Movimento per Perugia

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giovedì 23 aprile 2020

Perugia, riapriamo i reparti dell’ospedale!



La terribile pandemia del Coronavirus, oltre a provocare morte e dolore, ha messo in sordina un altro dramma di cui oggi non si parla più: quello dei malati e dei morti per il cancro!!! Se qualcuno se ne fosse dimenticato, le persone continuano a morire anche per altre malattie. Basta guardare i numeri forniti dal Direttore della Sanità umbra Claudio Dario e riportati in un articolo de La Nazione dell’8 aprile: in media in Umbria si verificano 800/900 decessi al mese per altre patologie. Malgrado i numeri e le denunce, a Perugia le situazioni si aggravano, oggi le attività ordinarie dell’ospedale sono bloccate, paralizzate, c’è poco personale, le liste d’attesa per gli interventi richiedono anche mesi e la situazione è decisamente più esplosiva rispetto al Coronavirus, almeno nella nostra regione! Occorre intervenire subito e sbloccare l’attività ordinaria dell’ospedale, altrimenti rischiamo di creare pregiudizi gravi ai malati oncologici: nel caso di un malato di cancro è essenziale intervenire un giorno prima, non 15 giorni dopo! Altrimenti si corre il rischio serio di passare da un paziente curabile ad un moribondo in pochissimo tempo… Tutto questo, oltre ad avere un impatto devastante sulla salute dei malati e ad aggiungere dolore e sofferenze, ha anche conseguenze economiche per la stessa Azienda Ospedaliera: se non si interviene con tempismo, infatti, si è costretti poi a ricorrere a interventi e cure più importanti e, ovviamente, più costose. Purtroppo il dramma del Coronavirus, che grazie a Dio in Umbria ha avuto un impatto contenuto, ha penalizzato i malati di altre patologie, i tantissimi malati cronici che trovano chiusi gli ambulatori e, soprattutto, i malati oncologici! Prima dell’emergenza gli altri reparti erano pieni, adesso si sono svuotati e non si fanno più interventi chirurgici, se non in casi estremi e gravi. Per la cura del Coronavirus a Perugia bastano i reparti di Medicina Interna e Malattie Infettive e di Pneumologia, gli altri reparti devono essere riaperti per curare tutti i pazienti… Occorre anche una migliore redistribuzione di medici e infermieri e tornare ad operare, a fare di nuovo gli interventi chirurgici! Non dimentichiamoci che in Umbria esiste già un Centro Covid esclusivo ed è l’ospedale di Pantalla… La vera patologia nella nostra regione continua ad essere il cancro, con 3000 nuovi malati l’anno!!! Eppure quello che serve per la cura e la prevenzione, screening, analisi, eccetera, tutto è bloccato ormai da 60 giorni: adesso basta! È ora di pensare ad un ritorno all’ordinario con un rafforzamento delle risorse umane che già prima di questa emergenza erano carenti, questa lunga stasi ha aggravato ulteriormente la situazione e la gente è disperata. Occorre un piano straordinario di rafforzamento per recuperare il tempo perso: 15 o 30 giorni di ritardo per un malato di cancro, spesso, equivale alla morte!
Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

venerdì 20 settembre 2019

Centrodestra, una giunta civica per il cambiamento…



Ho letto con grande attenzione l’articolo del Corriere dell’Umbria di oggi, firmato da Alessandro Antonini, che riporta  l’appello di Matteo Salvini a «fare un passo indietro» ai partiti che sostengono la candidatura di Donatella Tesei. Un passo indietro per permettere alla Tesei di «comporre una giunta civica, con figure tecniche fuori dai partiti». Un appello di buon senso e assolutamente condivisibile, al quale mi associo convinta. Abbiamo visto di tutto, in questi 50 anni di sinistra al potere, tutto tranne che meritocrazia e competenze negli assessorati!!! Si è sempre scelto il criterio di premiare come assessori chi portava più voti, chi era più simpatico al (o alla) Presidente di turno e chi faceva parte di una data corrente o di un dato partito! Quasi mai si è scelto di affidare un assessorato ad una persona preparata e competente su una materia specifica… Ora, una probabile vittoria del centrodestra in Umbria verrebbe vista dai cittadini come un’autentica rivoluzione, in cui riporre grandi speranze di rinnovamento…. Allora quale miglior messaggio da parte dei partiti se non quello di fare quel passo indietro auspicato da Salvini e rinunciare alle poltrone per spirito di servizio verso la Regione? Questa sarebbe la prima, vera, grande rivoluzione che un buon governo di centrodestra porterebbe in Umbria… Sarebbe un bel segnale se la rivoluzione partisse con un volto civico, in grado di assegnare i vari assessorati a persone esperte e qualificate che sappiano affrontare e gestire al meglio le delicate questioni che andranno affrontate! È giunto il momento di dire basta alle vecchie logiche e di premiare la competenza al potere!!! I politici facciano politica e non si immischino in materie di cui spesso non sanno nulla… Mettiamo la giunta in mano a gente competente, ognuno nella sua materia! Da qui può partire il vero cambiamento. Lo ha capito benissimo un leader come Matteo Salvini, capo del primo partito italiano del centrodestra, mi auguro lo capiscano anche gli altri partiti della coalizione, e soprattutto i loro referenti locali…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

venerdì 12 luglio 2019

La Corte dei Conti “smaschera” la sinistra al potere!



Il giudizio di parificazione sul Rendiconto della Regione 2018, redatto dalla Corte dei Conti, mette in luce per l’ennesima volta quel sistema di potere della sinistra umbra, grazie al quale i “compagni” hanno potuto costruire negli anni il loro consenso e governare praticamente indisturbati, almeno fino ad oggi! L’analisi in certi punti è davvero impietosa e la Corte dei Conti non esita ad elencare tutti i punti “critici” di questa disastrosa amministrazione, soprattutto in tema di sanità e trasporti: si parla di «ennesimo sforamento della spesa farmaceutica per acquisti diretti», di «inadeguatezza del sistema di valutazione dei dirigenti», di sproporzione del numero dei minidirigenti a tempo determinato. Secondo quanto riportato sul Messaggero giovedì, in Umbria abbiamo un minidirigente ogni due addetti!!! Per non parlare della gestione scellerata dei trasporti, ormai tristemente nota agli umbri e non solo: in particolare della linea ferroviaria, per la quale l’Umbria ha ottenuto 93,6 milioni di euro impegnandone però soltanto 17,8 milioni! Tolti i 46 milioni per onorare i debiti con Busitalia, che fine hanno fatto le restanti risorse? Parliamo di denaro pubblico in una Regione che per anni ha abbandonato del tutto la sua Ferrovia Centrale Umbra (FCU), oggi aperta ma depotenziata e operativa solo nel tratto da Ponte San Giovanni a Città di Castello (non fino a San Sepolcro!) e completamente chiusa da Perugia a Terni! A proposito, c’è il crono programma dei lavori su questa tratta che collega i due capoluoghi di provincia…? Com’è stato possibile ridurre in questo stato di degrado la FCU tanto da rendere necessaria la chiusura completa, quando l’Umbria poteva disporre di così tanti fondi per la linea? Qualcuno pagherà per le proprie responsabilità? Ultimo, ma non per importanza, la Procura ha “tirato le orecchie” alla Regione per le «criticità relative al trattamento economico dell’Ufficio di Gabinetto del Presidente della Giunta Regionale», decaduto dopo le dimissioni della Marini ma che ci è costato in questi anni la “bellezza” di circa due milioni di euro!!! E pensare che la giunta rimasta adesso vuole assumere ben quattro assistenti, nonostante l’ordinaria amministrazione, proprio con la scusa dei risparmi derivanti dal decadimento dell’Ufficio di Gabinetto! Che dire? Questa sinistra non conosce la vergogna e ricorre ai soliti metodi pur di “racimolare” un altro po’ di potere, senza capire che ormai le cose sono cambiate e il loro tempo è finito! Ci auguriamo che il prossimo governatore umbro, magari della Lega, possa fare tesoro di quanto riportato dalla Corte dei Conti nel suo Giudizio e possa mettere mano e riparare tutti i danni fatti da questa sinistra: fare questo sarebbe già una rivoluzione per l’Umbria…
Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

giovedì 9 maggio 2019

Regione Umbria, si fa ancora melina!



Quanto tempo ancora durerà questa pantomima sulle dimissioni della Marini? Per quanto ancora assisteremo a questa lenta agonia della nostra Regione? È passato quasi un mese da quando Catiuscia Marini il 16 aprile annunciava il suo passo indietro, ma da quel giorno, invece che trarne le dovute conseguenze, i “compagni” del PD e i loro alleati hanno dato vita ad un ignobile “prendere tempo”, evidentemente terrorizzati al solo pensiero di andare a casa e ripresentarsi davanti agli elettori!!! Martedì si è riunito il Consiglio Regionale, la Marini si è presentata in aula e ha confermato le sue dimissioni «per motivazioni politico istituzionali». Anziché prenderne atto e assumersi la responsabilità delle proprie posizioni, di qualunque natura, i Consiglieri del PD, insieme al socialista Rometti e a Solinas di MDP, hanno preferito “svignarsela” e rimandare il dibattito di ulteriori 10 giorni, “congelando” così le dimissioni! Il Capogruppo PD Gianfranco Chiacchieroni (nomen omen…) ha motivato questa decisione “pilatesca” dicendo che «serve una valutazione politica attenta»: ma cosa c’è da valutare ancora? Che cosa possono cambiare dieci giorni in più in una vicenda ormai stranota? Non è bastato un mese di tempo per farsi un’idea e approfondire? Peraltro il Consigliere Chiacchieroni ha dichiarato che l’inchiesta non riguarda il gruppo consiliare del PD: quindi la Presidente dimissionaria Marini e l’ex assessore Barberini, entrambi indagati, non sono consiglieri regionali? Quindi, Consigliere Chiacchieroni, lei non conosce neppure i componenti del suo stesso gruppo? Che figura barbina, Capogruppo!!! La Marini, nel suo discorso “strappalacrime” in Aula, ha ribadito che «l’Umbria non è una terra da liberare», ma la realtà purtroppo è un’altra! Presidente Marini, lei e il PD, con la vostra “melina” e con i vostri tentativi di prendere tempo, state “tenendo in ostaggio” il Consiglio Regionale paralizzandone l’azione amministrativa, una cosa gravissima e inaudita!!! Per quanto ancora dovremo assistere alle vostre beghe interne? Per quanto ancora dovremo assistere a questo spettacolo penoso? Quanto al Movimento Democratici e Progressisti (MDP), il 5 maggio il partito dichiarava in una nota: «crediamo che ormai non ci siano più le condizioni per andare avanti, data l’assenza di compattezza della maggioranza, nonché l’attuale assenza di un progetto di rilancio». Il 7 maggio Attilio Solinas, Consigliere regionale MDP, si schiera per “congelare” le dimissioni, rimandare la discussione e tergiversare…  Ci sarebbe da ridere, se non fosse che questo immobilismo istituzionale va avanti sulla pelle degli umbri! L’unico a salvarsi nella maggioranza è il Consigliere Giacomo Leonelli, che con coraggio e grande dignità sta portando avanti la linea dell’accettazione delle dimissioni e del voto anticipato, da solo e anzi osteggiato e attaccato dal suo stesso partito! Chapeau, Consigliere Leonelli. L’invito finale lo rivolgo ai Consiglieri di opposizione: ora è il momento di essere compatti ed essere più duri e inflessibili per dare una svolta e porre fine a questo “strazio” politico! Fate qualcosa, prendete decisioni eclatanti, coinvolgete i cittadini, fate appello alle piazze, occupate il Consiglio se necessario e chiedete elezioni subito!!! Non se ne può più, si liberi l’Umbria e si rivada al voto! La sinistra e il PD affrontino le urne il giudizio popolare, se ne hanno il coraggio…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 24 aprile 2019

Umbria, PD come il “Gattopardo”!



Fino a quando, oh Marini e “compagni” piddini, abuserete della nostra pazienza? Fino a quando pensate di prendervi gioco degli umbri e farvi beffe della loro indignazione? La notizia del ritorno di Walter Orlandi alla Direzione Regionale della Sanità e Welfare, dopo una diffida inviata alla Regione dall’Avvocato dello stesso Orlandi, rappresenta un vero “schiaffo” alla richiesta di giustizia degli umbri! Dopo un’inchiesta del genere, che ha aperto il “vaso di Pandora” su un sistema di potere di sinistra collaudato che ha gestito la sanità umbra come fosse “cosa loro”, in barba a qualsiasi principio di indipendenza e meritocrazia, com’è possibile rimettere al proprio posto Walter Orlandi? Non un Medico qualsiasi, ma una persona indagata in un’inchiesta che ha provocato un vero e proprio “terremoto” politico  in Umbria e ha “decapitato” vertici e figure di spicco del PD regionale. Tutto questo sembra non sfiorare Orlandi, che si permette persino “il lusso” di diffidare la Regione e far sospendere la rotazione dei Dirigenti per riprendersi la Direzione Regionale della Sanità!!! Direttore Orlandi, inutile girarci intorno: sappiamo benissimo che in 15 anni Lei è stato prima all’Azienda Asl 2 del perugino, poi alla Direzione dell’Azienda Ospedaliera di Perugia e, infine, alla Direzione Regionale della Sanità… In pratica, negli anni Orlandi ha rivestito tutti i ruoli apicali nella sanità umbra, caso più unico che raro… Direttore Orlandi, Lei non sapeva nulla di quello che succedeva nel mondo della sanità in Umbria? Con quale ardore pretende, e ottiene dai suoi “compagni”, il ritorno alla Direzione Regionale della Sanità? Caso curioso la Presidente Marini, un attimo prima di presentare le dimissioni, pensò bene di attuare la rotazione dei Dirigenti e portare Orlandi alla Direzione della «Programmazione Affari Internazionali ed Europei»… A proposito, il PD regionale e il nuovo Commissario Verini non hanno nulla da dire in merito? Questa è la pulizia e il nuovo corso annunciato dalla maggioranza e da tutto il partito? A che punto sono i controlli e la vigilanza su tutto il sistema sanitario? Il sistema sanitario denunciato era vigente solo a Perugia…? L’unico che ha avuto il coraggio di alzare la voce contro il ritorno di Orlandi alla sanità è stato il Consigliere Regionale Sergio De Vincenzi, che ha denunciato «un governo regionale depotenziato e decapitato che non ha nemmeno il potere decisionale sulla rotazione dei propri Direttori» e ha chiesto «se e quando la Marini lascerà effettivamente la Presidenza». Un plauso al Consigliere De Vincenzi, ma dove sono gli altri esponenti dell’Opposizione? Nessuno ha niente da dire in merito a questa vicenda? Possibile che solo De Vincenzi si sia accorto di questa “farsa”? Ci auguriamo, oggi più che mai, che l’intera opposizione si compatti, metta da parte ogni calcolo politico ed elettorale e faccia muro contro questa maggioranza ormai alla deriva, che “tiene in ostaggio” la Regione, paralizzandone i lavori, e che sta cercando disperatamente di fingere di cambiare tutto per non cambiare nulla… Stavolta, però, sarà difficile, molto difficile, convincere gli umbri di questo ennesimo “Gattopardo”: il cambiamento in Umbria è già iniziato e non saranno i “parrucconi” al potere a fermarlo!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


venerdì 21 settembre 2018

Acqua Sangemini, che sta succedendo?



Cosa sta succedendo alla Sangemini? Da qualche settimana, ormai, si rincorrono una serie di notizie e voci a proposito del futuro della Sangemini e delle altre acque umbre del Gruppo Acque Minerali d’Italia, di proprietà della famiglia Pessina. Venerdì scorso i lavoratori della Sangemini-Amerino hanno fatto un’ora di sciopero alla fine di ogni turno. Mercoledì doveva esserci un confronto in Confindustria a Terni tra azienda e sindacati ma i manager non si sono presentati, anche se hanno dato la loro disponibilità per un incontro prima del summit previsto in Regione il 24 settembre. Le sigle sindacali denunciano (ma non c’è ancora nulla di ufficiale scritto) la volontà dell’azienda di ricorrere alla Cassa Integrazione Straordinaria per 30 dei 92 lavoratori delle acque a rotazione (30 dipendenti a giro), l’intenzione di investire solo sulle acque “Sangemini” e “Grazia” (l’acqua effervescente naturale) e limitare la produzione di “Fabia”, “Amerino” e “Aura”… Tutto questo, affermano i  sindacati, senza che l’azienda abbia presentato un Piano Industriale e soprattutto senza tavoli di trattativa e di confronto tra le parti! Le sigle sindacali hanno anche puntato il dito contro la convocazione di alcuni lavoratori per un colloquio, senza prima una comunicazione preventiva alle RSU, come riportato in un articolo del sito ternitoday.it del 29 agosto 2018! Perché questa convocazione? Di cosa si è parlato e che cosa è stato proposto ai lavoratori? Perché le Rsu non sono state messe al corrente? Tutte queste notizie apparse sui giornali pongono serie riflessioni sullo stato attuale dell’azienda, che con le sue acque rappresenta un vero e proprio simbolo del Made in Umbria. La famiglia Pessina ha sicuramente il merito di aver rilevato nel 2014 una Sangemini in profonda crisi e di averla risollevata e di aver salvato oltre 90 posti di lavoro, tutti a tempo indeterminato. In questi anni ci sono stati importanti investimenti commerciali e pubblicitari, tanto che Sangemini è stata pure tra gli sponsor ufficiali del Giro d’Italia 2018, e un rilancio del marchio indubbiamente c’è stato. Tuttavia i lavoratori attendono un nuovo piano di sviluppo che continui quanto è stato fatto finora, e il ricorso alla Cassa Integrazione non sembra presagire nulla di buono: il timore di esuberi, tagli e sacrifici, purtroppo, è sempre dietro l’angolo! Ricordiamo che l’acqua è un bene pubblico demaniale e la Regione ha dato le concessioni dei pozzi alla Sangemini fino al 2024, a patto che l’azienda mantenga intatti i posti di lavoro. Il prossimo Piano Industriale sicuramente servirà per capire le prospettive future dell’acqua e dei lavoratori. Ci auguriamo che la proprietà faccia tesoro delle proposte dei lavoratori (ad esempio la richiesta di investire sulla linea vetro, fondamentale nel mercato della ristorazione) e che continui a puntare sulle altre acque, molto apprezzate: penso, ad esempio, alla storica acqua “Amerino”, definita l’«acqua nobile dell’Umbria» e bevuta dal poeta Gabriele d’Annunzio. Ci auguriamo, però, che anche i sindacati facciano la loro parte in maniera responsabile e pensino soprattutto al bene dei lavoratori: ci risulta infatti che in un passato anche recente ci siano stati atteggiamenti di totale chiusura e di scontro con la proprietà, soprattutto da parte della FLAI-CGIL che invece di cercare il dialogo ha preferito le barricate a tutti i costi. Un atteggiamento sterile che non fa bene né alla Sangemini né tanto meno ai lavoratori, gli unici che, come sempre, pagano sulla loro pelle errori di strategia sindacale e non solo!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


giovedì 5 luglio 2018

Nocciola Tonda Francescana, attendiamo i fatti…



Lo scorso maggio Nestlè aveva annunciato la volontà di inserire nei Baci Perugina la nocciola “Tonda Francescana”®, dopo aver partecipato ad un tavolo tecnico con la Regione e l’Università di Perugia (Fondazione Agraria) sull’argomento. La “Tonda Francescana”® è una varietà di nocciola creata dai ricercatori dell’Università di Perugia, protetta da brevetto europeo: un enorme potenziale per la nostra regione, una grande opportunità per l’agricoltura regionale perché in grado di attirare investitori e di offrire un prodotto molto richiesto sul mercato. Ottima idea quella di Nestlè, non c’è dubbio: se il progetto andasse in porto, ci sarebbero territori collinari valorizzati, nuovi posti di lavoro, occasioni per gli agricoltori e soprattutto importanti investimenti per la ricerca e l’ammodernamento delle tecniche agricole. Insomma, una vera e propria boccata d’ossigeno per l’agricoltura umbra e per la sofferente economia dell’Umbria. Tutto questo grazie all’eccellente lavoro della nostra Università e della Fondazione Agraria! Eppure, a distanza di quasi due mesi dall’annuncio di Nestlè non si è saputo più niente, tutto tace: da parte della Regione non sembra muoversi nulla a sostegno del progetto, anzi sembra che la Giunta abbia già negato il suo ok ad un primo progetto presentato dalla multinazionale svizzera, che prevedeva investimenti sulla coltivazione delle nocciole, accordi di collaborazione con imprenditori del settore disposti a finanziare il progetto e nuovi posti di lavoro… Presidente Marini, potrebbe gentilmente chiarire la posizione della sua maggioranza in merito? Quali sono le vostre “volontà”? Perché non è stato ancora firmato un accordo per dare il via al piano, così vantaggioso per la nostra regione? Quali sono i problemi, quali i dubbi? Perché, a distanza di due anni dalla sua nascita, la “Tonda Francescana”® non viene valorizzata e sostenuta per come si deve dalle Istituzioni, nonostante sia pure brevettata? Avere nocciole umbre in un prodotto come i Baci Perugina, simbolo di un’intera città e regione, porterebbe un grande ritorno in termini di lavoro ma anche di immagine, e legherebbe ancora di più il Bacio al suo territorio e rafforzerebbe la sua identità umbra! Perché quindi questo immobilismo e prendere tempo della Regione…? Perché gettare alle ortiche un’occasione di rilancio unica? Nel frattempo ad Alba la FERRERO ha siglato il primo accordo di filiera in Umbria con la Pro Agri (consorzio di produttori agricoli). Grazie a questo accordo si punta nei prossimi cinque anni a coltivare fino a 700 ettari di noccioli nei territori collinari alto tiberini, con la Ferrero che si impegna ad acquistare il 75% della produzione e a fornire agli agricoltori umbri la propria esperienza, le proprie conoscenze e competenze sulle nocciole e la loro coltivazione. Ben vengano questi accordi e gli investimenti in Umbria di un’azienda, come la Ferrero, che è sinonimo di garanzia e che da sempre guarda ai territori in maniera egregia e valorizza i suoi lavoratori! Ora attendiamo i fatti anche per la nocciola “Tonda Francescana”® che riguardano un’azienda, la Perugina Nestlè, simbolo della nostra città: fatti, non perdite di tempo e proclami!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

venerdì 27 aprile 2018

Nessuno tocchi la Quintana!



Ho letto sui giornali l’intervento del Presidente dell’Ente Giostra Quintana di Foligno, Domenico Metelli, «contro i continui attacchi alla nostra manifestazione». Comprendo benissimo lo sfogo appassionato del Presidente Metelli e mi sento di condividere ogni singola parola delle sue dichiarazioni. Sono anni, ormai, che la Quintana, festa simbolo di Foligno, è soggetta ad attacchi e critiche assurde in nome di un “animalismo esasperato” e questo, per i folignati e tutti gli umbri, è francamente inaccettabile! Le accuse e persino gli insulti rivolti alla Quintana sono stati i più disparati… C’è chi ha accusato la Giostra di essere «troppo provinciale»: ma che male c’è a rimanere legati e tramandare una tradizione ancora oggi viva, identità di un’intera comunità? Che male c’è a riproporre negli anni un evento storico amatissimo e atteso anche da chi non è di Foligno? Perché la difesa di un simbolo e di una storia deve per forza essere bollata come “provincialismo”? Ben venga questo provincialismo se tiene in vita un territorio, attira tantissima gente e arricchisce il bagaglio storico, culturale e persino economico di un’intera regione! In passato contro la Giostra intervenne persino un’ex Ministra del Turismo, oggi parlamentare, famosa per il suo impegno “anima e corpo” nella causa degli animali… Tale Onorevole definì senza giri di parole «una realtà squallida e censurabile» la Quintana per presunti (molto presunti…) maltrattamenti verso gli animali. Queste parole, gratuite e offensive, si commentano da sole e dimostrano quanto i nostri politici siano “vicini” alla vita e alla realtà dei territori e delle comunità e quanto “rispettino” i sentimenti e le tradizioni e gli interessi, e quanto valutino il turismo e il rilancio dei territori! Vorrei tanto vedere tutti quei deputati, di destra e di sinistra, disposti a fare “fuoco e fiamme” per gli animali, battersi con la stessa passione e forza a tutela dei nostri bambini, dei nostri anziani, delle famiglie italiane e del lavoro! Magari avremmo un’Italia migliore… Adesso la Quintana viene “messa all’indice” per la drammatica morte di un cavallo, infortunatosi durante la giostra del 2017 e morto il giorno successivo. Il Presidente Metelli nel suo intervento ha ricordato tutte le misure prese a tutela degli animali e dei fantini, con il coinvolgimento dei tecnici dei ministeri competenti: non dubito dell’assoluta buona fede e onestà del Presidente Metelli e a lui va tutta la mia solidarietà! Purtroppo quello del cavallo morto è stato un tragico incidente che può succedere in gare del genere: incidenti mortali purtroppo avvengono anche durante gare podistiche e non solo, dove gareggiano  uomini e donne! Che facciamo, annulliamo anche queste gare in caso di incidenti??? Io da sempre sono un’amante degli animali e tengo in casa con me gatti e cani che adoro, tuttavia ci vuole buon senso ed equilibrio in tutte le cose! Purtroppo, nel suo intervento, Metelli ha sottolineato la stanchezza per questi continui attacchi e ha confessato che «molti erano decisi a dare le dimissioni» dal Comitato Centrale organizzativo… Caro Presidente, cari Priori e cari Rioni, non mollate, tenete duro! Non curatevi delle critiche, delle accuse, c’è un intero popolo che ama la Quintana ed è disposto a difenderla! La Quintana è quell’evento che continua a dar vita a una città e ad una regione intera, l’Umbria, che sta morendo lentamente, in balìa di sé stessa, una regione che da sempre si mantiene sulla sua cultura, sulle sue arti, sul suo splendido paesaggio, sui suoi monumenti ma anche e soprattutto sui suoi pochi eventi! Ben vengano quindi eventi storici e rievocazioni come i Ceri di Gubbio, Perugia 1416,il Calendimaggio di Assisi ma ben venga anche la Quintana di Foligno, anima e cuore della città, capace di dare sempre una partecipazione emotiva unica con la bravura dei suoi fantini e la bellezza veloce dei cavalli!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia
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lunedì 15 gennaio 2018

Lavoratori Colussi, un dramma sociale!


Per circa 40 operai della Colussi si attendono giorni difficilissimi e drammatici… L’azienda infatti, in seguito all’accordo sottoscritto con i sindacati e votato dai lavoratori, ha annunciato 59 uscite, delle quali 19 saranno prepensionamenti ed esodi volontari. Gli effetti sociali di questi licenziamenti rischiano di essere devastanti: stiamo parlando di padri e madri spesso a capo di famiglie monoreddito, lavoratori con problemi di salute, impossibilitati a fare i turni notturni, persone con disabili a carico e dipendenti con più di 50 anni che lavorano allo stabilimento di Petrignano d’Assisi da oltre 20 anni, lontani dalla pensione e che difficilmente potranno trovare un nuovo impiego! Quale sarà la loro “fine”? Qualcuno, nel sindacato o nelle istituzioni, ha pensato a loro? Dal momento che ci sono ancora sei mesi di ammortizzatori sociali garantiti, non sarebbe stato più opportuno aspettare invece di procedere subito ai licenziamenti? Il rischio, adesso, è che possa esserci una “macelleria sociale”!  Per settimane ci è stato detto da politici e sindacalisti che l’Accordo firmato con l’azienda era il migliore degli accordi possibili, il massimo che si poteva ottenere dalla trattativa e si è parlato persino di «approccio responsabile e costruttivo messo in campo da entrambe le parti». La Colussi prima ha annunciato la cifra dei 125 esuberi poi, con le “trattative”, ha ridotto il numero ad una sessantina di licenziamenti, senza alzare fastidiosi “polveroni” mediatici! È vero che l’accordo è stato votato anche dagli operai, per carità, ma con il timore di perdere il lavoro è comprensibile un voto favorevole…. La cosa più paradossale è che qui vengono licenziati lavoratori di un’azienda assolutamente sana, che si espande sul mercato italiano e non solo, che annuncia investimenti per 80 milioni di euro e lancia nuovi prodotti, molto apprezzati dal pubblico…. Che cosa hanno ottenuto i lavoratori da questa vertenza? L’offerta di 20.000 EURO LORDI per accettare l’uscita volontaria e perdere il posto di lavoro? Garanzie di percorsi di formazione per la ricollocazione in altre aziende? Questo è il massimo che i sindacati hanno saputo ottenere…? È stato firmato un accordo che si basa sui criteri delle esigenze tecnico-produttive, sulle uscite volontarie e sui prepensionamenti: perché i sindacati non hanno scelto di tutelare i criteri dell’anzianità, dell’esperienza e dei carichi familiari? Perché i lavoratori più deboli non sono stati protetti e risparmiati dalla mannaia dei tagli decisi dall’azienda? Eppure proprio la difesa di questi lavoratori dovrebbe essere la missione principale di un sindacato! Infine  nell’accordo è prevista la possibilità per ogni singolo lavoratore di scegliere volontariamente la riduzione dell’orario di lavoro e il passaggio da un contratto full-time ad un part-time: perché allora l’azienda ha scelto di licenziare una sessantina di lavoratori, senza neanche aver visto prima quanti potevano accettare la riduzione dell’orario di lavoro? Perché questa opzione non è stata maggiormente incentivata e caldeggiata dai sindacati? Magari il numero degli esuberi poteva calare ulteriormente…. Intanto l’Umbria continua a perdere posti di lavoro e vive sempre più di ammortizzatori sociali,una lenta agonia!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia 

giovedì 23 novembre 2017

Minimetrò in vendita (finalmente)!


La giunta Romizi ha deciso di mettere in vendita le quote del Comune di Perugia nella Minimetrò Spa ereditate dalla passata amministrazione, vista la difficile situazione delle casse comunali. Bene, una decisione che condividiamo in pieno e che, se si realizzasse, porterebbe concreti risparmi di soldi pubblici che in questi anni sono stati “buttati” per l’inutile “Brucomela”. Il problema, ora, è trovare qualcuno disposto a prendersi le quote di una società che in questi anni ha chiuso i bilanci in utile solo grazie alle cospicue risorse pubbliche, senza le quali da tempo la Minimetrò avrebbe portato i libri in Tribunale. La decisione della giunta Romizi porta alla luce la vera realtà del Minimetrò, che si rivela per quello che è: un’opera nata morta, fallita già in partenza ma che ci costa ogni anno fior fiore di milioni di euro pubblici, tra mutui da pagare alle banche fino al 2038, manutenzioni, costi di energia elettrica, compensazione dei biglietti invenduti e chi più ne ha più ne metta!! La stessa Minimetrò Spa,  replicando lo scorso maggio ad un nostro articolo, ha dichiarato di aver ricevuto dal Comune di Perugia «un corrispettivo annuo di 7.900.000 euro» che con l’IVA arriva a circa 9 milioni di euro complessivi! Tale cifra, però, riguardava il solo Contratto di Servizio ed escludeva il rimborso pagato dal Comune alla società per i biglietti rimasti invenduti!!! Si, cari perugini, voi pagate anche i biglietti che la Minimetrò non vende, perché ogni anno la stessa società fa una stima degli introiti derivanti dall’incasso dei biglietti, e se queste stime non vengono raggiunte, ci pensa il Comune a pagare!!! Guarda caso, ogni anno il Comune è chiamato a sborsare: nel 2015 il rimborso ammontava a 490.909 euro, nel 2013 addirittura si sono sfiorati i 2 milioni (1.802.383 euro per la precisione)!!! Purtroppo questa è la realtà e la dice lunga sull’ “(in)utilità” del “Brucomela”: con i soli incassi dei biglietti venduti, quanto potrebbe durare il Minimetrò? Questa è la nuda verità, altro che le parole dell’ex amministratore delegato Nello Spinelli e di tutta la sinistra, che si vantava del “bruco mela” e la spacciava come opera d’avanguardia! Tra le cifre sopra scritte non abbiamo poi contato i 2 milioni di euro che la Regione ha sempre garantito ma che da quest’anno non vuole stanziare: su questo è ancora in corso un “contenzioso” tra la stessa Regione e il Comune di Perugia… Il Minimetrò che, ripetiamo, ci è stato lasciato dalle precedenti amministrazioni, è un’opera costata per la realizzazione oltre 100 milioni, i cui mutui e  derivati continueranno ad essere pagati interamente dal Comune anche nel caso si realizzasse la vendita delle quote della società… Una “ferraglia” fatta male, antiestetica, che nulla c’entra con il territorio perugino che è stato “violentato” e snaturato da quest’opera tutt’altro che innovativa! Altro che le scale mobili della Rocca Paolina, opera lungimirante e innovativa che ha valorizzato un grande patrimonio storico della città in un perfetto connubio e sintesi tra passato e presente… Il Minimetrò ha danneggiato i cittadini con il taglio di  kilometri di corse autobus, che hanno portato grandi disagi soprattutto in tutte le aree non collegate dal “Brucomela”, con il rumore insopportabile delle sue carrozze per chi abita nei pressi della linea e con il valore degli appartamenti vicini  che si è a dir poco deprezzato! E non dimentichiamoci delle non rare volte in cui le carrozze si bloccano per guasti tecnici anche per decine e decine di minuti lasciando i passeggeri “sospesi per aria”, senza alcuna assistenza né giustificazione da parte dell’azienda! È ancora il caso di continuare ad investire su questo “scempio”…?

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

lunedì 6 novembre 2017

Colussi, perché licenziare 125 lavoratori?


Com’è noto, la Colussi ha deciso di avviare la procedura di licenziamento collettivo per 125 dipendenti dello stabilimento di Petrignano d’Assisi su 450 lavoratori totali. Una vera e propria “doccia gelata”, visto anche che solo a Petrignano l’azienda ha deciso tagli così pesanti… Una decisione ancor più “paradossale”, se si pensa che la Colussi è in espansione, ha annunciato per il triennio 2017-2019 investimenti per 80 milioni di euro, ha lanciato nuovi prodotti e nel 2016 è stato il primo gruppo alimentare in Italia per crescita (⁺21,5%): ad esempio il marchio “Misura” è cresciuto del 34%! Perché allora la proprietà ha deciso di intervenire così radicalmente su Petrignano d’Assisi, che è lo stabilimento principale oltre che il cuore storico della Colussi? I primi “sintomi  di smobilitazione”ci sono stati nei mesi scorsi, con la decisione di delocalizzare a Fossano, in Piemonte, la produzione delle fette biscottate: un duro colpo per i lavoratori che hanno visto mancare ben 11 tonnellate di volumi produttivi rispetto al passato! L’azienda ha giustificato la delocalizzazione dicendo che a Petrignano non hanno i macchinari adatti: ma i macchinari presenti non avrebbero potuto essere modificati e adattati? Perché si è scelto di portare via la produzione? Ci chiediamo anche perché l’azienda annuncia 125 esuberi (il 25% di tutto il personale) e nello stesso tempo propone ad una parte del personale di estendere l’orario di lavoro dal lunedì alla domenica, oltre che gli straordinari: se si chiede ai dipendenti di lavorare di più vuol dire che il lavoro non manca, ma allora perché ricorrere ai licenziamenti collettivi? Se si parla di 80 milioni d’investimenti, perché questi esuberi? L’azienda stessa ha ammesso che «la situazione occupazionale non è legata a difficoltà aziendali o di business, ma conseguenza di un’attività di ricerca e innovazione tecnologica»… Cosa vuol dire…? I posti di lavoro si potrebbero ancora salvare riportando a Petrignano le fette biscottate e altre produzioni che si possono fare qui! Gli operai chiedono solo di lavorare e alla Colussi il lavoro di certo non mancherebbe! Questa vertenza è l’ennesima in una regione come l’Umbria sempre più in crisi, che vede a rischio oltre 700 posti di lavoro, tra Perugina, Colussi, eccetera: le istituzioni locali e nazionali si rendono conto che senza lavoro l’Umbria diventerà un deserto? Lo capiscono, loro e i sindacati, che una Regione non può vivere solo di assistenzialismo di Stato e di ammortizzatori sociali? È il lavoro la linfa vitale che dà vita ad un territorio e dignità agli uomini! A proposito di sindacati, ringrazio l’UGL Umbria Agroalimentare per avermi gentilmente invitata al loro incontro di venerdì a Bastia Umbra proprio sulla Colussi, incontro molto interessante e propositivo. Ci risulta che le sigle più “influenti” del sindacato (CGIL, CISL e UIL) giochino da sole (come al solito): perché non marciano compatte a difesa degli operai? Non è questo il loro compito? Si vogliono ripetere gli stessi errori fatti con la Perugina? D’altronde molti attori (come Michele Greco della FLAI-CGIL) sono gli stessi! Il ritardo delle loro azioni è lo stesso di quello della Perugina: tante chiacchiere, assemblee, tavoli e bandiere, ma si son mai chiesti qual è il vero futuro del sito, al di là delle promesse d’investimenti? Che cosa hanno fatto per impedire che l’azienda delocalizzasse la produzione delle fette biscottate? Dov’erano allora gli stati di agitazione e gli scioperi a difesa della produzione in loco? A differenza della Perugina-Nestlè, che non ha un “padrone fisico” ma manager non attaccati al territorio perché oggi ci sono e domani no, alla Colussi c’è un “padrone” ed è Angelo Colussi che è cresciuto e ha studiato a Perugia. Io, per quello che ho conosciuto di Angelo Colussi, per la sua serietà e attaccamento al territorio, mi auguro che non abbandoni il sito di Petrignano per una scelta puramente “logistica” ed economica e ci metta il cuore, come facevano i “padroni” di una volta… Ci affidiamo ai suoi ricordi e alla sua storia per invitarlo a non lasciare che i suoi operai, che hanno reso grande la Colussi e la sentono come loro, si trovino un domani “in mezzo alla strada”…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 25 ottobre 2017

Conferenza stampa 26 ottobre 2017 ore 11:00 Sala della Partecipazione (Palazzo Cesaroni)

Giovedì 26 ottobre 2017 alle ore 11:00, presso la “Sala della Partecipazione” di Palazzo Cesaroni, storica sede del Consiglio Regionale, un gruppo di residenti della frazione di Collestrada terrà una conferenza stampa per presentare cittadinanza la petizione popolare indetta per chiedere al Comune di Perugia di riconoscere come strada privata ad uso pubblico il Viale che porta a Villa Pucci-Boncambi (parte della Strada Centrale Umbra abbandonata fino al 2015), in quanto considerato e da decenni utilizzato pubblicamente come parco aperto e vissuto da tutta la popolazione di Collestrada.
Alla conferenza stampa sarà presente il Movimento per Perugia con il Presidente Carla Spagnoli che aderisce alla petizione.
I Signori giornalisti e tutta la cittadinanza sono invitati a partecipare.




martedì 3 ottobre 2017

FCU, i lavori e il danno d’immagine…


Ritorniamo a parlare della FCU. Prendiamo atto che la giunta Marini ha assicurato la riapertura della linea San Sepolcro-Ponte San Giovanni entro i primi mesi del 2018. Fino a questo momento sono partiti solo i cantieri per la tratta Umbertide-Città di Castello (chiusa da due anni…) grazie a Rete Ferroviaria Italiana (RFI) che in questo modo si dimostra un’azienda “diversa” da Umbria Mobilità, la principale responsabile del disastro FCU! Tuttavia i 63 milioni stanziati non possono bastare per tutta la linea e ci chiediamo: quanto costerà a km la manutenzione della ferrovia (153 km)? Questo si saprà con certezza solo dopo l’analisi approfondita di tutta la FCU che verrà effettuata con un treno speciale messo a disposizione da RFI.  Fatta l’analisi, invitiamo la giunta a  richiedere da subito le risorse necessarie, senza aspettare che ci si “riduca all’osso” come è successo finora… Ora la giunta dovrebbe chiedere i fondi europei per l’acquisto del materiale elettrico, dal momento che la linea è elettrificata da San Sepolcro a Terni (ma non ancora nel tratto Sant’Anna-Ponte San Giovanni): che senso ha avere una linea elettrificata se poi sui binari viaggiano i vecchi, obsoleti e inquinanti treni diesel? A proposito, come pensa Umbria Mobilità di risolvere la questione legata ai 4 treni elettrici “Minuetto”? Sono costati circa 18 milioni di euro, ma di questi 4 “Minuetto” solo uno circolava, gli altri 3 sono in deposito senza pezzi di ricambio! Per sistemare i “Minuetto” forse si devono ancora pagare i fornitori? E nel caso, come pensa Umbria  di saldare questi debiti…? Tornando ai lavori, ci permettiamo di suggerire due proposte: visto che si interverrà su tutta la linea, non sarebbe opportuno in futuro aumentare la velocità dei treni rispetto ai 90 km orari massimi consentiti prima dei problemi a tutti noti? E visto che la FCU passerà ad RFI, perché la linea non viene prolungata da San Sepolcro fino ad Arezzo? In questo modo, oltre a vantaggi in termini di utenza, l’Umbria si aggancerebbe alla linea Altà Velocità già esistente ad Arezzo! Purtroppo, al di là dei lavori e dei tempi di riapertura, il danno d’immagine per l’Umbria rimane ed è enorme, con conseguenze che si protrarranno sia a livello turistico sia di utenza… Questo grazie ad una gestione miope della FCU da parte di un’amministrazione “dilettante” di sinistra! Già si è visto come molti utenti siano “scappati” da tempo, mentre altri non prendono i bus sostitutivi e si sono già organizzati con i mezzi privati: verranno mai recuperati questi utenti? Quanti anni ci vorranno prima che la FCU ritorni (se ritorna…) efficiente nel rapporto costi/ricavi? Il danno ai cittadini con la chiusura totale della FCU dopo oltre 100 anni rimane una macchia indelebile per questa giunta nella storia umbra. Qualcuno pagherà mai per le sue responsabilità…? In uno Stato “normale”, qualcuno avrebbe già pagato da tempo…
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 6 settembre 2017

FCU, il delitto perfetto e annunciato!


Com’era prevedibile, tutta la linea FCU a partire dal 13 settembre chiude e non si sa per quanto… C’è da giurarci che, tra tempi burocratici e inizio dei lavori, ci vorranno minimo 2-3 anni, se tutto andrà bene! In tempi non sospetti avevamo invocato lavori urgenti come il riallineamento dei binari e la messa della breccia, la sistemazione delle gallerie e delle massicciate, senza essere ascoltati! La FCU è stata abbandonata dalla sinistra e questi, oggi, sono i risultati… Con che faccia l’Assessore ai Trasporti Chianella dice che «la sospensione del servizio è un passo indietro per farne due in avanti», che  c’è una strategia per rendere efficiente la FCU e che così tante risorse per la ferrovia non si vedevano da tempo. Ma di quale disegno strategico e programmazione parla l’Assessore? Come sono stati spesi i soldi stanziati ogni anno dalla Regione per la manutenzione? La Regione ha mai chiesto fondi per la manutenzione straordinaria? Come mai non sono stati chiesti finanziamenti europei per l’acquisto del materiale elettrico, dato che la linea è quasi tutta elettrificata? Come mai la Regione ha chiesto dei finanziamenti per l’opera solo nel momento in cui la FCU era ridotta all’osso? Come potranno bastare i 63 milioni di euro ottenuti dal Governo per tutta la linea…? Persino l’Ing. Mauro Fagioli, Direttore del servizio ferroviario, in II Commissione Regionale ha candidamente ammesso che dal 2015 il livello di manutenzione è stato ridotto quasi a zero per mancanza di risorse… Perché non è stata più garantita neppure la manutenzione ordinaria? Chiudere una ferrovia non è una cosa normale, come vogliono farci credere, è un record che neanche le “vituperate” ferrovie del sud (e ci scusiamo con la gente del sud) sono riuscite a raggiungere…. L’Assessore Chianella ha avuto pure il coraggio di fare lo “scaricabarile” e ha detto che la decisione della “sospensione” (così lui chiama la chiusura) «spetta a Umbria Mobilità&Tpl»… Non hanno neanche il coraggio delle proprie responsabilità! È mai possibile che in questa terra sia sempre colpa degli altri??? Per favore, smettetela di prendere in giro gli umbri! La chiusura della Ferrovia è un’altra grave macchia nell’operato di una giunta miope e incapace!!! Ora che succederà? Sono già state annunciate le corse sostitutive dei bus. Ma questi “amministratori” hanno pensato alle conseguenze sul traffico già caotico sulle strade? Hanno pensato a come verranno ridotte le strade interne, già in condizioni pietose? Quanto saranno lunghi i tempi di percorrenza e di arrivo delle tratte? L’altro gravissimo problema è: che cosa ne sarà dei lavoratori FCU? Che fine faranno i macchinisti? Verranno “ricollocati” altrove, come i lavoratori della Perugina…? Cosa ha pensato l’Assessore per il personale che rischia di essere in esubero? E pensare che fino a ieri questa giunta scellerata si vantava delle risorse ottenute dal governo e annunciava, con la solita retorica, il rilancio della FCU, definita “strategica”… Altro che rilancio e strategia, qui siamo al dilettantismo puro!!! A farne le spese, come al solito, saranno i lavoratori e gli utenti, specie quelli già abbonati… Nessuno interviene su questa palese violazione delle Condizioni Generali di Trasporto…? Gli utenti che sono “scappati” e “scapperanno” da FCU, una volta sistemata la Ferrovia dopo anni, verranno recuperati? “Complimenti” vivissimi alla giunta Marini, all’Assessore Chianella e all’ex Assessore Rometti per il lavoro compiuto… Siete riusciti a compiere un “miracolo”, quello di chiudere la FCU dopo più di 100 anni!!!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

giovedì 20 luglio 2017

Perugina, la nostra battaglia continua!


Gli antichi dicevano che «la verità è figlia del tempo». C’è voluto del tempo, ma oggi è sotto gli occhi di tutti che cosa ha portato il vergognoso silenzio sulla Perugina dei mesi scorsi! Per mesi, se non anni, nel dibattito pubblico le questioni che io ponevo sulla Perugina venivano banalizzate, minimizzate da politici e sindacati, che con le loro “rassicurazioni” sull’azienda nascondevano volutamente la realtà e il suo impatto socioeconomico locale! E così la Perugina, vero fiore all’occhiello dell’economia regionale umbra, frutto di una genialità imprenditoriale d’altri tempi, è stata umiliata e alla fine ridotta a essere un “ramo periferico” di una multinazionale lontana… Nessuno ha detto una parola tra sindacati e sinistra (salvo rarissime eccezioni), anzi tutti fino a poco tempo esultavano per il Piano Industriale della Nestlè, quello dei «60 milioni in tre anni» da investire per la pubblicità dei prodotti e per l’aumento dei volumi produttivi e dei livelli occupazionali… Questo nei “sogni” di istituzioni e sindacati! Era palese che quel Piano Industriale, che smantellava reparti, era l’inizio della fine, ma doveva passare il concetto che “va tutto bene, madama la marchesa”… Noi ci siamo battuti in tutti i modi, abbiamo alzato la voce per provare a rompere l’assurdo silenzio sulla vicenda e in questi mesi abbiamo cercato chi, a destra e a sinistra, a livello nazionale e in Parlamento potesse condurre insieme a noi questa battaglia: l’unico che ha accolto il nostro appello fin da subito è stato il Senatore Stefano Candiani, Commissario della Lega Nord in Umbria, che ha presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro, dove riassume esattamente gli ultimi avvenimenti in Perugina: dagli annunciati 340 esuberi nel 2018 al Piano Industriale tanto vantato dai sindacati, fino all’accordo con Nestlè firmato dai sindacati che già prevedeva circa 250 esuberi! Accordo che oggi i sindacati dicono di non aver capito, dopo aver ignorato i segnali di allarme, lo smantellamento dei reparti produttivi ed essersi disinteressati della sorte dei lavoratori… Adesso aspettiamo riscontri del Governo a questa interrogazione, noi di sicuro andiamo avanti in questa battaglia, fino alla fine! La sinistra invece, che sarebbe la “paladina” dei più deboli, dov’è stata? Non si è sentita per niente, né a livello locale né nazionale! Ci sono voluti un Senatore della Lega e una donna imprenditrice di Destra per difendere l’azienda e i suoi lavoratori… Ricordo certi “geni” della sinistra, come il consigliere PD Giacomo Leonelli o i sindacalisti CGIL Vincenzo Sgalla, Michele Greco e Luca Turcheria, che mi attaccavano per le mie prese di posizione e mi accusavano in tutti i modi! Il Dottor Greco addirittura mi chiedeva con sarcasmo se avessi la sfera magica… Ha proprio ragione l’amico Avvocato Simone Pillon, che con passione si sta interessando alla vicenda, quando afferma che «quasi quasi è meglio stare con i “padroni” che con i sindacati»… Il disinteresse generale della sinistra ha provato una dura crisi per l’Umbria, come dimostra la vicenda della Perugina, ma anche il caso dei possibili esuberi alla Colussi e la vertenza delle Acciaierie di Terni, purtroppo ancora attuale. Temiamo che da settembre ci sarà una situazione molto critica per tante famiglie umbre e per la stessa Regione: per la sinistra al governo è ora di tornare ad occuparsi, non con i proclami ma con i fatti, dei suoi cittadini!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

venerdì 7 luglio 2017

Perugina, sinistra e sindacato incommentabili!


Ormai sono finite le parole per qualificare l’atteggiamento di sindacati e politici sulla Perugina. Come si può credere a un sindacato che in un’assemblea, davanti ai lavoratori, confessa di non aver capito l’accordo firmato? E pensare che il Segretario Regionale Flai-CGIL è Michele Greco, laureato in legge… Non occorre essere principe del Foro per interpretare un accordo tanto chiaro! Questo accordo firmato dai sindacati prevede l’obbligo di ricollocazione solo per il 70% degli 819 addetti della Perugina, ciò significa che già in partenza erano annunciati circa 250 esuberi! Ma il “Dottor” Greco non aveva capito, o almeno è quello che vuole far credere… D’altronde la storia di questo sindacato in Perugina parla da sola: basti pensare a quando, nel 1999, la sede direzionale Perugina lasciò Perugia per Milano senza neppure un’ora di sciopero! Crollò un mondo fatto di impiegati, dirigenti e quadri, crollò un mondo fatto di fornitori e piccole aziende che gravitavano nel mondo Perugina, crollò un mondo di servizi: eppure, non una sola parola di protesta arrivò dal sindacato e dai “compagni comunisti” in Regione al seguito… Fino a pochi mesi fa i vari Vincenzo Sgalla, Luca Turcheria, Michele Greco, politici piddini e “sinistrorsi” (escluso Stefano Vinti, che era intervenuto più volte) applaudivano accordo e Piano Industriale Nestlè, mentre venivano smantellati i reparti produttivi biscotti e caramelle e venivano esternalizzate le “Strenne”. Questi “rappresentanti dei lavoratori” di matrice CGIL si vantarono dell’accordo e risposero con la solita arroganza a chi, come me, già denunciava il chiaro capestro che quell’accordo figurava. Non solo, si ersero a “co-manager” aziendali! Ora invocano il Mise per ridefinire un accordo da loro sottoscritto e vantato! Magari, per prolungare l’agonia dell’azienda, chiederanno ancora di ricorrere alla Cassa Integrazione e ad ammortizzatori sociali vari… E i compagni comunisti della sinistra radicale oggi sembrano svegliarsi dal torpore e annunciano battaglie e volantinaggi, invocando la “lotta operaia”: dov’erano quando la Perugina veniva smantellata pezzo per pezzo?! Nessuno di loro ha osato contraddire le dichiarazioni roboanti e rassicuranti dei “compagni” sindacalisti, sia mai che venisse a mancare il “soccorso rosso” al sindacato… Ad un anno di distanza, in un’assemblea tesa, dichiarano candidamente che loro, i sindacalisti-manager, non avevano capito, che l’azienda li sta ingannando. Ora, se c’è qualcuno che ha ingannato e tradito, quelli siete voi!!! Il disegno aziendale è chiaro da almeno 20 anni, reso possibile dalla vostra complicità… E come faranno i sindacalisti-manager a riguadagnare un briciolo di credibilità? Sembra che oggi si siano “inventati” un nuovo “specchietto per le allodole”… Questa volta si chiama Parco del cioccolato, idea che rimbalza da tempo in città, visto che Perugia è la città del cioccolato. Grazie a Perugina, guarda caso… Ma l’idea rimbalza da anni a San Sisto, dove c’è già un Museo e una Fabbrica da visitare. Ma quell’idea sarebbe dovuta essere la miglior vetrina di un marchio che funzionava e di una fabbrica che lavorava a pieno regime, non l’alternativa! Non la rappresentazione del fallimento! Dei 340 esuberi, il Parco quanti ne assorbirebbe? 50? 80? Ovviamente tutto lavoro stagionale, come si conviene ad un parco. Per la Regione sarebbe un toccasana, visto il crollo turistico generato dal terremoto; idem per il Comune di Perugia e per certa imprenditoria legata al mondo del cioccolato. Il Sindacato, c’è da crederci, lo vanterà come l’ennesima capacità di riconversione del proprio sito produttivo. Un’idea “geniale”, non c’è che dire! E tutti vissero felici e contenti. E disoccupati… Scusate sindacalisti, ma voi siete quelli che avevano ereditato una fabbrica vera di 4000 occupati? Siete quelli che si ispirano a tale Karl Marx che vi voleva difensori degli operai contro il surplus capitalistico? Chissà se sarebbe felice Karl Marx nel vedere oggi una grande azienda come la Perugina (Nestlè…) “cancellata” dall’incapacità e dal disinteresse di tanti, che lascia centinaia di famiglie e un’intera città in balia di un futuro senza certezze e senza lavoro…
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

venerdì 16 giugno 2017

Il concetto di rispetto secondo le associazioni LGBT…




Basta, la misura è colma!!! La “lobby gay” in Umbria è tornata in azione ed è arrivata laddove prima non si era mai spinta (almeno da noi): toccare le immagini sacre per farsi pubblicità e offendere la fede di milioni di cristiani! La locandina disgustosa del Perugia Pride 2017 fatta dall’Omphalos con l’immagine della Madonna è la dimostrazione di quello che abbiamo sempre detto, assumendoci tutte le responsabilità: non può esserci dialogo con queste associazioni LGBT (o come si fanno chiamare adesso)… L’Omphalos, ancora una volta, ha mostrato qual è la sua concezione di “democrazia”: pretendere rispetto per se stessi, insultare e denigrare chi non la pensa come loro! Questo è il loro “motto”… Fanno una certa rabbia, mista a tenerezza, le dichiarazioni di Stefano Bucaioni, presidente Omphalos, il quale ha detto che l’immagine della locandina non è la Madonna, ma una “drag queen”: peccato che migliaia di persone si siano sentite offese nella loro sensibilità, religiosa e non!!! “Signor” Bucaioni, vuole dirci che siamo tutti ottusi e solo lei è intelligente e acuto…? Tutto, in quella locandina schifosa, fa pensare che si tratti di una oscena parodia della Madonna: il velo bianco sulla testa, il cuore con i raggi che sembra rimandare alla rappresentazione del Cuore Immacolato di Maria e, tanto per non farci mancare nulla, una specie di aureola gialla sullo sfondo ma ben riconoscibile… Chi volete prendere in giro, “signor” Bucaioni? Il suo tentativo di arrampicarsi sugli specchi fa soltanto pena! Anziché scusarsi dopo le giuste polemiche innescate dal consigliere Squarta (cui va il nostro plauso) e dopo la richiesta del Comune di ritirare l’immagine, il “democratico” Bucaioni ha voluto tirare dritto e ha dichiarato che «la locandina resta dov’è». E poi parlano di confronto, di dialogo e di rispetto… Queste “associazioni culturali” LGBT (o come si fanno chiamare ora) sono ormai in pieno “delirio di onnipotenza”, pensano di potersi permettere tutto con la loro propaganda e non esitano a insultare e bollare come “bigotti”, “medievali” e “omofobi” chiunque non sia allineato alle loro idee! Ricordo ancora bene i loro commenti contro la mia persona e il Movimento per Perugia… I “poveretti”, peraltro, pensano pure che il Medioevo sia ancora quel periodo buio descritto da Voltaire: invito questi “intellettuali” a scrivere una poesia che eguagli anche solo un sonetto di Dante o qualsiasi poeta medievale a scelta, a costruire un castello o una chiesa belli come quelli medievali sparsi nel mondo o a concepire un pensiero filosofico pari alla filosofia di quel tempo. Mi fermo qui, anche se potrei andare oltre… Ora basta, è giunto il momento che le Istituzioni dicano chiaramente con chi stanno: la Regione, purtroppo, sappiamo bene da che parte sta, ma la giunta Romizi a Perugia prenda una posizione netta, come chiesto anche dal consigliere De Vincenzi! Bene aver chiesto il ritiro dell’immagine a Omphalos, ma ciò non è bastato, vista la risposta del loro Presidente… Allora si ritiri una volta per tutte il patrocinio del Comune al Pride Village ora e nei prossimi anni, basta dare all’Omphalos per tre giorni l’anno i giardini del Frontone, uno dei patrimoni più belli di Perugia, che peraltro sorgono di fronte alla maestosa Basilica di San Pietro (chiesa, guarda caso, di origine medievale)… Nessun dialogo e nessun supporto a chi ha dimostrato di non avere rispetto!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia