Movimento per Perugia

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lunedì 21 settembre 2020

La Perugina e la “strategia” dei sindacati…

 


 

Ritorniamo a parlare di Perugina. Sebbene il sindacato tenda sempre a minimizzare i problemi e a fare proclami trionfalistici su nuovi volumi produttivi e ore di lavoro, purtroppo a San Sisto si ritorna a parlare di ulteriori esuberi e di almeno 33 contratti di solidarietà. Adesso sono stati individuati dall’azienda 8 esuberi tra le posizioni impiegatizie: parliamo di 8 impiegati che, a seguito di riorganizzazioni, vedono cancellare o trasferire la propria posizione di lavoro, con lo stabilimento di San Sisto che si sta riducendo a semplice sito produttivo, rimesso alle commesse straniere (Kit Kat Bunny, tavolette per l’Avvento, eccetera). Ad annunciare su La Nazione dell’8 settembre scorso gli esuberi è stato Daniele Marcaccioli, della Uila-Uil, che in teoria dovrebbe essere un rappresentante dei lavoratori ma, a leggere le dichiarazioni, sembra un perfetto manager Nestlè, volto più a fare da megafono alle intenzioni della multinazionale che a dire come intendono, lui e i suoi compagni sindacalisti, battersi per la difesa dei posti di lavoro!! A precisa domanda «Non preoccupano certe manovre?», il sindacalista ha dichiarato che «l’azienda ha ribadito la volontà di riorganizzare al meglio il lavoro in tutti gli stabilimenti del gruppo, puntando ad una verticalizzazione delle funzioni» e che «l’azienda pensa anche ad altre soluzioni indolore»!!! Quindi per il signor Marcaccioli ci sono esuberi e contratti di solidarietà che possono essere “indolore”… Quello che trapela, ancora una volta, è la funzione assurda di un sindacato “portavoce” dell’azienda, teso ad evidenziare solo degli aspetti politici che danno un contributo all’immagine aziendale. Altra questione: perché il lavoro straordinario di domenica? Perché i sindacati non fanno il loro lavoro, chiedendo l’assunzione di nuove persone? In una logica di perequazione,perché devi ricorrere a operai che già lavorano 6 giorni la settimana invece che cogliere l’occasione, anche in un momento difficile come questo, e fare qualche nuova assunzione, per far sì che la fabbrica funzioni tutta la settimana? Dove sta l’etica sindacale? È meglio che lavorino sempre più pochi operai oppure che si lavori meno ma tutti? Non una sola parola da parte dei sindacati sulle strategie che Nestlè ha intenzione di portare avanti per il rilancio, eppure anche in questo caso la situazione sembra tutt’altro che florida. Si continua a celebrare le nuove commesse: per carità nulla contro i Kit Kat o altri prodotti, ben vengano nuove commesse e nuove produzioni all’interno di San Sisto, tuttavia i volumi produttivi dei Kit Kat e di altri prodotti dovrebbero affiancare i prodotti caratteristici del marchio, non sostituirli come è già avvenuto! Basti pensare a tutti i cioccolatini e caramelle che abbiamo perso in questi anni, dai Tre Re ai Dimmi di Sì e Gianduiotti fino alle mitiche caramelle “Cinzia” e “Rossana”, senza dimenticare i biscotti “Ore Liete”… Le commesse che arrivano non sono altro che “boccate d’ossigeno” per lo stabilimento, di certo non costituiscono il rilancio né del brand né della fabbrica! In questo modo rischiamo seriamente di dover parlare, tra qualche mese, di altre decine di esuberi in “Perugina”, di dover raccontare altre storie umane drammatiche… Ma i sindacalisti di casa nostra continuano a minimizzare i problemi e ad esaltare nuove commesse e nuovi ipotetici volumi produttivi!! Tanto ci sono sempre gli ammortizzatori sociali da chiedere, oggi per almeno 33 dipendenti, domani chissà… A pagare è sempre lo Stato in una politica sindacale che ha fatto della precarietà del lavoro e della disperazione dei lavoratori un bacino utile per voti elettorali e per tessere sindacali!!!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

lunedì 4 marzo 2019

Luisa Spagnoli sempre tirata per la giacchetta!

Povera bisnonna Luisa! Ogni qualvolta si parla del futuro della Perugina tutti, nessuno escluso, la citano per portarla dalla propria parte e giustificare certe posizioni o dichiarazioni: già in passato abbiamo visto il nome della bisnonna citato a sproposito o contro di me da gente come Vincenzo Sgalla, Segretario regionale CGIL, Giacomo Leonelli, consigliere regionale PD, e Giuliano Giubilei, “novello” politico candidato a sindaco della città per il centrosinistra… Ora a scomodare la nonna Luisa, della cui esistenza e genialità tutti si sono ricordati solo DOPO la fiction, è stata addirittura la Nestlè che è arrivata persino a dire che «Luisa Spagnoli sarebbe fiera di un auspicabile dinamismo di marca», proprio quel dinamismo che, guarda caso, la multinazionale sta pensando per la Perugina.
Queste affermazioni si inseriscono in una lettera pubblica dove la Nestlè, in risposta ad un’interrogazione dell’On. Tiziana Ciprini, conferma l’arrivo a San Sisto dei Kit-Kat ma parla anche di «prevista dismissione di volumi marginali», ossia altri prodotti del marchio, definiti come «vecchia guardia sempre meno interessante per i gusti». Quindi, in base a questa lettera, la mia bisnonna dovrebbe essere fiera di vedere la sua Perugina spogliata di prodotti che ne hanno fatto la storia e l’identità? Dovrebbe essere fiera di prodotti che vengono cancellati e definiti marginali?
Mi dispiace, cara Nestlè, ma non credo affatto che la mia bisnonna sarebbe fiera della Perugina di oggi: la sua Perugina era un’altra cosa, era un mondo dolciario che non aveva soltanto i Baci o le Tavolette ma mille altri prodotti… Non credo che Luisa sarebbe fiera di vedere le sue caramelle “Rossana” prodotte in Piemonte, lontane da Perugia e dalla Perugina né, credo, apprezzerebbe che si parlasse di “volumi marginali” da dismettere, prodotti che probabilmente faranno la triste fine delle mitiche “Cinzia”, ancora oggi rimpiante dagli appassionati! Cara Nestlè, voi dite che la “vecchia guardia” è sempre meno interessante per i gusti dei consumatori, ma è davvero così?
Allora perché tirare in ballo la bisnonna Luisa, capostipite della “vecchia guardia”….? Tornando alle caramelle Rossana: nel 2016 erano state ritenute un prodotto “residuale”, quasi superato dopo 90 anni di storia gloriosa e per questo furono esternalizzate, nel silenzio sciagurato dei sindacati: la storia, però, vi ha dato torto, visto che le “Rossana” sono rinate grazie all’azienda FIDA e sono apprezzate e ricercate dai consumatori: semplicemente, bastava investirci, pubblicizzarle, sfruttare il loro potenziale…
Perché, oggi, ripetere lo stesso errore con i prodotti da voi definiti “vecchia guardia”? Perché, invece di definirli marginali, non si prova a incrementarne i volumi, a renderli più accessibili sul mercato, a pubblicizzarli e ad investirci sopra? La “vecchia guardia” non sono prodotti qualunque, ma peculiari della Perugina e della sua Peruginità!
Ben vengano i Kit-Kat, i Tartufi e altre produzioni, per carità, ma perché le nuove debbono per forza escludere quelle storiche? Condividiamo la riflessione amara del Dottor Francesco Falcinelli, ex Dirigente Perugina, quando afferma che «distruggendo i prodotti Perugina si distrugge il futuro di San Sisto, eliminando ogni aggancio alla Peruginità di questo stabilimento»: eliminando la “vecchia guardia”, cosa rimane di caratteristico in Perugina?
A questo punto, chiudo il mio intervento rivolgendomi ancora ai sindacati, in primis alla FLAI: possibile che non abbiate nulla da dire a riguardo? Possibile che non si intervenga per fermare queste dismissioni, che ci si accontenti dei soli Kit-Kat? Perché non ricordate all’azienda che i volumi produttivi, prima del 2015, non erano mai scesi sotto le 25.000 Tonnellate a San Sisto, mentre nel 2018 si sono attestate sulle 21.000 Tonnellate? Il tutto nonostante un Piano Industriale da 60 milioni d’investimenti in tre anni e mille altri annunci! Sindacati, se non ponete neppure queste domande in difesa degli operai e del lavoro, qual è la vostra ragione d’esistere? Qual è la vostra missione…?

martedì 20 novembre 2018

Perugina, va tutto bene madama la marchesa..?



In queste ultime settimane la “macchina della propaganda” è stata molto attiva in Perugina e ne abbiamo sentite di tutti i colori: è stato detto che l’azienda va a gonfie vele, che il “Bacio Rosa” è stato un enorme successo (questo è vero, e ne siamo molto felici) e che la produzione sta andando alla grande, tanto che Nestlè sta cercando nuova manodopera, 50 stagionali per la precisione: quest’ultima notizia, ovviamente, è stata presentata in “pompa magna”… Insomma, siamo ritornati al “va tutto bene, madama la marchesa”! E allora tutto quello che è successo negli ultimi mesi, gli esuberi, i reparti dismessi, i prodotti cancellati? Niente!!! Ma davvero in Perugina è così? A proposito dei nuovi stagionali, che cosa c’è da festeggiare? L’arrivo, a tempo determinato, di 50 lavoratori dopo che sono stati mandati via centinaia di maestranze…? Addirittura si è sentito parlare con enfasi di una Perugina che oggi conta circa 500-600 dipendenti, stagionali compresi: qualcuno ricorda che prima dell’ultima e dolorosa vertenza di qualche mese fa, i dipendenti erano circa 880? Per quanto tempo lavoreranno questi stagionali? Tradizionalmente in Perugina gli stagionali hanno sempre lavorato 3-4 mesi: sarà ancora così? Altra notizia è quella dell’apertura della fabbrica di San Sisto al pubblico, prevista per il 25 novembre: ma cosa è rimasto da vedere? Qual è l’assetto produttivo di Perugina oggi? E qui torniamo all’annosa domanda: perché i sindacati non hanno ancora chiesto a Nestlè un rendiconto degli ultimi tre anni? Quali sono stati i risultati del Piano Industriale 2016-2018, firmato anche da loro? Una cosa è certa: reparti sono stati smantellati, posti di lavoro tagliati, macchinari portati via, ma per far posto a cosa? Qualcuno ci può dire, dopo questo triennio, quale sarà il nuovo Piano Industriale per la Perugina? In merito al rilancio della Confiserie Perugina, voglio porre una domanda da consumatrice: il “Grande Assortimento Perugina”è la scatola “bandiera” di Perugina e, come spiega il nome, espone le specialità del marchio. Oggi la gamma si è ridotta molto rispetto alle origini, ma non solo: mancano cioccolatini storici e caratteristici, come i “Tre Re”, i “Dimmi di Sì” e i Gianduiotti! Come mai? I “Tre Re”, i “Dimmi di Sì” e i Gianduiotti faranno forse la fine delle “Canaste”, delle “Pomona” o delle caramelle “Cinzia”? Il futuro di questi prodotti sarà forse lo stesso delle “Ore Liete” o delle “Rossana”…? Insomma, Bacio Rosa a parte, qui in Perugina il futuro sembra tutto, tranne che roseo…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

martedì 23 ottobre 2018

Elezioni RSU Colussi, una disfatta per la FLAI-CGIL!



Le elezioni dei Rappresentanti Sindacali (RSU) all’interno dello stabilimento Colussi di Petrignano d’Assisi, che si sono svolte dal 15 al 17 ottobre, hanno portato importanti novità e rappresentano una vera e propria “Waterloo” per la FLAI-CGIL  di Michele Greco: i risultati del voto dei dipendenti parlano chiaro e i numeri sono impietosi! La lista della FLAI-CGIL ha ottenuto solo 73 voti (su 369 votanti e 354 voti validi) ed è stata la meno votata dai lavoratori Colussi, dietro la UILA-UIL (74 voti) l’Ugl Agroalimentare e la FAI-CISL, la sigla sindacale più votata con 105 voti. Un autentico “schiaffo” in termini di consensi, uno “sganassone” per dirlo alla perugina, e una sonora bocciatura per la FLAI, che nel 2017 era ancora il primo sindacato dello stabilimento e poteva contare su tre delegati: oggi passa all’ultimo posto e a soli due delegati rappresentanti! Che dirà adesso il segretario Michele Greco? Minimizzerà il tutto o, come al solito, farà finta di niente…? E pensare che solo pochi giorni fa, agli inizi di ottobre, Greco era stato rieletto segretario al congresso della FLAI-CGIL Umbria, nonostante il malcontento sempre più diffuso tra i lavoratori umbri dell’agroalimentare per certe sue “strategie” e politiche, in Perugina e alla Colussi: non è bastato nemmeno lo “smacco” di pochi mesi fa, quando gli operai di Petrignano (principale stabilimento e cuore della Colussi) bocciarono l’accordo integrativo con l’azienda caldamente “sponsorizzato” da Greco e compagni! L’accordo poi passò in base ai risultati degli altri stabilimenti del marchio, dove prevalse il SI, ma l’insuccesso di Petrignano era evidente e sollevava un campanello d’allarme, del quale, evidentemente, la FLAI-CGIL non ha tenuto conto… Già allora avevo rilevato un problema SERIO di rappresentanza della classe operaia e di una distanza, sempre più marcata, tra sindacati e istanze degli operai, ma alla CGIL hanno preferito fare finta di niente: oggi questi sono i risultati… Alla luce di queste elezioni dei lavoratori Colussi, viene da sorridere nel rileggere l’intervista a Michele Greco dopo la riconferma, nella quale il segretario FLAI, seppure a proposito di Perugina, affermava di non avere rimorsi, di aver «fatto di tutto per salvaguardare quel lavoro» e rimpiangeva solo il mancato prolungamento della Cassa Integrazione (ovvero un anno in più di agonia per i lavoratori)… Se non rimpiangeva nulla sulla Perugina, figurarsi se poteva fare autocritica per la Colussi!!! Ora gli operai, con il loro voto, hanno emesso una sentenza inappellabile sull’operato della FLAI a Petrignano: quale scusa userà stavolta Greco per commentare questa disfatta…? Per quanto riguarda gli altri risultati, bene la CISL, che risulta essere primo sindacato dello stabilimento, e soprattutto l’UGL Agroalimentare che, soprattutto tra gli operai, ha più che raddoppiato i suoi consensi rispetto al 2017 (95 voti contro i 38 del 2017) ed è diventato il secondo sindacato in Colussi, ottenendo un secondo delegato rispetto all’unico dell’anno scorso. Anche nel mondo sindacale il vento sta cambiando e i “sinistri” sembrano aver fatto il loro tempo…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

venerdì 28 settembre 2018

Lettera aperta a Maurizio Landini, segretario CGIL



Gentile Maurizio Landini,
ho seguito con interesse la sua visita allo stabilimento Perugina e ho letto sui giornali il suo discorso ai lavoratori, o per meglio dire a quelli che sono “eroicamente” rimasti. Mi permetta innanzitutto di presentarmi: sono la pronipote di quella Luisa Spagnoli che della Perugina è stata cofondatrice nel 1907 e che alla Perugina ha legato tutta sua breve vita. Dalle mani geniali della mia bisnonna sono nati i due prodotti simbolo per eccellenza del marchio Perugina, quel “Bacio” invidiato da tutto il mondo e quella caramella “Rossana” che, credo, anche lei almeno una volta nella vita ha ricevuto da piccolo da una sua nonna o zia. Parlare della Perugina per me è una questione innanzitutto di cuore, di ricordi d’infanzia, una storia di famiglia, anche se le strade dell’azienda e della mia famiglia si divisero nel 1972, con la Perugina rimasta in mano ai Buitoni… Premetto, signor Landini, che questa mia lettera non vuole essere un attacco né, tantomeno, fare una questione politica: so benissimo che Lei non ha alcuna responsabilità in merito agli ultimi eventi dell’azienda, tuttavia vorrei fare qualche “obiezione” a proposito di alcuni passaggi del suo intervento. Innanzitutto, signor Landini, non è affatto vero che l’accordo del 2016 tra sindacati e Nestlè fosse il «massimo che si poteva ottenere in quella situazione»: no, signor Landini, questa affermazione non posso accettarla! Probabilmente i due signori Michele Greco e Luca Turcheria che stavano ai suoi lati durante il suo intervento l’hanno informata male sulla Perugina e le hanno detto ciò che a loro faceva più comodo: in realtà quello è stato un accordo capestro, disastroso, che ha portato solo esuberi, costretto maestranze a lasciare l’azienda (anche se lo hanno fatto passare per uscita volontaria incentivata!!!) e ha “ucciso” la storia e la natura stessa della Perugina, che prima di allora non era mai stata un’azienda di solo cioccolato, ma un immenso mondo dolciario, fatto di “Bacio”, cioccolato ma anche di dragèes, caramelle, torroni, panettoni e molto altro! Un mondo dolciario che i suoi “compagni” della CGIL Sgalla, Greco e Turcheria, a parole, dicevano di voler difendere e salvaguardare insieme ai posti di lavoro: quel mondo, gentile Landini, oggi non c’è più! Lo stabilimento di San Sisto è stato in parte svuotato, sono stati portati via macchinari, sono stati esternalizzati i reparti dei biscotti, delle caramelle e delle “Strenne” e prodotti storici sono stati cancellati (penso alle caramelle “Cinzia”) senza essere sostituiti da nuovi prodotti o nuovi volumi produttivi. Tutto questo, signor Landini, grazie a quell’accordo firmato in primis proprio dai suoi “compagni” della FLAI-CGIL! Lo chieda ai lavoratori rimasti e a quelli che son dovuti andare via se quello era il miglior accordo possibile in quella situazione… Fin dalla presentazione del Piano Industriale e dalla firma dell’accordo solamente io e pochissimi altri (penso alla compianta Concetta Spitale, ex storica dipendente Perugina, ex CGIL poi espulsa, o a un altro uomo di sinistra, Stefano Vinti) lanciavamo l’allarme sui possibili rischi di quel Piano Industriale che smantellava due reparti e di quell’accordo che già prevedeva ricollocazioni interne ed esterne, ma i sindacati erano “galvanizzati” e, invece di riflettere su ciò che denunciavo, difendevano a spada tratta la multinazionale e tra i lavoratori diffondevano la “favola” degli esuberi zero, dei 60 milioni d’investimenti (che non si sa come sono stati investiti), dei maggiori volumi produttivi e pubblicità: anzi ero io ad essere attaccata come “visionaria” e “catastrofista”… In questo modo Nestlè ha potuto cedere senza colpo ferire le “Ore Liete” e le caramelle, due reparti che occupavano centinaia di operai. Così, dopo 90 anni, la “Rossana” usciva dalla Perugina senza nemmeno un minuto di sciopero, senza una parola dei sindacati e oggi vive una “seconda giovinezza” grazie alla piemontese FIDA, che crede realmente nel valore di questa caramella e della sua storia. Eppure ai tempi di mio padre Lino la CGIL, per molto meno, organizzò le barricate, con tanto di scioperi feroci e ad oltranza: facevano il loro mestiere, difendere gli interessi dei lavoratori! Su quelli di oggi, meglio stendere un velo pietoso: non penso sia un caso se nel 1988, all’arrivo di Nestlè, i dipendenti erano tra i 3000 e i 4000, mentre oggi sono poco più di 600… Landini, lei ha insistito sull’unità dei lavoratori e ha detto che «se qualcuno pensa di risolvere i propri problemi da solo, allora il sindacato finisce e siamo tutti più deboli»: concetto condivisibile, al 100%, ma che dovrebbe rivolgere ai compagni umbri della FLAI! Fin dal 2014 ho criticato anche duramente la multinazionale per certe decisioni e invitavo i sindacati a tenere alta la guardia, a battere i pugni e incalzare Nestlè: sono stata lasciata sola!!! Sgalla, Greco e Turcheria non si sa cosa pensavano, non lo sapevano nemmeno gli operai... Se ne ha voglia, gentile Landini, la invito a leggere i miei articoli dal 2014 ad oggi, li trova online… Lei infine dice che «non siamo mai stati tanto divisi e frantumati come adesso» e da la colpa «alle politiche liberiste e all’austerità»: ci può stare, ma è innegabile che una buona dose di colpa va anche a certi sindacalisti, ormai sempre più distaccati dal mondo operaio: non può essere un caso se molti lavoratori stracciano la tessera sindacale e che si registra un calo netto delle iscrizioni (nel 2015/2017 -5,2% secondo DEMOSKOPIKA). Basti vedere anche gli ultimi risultati politici: l’Umbria rossa sembra sempre più un lontano ricordo… Ripeto, gentile Landini, questa mia lettera non vuole essere un attacco, anzi: è un invito a riflettere, a valutare bene le informazioni che riceve, specie sulla Perugina. Meglio ascoltare direttamente le maestranze!
Con stima
Carla Spagnoli

venerdì 21 settembre 2018

Acqua Sangemini, che sta succedendo?



Cosa sta succedendo alla Sangemini? Da qualche settimana, ormai, si rincorrono una serie di notizie e voci a proposito del futuro della Sangemini e delle altre acque umbre del Gruppo Acque Minerali d’Italia, di proprietà della famiglia Pessina. Venerdì scorso i lavoratori della Sangemini-Amerino hanno fatto un’ora di sciopero alla fine di ogni turno. Mercoledì doveva esserci un confronto in Confindustria a Terni tra azienda e sindacati ma i manager non si sono presentati, anche se hanno dato la loro disponibilità per un incontro prima del summit previsto in Regione il 24 settembre. Le sigle sindacali denunciano (ma non c’è ancora nulla di ufficiale scritto) la volontà dell’azienda di ricorrere alla Cassa Integrazione Straordinaria per 30 dei 92 lavoratori delle acque a rotazione (30 dipendenti a giro), l’intenzione di investire solo sulle acque “Sangemini” e “Grazia” (l’acqua effervescente naturale) e limitare la produzione di “Fabia”, “Amerino” e “Aura”… Tutto questo, affermano i  sindacati, senza che l’azienda abbia presentato un Piano Industriale e soprattutto senza tavoli di trattativa e di confronto tra le parti! Le sigle sindacali hanno anche puntato il dito contro la convocazione di alcuni lavoratori per un colloquio, senza prima una comunicazione preventiva alle RSU, come riportato in un articolo del sito ternitoday.it del 29 agosto 2018! Perché questa convocazione? Di cosa si è parlato e che cosa è stato proposto ai lavoratori? Perché le Rsu non sono state messe al corrente? Tutte queste notizie apparse sui giornali pongono serie riflessioni sullo stato attuale dell’azienda, che con le sue acque rappresenta un vero e proprio simbolo del Made in Umbria. La famiglia Pessina ha sicuramente il merito di aver rilevato nel 2014 una Sangemini in profonda crisi e di averla risollevata e di aver salvato oltre 90 posti di lavoro, tutti a tempo indeterminato. In questi anni ci sono stati importanti investimenti commerciali e pubblicitari, tanto che Sangemini è stata pure tra gli sponsor ufficiali del Giro d’Italia 2018, e un rilancio del marchio indubbiamente c’è stato. Tuttavia i lavoratori attendono un nuovo piano di sviluppo che continui quanto è stato fatto finora, e il ricorso alla Cassa Integrazione non sembra presagire nulla di buono: il timore di esuberi, tagli e sacrifici, purtroppo, è sempre dietro l’angolo! Ricordiamo che l’acqua è un bene pubblico demaniale e la Regione ha dato le concessioni dei pozzi alla Sangemini fino al 2024, a patto che l’azienda mantenga intatti i posti di lavoro. Il prossimo Piano Industriale sicuramente servirà per capire le prospettive future dell’acqua e dei lavoratori. Ci auguriamo che la proprietà faccia tesoro delle proposte dei lavoratori (ad esempio la richiesta di investire sulla linea vetro, fondamentale nel mercato della ristorazione) e che continui a puntare sulle altre acque, molto apprezzate: penso, ad esempio, alla storica acqua “Amerino”, definita l’«acqua nobile dell’Umbria» e bevuta dal poeta Gabriele d’Annunzio. Ci auguriamo, però, che anche i sindacati facciano la loro parte in maniera responsabile e pensino soprattutto al bene dei lavoratori: ci risulta infatti che in un passato anche recente ci siano stati atteggiamenti di totale chiusura e di scontro con la proprietà, soprattutto da parte della FLAI-CGIL che invece di cercare il dialogo ha preferito le barricate a tutti i costi. Un atteggiamento sterile che non fa bene né alla Sangemini né tanto meno ai lavoratori, gli unici che, come sempre, pagano sulla loro pelle errori di strategia sindacale e non solo!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


giovedì 31 maggio 2018

Precisazione in merito al nostro ultimo intervento sulla Colussi


In merito al nostro intervento intitolato «Colussi, gli operai bocciano i sindacalisti», pubblicato nel primissimo pomeriggio di ieri, ci preme fare una precisazione che rettifica un passo dell’articolo: nella serata del 30 maggio 2018, ci è giunta la notizia che alle votazioni sull’ipotesi di accordo integrativo Colussi hanno partecipato, in un momento diverso dal voto degli operai dei tre stabilimenti produttivi, anche gli impiegati degli Uffici di Milano, i quali si sono espressi per il SI all’accordo firmato da azienda e sindacati. Quindi il risultato finale complessivo del voto, che fino alla giornata del 30 maggio aveva visto il NO prevalere sul Si in base ai risultati degli stabilimenti di Petrignano d’Assisi, Tavarnelle e Fossano, dopo gli Uffici di Milano è stato ribaltato e ha visto la vittoria definitiva del SI con circa 17 voti di scarto. L’accordo integrativo pertanto è passato. Ne prendiamo atto e rispettiamo pienamente l’esito delle consultazioni e soprattutto il parere di tutti i dipendenti Colussi: non a caso, in un altro nostro intervento, avevamo scritto che sospendevamo il nostro giudizio sull’accordo in attesa del voto, perché il parere dei lavoratori conta più di tutto e di tutti! Ci chiediamo solo perché gli Uffici di Milano hanno votato il 30 maggio mentre negli altri stabilimenti il 28-29 maggio, forse sarebbe stato meglio far votare tutti nello stesso momento per avere da subito un quadro definitivo più chiaro… Comunque accettiamo gli aggiornamenti del voto e non esitiamo a farli nostri, tuttavia confermiamo quanto abbiamo scritto nel resto dell’intervento, rimangono intatte le nostre critiche ai sindacati e ribadiamo ancora una volta la questione che abbiamo posto: c’è un problema SERIO di rappresentanza della classe operaia e di una distanza sempre più marcata tra sindacati e mondo del lavoro e degli operai in particolare!!! Anche se il SI all’Accordo Integrativo ha prevalso, resta il dato INOPPUGNABILE e grave che a Petrignano d’Assisi, principale stabilimento e cuore storico della Colussi, il NO ha vinto con 128 voti in più rispetto al SI e quindi gli operai hanno bocciato sonoramente la linea di quei sindacati che hanno firmato l’accordo e si sono subito affrettati ad elogiarlo. Resta il fatto che il SI ha prevalso ma non di molto e ciò è indicativo di come ci sia tra gli operai un certo malcontento e delle dolorose tra dipendenti di cui nessuno sente il bisogno. I sindacati non possono non tenerne conto!!! La classe operaia e le sue istanze dovrebbero essere la ragione profonda d’esistenza di un sindacato, la missione principale della sua azione: da tempo, in Perugina e nello stabilimento Colussi di Petrignano, non è più così… La questione della rappresentanza degli operai è, soprattutto in Umbria, più attuale che mai ed è arrivato il momento per il Sindacato di riflettere su questo e prendersi le sue responsabilità: certi sindacalisti umbri, da tempo, hanno perso la loro credibilità di portavoce degli operai!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 30 maggio 2018

Colussi, gli operai bocciano i sindacati!!!



Sindacati sconfessati pubblicamente dagli stessi operai e bocciati su tutta la linea! Questa è la sentenza inappellabile, e per certi aspetti storica, che è uscita dallo stabilimento Colussi di Petrignano d’Assisi, dove il 28 e 29 maggio si sono tenute le votazioni delle assemblee dei lavoratori a proposito dell’accordo integrativo firmato dall’azienda e da CGIL, CISL e UIL…. Questo voto è stata una doccia gelata per i sindacalisti, che “incensavano” l’accordo e parlavano di «rinnovo positivo» senza nemmeno aver prima consultato i lavoratori: il risultato è stato che a Petrignano, su 341 votanti, i NO all’accordo integrativo sono stati 229, i SI 101, il No ha prevalso con ben 128 voti di scarto!!! È vero che negli altri stabilimenti di Tavarnelle e Fossano ha prevalso il SI, tuttavia l’esito delle votazioni non cambia, dal momento che Petrignano è di gran lunga il primo stabilimento Colussi per numero di lavoratori, nonché cuore ed anima dell’azienda! Complessivamente il NO all’accordo ha prevalso per circa 12 voti… Un’autentica batosta per i sindacalisti di casa nostra e per la loro credibilità, ormai prossima allo zero agli occhi degli operai! Un’eccezione è rappresentata dall’UGL Agroalimentare che fin dal primo momento si è schierata con i lavoratori, ha ascoltato le loro preoccupazioni (a differenza degli altri…) e ha avanzato critiche verso un accordo che prevedeva gli ennesimi sacrifici sulla pelle dei lavoratori in materia di flessibilità oraria e premi di produzione! Al Segretario Provinciale dell’UGL agroalimentare Massimo Morelli va il nostro plauso. Fin da subito avevamo denunciato il clima di malcontento diffuso tra i lavoratori Colussi e avevamo espresso dei dubbi su un accordo integrativo che i sindacalisti esaltavano «con soddisfazione» e definivano “positivo”, “significativo”, “importante”, quasi fosse “il migliore dei mondi possibili”: neanche i manager dell’azienda, forse, si sono spinti a tanto negli elogi!!! Questa è la prova lampante della distanza abissale tra i sindacalisti di oggi e la realtà del mondo del lavoro, la dimostrazione che i sindacati, che dovrebbero essere portavoce delle istanze dei lavoratori, oggi sono più “amici” e “testimonial” delle multinazionali e dei “padroni” piuttosto che degli operai… Non è bastato nemmeno cambiare all’ultimo minuto le modalità di voto e venir meno a precedenti accordi tra le sigle per evitare l’ennesima figuraccia!!! Con quale credibilità questi sindacalisti pensano ancora di rappresentare i lavoratori nelle trattative? Non sono ancora “sazi” di prendere batoste in Perugina e in Colussi? Il Dottor Michele Greco, segretario FLAI-CGIL Umbria, è soddisfatto dell’ennesima “figura”…? C’è qualcuno che in questo paese trae le conseguenze dei propri fallimenti e bocciature e se ne prende le responsabilità…?

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

domenica 27 maggio 2018

Colussi, quali strategie a difesa dei lavoratori?



Ritorniamo a parlare della Colussi. Lo scorso 18 maggio i rappresentanti dell’azienda hanno incontrato le segreterie nazionali e regionali di FAI CISL, FLAI CGIL e UILA UIL e, insieme alle RSU della Colussi, hanno trovato un’ipotesi di accordo integrativo per il 2018-2021 che riguarda i lavoratori degli stabilimenti di Petrignano d’Assisi, Tavarnelle e Fossano. Subito i sindacalisti si sono affrettati ad elogiare il rinnovo dell’accordo e si sono vantati delle loro firme, dimenticando però che l’ultima parola su qualsiasi accordo spetta sempre ai lavoratori attraverso una regolare assemblea, come ha giustamente osservato Massimo Morelli, segretario provinciale dell’Ugl agroalimentare. I lavoratori e le maestranze, infatti, sono i principali soggetti interessati da qualsiasi trattativa tra azienda e sindacati, sono i primi a subire le conseguenze, positive o negative, di qualsiasi accordo tra le parti. I sindacati parlano di «rinnovo positivo» prima ancora di sentire il parere degli operai, dei quali dovrebbero essere “portavoce”: siamo sicuri, signori sindacalisti, che quest’accordo integrativo va bene ai lavoratori? Francamente nutriamo dei dubbi, dal momento che quest’intesa, sempre secondo l’Ugl agroalimentare, porterà un ulteriore innalzamento del limite massimo di ore utilizzabili per la flessibilità oraria, a discapito dell’orario settimanale, e aggiungerà altre 24 ore di flessibilità rispetto alle 88 ore già previste, ore da recuperare anche nei sabati e nelle domeniche! Siamo così certi che gli operai saranno disposti a questi ennesimi sacrifici? Ci risulta che nello stabilimento di Petrignano di Assisi ci sia un malessere diffuso e siano sorte forti perplessità in merito ai contenuti dell’accordo integrativo, nonostante i sindacalisti firmatari vogliano convincere i dipendenti del contrario… Ci risulta anche che in seno ai sindacati attivi nell’azienda ci siano divisioni di non poco conto: sembra infatti che in un primo momento si fosse raggiunto un accordo votato a maggioranza dalle sigle sindacali per indire l’assemblea dei lavoratori lunedì e per far votare l’accordo in un'unica giornata, chiudendo le votazioni alle 22,00. Sembra però che un potente sindacato, in maniera unilaterale, abbia affisso poco dopo nella bacheca sindacale della Colussi un foglio dove indicava nuove modalità di voto che prolungavano a due giorni il tempo delle votazioni sull’accordo, in barba a quanto stabilito precedentemente dalle altre sigle. Perché questa scelta, che rischia di creare divisioni tra lavoratori di cui nessuno sente il bisogno? Perché i sindacati non marciano compatti a difesa degli operai? Non dovrebbe essere questa la loro missione principale? Da chi è partito l’input che ha portato al nuovo metodo di voto, rompendo il patto con le altre sigle…? Per quanto riguarda l’Accordo integrativo, abbiamo sollevato i nostri dubbi ma sospendiamo il nostro giudizio, in attesa del voto all’Assemblea dei lavoratori: agli operai, alle maestranze e agli impiegati l’ultima parola, il loro giudizio conta più di tutto, anche più delle “belle parole” di certi sindacalisti…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

martedì 20 marzo 2018

Perugina, una tragedia annunciata!



Rabbia, dolore, costernazione: sono queste le sensazioni che ho provato, e provo tuttora, dinanzi a quei lavoratori impiegati della Perugina-Nestlè licenziati con effetto immediato: gente che ha dato la vita per l’azienda e il marchio e che in fretta e furia ha dovuto riempire gli scatoloni con i loro effetti personali e liberare le scrivanie e gli uffici! Posso solo immaginare come si sentano e cosa stiano provando questi lavoratori… «Cartoni, gente in lacrime, gente che urla, gente che si nasconde nei bagni e gente che prova a ridere e consolare», bastano queste poche ma dure parole, tratte dal sito umbriajournal.com, per descrivere la cruda realtà della Perugina di oggi, la sua lenta agonia risoltasi in tragedia! Una tragedia annunciata da troppo tempo, iniziata con lo spostamento del Centro Direzionale a Milano nel 1999, con la cancellazione di prodotti storici (Cinzia, Pomona, Torrone “Nigro”, eccetera), con l’assoluta mancanza di nuovi prodotti, di pubblicità e di una seria strategia di rilancio sul mercato, e proseguita con quel Piano Industriale sciagurato e quegli Accordi “capestro” tra Nestlè ed RSU del 2016, che hanno permesso di portare via da San Sisto due grandi reparti (“Ore Liete” e “Caramelle”) e i loro macchinari, di esternalizzare il reparto dei regali aziendali (le “Strenne”), una tragedia che ora sta prefigurando i peggiori scenari possibili!!! Io però oggi non piango tanto per l’azienda: la Perugina, anima e cuore della mia bisnonna Luisa, è morta quando è stata venduta a Nestlè e quando è stata trasformata da azienda dolciaria, fatta di un mondo di prodotti, a fabbrica del cioccolato e di soli Baci e Tavolette, con il placet dei sindacalisti… Io piango per tutti gli operai che hanno lavorato per anni in Perugina e per gli effetti sociali devastanti per centinaia di famiglie sul territorio, che si ritrovano senza certezze e speranze nel futuro! Fa male vedere tutta questa disperazione e pensare che non c’è al momento una soluzione, che non si vede la luce in fondo a questo tunnel maledetto… Le prime “vittime sacrificali” di questo scempio sono gli impiegati in ufficio, i cui licenziamenti hanno effetto immediato: impiegati dimenticati per lungo tempo dai sindacati (sono stata io la prima, ahimè, a ricordare gli impiegati Perugina sui giornali), costretti ad “emigrare” in altre aziende dopo la chiusura di storici uffici, decisa da Nestlè senza alcuna resistenza, oppure ad “insegnare il mestiere” a giovani venuti a Perugia per sfilare loro il lavoro! I sindacati dovevano tutelare impiegati e maestranze dall’inizio alla fine: non c’erano e non ci sono stati! Hanno sempre e solo pensato alla “strategia” dell’assistenzialismo di Stato… Sulle Istituzioni, meglio stendere un velo pietoso: assenti, impotenti, lontane dai lavoratori, capaci solo di andare nei tavoli di “trattativa”, dire frasi di circostanza e fare sorrisini e strette di mano: ora che siamo alla fine qualche politico si muove, tanto esporsi a cose fatte non costa niente… Chi si è mosso a tempo debito contro Nestlè e la sua potenza? Quali Deputati e Senatori umbri hanno seriamente “pungolato” la multinazionale e chiesto che fine hanno fatto quei famosi 60 milioni d’investimenti? Nessuno ha messo al centro questa domanda, per ignoranza e per paura!!! Adesso che fine faranno questi lavoratori e le loro famiglie? Come si manterranno? Chi penserà a loro? I sindacati? La Presidente Marini e la sua giunta? Il Viceministro Bellanova, il cui “operato” è sotto gli occhi di tutti? Oppure Matteo Renzi, che da Premier andava in visita a San Sisto a complimentarsi con i vertici Nestlè per «questa storia di successo» e per i «PROGETTI FUTURI DI SVILUPPO» e poi prometteva agli operai di “stare con il fiato sul collo della Nestlè”: si è visto quanto fiato hanno sprecato… Ripetiamo: questa era una tragedia annunciata e ora qualcuno dovrà prendersi le responsabilità del proprio “operato” e pagare di fronte ai lavoratori!!!
Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 14 marzo 2018

Il finale inglorioso della vertenza Perugina



Sindacati Perugina: tutto, tranne il lavoro! È questa la sintesi che è emersa dall’incontro che ha “sbloccato” la vertenza Perugina. “Grazie” all’intermediazione sindacale, i lavoratori oggi sono molto più favoriti nel lasciare l’azienda per tentare altri posti di lavoro… Per quelli che vogliono restare, la soluzione è passare a forme di part-time “flessibile”, che comportano la perdita di ore di lavoro e quindi l’abbassamento dello stipendio! A due anni di distanza dalla dismissione di reparti e prodotti, tutto avvenuto sotto gli occhi di un Sindacato che esaltava la “rivoluzione” della fabbrica di San Sisto, l’ultimo confronto si è chiuso con rassicurazioni su tutti i fronti, tutti tranne quello di accrescere il lavoro! Così, chi vuole rispondere ad offerte di lavoro di altre aziende potrà essere riassunto da Perugina in caso di licenziamento entro i 14 mesi, ma solo come stagionale!!! Chi sceglierà il part-time ridotto, con stipendi poco superiori a 750 euro, riceverà, sembra, qualche incentivo in più per i primi anni. E dopo? Quale “etica” sindacale e “strategia” ci sono dietro questo precariato crescente? In Perugina l’età media non può essere alta, dopo decenni di prepensionamenti. Quali prospettive di vita avranno quei padri e madri di famiglia con stipendi così bassi? Per i primi anni non cambia niente, dicono. E allora? Metter su famiglia, avere un progetto di vita, può essere limitato ai primi 5 anni? Dopo come si sosterranno queste famiglie nascenti? Andranno ad elemosinare…? L’articolo del Direttore Franco Bechis della scorsa settimana è illuminante quando parla di un Sindacato poco propenso a far “migrare” i lavoratori Perugina verso altre aziende! Il motivo, a parere di Bechis, è che se i lavoratori se ne vanno, il Sindacato perde iscritti. Un sospetto non infondato, vista anche la pronta replica del “solito” Michele Greco! Il mio pensiero va oltre: un popolo di lavoratori precari è un ottimo “cliente” per il Sindacato Perugina! Questo spiegherebbe il teatrino dal 2016 con un Sindacato che firma, poi si stupisce di cosa ha firmato, ammette di non capire, si mobilita ma non troppo e giorno dopo giorno si accontenta di piccoli risultati! In un momento in cui l’istituzione sindacale è in crisi, il Sindacato Perugina si è guadagnato almeno altri 5 anni di vita… 5 anni di attese e timori per i lavoratori, 5 anni di “protezione” sindacale (si fa per dire), in cui ci si è “infischiati” dei lavoratori già in Cassa Integrazione o pronti ad andarci nei prossimi mesi! Abbiamo visto la storia di “Embraco”: è bastato un solo ministro (Calenda) che parla con i lavoratori, fila dritto a Bruxelles e torna con la vittoria di aver bloccato tutto, almeno per un anno… Nel caso di Perugina abbiamo assistito invece a due anni di incontri, viaggetti a Roma dal viceministro Bellanova, consultazioni varie e incontri stanchi e inconcludenti. Non sono mancate però le dichiarazioni, sui giornali, di un Sindacato quasi belligerante! Pagine “gloriose” di storia sindacale che però i lavoratori iniziano a capire, visti anche i risultati elettorali: l’Umbria ha cambiato diametralmente colore, senza cadere nelle illusioni, ma dando un segnale forte e maturo! Il segnale di lavoratori e cittadini traditi dal Sindacato e delusi dalle Istituzioni, a partire dalla Presidente Marini e dalle sue dichiarazioni sterili e di facciata che porteranno nel 2020 a deporre le bandiere rosse nei cassetti! Per non parlare delle dichiarazioni dell’Assessore Paparelli che definisce l’accordo «propedeutico al rilancio di un’industria e di un marchio strategici»… Cittadini delusi da un PD che ha parlato di tutto tranne che di lavoro e da una sinistra che non si è voluta “sporcare le mani” con la vicenda Perugina. E, vista la mia nota imparzialità, delusi anche da una Giunta e da un Consiglio comunale che non si sono affacciati sulla questione Perugina, neppure con i consiglieri di opposizione. Sulla Perugina si è mosso di più il Cardinale Bassetti che i politici dall’anima comunista! Questo il quadro di una gestione “di sinistra” che in due anni ha visto il Sindacato prima svendere il lavoro-fatto di prodotti, reparti e posti- ed oggi svendere i lavoratori e la loro dignità!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


giovedì 22 febbraio 2018

Perugina, continua l’agonia…



Il 15 febbraio si è svolto l’incontro al MISE sulla Perugina tra sindacati, manager Nestlè e istituzioni: un’ora di faccia a faccia, alla fine del quale erano tutti contenti e sorridenti, tutti a dire che era andato bene e che l’accordo è alle porte, mancava solo la benedizione del Papa… La Marini e i sindacati erano entusiasti perché Gianluigi Toia, Capo delle Relazioni Industriali di Nestlè Italia, ha assicurato che «l’azienda, su richiesta sindacale, verificherà la possibilità di proroga della CIG, e il 22 febbraio saremo al Ministero per le procedure necessarie». Un’agonia prolungata di un altro anno con l’assistenzialismo di Stato: questa è l’unica “strategia di sviluppo” che hanno in mente questi sindacati e questa sinistra!!! Una proroga che non porterà nulla di buono ai lavoratori, visto che Toia ha ribadito che la Cassa Integrazione servirà solo per far sì che i lavoratori accettino di uscire dalla Perugina… E così questo tavolo al MISE è stato solo l’ennesimo “incontro di facciata” con dichiarazioni, sorrisini di circostanza e null’altro! Ci saremmo aspettati delle domande dal tavolo “umbro” sul futuro dell’azienda, ci aspettavamo che si parlasse di lavoro e prospettive legate alla più grande realtà storica del territorio, ma l’obiettivo dell’incontro era evidentemente un altro: fare un bello spot elettorale congiunto! Il tavolo al MISE ha lasciato intatti gli stessi identici problemi della Perugina e ora è sempre più concreto il rischio di un’involuzione sociale… Rimangono sul piatto tutti i 364 esuberi annunciati da Nestlè, con i nuovi contratti part-time, ai quali hanno già aderito circa 93 operai, i lavoratori rinunceranno ad uno stipendio dignitoso per uno da 700 euro mensili che avrà si degli incentivi fino a 5.000 euro l’anno (per arrivare ad un salario mensile da circa 1.100 euro) ma solo per tre anni (massimo 5). E dopo i tre anni? Nulla, il lavoratore sarà più vecchio e, se tutto andrà bene, dovrà accontentarsi di 700 euro al mese!!! Come si può vivere con 700 euro? Come si potrà accedere al credito con questa paga? I sindacati, con la loro “strategia”, hanno condotto per mano i lavoratori a rinunciare al proprio stipendio! Dopo tutte le loro proposte assurde (Polo Logistico, internalizzazione dei servizi a discapito dei lavoratori delle cooperative esterne, ecc.) si è arrivati alla proroga della CIG.… Ora i dipendenti sono terrorizzati e disperati, tutto è surreale! Quale criterio è stato seguito per gli esuberi? A questo deve pensare il sindacato, questo è il suo compito… Nessuna domanda è stata fatta in merito agli “squillanti” 60 milioni d’investimenti: dove sono finiti? È appena trascorso San Valentino con una pubblicità dei Baci a dir poco ridicola! Dove sono i nuovi prodotti? Dove sono i negozi? Dove sono i volumi produttivi di quei Baci che avrebbero dovuto “inondare il mondo”? Incomprensibile come in TV ci sia la pubblicità delle “Nuvole” Perugina che nulla hanno a che vedere con le sorti dello stabilimento di San Sisto e sono prodotte in Francia! Nessun cenno è stato fatto ai cassintegrati già a casa, persi nel dimenticatoio… Basta con il disco rotto dei milioni d’investimenti che mal si conciliano con l’agonia di un anno di Cassa Integrazione! Per quanto riguarda le ricollocazioni e gli incentivi di Nestlè alle aziende che riassumeranno operai della Perugina, nessuno ha detto che questi incentivi probabilmente andranno a turbare il mercato del lavoro in Umbria a discapito soprattutto di tutti quei giovani che, tra mille ostacoli, stanno cercando un’occupazione: con le ricollocazioni, quante possibilità di trovare un impiego perderanno i nostri ragazzi? La Presidente Marini, che si professa di sinistra, dinanzi alle ricollocazioni avrebbe dovuto “urlare” e battere i pugni, visto che l’Umbria si sta sempre più desertificando, con i nostri giovani che scappano via, e visto che siamo la Regione con il più alto tasso di depressi anche per il problema occupazione! Invece la Presidente è uscita soddisfatta dall’incontro al MISE e ha pure dichiarato che «finalmente si afferma che occorre garantire al massimo l’occupazione, il lavoro ed anche la protezione sociale dei lavoratori». Questa è l’immagine più eloquente della sinistra e del sindacato di oggi, che lascia al suo destino i lavoratori e un’azienda come la Perugina che ha fatto la storia di questa Regione….
Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

martedì 6 febbraio 2018

Vertenza Perugina, l’atto finale!


«Temiamo che gli esuberi si paleseranno in tutta la loro tragicità da febbraio 2018, quando inizierà la curva bassa di produzione». Queste sono le parole con le quali già dallo scorso anno e in più interventi denunciavo la situazione della Perugina e il suo epilogo scontato, figlio di un Piano Industriale e di accordi capestro tra Nestlè e sindacati. Ora, per citare “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, sembra che il sacrificio della nostra Perugina è consumato! Infatti all’interno della fabbrica stanno circolando dei moduli informativi Nestlè nei quali sono elencate le figure professionali che servono all’azienda: agli operai non rimane altro che accettare i nuovi contratti part-time oppure scegliere le famose ricollocazioni o gli esodi volontari, il tutto ENTRO 10 GIORNI!!! Insomma, lo spettro degli esuberi ha preso forma, come purtroppo avevo annunciato… La cosa più assurda è che ancora c’è qualcuno che mostra stupore a parla di decisioni prese in sordina! Sono mesi che la Nestlè ha svelato le carte e parla di una Perugina con al massimo 600 dipendenti, dov’è la novità??? Ma quando queste cose le scrivevo io, quando denunciavo che a febbraio gli esuberi si sarebbero palesati, dov’erano tutti? In questi tre anni di dura battaglia ho sempre descritto, dati e notizie certe alla mano, la situazione della Perugina con parole forti ma chiarissime, senza troppi fronzoli, ho fatto appelli a chiunque, ho lanciato continui allarmi per mantenere alta la guardia sull’azienda: qual è stato il risultato? Insulti e calunnie sui social, accuse dai sindacalisti e dai loro “accoliti” e un immobilismo vergognoso e complice di tutta la classe politica! Ricordo quando una “signora” operaia, evidentemente “entusiasta” dell’operato dei sindacati, con un astio incredibile mi accusava di «strumentalizzare la situazione Perugina per scopi puramente politici» e addirittura di non averci messo la faccia! Non capisco cosa dovevo strumentalizzare, visto che non ho mai pensato ad una candidatura né alle scorse Regionali né tantomeno alle prossime Politiche, e non a caso il mio nome non è MAI uscito tra le “toto candidature”… Quanto poi alla mia faccia, la “signora” stia ben tranquilla e non si preoccupi per me: i miei interventi, le mie interviste sui giornali locali e nazionali, i miei appelli a politici e sindacalisti e tutti gli attacchi subiti per la Perugina parlano per me: sono altri quelli che devono guardarsi allo specchio, farsi un esame di coscienza e andare a rivedere quello che (non) hanno fatto e scritto per difendere la Perugina! Forse dovevo mettere la mia faccia su un corteo in centro, con bandiere politiche e fischietti, che si è dimostrato tardivo e sterile…? Quel corteo era utile solo ai sindacati, a coloro che con le loro firme sugli accordi hanno permesso che si arrivasse a questo disastro! E che dire di tutti quei “buontemponi” e leoni da tastiera che continuano a tirare in ballo la mia famiglia che, secondo loro, avrebbe venduto la Perugina a De Benedetti o direttamente a Nestlè: a questi ignoranti di storia (nel senso che non conoscono) ricordo per l’ennesima volta che mio padre Lino uscì dalla Perugina già nel 1972, ben 13 anni prima che De Benedetti acquistasse l’azienda da Bruno Buitoni per rivenderla a peso d’oro a Nestlè nel 1988. Ripassare un po’ di storia o informarsi prima di fare certe “sparate” sui social di sicuro non guasterebbe! Quanto ai sindacati, cos’altro aggiungere ancora? È come sparare sulla Croce Rossa! Prima erano i grandi “cantori” del Piano Industriale e degli accordi firmati con Nestlè e parlavano di Perugina come un “mondo dorato” poi, dopo l’annuncio dei 364 esuberi da parte di Nestlè, invece della linea dura a difesa del lavoro hanno preferito prendere tempo e hanno tirato fuori le proposte più assurde e improbabili per la Perugina e si sono limitati a dei tavoli di “trattativa” e a timide proteste per cercare di far vedere che c’erano, poi hanno puntato tutto sulla proroga degli ammortizzatori sociali, che non servono a niente se non a prolungare l’agonia di un anno! E adesso? C’è chi parla di “accordo difensivo” e dice che «che dal 15 febbraio non tutti potrebbero avere una soluzione soddisfacente»!!! Con buona pace delle dure battaglie fatte dal sindacato per la difesa dei posti di lavoro e per i diritti degli operai… Un consiglio voglio darlo a questi sindacalisti: perché non mettono i loro nomi in cima alla lista degli esuberi? Perché non accettano, loro per primi, le ricollocazioni esterne o le uscite volontarie, visto che hanno messo le loro firme sugli accordi? Di sicuro salverebbero qualche maestranza e riscatterebbero in parte il fallimento delle loro strategie che ha contribuito a portare la Perugina in questo stato!!!
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

lunedì 15 gennaio 2018

Lavoratori Colussi, un dramma sociale!


Per circa 40 operai della Colussi si attendono giorni difficilissimi e drammatici… L’azienda infatti, in seguito all’accordo sottoscritto con i sindacati e votato dai lavoratori, ha annunciato 59 uscite, delle quali 19 saranno prepensionamenti ed esodi volontari. Gli effetti sociali di questi licenziamenti rischiano di essere devastanti: stiamo parlando di padri e madri spesso a capo di famiglie monoreddito, lavoratori con problemi di salute, impossibilitati a fare i turni notturni, persone con disabili a carico e dipendenti con più di 50 anni che lavorano allo stabilimento di Petrignano d’Assisi da oltre 20 anni, lontani dalla pensione e che difficilmente potranno trovare un nuovo impiego! Quale sarà la loro “fine”? Qualcuno, nel sindacato o nelle istituzioni, ha pensato a loro? Dal momento che ci sono ancora sei mesi di ammortizzatori sociali garantiti, non sarebbe stato più opportuno aspettare invece di procedere subito ai licenziamenti? Il rischio, adesso, è che possa esserci una “macelleria sociale”!  Per settimane ci è stato detto da politici e sindacalisti che l’Accordo firmato con l’azienda era il migliore degli accordi possibili, il massimo che si poteva ottenere dalla trattativa e si è parlato persino di «approccio responsabile e costruttivo messo in campo da entrambe le parti». La Colussi prima ha annunciato la cifra dei 125 esuberi poi, con le “trattative”, ha ridotto il numero ad una sessantina di licenziamenti, senza alzare fastidiosi “polveroni” mediatici! È vero che l’accordo è stato votato anche dagli operai, per carità, ma con il timore di perdere il lavoro è comprensibile un voto favorevole…. La cosa più paradossale è che qui vengono licenziati lavoratori di un’azienda assolutamente sana, che si espande sul mercato italiano e non solo, che annuncia investimenti per 80 milioni di euro e lancia nuovi prodotti, molto apprezzati dal pubblico…. Che cosa hanno ottenuto i lavoratori da questa vertenza? L’offerta di 20.000 EURO LORDI per accettare l’uscita volontaria e perdere il posto di lavoro? Garanzie di percorsi di formazione per la ricollocazione in altre aziende? Questo è il massimo che i sindacati hanno saputo ottenere…? È stato firmato un accordo che si basa sui criteri delle esigenze tecnico-produttive, sulle uscite volontarie e sui prepensionamenti: perché i sindacati non hanno scelto di tutelare i criteri dell’anzianità, dell’esperienza e dei carichi familiari? Perché i lavoratori più deboli non sono stati protetti e risparmiati dalla mannaia dei tagli decisi dall’azienda? Eppure proprio la difesa di questi lavoratori dovrebbe essere la missione principale di un sindacato! Infine  nell’accordo è prevista la possibilità per ogni singolo lavoratore di scegliere volontariamente la riduzione dell’orario di lavoro e il passaggio da un contratto full-time ad un part-time: perché allora l’azienda ha scelto di licenziare una sessantina di lavoratori, senza neanche aver visto prima quanti potevano accettare la riduzione dell’orario di lavoro? Perché questa opzione non è stata maggiormente incentivata e caldeggiata dai sindacati? Magari il numero degli esuberi poteva calare ulteriormente…. Intanto l’Umbria continua a perdere posti di lavoro e vive sempre più di ammortizzatori sociali,una lenta agonia!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia 

lunedì 6 novembre 2017

Colussi, perché licenziare 125 lavoratori?


Com’è noto, la Colussi ha deciso di avviare la procedura di licenziamento collettivo per 125 dipendenti dello stabilimento di Petrignano d’Assisi su 450 lavoratori totali. Una vera e propria “doccia gelata”, visto anche che solo a Petrignano l’azienda ha deciso tagli così pesanti… Una decisione ancor più “paradossale”, se si pensa che la Colussi è in espansione, ha annunciato per il triennio 2017-2019 investimenti per 80 milioni di euro, ha lanciato nuovi prodotti e nel 2016 è stato il primo gruppo alimentare in Italia per crescita (⁺21,5%): ad esempio il marchio “Misura” è cresciuto del 34%! Perché allora la proprietà ha deciso di intervenire così radicalmente su Petrignano d’Assisi, che è lo stabilimento principale oltre che il cuore storico della Colussi? I primi “sintomi  di smobilitazione”ci sono stati nei mesi scorsi, con la decisione di delocalizzare a Fossano, in Piemonte, la produzione delle fette biscottate: un duro colpo per i lavoratori che hanno visto mancare ben 11 tonnellate di volumi produttivi rispetto al passato! L’azienda ha giustificato la delocalizzazione dicendo che a Petrignano non hanno i macchinari adatti: ma i macchinari presenti non avrebbero potuto essere modificati e adattati? Perché si è scelto di portare via la produzione? Ci chiediamo anche perché l’azienda annuncia 125 esuberi (il 25% di tutto il personale) e nello stesso tempo propone ad una parte del personale di estendere l’orario di lavoro dal lunedì alla domenica, oltre che gli straordinari: se si chiede ai dipendenti di lavorare di più vuol dire che il lavoro non manca, ma allora perché ricorrere ai licenziamenti collettivi? Se si parla di 80 milioni d’investimenti, perché questi esuberi? L’azienda stessa ha ammesso che «la situazione occupazionale non è legata a difficoltà aziendali o di business, ma conseguenza di un’attività di ricerca e innovazione tecnologica»… Cosa vuol dire…? I posti di lavoro si potrebbero ancora salvare riportando a Petrignano le fette biscottate e altre produzioni che si possono fare qui! Gli operai chiedono solo di lavorare e alla Colussi il lavoro di certo non mancherebbe! Questa vertenza è l’ennesima in una regione come l’Umbria sempre più in crisi, che vede a rischio oltre 700 posti di lavoro, tra Perugina, Colussi, eccetera: le istituzioni locali e nazionali si rendono conto che senza lavoro l’Umbria diventerà un deserto? Lo capiscono, loro e i sindacati, che una Regione non può vivere solo di assistenzialismo di Stato e di ammortizzatori sociali? È il lavoro la linfa vitale che dà vita ad un territorio e dignità agli uomini! A proposito di sindacati, ringrazio l’UGL Umbria Agroalimentare per avermi gentilmente invitata al loro incontro di venerdì a Bastia Umbra proprio sulla Colussi, incontro molto interessante e propositivo. Ci risulta che le sigle più “influenti” del sindacato (CGIL, CISL e UIL) giochino da sole (come al solito): perché non marciano compatte a difesa degli operai? Non è questo il loro compito? Si vogliono ripetere gli stessi errori fatti con la Perugina? D’altronde molti attori (come Michele Greco della FLAI-CGIL) sono gli stessi! Il ritardo delle loro azioni è lo stesso di quello della Perugina: tante chiacchiere, assemblee, tavoli e bandiere, ma si son mai chiesti qual è il vero futuro del sito, al di là delle promesse d’investimenti? Che cosa hanno fatto per impedire che l’azienda delocalizzasse la produzione delle fette biscottate? Dov’erano allora gli stati di agitazione e gli scioperi a difesa della produzione in loco? A differenza della Perugina-Nestlè, che non ha un “padrone fisico” ma manager non attaccati al territorio perché oggi ci sono e domani no, alla Colussi c’è un “padrone” ed è Angelo Colussi che è cresciuto e ha studiato a Perugia. Io, per quello che ho conosciuto di Angelo Colussi, per la sua serietà e attaccamento al territorio, mi auguro che non abbandoni il sito di Petrignano per una scelta puramente “logistica” ed economica e ci metta il cuore, come facevano i “padroni” di una volta… Ci affidiamo ai suoi ricordi e alla sua storia per invitarlo a non lasciare che i suoi operai, che hanno reso grande la Colussi e la sentono come loro, si trovino un domani “in mezzo alla strada”…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 25 ottobre 2017

Polo Logistico Perugina, ormai siamo a “La sai l’ultima?”


Un polo logistico allo stabilimento Perugina di San Sisto: ecco l’ultima “perla” di un sindacato che ormai non sa più cosa dire e che “pesci pigliare” per la Perugina. Un’idea assurda, irreale, che non sta né in cielo né in terra e, secondo noi, morta ancor prima di nascere, dal momento che Gianluigi Toia, Capo delle Relazioni Industriali di Nestlè Italia, ha detto che «il polo logistico della Nestlè oggi non ha senso, perché non abbiamo produzioni da portare»! Eppure, imperterriti, i sindacalisti di “casa nostra” continuano ad andare avanti con questa proposta e pensano di portare a casa chissà quale risultato… Ma, signori sindacalisti, vi rendete conto  di cosa state proponendo? Ma riuscite a contare fino a 100 prima di rendere pubbliche certe “proposte”? Basti pensare allo stato disastroso dei nostri collegamenti per capire che parliamo del nulla: abbiamo un aeroporto abbandonato a sé stesso, una ferrovia locale chiusa, collegamenti ferroviari con altre città italiane quasi inesistenti e vere e proprie “strade groviera”, a partire dalla E45: come arriverebbero le merci al polo logistico, per poi essere distribuite? Come si può anche solo pensare che Nestlè possa accettare una simile idea, inconveniente sotto tutti i punti di vista? Ma si, l’importante è apparire e dire qualcosa, per far vedere che loro “lavorano” per i lavoratori… Chi se ne frega se Toia ha detto che non ci sono nuove produzioni da portare! Ma sulle produzioni i sindacati non hanno nulla da dire? Li hanno letti i dati 2016 dell’AIDEPI (Associazione Industriale del Dolce e delle Paste)? Mentre le produzioni di cioccolato e confetteria vanno a gonfie vele e crescono rispettivamente del 3,9% e dell’1,8% in rapporto al 2015, in Perugina si smantellano reparti e si cancellano prodotti! Perché i sindacati non insistono su questi dati con Nestlè? Forse perché, con le loro firme, hanno avallato questa situazione in Perugina…? I sindacati dicono di tutto, propongono tutto, ma dove si può attaccare Nestlè, dati alla mano, se ne tengono alla larga… Ma poi, un polo logistico della Perugina che senso avrebbe? Dov’è in Umbria quel tessuto industriale solido e radicato da richiedere un polo della logistica? Siamo forse nel Nord-est dell’Italia o nelle città del triangolo industriale? Senza collegamenti decenti e senza un tessuto industriale, dove pensano di andare i sindacati con la loro “idea”? Tale proposta dimostra tutto lo spessore e la preparazione di questo sindacato. La verità è che da Perugia non ci sono merci da spedire: solo pacchi vuoti e 364 lettere di Cassa Integrazione!!! Ancora una volta, si vive nel mondo dei sogni… La tragedia ha abbondantemente lasciato il posto alla farsa: sembra di essere al programma tv “La sai l’ultima?”: sul tema Perugina, i sindacalisti continuano ad essere vincitori imbattibili con le loro “barzellette”…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia