da medici e psicologi, per tutelare e promuovere la salute degli agenti?
Sono stati stanziati fondi per l’aggiornamento e la formazione dei poliziotti penitenziari? Si sono fatti accordi con altri Paesi per far si che i detenuti stranieri scontino la pena nelle loro patrie galere? La risposta, cari cittadini, potete immaginarla… Inutili sono le parole o le dichiarazioni di solidarietà rilasciate alla stampa dai soliti politici: se dalla politica non sono arrivati i fatti, oggi con il nuovo governo confidiamo nel cambiamento e che la voce di questi poliziotti venga finalmente ascoltata!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

venerdì 12 maggio 2017

La Polizia Penitenziaria deve essere tutelata!


Massima solidarietà e vicinanza del Movimento per Perugia ai poliziotti della Penitenziaria che al carcere di Capanne hanno proclamato lo stato di agitazione. Ancora una volta siamo costretti ad assistere ad un silenzio vergognoso dello Stato verso i suoi leali servitori, trattati quasi come “Poliziotti di serie B”! Basti pensare alle aggressioni contro gli agenti in servizio a Capanne, ormai sempre più frequenti: soltanto lo scorso aprile tre agenti sono rimasti intossicati da un incendio in una cella appiccato da un carcerato e un ispettore è stato colpito da un violento pugno al volto, scagliato da un detenuto straniero. Sono anni che le sigle sindacali della Polizia Penitenziaria a Perugia denunciano una situazione al limite per i funzionari, dovuta alle aggressioni da parte dei detenuti e all’indecente carenza di organico che comporta carichi di lavoro assurdi per i poliziotti in servizio, con tutte le conseguenze in termini di sicurezza nel carcere e persino di salute dei nostri poliziotti! Fino al 2016, nel carcere di Perugia, erano in servizio circa 230 poliziotti, quando per lo stesso Ministero della Giustizia dovevano essere 300: una carenza di organico di ben 70 unità! Com’è la situazione oggi? A giudicare dallo stato d’agitazione, non sembra essere migliorata… Eppure lo Stato continua a far finta di niente e a non ascoltare questi gridi di allarme!!! In Italia politici, istituzioni e associazioni, quando si parla di emergenza carceri, pensano sempre e solo ai detenuti e alle loro “condizioni disumane”, invocando spesso “colpi di spugna” dello Stato attraverso indulti e condoni vari… Ma chi pensa alla Polizia Penitenziaria? Chi parla del numero dei suicidi tra i poliziotti penitenziari? Dal 2000 ad oggi i suicidi sono stati oltre cento, ma chi parla di tutelare la Polizia Penitenziaria che ogni giorno garantisce la nostra sicurezza? È mai stata strutturate una direzione medica della Polizia Penitenziaria composta da medici e psicologi, a supporto dei funzionari? Quando si farà fronte alle carenze d’organico del Corpo, divenute ormai una vera e propria emergenza? Quanto investe lo Stato per la formazione e l’aggiornamento dei poliziotti? Eppure, nonostante tutto, con grande dignità e senso del dovere, i poliziotti penitenziari continuano a svolgere il proprio lavoro in maniera impeccabile: ricordiamo i numerosi interventi per sedare risse tra carcerati e mantenere l’ordine, per sventare tentativi di fuga o per salvare la vita  a detenuti che si feriscono o tentano il suicidio… È bene ricordare anche gli straordinari risultati compiuti dalla Penitenziaria nell’attività di polizia giudiziaria e le altre attività tecniche di notevole importanza, come il movimento dei soggetti detenuti, le scorte e la gestione della banca dati dei DNA di tutti i soggetti che transitano negli istituti penitenziari. Ricordiamo infine che quotidianamente questi servitori dello Stato si trovano a gestire e rieducare, tra mille difficoltà, una popolazione carceraria composta da molti stranieri (a Perugia i detenuti stranieri sono il 40%), provenienti da etnie e culture diverse e spesso in contrasto tra loro… Cari politici e benpensanti, quando parlate di emergenza carceri e di tutela dei carcerati fatevi queste domande: chi sono i primi ad assistere e ad ascoltare un detenuto in difficoltà? Chi sono i primi a tutelare i carcerati? I poliziotti penitenziari, che lo Stato ha dimenticato…
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 5 ottobre 2016

Polizia Penitenziaria: poliziotti di serie B?


Tre settimane fa un Sovrintendente e un Agente Scelto di Polizia Penitenziaria in servizio presso il carcere di “Capanne” a Perugia sono stati brutalmente aggrediti, a distanza di pochi giorni, da due detenuti extracomunitari, di cui uno attenzionato per fondamentalismo islamico. Questi vili episodi di violenza hanno riportato alla luce le condizioni precarie e assurde in cui è costretto a lavorare il personale della Polizia Penitenziaria. Oggi, in Italia, quando si parla di emergenza carceri, tutti i politici e le associazioni fanno a gara per  solidarizzare con i detenuti, a denunciare le loro condizioni disumane e a proporre amnistie, indulti e la mano clemente dello Stato… Nessuno si preoccupa di riconoscere il lavoro speciale che ogni giorno la Polizia Penitenziaria compie nel mantenere l’ordine e la disciplina all'interno degli istituti penitenziari, sventando tentativi di evasione, di suicidio o risse, né viene riconosciuto l’apporto, spesso determinante, dato dalla Polizia Penitenziaria in molte attività d’indagine giudiziaria. Se la Polizia Penitenziaria si impegna in attività sociali facendo donazioni, chi ne parla? Chi parla dei quotidiani tentativi di fuga sventati dai poliziotti penitenziari, che così contribuiscono a mantenere l’ordine pubblico? Chi da voce a questi fedeli servitori dello Stato? Nessuno! Da anni la Polizia Penitenziaria denuncia, inascoltata, una pesante carenza d’organico; ad esempio nel carcere di Perugia sono presenti circa 230 poliziotti quando, secondo le stime del Ministero, dovrebbero essere circa 300: abbiamo quindi una vacanza d’organico di circa 70 unità! Come si può lavorare in questo stato? È bene ricordare che la Polizia Penitenziaria, oltre ai compiti di custodia, deve anche gestire l’attività di polizia giudiziaria che  riscuote    consensi e stima dalle varie  Autorità Giudiziarie,  il movimento dei soggetti detenuti, le scorte e altre attività tecniche di non poca importanza come la formazione e gestione  della banca dati del DNA di tutti i soggetti che transitano negli istituti penitenziari nazionali. Tutti, in Italia, si “stracciano le vesti” per i casi di suicidio o autolesionismo in cella dei detenuti, ma chi parla dei suicidi tra gli agenti della  Polizia Penitenziaria? Sono più di 100 i poliziotti suicidi solo negli ultimi 10 anni, nel 2015 i casi di suicidio sono stati 10 e il dato, purtroppo, sembra non migliorare nel 2016! Cosa fa lo Stato per affrontare questa tragedia e venire incontro ai suoi poliziotti? È mai stata strutturata una direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e psicologi per tutelare i dipendenti? Nonostante tutto, i poliziotti penitenziari continuano degnamente a fare il loro lavoro, anche oltre le loro forze. Oggi loro si trovano a gestire e rieducare, tra mille difficoltà, una popolazione carceraria composta da molti stranieri (a Perugia i detenuti stranieri sono il 40%), provenienti da etnie e culture diverse e spesso in contrasto tra loro: sono stati stanziati dallo Stato fondi per la formazione e l’aggiornamento dei poliziotti? La risposta, cari cittadini, potete immaginarla… Tutti, a parole, vogliono tutelare i carcerati, ma chi sono i primi ad ascoltare un detenuto in difficoltà? Chi sono i primi ad intervenire quando un carcerato sta male o ha problemi? Chi, in silenzio, ha salvato e continua a salvare vite di detenuti che vogliono suicidarsi? I poliziotti della Penitenziaria, abbandonati e dimenticati dallo Stato!

Carla Spagnoli  - Presidente Movimento per Perugia

martedì 2 dicembre 2014

Emergenza carceri, chi pensa alla Polizia Penitenziaria?

La scorsa settimana il PD ha organizzato a Perugia un convegno sull’emergenza carceri, evitando però d’invitare i rappresentanti del SAPPE, il più rappresentativo sindacato di Polizia Penitenziaria… In un paese dove tutto è al rovescio, tutti si preoccupano per i carcerati ma nessuno spende una parola per le condizioni dei nostri agenti penitenziari! I nostri politici fanno a gara per vittimizzare i carcerati, ma le vere vittime di questa tragica emergenza sono proprio i poliziotti penitenziari, carcerati senza aver commesso alcun crimine. Gli agenti di Polizia Penitenziaria vengono trattati dallo Stato di cui sono servitori peggio di criminali e carcerati: Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ha denunciato che da anni lo Stato non paga ai poliziotti né gli avanzamenti di carriera né le indennità e che gli agenti devono pagare addirittura l’affitto per l’uso delle stanze in caserma…. Come dire, si paga per stare in carcere da innocenti! Nello steso tempo assassini, ladri, stupratori, spacciatori e altri criminali continuano a godere di indulti, sconti di pena e decreti “svuota carceri”…L’ultima vergogna di questo governo Renzi in tema di carceri è stata l’istituzione, fatta con un “blitz” estivo, di un indennizzo economico giornaliero di 8 euro al giorno per i carcerati! E i soldi per la Polizia Penitenziaria dove sono? Perché non vengono pagati gli avanzamenti di carriera, le indennità e gli straordinari ai poliziotti? Tutti parlano dei suicidi e degli atti di autolesionismo dei carcerati, ma perché non si parla degli oltre 100 suicidi di agenti della Polizia Penitenziaria negli ultimi 10 anni? Inutile fare convegni di belle parole sulla situazione penitenziaria se poi non si invitano i rappresentanti del SAPPE, gli unici in grado di raccontare la nuda e cruda realtà, che vivono sulla loro pelle giorno e notte! La nostra Polizia Penitenziaria, nonostante i continui tagli e le carenze d’organico, svolge con zelo un lavoro eccezionale anche a tutela dei detenuti: nei primi sei mesi del 2014, nelle carceri di Perugia, Terni, Spoleto e Orvieto, sono stati ben 10 i tentati suicidi sventati dai nostri agenti! Chi è che soccorre i detenuti quando stanno male o compiono atti di autolesionismo? Chi interviene per sedare le risse in carcere? Chi è che deve affrontare le sempre più frequenti rivolte nelle carceri? Gli agenti di Polizia Penitenziaria! Ma di questo i nostri politici e la sinistra preferiscono non parlare e lasciare che la Polizia Penitenziaria venga abbandonata dallo Stato!

Carla Spagnoli

Presidente onorario del Movimento per Perugia