Movimento per Perugia

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lunedì 21 settembre 2020

La Perugina e la “strategia” dei sindacati…

 


 

Ritorniamo a parlare di Perugina. Sebbene il sindacato tenda sempre a minimizzare i problemi e a fare proclami trionfalistici su nuovi volumi produttivi e ore di lavoro, purtroppo a San Sisto si ritorna a parlare di ulteriori esuberi e di almeno 33 contratti di solidarietà. Adesso sono stati individuati dall’azienda 8 esuberi tra le posizioni impiegatizie: parliamo di 8 impiegati che, a seguito di riorganizzazioni, vedono cancellare o trasferire la propria posizione di lavoro, con lo stabilimento di San Sisto che si sta riducendo a semplice sito produttivo, rimesso alle commesse straniere (Kit Kat Bunny, tavolette per l’Avvento, eccetera). Ad annunciare su La Nazione dell’8 settembre scorso gli esuberi è stato Daniele Marcaccioli, della Uila-Uil, che in teoria dovrebbe essere un rappresentante dei lavoratori ma, a leggere le dichiarazioni, sembra un perfetto manager Nestlè, volto più a fare da megafono alle intenzioni della multinazionale che a dire come intendono, lui e i suoi compagni sindacalisti, battersi per la difesa dei posti di lavoro!! A precisa domanda «Non preoccupano certe manovre?», il sindacalista ha dichiarato che «l’azienda ha ribadito la volontà di riorganizzare al meglio il lavoro in tutti gli stabilimenti del gruppo, puntando ad una verticalizzazione delle funzioni» e che «l’azienda pensa anche ad altre soluzioni indolore»!!! Quindi per il signor Marcaccioli ci sono esuberi e contratti di solidarietà che possono essere “indolore”… Quello che trapela, ancora una volta, è la funzione assurda di un sindacato “portavoce” dell’azienda, teso ad evidenziare solo degli aspetti politici che danno un contributo all’immagine aziendale. Altra questione: perché il lavoro straordinario di domenica? Perché i sindacati non fanno il loro lavoro, chiedendo l’assunzione di nuove persone? In una logica di perequazione,perché devi ricorrere a operai che già lavorano 6 giorni la settimana invece che cogliere l’occasione, anche in un momento difficile come questo, e fare qualche nuova assunzione, per far sì che la fabbrica funzioni tutta la settimana? Dove sta l’etica sindacale? È meglio che lavorino sempre più pochi operai oppure che si lavori meno ma tutti? Non una sola parola da parte dei sindacati sulle strategie che Nestlè ha intenzione di portare avanti per il rilancio, eppure anche in questo caso la situazione sembra tutt’altro che florida. Si continua a celebrare le nuove commesse: per carità nulla contro i Kit Kat o altri prodotti, ben vengano nuove commesse e nuove produzioni all’interno di San Sisto, tuttavia i volumi produttivi dei Kit Kat e di altri prodotti dovrebbero affiancare i prodotti caratteristici del marchio, non sostituirli come è già avvenuto! Basti pensare a tutti i cioccolatini e caramelle che abbiamo perso in questi anni, dai Tre Re ai Dimmi di Sì e Gianduiotti fino alle mitiche caramelle “Cinzia” e “Rossana”, senza dimenticare i biscotti “Ore Liete”… Le commesse che arrivano non sono altro che “boccate d’ossigeno” per lo stabilimento, di certo non costituiscono il rilancio né del brand né della fabbrica! In questo modo rischiamo seriamente di dover parlare, tra qualche mese, di altre decine di esuberi in “Perugina”, di dover raccontare altre storie umane drammatiche… Ma i sindacalisti di casa nostra continuano a minimizzare i problemi e ad esaltare nuove commesse e nuovi ipotetici volumi produttivi!! Tanto ci sono sempre gli ammortizzatori sociali da chiedere, oggi per almeno 33 dipendenti, domani chissà… A pagare è sempre lo Stato in una politica sindacale che ha fatto della precarietà del lavoro e della disperazione dei lavoratori un bacino utile per voti elettorali e per tessere sindacali!!!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 20 febbraio 2019

Perugina, qual è la situazione?



In questi giorni la macchina della propaganda in Perugina è ritornata molto attiva: l’ultimo roboante annuncio è l’arrivo di nuovi volumi produttivi, con l’entrata dei Kit-Kat e l’incremento della produzione del “Tartufo”. Grande “entusiasmo” per annunciati «aumenti dei volumi in vista» e numeri importanti per l’azienda: stesso “film”, da qualche anno a questa parte… Ci auguriamo sia la volta buona! Tuttavia, l’annuncio dei Kit-Kat e del “Tartufo”  è stato accompagnato da un altro annuncio, molto meno roboante e poco felice: si parla, infatti di dire addio ad alcuni “cioccolatini marginali” del marchio, un modo “carino” per definire alcuni prodotti Perugina che, si dice, saranno sostituiti! Lo scorso novembre, in un nostro articolo, avevamo già rimarcato l’assenza dei “Tre Re”, “Dimmi di Sì” e Gianduiotti dal “Grande Assortimento Perugina”, la scatola da sempre “bandiera”del marchio: sono forse questi i famosi “cioccolatini marginali” destinati alla dismissione o al cosiddetto “avvicendamento di produzioni”, come definito su “La Nazione” di martedì …? Stiamo parlando di cioccolatini che hanno fatto la storia della Perugina e la sua identità!!! Anche le “Rossana” erano state ritenute marginali e portate via da Perugia senza troppe proteste o clamore: ora vivono una seconda giovinezza grazie alla piemontese FIDA, che ha creduto nelle “Rossana”, ci ha investito, le ha pubblicizzate e ne sta sfruttando al massimo le potenzialità, tanto  che a marzo arriverà sul mercato pure “La Crème di Rossana”, una crema spalmabile al gusto delle amatissime caramelle create dalla mia bisnonna Luisa nel 1926… Adesso si parla dei Kit-Kat che, secondo le più rosee previsioni, dovrebbero portare 2000 Tonnellate di volumi in più (comprese le 500 Tonnellate del “Tartufo”) e circa 2 milioni di investimenti complessivi. Ben venga una nuova produzione, per carità, ma parliamo di un prodotto che poco ha a che vedere con la tradizione del marchio Perugina: per quanto tempo i Kit Kat verrebbero prodotti a San Sisto? Può reggere, il solo Kit Kat, i volumi produttivi dell’azienda? E poi, come si può parlare di 2 milioni per il rilancio della Perugina, quando non sono bastati 60 milioni in tre anni? A proposito, qualcuno del sindacato ha chiesto all’azienda come sono stati investiti? Che cosa hanno portato? Come è possibile che, nonostante i 60 milioni sbandierati e le mille promesse, la produzione nel 2018 si è fermata a sole 21.000 Tonnellate? Ricordiamo che, fino al 2015, la produzione a San Sisto non era mai scesa sotto le 25.000 Tonnellate… Il “Codino” della FLAI-CGIL (da non confondere con il grande “Divin Codino” Roberto Baggio) dice che «alcuni part-time potrebbero migliorare il loro contratto»: ma davvero con i Kit-Kat cambieranno le cose? I sindacati non hanno nulla da dire sui “cioccolatini marginali”? La FLAI ne sa qualcosa a proposito del futuro dei “Tre Re”, “Dimmi di Sì” e Gianduiotti (vedi nostro articolo dello scorso novembre)? O, come al solito, fingono di “cadere dal pero”? Infine, due parole sull’apertura della candidatura a sindaco di Giuliano Giubilei fatta al CRAL Perugina: con quale coraggio Giubilei ha scelto proprio il CRAL? Ai tempi della vertenza Perugina non fu detta una sola parola né dal Giubilei giornalista né dal Giubilei cittadino perugino! Solo ora lui e i suoi “compagni” si affacciano e “guardano al mondo del lavoro? Tra i tanti “vecchi volti” della sinistra, riuniti per “l’occasione”, erano presenti Vincenzo Sgalla e Simona Marchesi, Segretario regionale CGIL e delegata della FLAI-CGIL in Perugina: già, proprio quel sindacato che nel 2016 firmò e celebrò l’accordo con Nestlè, permettendo così alla multinazionale di dismettere interi reparti e far “uscire” dalla fabbrica centinaia di lavoratori, tra cui moltissime donne…. Quanta ipocrisia!!! Questo è il nuovo che avanza, Dottor Giubilei…? A proposito, una parola sulla Perugina nemmeno in questa occasione l’ha spesa? Forse è a corto di informazioni…?

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

venerdì 28 settembre 2018

Lettera aperta a Maurizio Landini, segretario CGIL



Gentile Maurizio Landini,
ho seguito con interesse la sua visita allo stabilimento Perugina e ho letto sui giornali il suo discorso ai lavoratori, o per meglio dire a quelli che sono “eroicamente” rimasti. Mi permetta innanzitutto di presentarmi: sono la pronipote di quella Luisa Spagnoli che della Perugina è stata cofondatrice nel 1907 e che alla Perugina ha legato tutta sua breve vita. Dalle mani geniali della mia bisnonna sono nati i due prodotti simbolo per eccellenza del marchio Perugina, quel “Bacio” invidiato da tutto il mondo e quella caramella “Rossana” che, credo, anche lei almeno una volta nella vita ha ricevuto da piccolo da una sua nonna o zia. Parlare della Perugina per me è una questione innanzitutto di cuore, di ricordi d’infanzia, una storia di famiglia, anche se le strade dell’azienda e della mia famiglia si divisero nel 1972, con la Perugina rimasta in mano ai Buitoni… Premetto, signor Landini, che questa mia lettera non vuole essere un attacco né, tantomeno, fare una questione politica: so benissimo che Lei non ha alcuna responsabilità in merito agli ultimi eventi dell’azienda, tuttavia vorrei fare qualche “obiezione” a proposito di alcuni passaggi del suo intervento. Innanzitutto, signor Landini, non è affatto vero che l’accordo del 2016 tra sindacati e Nestlè fosse il «massimo che si poteva ottenere in quella situazione»: no, signor Landini, questa affermazione non posso accettarla! Probabilmente i due signori Michele Greco e Luca Turcheria che stavano ai suoi lati durante il suo intervento l’hanno informata male sulla Perugina e le hanno detto ciò che a loro faceva più comodo: in realtà quello è stato un accordo capestro, disastroso, che ha portato solo esuberi, costretto maestranze a lasciare l’azienda (anche se lo hanno fatto passare per uscita volontaria incentivata!!!) e ha “ucciso” la storia e la natura stessa della Perugina, che prima di allora non era mai stata un’azienda di solo cioccolato, ma un immenso mondo dolciario, fatto di “Bacio”, cioccolato ma anche di dragèes, caramelle, torroni, panettoni e molto altro! Un mondo dolciario che i suoi “compagni” della CGIL Sgalla, Greco e Turcheria, a parole, dicevano di voler difendere e salvaguardare insieme ai posti di lavoro: quel mondo, gentile Landini, oggi non c’è più! Lo stabilimento di San Sisto è stato in parte svuotato, sono stati portati via macchinari, sono stati esternalizzati i reparti dei biscotti, delle caramelle e delle “Strenne” e prodotti storici sono stati cancellati (penso alle caramelle “Cinzia”) senza essere sostituiti da nuovi prodotti o nuovi volumi produttivi. Tutto questo, signor Landini, grazie a quell’accordo firmato in primis proprio dai suoi “compagni” della FLAI-CGIL! Lo chieda ai lavoratori rimasti e a quelli che son dovuti andare via se quello era il miglior accordo possibile in quella situazione… Fin dalla presentazione del Piano Industriale e dalla firma dell’accordo solamente io e pochissimi altri (penso alla compianta Concetta Spitale, ex storica dipendente Perugina, ex CGIL poi espulsa, o a un altro uomo di sinistra, Stefano Vinti) lanciavamo l’allarme sui possibili rischi di quel Piano Industriale che smantellava due reparti e di quell’accordo che già prevedeva ricollocazioni interne ed esterne, ma i sindacati erano “galvanizzati” e, invece di riflettere su ciò che denunciavo, difendevano a spada tratta la multinazionale e tra i lavoratori diffondevano la “favola” degli esuberi zero, dei 60 milioni d’investimenti (che non si sa come sono stati investiti), dei maggiori volumi produttivi e pubblicità: anzi ero io ad essere attaccata come “visionaria” e “catastrofista”… In questo modo Nestlè ha potuto cedere senza colpo ferire le “Ore Liete” e le caramelle, due reparti che occupavano centinaia di operai. Così, dopo 90 anni, la “Rossana” usciva dalla Perugina senza nemmeno un minuto di sciopero, senza una parola dei sindacati e oggi vive una “seconda giovinezza” grazie alla piemontese FIDA, che crede realmente nel valore di questa caramella e della sua storia. Eppure ai tempi di mio padre Lino la CGIL, per molto meno, organizzò le barricate, con tanto di scioperi feroci e ad oltranza: facevano il loro mestiere, difendere gli interessi dei lavoratori! Su quelli di oggi, meglio stendere un velo pietoso: non penso sia un caso se nel 1988, all’arrivo di Nestlè, i dipendenti erano tra i 3000 e i 4000, mentre oggi sono poco più di 600… Landini, lei ha insistito sull’unità dei lavoratori e ha detto che «se qualcuno pensa di risolvere i propri problemi da solo, allora il sindacato finisce e siamo tutti più deboli»: concetto condivisibile, al 100%, ma che dovrebbe rivolgere ai compagni umbri della FLAI! Fin dal 2014 ho criticato anche duramente la multinazionale per certe decisioni e invitavo i sindacati a tenere alta la guardia, a battere i pugni e incalzare Nestlè: sono stata lasciata sola!!! Sgalla, Greco e Turcheria non si sa cosa pensavano, non lo sapevano nemmeno gli operai... Se ne ha voglia, gentile Landini, la invito a leggere i miei articoli dal 2014 ad oggi, li trova online… Lei infine dice che «non siamo mai stati tanto divisi e frantumati come adesso» e da la colpa «alle politiche liberiste e all’austerità»: ci può stare, ma è innegabile che una buona dose di colpa va anche a certi sindacalisti, ormai sempre più distaccati dal mondo operaio: non può essere un caso se molti lavoratori stracciano la tessera sindacale e che si registra un calo netto delle iscrizioni (nel 2015/2017 -5,2% secondo DEMOSKOPIKA). Basti vedere anche gli ultimi risultati politici: l’Umbria rossa sembra sempre più un lontano ricordo… Ripeto, gentile Landini, questa mia lettera non vuole essere un attacco, anzi: è un invito a riflettere, a valutare bene le informazioni che riceve, specie sulla Perugina. Meglio ascoltare direttamente le maestranze!
Con stima
Carla Spagnoli

mercoledì 18 luglio 2018

Caramelle “Rossana”, un mix di emozioni…



Non nascondo di aver provato emozioni diverse e in contrasto tra di loro nell’aver visto il nome “Rossana” nuovamente associato a Perugia e al suo evento più importante, Umbria Jazz. Venerdì ho partecipato alla conferenza stampa nella Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori sulla sponsorizzazione di “Rossana” ad Umbria Jazz e ho ascoltato con particolare interesse gli interventi del Dott. Eugenio Pinci, Amministratore Delegato di FIDA SPA (l’azienda piemontese che oggi produce le “Rossana” a Castagnole delle Lanze) e di Gianluca Laurenzi, consigliere CDA della Fondazione Umbria Jazz. È stato bello veder ricomparire le caramelle “Rossana” in un momento celebrativo di tutta la città: non c’è dubbio che “Rossana”, creazione della mia bisnonna Luisa, cuore storico della Perugina insieme al Bacio, con la sua eleganza “evergreen” ha contraddistinto e promosso l’immagine di Perugia e di Perugina… Quindi ben venga la sponsorizzazione all’evento culturale più bello, importante e atteso di tutto il territorio, ossia Umbria Jazz! Tuttavia provo anche amarezza, che sa un po’ di beffa, nel vedere che solo adesso, e solo grazie a FIDA SPA, la “Rossana” torna protagonista nella sua città e che si scopra la grandezza e l’indissolubilità del rapporto tra questa caramella e Perugia: proprio ora che le “Rossana”, ahimè, non sono più perugine ma vengono prodotte in Piemonte! Negli ultimi anni Nestlè, che in più occasioni ha sponsorizzato Umbria Jazz, non ha accompagnato la manifestazione con un marchio come “Rossana”, come sta facendo giustamente FIDA: non c’è stato nemmeno un evento celebrativo, neanche per i 90 anni della caramella nel 2016… La progressiva dismissione della Rossana e delle altre caramelle dallo stabilimento di San Sisto, avvenuta nel silenzio imbarazzante (non imbarazzato!) dei sindacati, oggi fa ancora male!!! Un plauso a FIDA SPA e ai suoi manager per aver dato alle “Rossana” una nuova vita, una seconda giovinezza e per averle restituito quell’eterna signorilità di icona del Made in Italy, riconosciuta da tutto il mondo… Finalmente abbiamo sentito un Amministratore Delegato  dichiarare che «le Rossana sono il brand più importante di caramelle», che si è deciso di «riprendere il legame con la città di Perugia, perché è fondamentale che ogni brand di origine possa essere legato al suo territorio di nascita». La rinascita di “Rossana” e la politica aziendale di FIDA SPA dimostrano, per l’ennesima volta, che non ci voleva molto per valorizzare al meglio la caramella e renderla protagonista, sul mercato e sul territorio: bastava un po’ di pubblicità e una seria strategia di marketing, con un minimo di investimenti…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 14 marzo 2018

Il finale inglorioso della vertenza Perugina



Sindacati Perugina: tutto, tranne il lavoro! È questa la sintesi che è emersa dall’incontro che ha “sbloccato” la vertenza Perugina. “Grazie” all’intermediazione sindacale, i lavoratori oggi sono molto più favoriti nel lasciare l’azienda per tentare altri posti di lavoro… Per quelli che vogliono restare, la soluzione è passare a forme di part-time “flessibile”, che comportano la perdita di ore di lavoro e quindi l’abbassamento dello stipendio! A due anni di distanza dalla dismissione di reparti e prodotti, tutto avvenuto sotto gli occhi di un Sindacato che esaltava la “rivoluzione” della fabbrica di San Sisto, l’ultimo confronto si è chiuso con rassicurazioni su tutti i fronti, tutti tranne quello di accrescere il lavoro! Così, chi vuole rispondere ad offerte di lavoro di altre aziende potrà essere riassunto da Perugina in caso di licenziamento entro i 14 mesi, ma solo come stagionale!!! Chi sceglierà il part-time ridotto, con stipendi poco superiori a 750 euro, riceverà, sembra, qualche incentivo in più per i primi anni. E dopo? Quale “etica” sindacale e “strategia” ci sono dietro questo precariato crescente? In Perugina l’età media non può essere alta, dopo decenni di prepensionamenti. Quali prospettive di vita avranno quei padri e madri di famiglia con stipendi così bassi? Per i primi anni non cambia niente, dicono. E allora? Metter su famiglia, avere un progetto di vita, può essere limitato ai primi 5 anni? Dopo come si sosterranno queste famiglie nascenti? Andranno ad elemosinare…? L’articolo del Direttore Franco Bechis della scorsa settimana è illuminante quando parla di un Sindacato poco propenso a far “migrare” i lavoratori Perugina verso altre aziende! Il motivo, a parere di Bechis, è che se i lavoratori se ne vanno, il Sindacato perde iscritti. Un sospetto non infondato, vista anche la pronta replica del “solito” Michele Greco! Il mio pensiero va oltre: un popolo di lavoratori precari è un ottimo “cliente” per il Sindacato Perugina! Questo spiegherebbe il teatrino dal 2016 con un Sindacato che firma, poi si stupisce di cosa ha firmato, ammette di non capire, si mobilita ma non troppo e giorno dopo giorno si accontenta di piccoli risultati! In un momento in cui l’istituzione sindacale è in crisi, il Sindacato Perugina si è guadagnato almeno altri 5 anni di vita… 5 anni di attese e timori per i lavoratori, 5 anni di “protezione” sindacale (si fa per dire), in cui ci si è “infischiati” dei lavoratori già in Cassa Integrazione o pronti ad andarci nei prossimi mesi! Abbiamo visto la storia di “Embraco”: è bastato un solo ministro (Calenda) che parla con i lavoratori, fila dritto a Bruxelles e torna con la vittoria di aver bloccato tutto, almeno per un anno… Nel caso di Perugina abbiamo assistito invece a due anni di incontri, viaggetti a Roma dal viceministro Bellanova, consultazioni varie e incontri stanchi e inconcludenti. Non sono mancate però le dichiarazioni, sui giornali, di un Sindacato quasi belligerante! Pagine “gloriose” di storia sindacale che però i lavoratori iniziano a capire, visti anche i risultati elettorali: l’Umbria ha cambiato diametralmente colore, senza cadere nelle illusioni, ma dando un segnale forte e maturo! Il segnale di lavoratori e cittadini traditi dal Sindacato e delusi dalle Istituzioni, a partire dalla Presidente Marini e dalle sue dichiarazioni sterili e di facciata che porteranno nel 2020 a deporre le bandiere rosse nei cassetti! Per non parlare delle dichiarazioni dell’Assessore Paparelli che definisce l’accordo «propedeutico al rilancio di un’industria e di un marchio strategici»… Cittadini delusi da un PD che ha parlato di tutto tranne che di lavoro e da una sinistra che non si è voluta “sporcare le mani” con la vicenda Perugina. E, vista la mia nota imparzialità, delusi anche da una Giunta e da un Consiglio comunale che non si sono affacciati sulla questione Perugina, neppure con i consiglieri di opposizione. Sulla Perugina si è mosso di più il Cardinale Bassetti che i politici dall’anima comunista! Questo il quadro di una gestione “di sinistra” che in due anni ha visto il Sindacato prima svendere il lavoro-fatto di prodotti, reparti e posti- ed oggi svendere i lavoratori e la loro dignità!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


mercoledì 25 ottobre 2017

Polo Logistico Perugina, ormai siamo a “La sai l’ultima?”


Un polo logistico allo stabilimento Perugina di San Sisto: ecco l’ultima “perla” di un sindacato che ormai non sa più cosa dire e che “pesci pigliare” per la Perugina. Un’idea assurda, irreale, che non sta né in cielo né in terra e, secondo noi, morta ancor prima di nascere, dal momento che Gianluigi Toia, Capo delle Relazioni Industriali di Nestlè Italia, ha detto che «il polo logistico della Nestlè oggi non ha senso, perché non abbiamo produzioni da portare»! Eppure, imperterriti, i sindacalisti di “casa nostra” continuano ad andare avanti con questa proposta e pensano di portare a casa chissà quale risultato… Ma, signori sindacalisti, vi rendete conto  di cosa state proponendo? Ma riuscite a contare fino a 100 prima di rendere pubbliche certe “proposte”? Basti pensare allo stato disastroso dei nostri collegamenti per capire che parliamo del nulla: abbiamo un aeroporto abbandonato a sé stesso, una ferrovia locale chiusa, collegamenti ferroviari con altre città italiane quasi inesistenti e vere e proprie “strade groviera”, a partire dalla E45: come arriverebbero le merci al polo logistico, per poi essere distribuite? Come si può anche solo pensare che Nestlè possa accettare una simile idea, inconveniente sotto tutti i punti di vista? Ma si, l’importante è apparire e dire qualcosa, per far vedere che loro “lavorano” per i lavoratori… Chi se ne frega se Toia ha detto che non ci sono nuove produzioni da portare! Ma sulle produzioni i sindacati non hanno nulla da dire? Li hanno letti i dati 2016 dell’AIDEPI (Associazione Industriale del Dolce e delle Paste)? Mentre le produzioni di cioccolato e confetteria vanno a gonfie vele e crescono rispettivamente del 3,9% e dell’1,8% in rapporto al 2015, in Perugina si smantellano reparti e si cancellano prodotti! Perché i sindacati non insistono su questi dati con Nestlè? Forse perché, con le loro firme, hanno avallato questa situazione in Perugina…? I sindacati dicono di tutto, propongono tutto, ma dove si può attaccare Nestlè, dati alla mano, se ne tengono alla larga… Ma poi, un polo logistico della Perugina che senso avrebbe? Dov’è in Umbria quel tessuto industriale solido e radicato da richiedere un polo della logistica? Siamo forse nel Nord-est dell’Italia o nelle città del triangolo industriale? Senza collegamenti decenti e senza un tessuto industriale, dove pensano di andare i sindacati con la loro “idea”? Tale proposta dimostra tutto lo spessore e la preparazione di questo sindacato. La verità è che da Perugia non ci sono merci da spedire: solo pacchi vuoti e 364 lettere di Cassa Integrazione!!! Ancora una volta, si vive nel mondo dei sogni… La tragedia ha abbondantemente lasciato il posto alla farsa: sembra di essere al programma tv “La sai l’ultima?”: sul tema Perugina, i sindacalisti continuano ad essere vincitori imbattibili con le loro “barzellette”…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

sabato 21 ottobre 2017

Perugina, le "grandi" proposte dei sindacati

L'INTERVENT - Carla Spagnoli: "Sulla Perugina le proposte del sindacato non reggono: ecco perchè..."

Giovedì è andato in scena l’ennesimo incontro tra Nestlè e i sindacati sulla Perugina: ancora una volta, i sindacalisti hanno dato l’idea di vivere su un altro pianeta, senza capire le vere intenzioni della multinazionale! Basta ascoltare le videointerviste a Luca Turcheria e Gianluigi Toia (Direttore Relazioni Industriali di Nestlè Italia): Turcheria propone l’idea di «un polo della logistica, un centro distributivo a San Sisto, con valenza territoriale», nello stesso momento Toia dichiara che «oggi il polo logistico della Nestlè non ha senso, perché NON ABBIAMO PRODUZIONI DA PORTARE»!!! Capito signor Turcheria?
Nestlè non ha produzioni da portare a San Sisto… Nulla da dire a riguardo? Ma le figure “barbine” di Turcheria non finiscono qui: la sua intervista continua tirando in ballo ancora una volta gli ammortizzatori sociali e parla di aperture da parte del Governo. Signor Turcheria, lo volete capire che Nestlè non è più interessata agli ammortizzatori sociali?? Toia lo ha detto e ridetto in tutti i modi possibili ma niente, i sindacalisti continuano a non capire! Chissà quando capiranno, forse quando lo smantellamento della Perugina sarà ultimato… E poi un nuovo ricorso agli ammortizzatori a che servirebbe in concreto? A prolungare l’agonia della fabbrica e dei lavoratori e a rinviare il problema? Questa ipotesi serve solo ai sindacati, per poter dire che lottano per i posti di lavoro quando in realtà nascondono la polvere sotto al tappeto! Ma è sulla proposta di “internalizzazione” dei servizi che Turcheria dà il “meglio” di sé come sindacalista: è
comprensibile che una multinazionale ragioni su questa proposta per far vedere che è disposta a dialogare, ma come può un sindacalista mostrarsi possibilista su questa opzione? Come può Turcheria dire che l’internalizzazione dei servizi «possono essere ore di lavoro recuperate»?

Si, lo possono essere per qualche decina di lavoratori Perugina (nulla comunque rispetto ai 364 esuberi annunciati), ma sono ore preziosissime di lavoro perse per tutti quei lavoratori dell’indotto, dipendenti da cooperative che operano a San Sisto! Che fine farebbero questi lavoratori, signor Turcheria? Sono forse dei lavoratori di serie B? Vogliamo forse una “guerra tra poveri”? Ma sì, in fondo chi se ne frega di questi padri e madri di famiglia che non hanno “visibilità” e che se fossero licenziati non si saprebbe in giro: questa è la nuova etica sindacale??? Salvare la propria faccia prima di tutto…? E poi, che cosa risolverebbe un’eventuale internalizzazione dei servizi? Lo stesso Toia ha detto che «si parla di attività che non vanno a risolvere molto il problema occupazionale». C’è bisogno di aggiungere altro? Nel frattempo, Eurochocolate 2017 si avvia verso la conclusione: poteva essere un’occasione unica per lottare in difesa della Perugina, rimettere al centro e far conoscere la vertenza alla gente e ai turisti, invece i sindacati hanno preferito “congelare” la questione e hanno ammainato le bandiere, proprio mentre tutta Perugia sa di cioccolato! Che pagina deprimente di storia sindacale: una volta i sindacalisti avrebbero fatto a dir poco le barricate per i lavoratori, oggi al massimo fanno interviste da attori conclamati, sui giornali e sulle tv…




mercoledì 11 ottobre 2017

Perugina, sindacati patetici!!!


Sulla Perugina i sindacati, dopo tutti i disastri commessi, hanno un nuovo leitmotiv: “All’incontro del 13 ottobre con Nestlè si dovrà parlare di lavoro e investimenti, non di esuberi, licenziamenti o ricollocazione”. Bello slogan, non c’è dubbio, frase degna di un politico in campagna elettorale o di un abile venditore di pentole… Peccato che sulla parola “ricollocazione” proprio loro avevano apposto le loro firme, a pagina  3 e 4 dell’Accordo firmato con Nestlè il 07 aprile 2016! Se Nestlè oggi può permettersi di portare avanti lo smantellamento della Perugina, riducendola a “fabbrichetta” periferica di cioccolato da circa 600 lavoratori, è proprio grazie a questi sindacalisti che oggi “urlano”, fanno manifestazioni e scioperi di facciata e fanno finta di battere i pugni sul tavolo, quando fino a ieri elogiavano il Piano Industriale Nestlè e tacciavano con arroganza chi sollevava dei dubbi! Non a caso, Nestlè continua a dire che rispetta il Piano Industriale e non ha mai parlato di “licenziamenti” ma appunto di «ricollocazioni in altre aziende del gruppo Nestlè in Italia o in altre aziende del territorio umbro», parla di “esodi volontari” e di “percorsi formativi”, tutte opzioni previste esplicitamente nell’Accordo del 07 aprile 2016!!! È vero che è prevista la volontà del lavoratore nella ricollocazione esterna, ma se già i Sindacati fin da subito prevedono questa possibilità di ricollocazione, che è chiaramente in contrasto con le promesse di rilancio, e ci mettono pure le loro firme, perché poi si lamentano se una multinazionale come Nestlè la mette in pratica??? È a dir poco patetico il loro “arrampicarsi sugli specchi” quando affermano che di ricollocazioni si parla solo nell’ultima pagina dell’Accordo e che questa opzione era solo l’ultima ipotesi… Che razza di giustificazione è questa? Un accordo deve essere preso nella sua interezza, l’ultima pagina è importante tanto quanto la prima! Troppo facile prendere ciò che più vi fa comodo, signori sindacalisti… Le ricollocazioni sono un’ipotesi prevista nell’Accordo e voi lo avete permesso con le vostre firme, punto e basta! Ancora una volta, signori sindacalisti, fate la figura “barbina” di quelli che non hanno capito l’Accordo firmato, un accordo che non prevedeva solo 60 milioni di investimenti ma anche, e soprattutto, le ricollocazioni, frutto degli esuberi… Ora è inutile “stracciarsi le vesti” e fare i “duri”, organizzando scioperi e manifestazioni di facciata o facendo finta di dettare voi gli argomenti dei prossimi incontri con Nestlè. Sulla manifestazione di sabato meglio stendere un velo pietoso: solamente un migliaio circa i partecipanti, nessuna proposta da parte dei sindacati, solo vuote parole, slogan e un gran “tripudio” di bandiere del PD e compagnia cantante di sinistra e bandiere rosse inneggianti a Che Guevara: chissà cosa penserebbe il Che di questi sindacalisti che sulla Perugina hanno scritto una delle pagine peggiori di storia del lavoro…. E meno male che i sindacati con l’evento volevano coinvolgere tutta la città: ma chi vi crede più!!! Avete chiuso la stalla quando i buoi sono scappati da un pezzo, e sotto i vostri occhi! Adesso aspettiamo “fiduciosi” (si fa per dire) l’incontro di venerdì tra Nestlè e sindacati, i cui incontri somigliano sempre più ad una partita di ping-pong o ad un dialogo tra sordi: che faranno i sindacati? Mostreranno le loro carte oppure, ancora una volta, la “butteranno in caciara” per far vedere che “lottano”…?

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

venerdì 29 settembre 2017

Perugina: fatti, parole e silenzi…


Ora tutti vogliono mettere il loro “cappello” sulla vicenda Perugina e hanno fatto a gara per partecipare allo sciopero generale… È giusto ricordare fatti, parole e silenzi, anche quelli di tanti “smemorati”… Ci pensiamo noi a rinfrescare la memoria: era l’11 aprile 2014 quando per la prima volta scrissi sulla Perugina, denunciavo un clima di “smobilitazione generale” in fabbrica e parlavo di “disimpegno programmato” da parte di Nestlè. Già nel 2014 ero preoccupata del crollo dei volumi produttivi, della cancellazione di prodotti storici come le caramelle “Cinzia”, dei continui ricorsi alla Cassa Integrazione e ai Contratti di Solidarietà e del mancato richiamo di molti stagionali. Ero l’unica a chiedersi dov’erano gli investimenti per la ricerca, il lancio di nuovi prodotti e la pubblicità. Ero l’unica, insieme al Dott. Alberto Mossone, ex dirigente Perugina, ad “alzare la voce” contro la gestione della Perugina da parte di certi manager Nestlè mentre altri stavano zitti o, addirittura, si ergevano a “scudieri” e “testimonial” della Nestlè! E mentre alcuni iniziavano a dire qualche “timida” parola sulla vicenda, con comunicati stampa, generici appelli e  interrogazioni, toccava a me  difendere la storia Perugina, che non era solo il Bacio ma tutto un mondo fatto di cioccolatini, uova cacao, dragèes panettoni, biscotti e caramelle, un mondo che Nestlè aveva già iniziato a smontare mattone dopo mattone, nel silenzio assoluto di politica e sindacati… Mi sono battuta da sola per difendere la caramella “Rossana”, icona del marchio Perugina insieme al Bacio, che proprio l’anno scorso compiva 90 anni: sono stata la prima a dire che Nestlè voleva dismettere tutto il comparto caramelle ma per “qualcuno” ero una visionaria! Una tal Simona Marchesi, operaia CGIL, mi aveva pure invitato a celebrare insieme i 90 anni della “Rossana”, salvo poi sparire dopo la mia disponibilità… Un sito “d’informazione” online nazionale mi accusava persino di scrivere notizie poco vere sulla “Rossana”! Chissà se si ricordano questi “giornalisti” oppure anche loro sono “smemorati”, ora che le “Rossana” non vengono più prodotte a Perugia ma in Piemonte, cedute al gruppo FIDA S.p.A senza che nessuno abbia mosso un dito… Quando TUTTI, l’anno scorso, incensavano il Piano Industriale e l’Accordo firmato dai sindacati con Nestlè io fui l’unica, insieme a pochissimi, ad avanzare dubbi sullo smantellamento di ben due reparti, sull’esternalizzazione delle “Strenne” e su un Accordo che già in partenza annunciava circa 200 esuberi! In questi anni sono stata attaccata in tutti i modi: il Segretario del PD umbro Leonelli mi accusò di dire «cose non vere» e di strumentalizzare il mio cognome; il segretario CGIL Umbria Vincenzo Sgalla mi invitò “elegantemente” a «non sputare sentenze sul Piano Industriale dei lavoratori» e ad occuparmi di Città della Domenica che non è mai stata mia! Il segretario FLAI-CGIL Michele Greco mi chiedeva ironicamente se avessi la sfera magica per dire loro il futuro della fabbrica; addirittura lo “smemorato” Luca Turcheria nel 2016 diceva, riferendosi a me, che «qualcuno si è svegliato solo oggi»…. Questi sono i fatti, le parole e i silenzi di certi “smemorati” che oggi scioperano e fanno le barricate: dov’erano tre anni fa, quando si poteva davvero difendere la Perugina? Perché erano tutti in silenzio? Perché hanno lasciato cadere nel vuoto le mie “grida d’allarme” e i miei appelli? Certi fatti e certi silenzi, cari “smemorati”, la storia non li cancella e non li dimentica… A salvarvi la faccia non sarà uno sciopero tardivo e quasi di facciata, unico strumento di lotta che il sindacato usa da sempre! Ecco perché non ho aderito al picchetto, per non prestarmi al gioco di chi, con i suoi silenzi e il suo avallo, è stato il principale artefice della fine della Perugina! Non sarà uno sciopero e qualche fischietto per strada a cambiare oggi le strategie di Nestlè. Io continuerò a lottare come sempre per la mia città, Perugia, per la Perugina, senza silenzi e senza ipocrisie. Ma meglio una lotta e una vigilanza con il cuore di sempre piuttosto che con qualche bandiera “stanca” da riarrotolare e riporre nel cassetto dopo una manifestazione apparente…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


giovedì 14 settembre 2017

Perugina, dramma senza fine…


Che cosa sta succedendo nella Perugina? Il segretario Flai-CGIL Michele Greco, dopo lungo letargo, ha addirittura denunciato minacce agli operai da parte di Nestlè… Secca e rapida è stata la smentita di Gianluigi Toia, Direttore relazioni industriali di Nestlè Italia, che ha invitato Greco a rivolgersi alla magistratura per provare le sue accuse… Toia ha pure parlato di «esigenze produttive, che richiedono anzi lavoro aggiuntivo»! Affermazioni un po’ contraddittorie, considerando i 340 esuberi già annunciati… Dove sta la verità? Non possiamo scoprirlo ora, ma se il Dottor Greco non va avanti nelle sue accuse e si limita a una semplice dichiarazione alla stampa, fatta magari per darsi l’immagine di “sindacalista duro e puro”, di certo non ci farà una bella figura… Quello che è certo, oggi, è che i 340 “ricollocamenti” restano confermati e che gli impiegati, al pari delle maestranze, stanno vivendo un incubo (solo ora Greco si è ricordato di loro, dopo un silenzio assoluto e dopo i nostri interventi!). La verità è che dentro la Perugina la situazione è in piena stasi: gli stagionali sono ancora a casa e chissà se verranno richiamati, i lavoratori fissi e i part-time lavorano a ritmi assurdi, le maestranze un tempo impiegate nei reparti biscotti e caramelle sono state portate nelle linee “Baci” e tavolette e dell’aumento dei volumi produttivi, tanto sbandierati da sindacati e multinazionale nel 2016, non c’è neppure traccia! Sulla “nuova” confiserie meglio stendere un velo pietoso: che fine ha fatto quel progetto strategico che avrebbe dovuto “rinverdire” i fasti di Perugina, creare bisogno di manodopera e quindi lavoro? Temiamo che i 340 esuberi si paleseranno a partire da febbraio, quando inizierà la curva bassa di produzione… Il sindacato cosa fa? Come sta operando? I sindacalisti hanno in mente uno “straccio” di strategia…? Oppure la questione Perugina era finita in qualche “cassetto balneare”…? Nell’ultima riunione il sindacato si era preso l’impegno di esaminare e fare una mappatura delle attività dell’azienda, per capire, specie tra gli impiegati, quali sono i posti a rischio e distinguerli da quelli legati al calo dei volumi… È stata fatta? Anche per gli impiegati il clima è cupo: temiamo che a breve possa esserci la chiusura di uffici di natura commerciale, se già non è iniziata, e che per molti impiegati il prossimo futuro è la Cassa Integrazione! Nel frattempo la concorrenza si muove e investe: anche i dati AIDEPI del 2016 registrano un +3,2% nella produzione di cioccolato e cacao rispetto al 2015… E in Perugina? Dove sono la ricerca, l’innovazione e i nuovi prodotti? Come sono stati spesi i 60 milioni di euro, oltre alla pubblicità dei Tablò? A quando nuovi spot? I sindacati, su questi punti, che dicono…? Intanto Nestlè investe 48 milioni sullo stabilimento di Benevento per farne «l’hub internazionale della pizza surgelata» e invita pure i ministri Calenda e de Vincenti alla presentazione del progetto: sindacati Perugina, nulla da dire su due ministri che “vanno a braccetto” con i vertici Nestlé? Non era lo stesso Governo PD che aveva assicurato la volontà di arrivare ad una soluzione per la Perugina? E come mai per una vertenza da 340 esuberi il Governo “schiera” un Sottosegretario, la Bellanova, mentre a Benevento si vedono ben due Ministri? Un’ultima considerazione: gira voce che, anche a causa di programmi sbilanciati, alcune linee produttive siano sovraccariche e la fabbrica non riesca a far fronte alle produzioni previste; si dice che non è escluso che si debba “chiedere aiuto” ad altre fabbriche Nestlè… È vero tutto questo? Al sindacato è giunta notizia? Sarebbe un paradosso che, a fronte di 340 esuberi, venissero “ricollocati” pure i volumi produttivi…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

martedì 13 giugno 2017

Perugina e Sindacati: siamo oltre la farsa!


Si dice sempre che la storia si ripete in due modi: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Inarrivabile la farsa dei sindacati Perugina, peccato che per i lavoratori rimanga una tragedia! Nell’ultima assemblea di San Sisto i lavoratori iniziavano a mostrare tutto il dissenso verso il sindacato inconsapevole o, peggio, complice di un pian di smantellamento, e avevano dato mandato alle RSU di seguire la “linea dura” all’incontro con Nestlè del 06 giugno. Eppure, dopo l’incontro, le RSU Perugina hanno avuto il coraggio di uscire con un comunicato stampa “soft” e di affermare che sono ancora «convinti della bontà di questo Piano Industriale […] con l’obiettivo di incrementare volumi e ore di lavoro»!!! Ma questi sindacalisti dove vivono??? Si può ancora “bluffare”, camuffare e minimizzare, prendendo in giro lavoratori e maestranze? Sulla base di questo comunicato assurdo, alcuni media hanno pensato che in Perugina l’allarme fosse rientrato, e persino i TG hanno fatto servizi tranquillizzanti… Ci ha pensato il capo mercato di Nestlè Italia a richiamare tutti alla realtà: con un messaggio chiaro e netto, il Dott. Leo Wincel in persona (cosa mai successa prima) ha detto che dopo giungo 2018, finita la Cassa Integrazione, si procederà ad un “riequilibrio occupazionale” (leggi licenziamenti) di circa 340 addetti, che saranno “supportati” nel «reperimento di soluzioni occupazionali alternative»!!! 340 esuberi, parola di Leo Wincel: più chiaro di così… Solo allora il sindacato si è visto smascherato, “stupefatto” di sentir parlare di persone che non saranno mai più impiegate in Perugina! Ma gli stessi sindacati avevano firmato un accordo con Nestlè che già consentiva circa 250 esuberi!!! Cari sindacalisti, figuravano le vostre firme, non quelle di altri… Adesso, oltre ai tanti comunicati stampa “farsa”, che cosa farete??? A 340 lavoratori saranno proposti trasferimenti in altri siti del gruppo. Emigrare? È questa la soluzione sindacale? Magari in quei siti c’è un sindacato che si batte per incrementare l’occupazione del territorio… Si parla anche di Decathlon, con una corsia preferenziale per i lavoratori in fuga! È questa la ricetta sindacale? Addirittura vogliono allontanare le cooperative di servizi che lavorano in Perugina: una guerra tra poveri! E questa è l’etica sindacale? Gli esuberi possiamo chiamarli con altri termini (uscite volontarie, licenziamenti, ricollocamenti), ma la sostanza rimane la stessa… E pensare che la Presidente Marini qualche mese fa andò in Perugina per esaltare l’azienda di San Sisto come fabbrica modello, con tanto di foto insieme a Renzi e ai vertici Nestlè… Di fatto oggi c’è una fabbrica che sta perdendo gli ultimi pezzi, che prima di Nestlè contava 4.600 dipendenti, mentre nel 2018 rischia di averne poco più di 500: tutto questa grazie anche a un sindacato “lungimirante” e “leale” verso gli operai… I sindacati promettono di difendere i posti di lavoro e rivendicano la commissione bilaterale, dove giocano a fare i “manager”: di certo Nestlè ha dimostrato di non tenerli in gran considerazione! Tornando alla farsa teatrale, i sindacati, nella commissione, più che protagonisti sembrano “comparse”… Almeno Nestlè è stata onesta nel comunicato sulla Perugina: dov’è invece l’onestà intellettuale del sindacato? Dopo le parole di Wencel, che cosa racconteranno le RSU alla prossima assemblea dei lavoratori…? Ora basta, è giunto il momento di trovare una soluzione per la Perugina: è ora che TUTTE LE FORZE POLITICHE, locali e nazionali, senza distinzione di colore, mettano da parte le divisioni su questo tema e si uniscano per INDIVIDUARE IMPRENDITORI VERI del settore alimentare che sappiano e vogliano davvero rilanciare il patrimonio Perugina! Non si può affidare il futuro dell’azienda ai soli sindacati che hanno dimostrato di aver fallito su tutti i fronti e di essere inaffidabili! Se la politica non si “sveglia”, la Perugina sparirà, si chiuderà tutto e insieme all’azienda fondata nel 1907 dalla mia bisnonna morirà una storia importante del Made in Italy e della città di Perugia…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


lunedì 29 maggio 2017

Sindacati Perugina in agitazione: troppo tardi!



I sindacati sulla Perugina hanno perso ogni residua credibilità e la loro faccia, se mai ne avessero avuta una! Ora “minacciano” Nestlè e paventano lo stato di agitazione, quando fino all’altro ieri “incensavano” la multinazionale e il suo Piano Industriale! Non ce le scordiamo le loro dichiarazioni: parlavano di «un nuovo percorso di sviluppo, in grado di rilanciare la Perugina come eccellenza in Italia e nel mondo», sbandieravano i 60 milioni d’investimenti come vessillo delle loro vittorie e c’è stato persino chi, nominando mia nonna Luisa, blaterava che il Piano Industriale «realizzava il sogno di Luisa Spagnoli»: quel sindacalista, prima di parlare, farebbe bene a pulirsi la bocca… In mezzo a questo “squillar di trombe” la Perugina veniva smantellata pezzo per pezzo: prima è toccato al comparto biscotti “Ore Liete”, ceduti al gruppo Tedesco Srl; poi è stata la volta del comparto caramelle, cedute alla piemontese FIDA S.p.A proprio nell’anniversario dei 90 anni delle “Rossana”! Nestlè ha anche ceduto tutto il comparto delle “Strenne”, impoverito la Confiserie, portato via macchinari da San Sisto sotto gli occhi dei sindacati e delle maestranze, disatteso le promesse sugli aumenti dei volumi produttivi e ha promosso l’uscita volontaria incentivata degli operai dall’azienda. Eppure non c’è mai stata una minaccia di sciopero o stato di agitazione, i  sindacati non hanno “fiatato” e anzi hanno appoggiato in maniera acritica e incosciente questa politica di smobilitazione, attaccando me e il Movimento per Perugia che fin dal primo giorno abbiamo espresso seri dubbi e riserve sul Piano Industriale! Mi hanno chiamata allarmista, disfattista, mi hanno accusato persino di divulgare “bufale”, offendendomi. Un tal Vincenzo Sgalla, sindacalista “figlio d’arte”, mi accusava addirittura di «sputare sentenze sul piano industriale degli operai della Perugina» e mi invitava a rivitalizzare Città della Domenica, dimostrando una completa ignoranza sulla storia di Perugia e sulla realtà imprenditoriale, non sapendo che il bellissimo parco non è mai stato di mia proprietà… Ricordo che un certo Michele Greco della Flai-CGIL dichiarò in un articolo: «Se la Spagnoli ha la sfera magica, ci dica lei il futuro della fabbrica. Basta con i continui interventi a scapito del futuro dei lavoratori e dello stabilimento». Signor Greco, le sue parole, pronunciate nel novembre 2016, oggi si commentano da sole: eccolo il “futuro” della fabbrica! È quello che denuncio da più di tre anni con articoli e interviste, con dolore e disperazione per non essere stata ascoltata: “signori” sindacalisti, la “mia” Perugina, quella che crearono i miei bisnonni con lavoro e amore, oggi è ridotta a fabbrica non più dolciaria ma di solo cioccolato, impoverita nello stile e nella qualità e con la sola prospettiva di circa 350 esuberi che sembra l’ultima cifra di tale devastante passaggio storico! Temiamo, purtroppo, che non sarà l’ultimo… Non era difficile da capire, signor Greco, ma voi forse eravate troppo galvanizzati dal far parte di una commissione bilaterale che avrebbe dovuto monitorare il rilancio del marchio e della fabbrica! Forse giocavate a fare i manager? Non sarebbe stato meglio, signori Greco e Turcheria, limitarvi a fare i sindacalisti, fedeli alla missione originaria di difendere i lavoratori e il lavoro? Quali erano gli interventi a discapito dei lavoratori e dello stabilimento? I miei o quelli dei sindacati, farneticanti e fuori dalla realtà? Andate a rileggere i miei articoli dal 2014 ad oggi, signori Greco, Sgalla e Turcheria… Indire lo stato di agitazione oggi è troppo tardi e di certo non salverà né l’azienda né i posti di lavoro né tantomeno salverà la vostra reputazione! Si può solo fare un tentativo di recupero, ma non può essere fatto sotto la fallimentare direzione dei sindacati! Ci vuole uno sforzo congiunto di TUTTE LE FORZE POLITICHE, locali e nazionali, senza distinzione di colore per portare questa vicenda a una soluzione: la soluzione è INDIVIDUARE IMPRENDITORI VERI del settore alimentare che sappiano e vogliano davvero rilanciare il patrimonio Perugina! Cari operai, la verità è che siete stati presi in giro dai sindacati che voi stessi pagate… Reagite, strappate le tessere, ritirate le deleghe, non permettete che continuino a prendersi gioco di voi! Quanto a voi sindacalisti, dovreste essere i primi a firmare per l’uscita volontaria dalla Perugina, dopo aver scritto la peggior pagina sulla storia del lavoro, della Perugina e dello stesso sindacato!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


giovedì 18 maggio 2017

Perugina, buongiorno sindacati…


Se non fosse per la situazione drammatica, ci sarebbe da “sbellicarsi dal ridere” leggendo il comunicato stampa diffuso dai sindacati sulla Perugina… Una vera “pantomima”, che trasforma la tragedia in farsa!!! Replichiamo, punto per punto, a tutte le “favole” contenute nel comunicato… I sindacalisti nostrani parlano di ipotetici e misteriosi «nuovi codici» per rendere competitivo il settore della Confiserie. Ma nuovi codici equivalgono a nuovi prodotti? Ci pare strano, visto che a San Sisto gira voce che l’azienda stia “semplificando” e diminuendo il numero dei codici! I “prodi” sindacalisti si sono spinti a chiedere una nuova «rete vendita»: peccato che a noi risulta che l’azienda abbia recentemente “accompagnato all’uscita” alcuni venditori… Dov’erano i sindacati? Che rete vendita propongono se si tagliano i venditori? Sulla qualità delle produzioni e della confiserie sarebbe meglio stendere un velo pietoso… Ma quale qualità??? I sindacati sostengono che la nuova confiserie dovrà rappresentare un’ennesima vetrina del marchio Perugina: parliamo della vetrina “spogliata” e impoverita dalla dismissione dei reparti biscotti e caramelle (la vendita delle “Rossana” è ancora una ferita aperta…)? O dalla cancellazione di prodotti storici e dall’abbandono delle mitiche “Strenne”? Quello che segue nel comunicato dei sindacati ha un qualcosa di incredibile: i sindacalisti sembrano “cadere dal pero” quando notano che «l’aumento del 44% sull’export» non genera aumento produttivo e, di conseguenza, non genera lavoro: si sono mai chiesti perché? Forse dipende dal fatto che il Bacio esportato in Cina se lo confezionano i cinesi, dopo averlo importato sfuso!!! Ottima strategia, non c’è che dire: facile presagire il prossimo passo… Inoltre, dopo anni di assoluto “letargo”, i sindacalisti si sono accorti che Nestlè ha intenzione di progettare un «riassetto organizzativo degli organici, entrando nel merito dei numeri». Tradotto, Nestlè vuole parlare di esuberi! Buongiorno sindacati… Che cosa abbiamo denunciato in questi anni? Voi dove eravate? Che cosa facevate??? La scelta di Nestlè di presentare il «progetto di riassetto» all’incontro del 9 maggio è stata giudicata frettolosa e controproducente. Ma se è passato quasi un anno e mezzo dalla presentazione del Piano Industriale sulla Perugina, con conseguenze intuibili per i lavoratori! Dov’è finita la coerenza e la lungimiranza del sindacato, in particolare della CGIL, “paladina” accanto all’azienda di questa fase? Credevano forse che i famosi 60 milioni di euro sarebbero stati investiti da Nestlè per mantenere i livelli occupazionali? Che grande acume… In realtà i sindacati hanno “tradito” i lavoratori della Perugina con promesse campate per aria, senza che ci fosse una strategia di reale rilancio! I lavoratori sono stati presi in giro e tenuti all’oscuro della realtà interna alla fabbrica, complice l’assoluto silenzio dei sindacati! Basti pensare che nel comunicato i sindacalisti hanno avuto l’ardire di scrivere che da 5 anni fanno ricorso agli ammortizzatori sociali. Cari sindacalisti, siete sicuri che sono “solo” cinque anni? O molti, molti di più…? Infine chiudiamo il nostro intervento rivolgendoci alla giunta regionale di Catiuscia Marini: lo scorso 26 aprile in Consiglio Regionale il consigliere Sergio De Vincenzi, dopo un lungo e assordante silenzio della politica sulla Perugina, aveva presentato un’interrogazione all’assessore Paparelli per conoscere le «prospettive nel breve-medio periodo sui livelli occupazionali presso lo stabilimento di San Sisto» e quali sarebbero state le iniziative della giunta in un eventuale confronto con Nestlè. L’assessore rispose ricordando i «60 milioni di investimenti» e dando rassicurazioni sul rispetto dell’accordo… Ora, di fronte alla prospettiva di 200/300 esuberi, magari già nel 2018, la Regione continuerà a dare rassicurazioni….? Che se ne assumano la responsabilità di fronte ai lavoratori della Perugina!
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

giovedì 29 settembre 2016

Perugina, altro che rilancio: “partite” anche le Strenne!


La questione Perugina, da mesi, è stata bandita da ogni dibattito pubblico, locale e nazionale… Da quando è stato presentato il Piano Industriale lo scorso marzo, quello dei famosi «60 milioni di euro in tre anni» è come se tutti i problemi siano stati risolti e l’azienda goda di ottima salute… Ma non è così! Del rilancio della Perugina e dei volumi produttivi non c’è traccia, prodotti storici come “Ore Liete” e “Rossana” sono stati ceduti già da qualche mese e i reparti biscotti, zuccheri, caramelle e colaggio sono stati dismessi… A testimonianza del grande “rilancio” che non c’è, adesso ci risulta che la Nestlè abbia smantellato un altro importante reparto: il canale dei regali aziendali, quello delle “Strenne” per intenderci. Stiamo parlando di un reparto strettamente legato alla storia dell’azienda, perché negli anni i regali aziendali hanno portato al top l’immagine del marchio “Perugina” nelle aziende, dandogli lustro. Le “Strenne” hanno contribuito molto a dare al marchio l’immagine di bellezza, raffinatezza e arte che da sempre rendono unici lo stile e la storia Perugina! Basti pensare al felice connubio che c’è stato tra i regali aziendali e la ceramica di Deruta… Ora si dice che Nestlè abbia già smantellato del tutto il canale, affidando i regali aziendali ad un unico “strennista”. E che ne è stato degli agenti che si sono sempre occupati di questo reparto? Semplice: o accettavano di lavorare per l’unico strennista o dovevano andare via… Si vocifera addirittura che agenti storici, pieni di capacità, esperienza e classe, la cui arte è stata ereditata in Perugina dai loro padri nella speranza di trasmetterla ai loro figli, stiano passando alla concorrenza. È tutto finito e a beneficiarne, come sempre, saranno i marchi concorrenti! Ovviamente la dismissione dell’ennesimo reparto allo stabilimento di San Sisto avrà delle ripercussioni, anche gravi, sull’occupazione: a pagarne più di tutti le conseguenze saranno i lavoratori stagionali, molti delle quali donne, che soprattutto nei periodi natalizi e pasquali venivano chiamati per la produzione delle “Strenne” e che adesso rimarranno a casa! Il problema riporta a un’altra pagina di storia recente, non certo proficua per il territorio: le Strenne si lavoravano nella Cooperativa Euroservice, nata a sua volta dallo smantellamento dello stabilimento Perugina di Castiglione del Lago, dove si producevano panettoni e colombe. Negli anni ’90 la Nestlè ha CHIUSO lo stabilimento, portando la produzione nella fabbrica del panettone Motta, a Verona! La Euroservice, specializzata nelle confezioni, era caratterizzata dalla manodopera femminile ma, ad inizio 2000, fu CHIUSA da Nestlè, che portò le produzioni a San Sisto, nel reparto “Strenne” appunto. Oggi Nestlè ha CHIUSO anche quel reparto, regalando tristi pagine di lavoro femminile… E pensare che Luisa Spagnoli è entrata nel cuore e nelle coscienze anche per l’audace difesa del lavoro delle donne, quando non c’erano né quote rosa né commissioni per le pari opportunità! Oggi solo storie di chiusure e di precarietà del lavoro sembrano raccontare la storia attuale della Perugina. Gli stagionali, padri e madri di famiglia, hanno sempre risposto alle chiamate con la consapevolezza di essere poi stabilizzati nel tempo; in questi anni, infatti, il percorso di lavoro nello stabilimento di San Sisto ha funzionato in questo modo… Ora, invece, di questi stagionali sembra non esserci traccia e ancora non si sa se verranno richiamati. Così, dopo diversi anni, in Perugina si è persa pure la speranza della stabilizzazione del lavoro! Tutto questo avviene nel silenzio generale e assoluto dei sindacalisti, gli stessi che a marzo “glorificavano” pomposamente il Piano Industriale della Nestlè di cui sono strenui difensori, molto più degli stessi manager. Ormai sembra che i sindacati, e la CGIL in testa, siano diventati “testimonial” ufficiale della Nestlè, i più realisti del re…

Carla Spagnoli

Presidente del Movimento per Perugia

venerdì 5 febbraio 2016

Perugina, una grande occasione persa…


In questi giorni tutta l’Italia ha riscoperto la figura grandiosa della mia bisnonna Luisa Spagnoli, una donna moderna vissuta 100 anni fa, attraverso la bellissima fiction trasmessa su Rai Uno. Anche la città di Perugia, grazie al sindaco Romizi, ha voluto omaggiarla con due grandi iniziative: la proiezione della fiction alla Sala dei Notari e l’intitolazione a Luisa Spagnoli di una rotatoria a San Sisto, rotatoria che si trova di fronte lo stabilimento Perugina-Nestlè. La scoperta della personalità di Luisa, così grande dal punto di vista imprenditoriale e umano, ha entusiasmato tutti perché poco si conosceva di lei. Tutti tranne i rappresentanti della Nestlè, della Regione e dei Sindacati della Perugina, la cui assenza e il cui silenzio sono stati “assordanti”… Nessuno di loro è stato presente alla proiezione della fiction alla Sala dei Notari lunedì e martedì (tranne Marco Squarta), da loro non è giunto nessun commento a proposito e nessuno di loro si è degnato di partecipare alla cerimonia d’inaugurazione della rotatoria! Un vero peccato, se si pensa che questa era l’occasione perfetta per portare alla ribalta nazionale la questione Perugina e per rilanciare veramente l’azienda a livello mediatico e produttivo… Invece la Perugina-Nestlè è stata assente da tutto e su tutto, anche a livello locale, ma questo nessuno sembra averlo notato! La Nestlè continua a tacere dimostrando ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, la sua volontà di smobilitare l’azienda e di disimpegnarsi dalla Perugina. La Regione e i sindacati hanno preferito “dormire” piuttosto che sollevare il problema di fronte all’intera nazione: forse, per loro, è più comodo così!  Eppure le nubi sul futuro dell’azienda e dei suoi 1000 lavoratori sono sempre più minacciose: lo spettro dei 200/300 esuberi continua a incombere sui dipendenti, moltissimi stagionali non sono più stati richiamati, quelli rimasti vedono sempre più ridotte le ore di lavoro, mentre assistiamo impotenti all’eliminazione di prodotti storici che non vengono sostituiti, allo smantellamento di interi reparti di produzione, all’assoluta mancanza di programmazione, marketing e pubblicità e persino al taglio del presidio medico interno… Un’azienda, orgoglio della nostra città e del Made in Italy, che appare abbandonata al suo destino! I sindacati, anziché difendere i lavoratori, si “piccano” a presentare improbabili Piani Industriali, mentre la regione, in primis la presidente Marini, continua imperterrita a sminuire il problema e a evitare persino di parlare di Perugina. I lavoratori della Perugina avranno sicuramente guardato la fiction e saranno orgogliosi della fondatrice Luisa Spagnoli e dell’azienda nella quale hanno lavorato e lavorano e non possono né devono accettare un epilogo così umiliante e immeritato di un’azienda, la Perugina, e di un marchio simbolo di Perugia e dell’Italia che ha saputo cogliere e interpretare il nostro costume in ogni tempo.

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

giovedì 4 febbraio 2016

Piano Industriale per la Perugina, una nuova “favola”?


Nella riunione del Coordinamento nazionale tenutasi a Milano lo scorso 19 gennaio la Nestlè ha annunciato la presentazione del Piano Industriale della Perugina, prevista il prossimo 10 febbraio nella sede regionale di Confindustria in via Palermo. La notizia è stata accolta come una svolta per il futuro dell’azienda, ma siamo sicuri che sia proprio così? La situazione all’interno della fabbrica di San Sisto è disastrosa e molto tesa, tanto che ormai anche i sindacati iniziano ad allarmarsi… Gli investimenti continuano a essere una chimera, la dismissione dei reparti caramelle e biscotti pare imminente e lo spettro dei circa 200 esuberi sembra essere sempre più reale, alla faccia del problema che non c’era! Oggi le certezze sono nulle ma per anni il problema è stato negato o sminuito dalla multinazionale che invece di investire su marketing e programmazione ha preferito fare soltanto progetti vaghi e azioni tattiche per tenere buoni i dipendenti… Dove sono stati i sindacati? Perché in questi anni hanno “dormito”? Ora stanno iniziando gli scioperi, ma a che servono se il marchio sta morendo? Questa è la triste realtà della Perugina, un’azienda dove la parola “innovazione” da decenni è diventata un’utopia, con la Nestlè che ha deciso di eliminare prodotti storici senza sostituirli (basti pensare alle caramelle “Cinzia” o al torrone “Nigro”)… Nel 2015 appena trascorso i volumi produttivi allo stabilimento di San Sisto sono scesi per la prima volta sotto le 25.000 tonnellate! E la pubblicità dei prodotti Perugina? Inesistente, se si esclude quella per i “Baci” a San Valentino. In questi anni la Nestlè ha continuato a far leva sulla crisi economica per giustificare i cali di produzione e la mancanza di investimenti, ma se c’è la crisi come mai i marchi concorrenti stanno avendo risultati positivi, ben diversi da quelli della Perugina? È evidente che Nestlè stia tirando i remi in barca e che non ci sia alcuna volontà di investire sull’azienda per rilanciarla. Che cosa ci dirà di nuovo il prossimo Piano Industriale? Che cosa ci racconteranno i manager Nestlè? Forse le solite “favole”? Che fine faranno i lavoratori e gli stagionali dell’azienda? Che fine faranno i reparti dei biscotti, della confiserie e delle caramelle? Ricordiamo che quest’anno ricorrono i 90 anni delle mitiche caramelle “Rossana”, simbolo storico del marchio Perugina: forse è il loro ultimo compleanno? Cosa intende fare Nestlè per celebrare questo importantissimo evento? Queste sono le domande alle quali la multinazionale svizzera dovrebbe rispondere, altrimenti il Piano Industriale sarà solo un bel “libro dei sogni” per mascherare la “smobilitazione” della nostra Perugina…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

martedì 1 dicembre 2015

La Perugina deve unire, non dividere!


Ritorniamo a parlare della Perugina… Oggi, purtroppo, sull’azienda sembra essere tornato un silenzio tombale: la Nestlè, nonostante le preoccupazioni tra i lavoratori, continua a tacere e non c’è traccia di un piano industriale. Anche le istituzioni sembrano essere disinteressate, con la Presidente Marini che ad ottobre ha preferito “volare” a New York alla mostra di Burri invece che partecipare al summit del Ministero sulla Perugina con i rappresentanti dei lavoratori e con l’Amministratore Delegato di Nestlè Italia! Eppure la situazione in questi mesi non è cambiata, anzi! C’è sempre più timore che Nestlè voglia smantellare reparti come la confiserie, i biscotti e le caramelle e che i contratti di solidarietà, in scadenza ad agosto 2016, siano il preludio di oltre 200 esuberi! Il marketing è pressoché inesistente e non c’è alcuna pubblicità dei prodotti Perugina: quest’estate nelle tv girava lo spot delle “Nuvole Perugina” ma sapete, cari umbri, dove vengono prodotte le “Nuvole” e le “Creme”? In Francia! Nel 2013 la Nestlè lanciò sul mercato francese il Bacio con l’etichetta “Lanvin”, senza alcun riferimento al marchio “Perugina” e allo stabilimento di San Sisto… Perché ora si spacciano per “Perugina” prodotti francesi, che nulla hanno a che fare con la storia del marchio? Perché questa delocalizzazione? Fanno forse le “prove generali” per delocalizzare la produzione all’estero…? Dove sono i sindacati? Perché hanno permesso senza fiatare lo scempio dei Baci “Lanvin” e non dicono nulla sui prodotti “Perugina” delocalizzati? I sindacati continuano a parlare di Perugina come «fabbrica dolciaria, non solo del cioccolato» e a chiedere a Nestlè il piano industriale: ma cosa hanno fatto concretamente per tutelare l’azienda e i lavoratori? Niente! Per anni i sindacati hanno fatto il bello e il cattivo tempo dentro la Perugina, minacciando scioperi e persino boicottaggi dei prodotti… La crisi della Perugina è anche una loro responsabilità! La situazione è allarmante: ci risulta che allo stabilimento di San Sisto lavorino 150 stagionali in meno rispetto al 2014. Sabato 21 si è tenuto un dibattito sulla Perugina organizzato dal Movimento 5 Stelle, con la presenza dei deputati Tiziana Ciprini e Filippo Gallinella: c’erano anche i rappresentanti sindacali ma non quelli della Nestlè, che hanno preferito “disertare”… All’incontro ero stata invitata anche io ma la nascita di una nipotina “impaziente” mi ha impedito di essere presente. Finalmente qualcuno in Parlamento e nelle istituzioni si sta occupando della vicenda della Perugina e sta cercando di sensibilizzare i cittadini sulle sorti dell’azienda che dovrebbe stare a cuore a tutti! Al dibattito c’è stata anche la testimonianza di un lavoratore dell’indotto licenziato insieme ad altre 5 persone nel silenzio più assoluto e con il beneplacito della CGIL… Altro che tutela dei posti di lavoro! Da più di un anno, ormai, il Movimento per Perugia denuncia lo stato di abbandono e di smobilitazione dell’azienda. Dove sono i nostri politici, di destra e di sinistra? Si sveglino, facciano interpellanze, interrogazioni e ogni azione possibile per difendere il futuro della Perugina, patrimonio dell’Umbria e del Made in Italy. Le sorti della Perugina devono unirci, non dividerci…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia 

sabato 5 settembre 2015

Smentiamo la Nestlè!




 Dopo tanto silenzio sulla Perugina la Nestlè ha diffuso una nota ufficiale in cui definisce infondate e senza riscontro le notizie sui 300 esuberi e sul crollo dei volumi produttivi. Siamo sconcertati di fronte a una multinazionale che risponde in maniera così goffa e contraddittoria, i lavoratori non hanno preso un abbaglio, in Perugina c’è aria di crisi e smobilitazione da tempo e la notizia dei 200/300 esuberi è cosa nota… Ma se così non fosse, perché la Nestlè non illustra il Piano Industriale per la Perugina? Speriamo che questo Piano non si riduca al lancio dell’ennesimo “Bacio”! Purtroppo il “siparietto” di Perugia è la traduzione di ciò che Nestlè ha sempre fatto in Italia, ponendo la parola fine a storie industriali italiane, tagliando posti di lavoro e attingendo massicciamente agli ammortizzatori sociali dello Stato italiano. Stavolta però è chiaro che Perugia non ci sta! Non ci sta a veder ridurre la Fabbrica storica della città al solo reparto Baci, che tra l’altro è il più meccanizzato e quello con il minor fabbisogno di forza lavoro. Quando nel 1988 Nestlè acquisì la Perugina da De Benedetti, non acquistò un mondo “monobrand”: il Bacio è un “di cui” di una storia costellata di prodotti. Qui parliamo di posti di lavoro, dell’articolo primo della Costituzione italiana, non siamo su “Scherzi a Parte”!!! Si cominci a parlare del management, e se la Perugina non ha il management giusto lo si cambi! Perché nelle altre divisioni c’è il turnover mentre a San Sisto ci sono sempre gli stessi, inefficaci manager da anni? È una scelta consapevole per andare alla deriva? Se così fosse, salviamo questa azienda cercando imprenditori veri! Basta con la storia del mercato difficile, i competitor di Perugina sono aggressivi e vincenti: basti vedere Lindt e la distribuzione dei suoi prodotti nella stessa città di Perugia… La Nestlè nel suo comunicato ha anche citato gli investimenti “sostenuti per garantire la presenza di Perugina a Expo 2015”: io ho visitato lo stand Perugina, uno stand bello esteriormente ma con pochissimi prodotti “Perugina” all’interno, sguarniti e messi alla rinfusa… Di certo non era uno stand all’altezza del marchio! Questa è la dura realtà della Perugina oggi: un’azienda storica, cuore di Perugia e dell’Umbria, abbandonata a un triste destino…

Carla Spagnoli
Presidente onorario del Movimento per Perugia