Movimento per Perugia

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lunedì 21 settembre 2020

La Perugina e la “strategia” dei sindacati…

 


 

Ritorniamo a parlare di Perugina. Sebbene il sindacato tenda sempre a minimizzare i problemi e a fare proclami trionfalistici su nuovi volumi produttivi e ore di lavoro, purtroppo a San Sisto si ritorna a parlare di ulteriori esuberi e di almeno 33 contratti di solidarietà. Adesso sono stati individuati dall’azienda 8 esuberi tra le posizioni impiegatizie: parliamo di 8 impiegati che, a seguito di riorganizzazioni, vedono cancellare o trasferire la propria posizione di lavoro, con lo stabilimento di San Sisto che si sta riducendo a semplice sito produttivo, rimesso alle commesse straniere (Kit Kat Bunny, tavolette per l’Avvento, eccetera). Ad annunciare su La Nazione dell’8 settembre scorso gli esuberi è stato Daniele Marcaccioli, della Uila-Uil, che in teoria dovrebbe essere un rappresentante dei lavoratori ma, a leggere le dichiarazioni, sembra un perfetto manager Nestlè, volto più a fare da megafono alle intenzioni della multinazionale che a dire come intendono, lui e i suoi compagni sindacalisti, battersi per la difesa dei posti di lavoro!! A precisa domanda «Non preoccupano certe manovre?», il sindacalista ha dichiarato che «l’azienda ha ribadito la volontà di riorganizzare al meglio il lavoro in tutti gli stabilimenti del gruppo, puntando ad una verticalizzazione delle funzioni» e che «l’azienda pensa anche ad altre soluzioni indolore»!!! Quindi per il signor Marcaccioli ci sono esuberi e contratti di solidarietà che possono essere “indolore”… Quello che trapela, ancora una volta, è la funzione assurda di un sindacato “portavoce” dell’azienda, teso ad evidenziare solo degli aspetti politici che danno un contributo all’immagine aziendale. Altra questione: perché il lavoro straordinario di domenica? Perché i sindacati non fanno il loro lavoro, chiedendo l’assunzione di nuove persone? In una logica di perequazione,perché devi ricorrere a operai che già lavorano 6 giorni la settimana invece che cogliere l’occasione, anche in un momento difficile come questo, e fare qualche nuova assunzione, per far sì che la fabbrica funzioni tutta la settimana? Dove sta l’etica sindacale? È meglio che lavorino sempre più pochi operai oppure che si lavori meno ma tutti? Non una sola parola da parte dei sindacati sulle strategie che Nestlè ha intenzione di portare avanti per il rilancio, eppure anche in questo caso la situazione sembra tutt’altro che florida. Si continua a celebrare le nuove commesse: per carità nulla contro i Kit Kat o altri prodotti, ben vengano nuove commesse e nuove produzioni all’interno di San Sisto, tuttavia i volumi produttivi dei Kit Kat e di altri prodotti dovrebbero affiancare i prodotti caratteristici del marchio, non sostituirli come è già avvenuto! Basti pensare a tutti i cioccolatini e caramelle che abbiamo perso in questi anni, dai Tre Re ai Dimmi di Sì e Gianduiotti fino alle mitiche caramelle “Cinzia” e “Rossana”, senza dimenticare i biscotti “Ore Liete”… Le commesse che arrivano non sono altro che “boccate d’ossigeno” per lo stabilimento, di certo non costituiscono il rilancio né del brand né della fabbrica! In questo modo rischiamo seriamente di dover parlare, tra qualche mese, di altre decine di esuberi in “Perugina”, di dover raccontare altre storie umane drammatiche… Ma i sindacalisti di casa nostra continuano a minimizzare i problemi e ad esaltare nuove commesse e nuovi ipotetici volumi produttivi!! Tanto ci sono sempre gli ammortizzatori sociali da chiedere, oggi per almeno 33 dipendenti, domani chissà… A pagare è sempre lo Stato in una politica sindacale che ha fatto della precarietà del lavoro e della disperazione dei lavoratori un bacino utile per voti elettorali e per tessere sindacali!!!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

martedì 20 novembre 2018

Perugina, va tutto bene madama la marchesa..?



In queste ultime settimane la “macchina della propaganda” è stata molto attiva in Perugina e ne abbiamo sentite di tutti i colori: è stato detto che l’azienda va a gonfie vele, che il “Bacio Rosa” è stato un enorme successo (questo è vero, e ne siamo molto felici) e che la produzione sta andando alla grande, tanto che Nestlè sta cercando nuova manodopera, 50 stagionali per la precisione: quest’ultima notizia, ovviamente, è stata presentata in “pompa magna”… Insomma, siamo ritornati al “va tutto bene, madama la marchesa”! E allora tutto quello che è successo negli ultimi mesi, gli esuberi, i reparti dismessi, i prodotti cancellati? Niente!!! Ma davvero in Perugina è così? A proposito dei nuovi stagionali, che cosa c’è da festeggiare? L’arrivo, a tempo determinato, di 50 lavoratori dopo che sono stati mandati via centinaia di maestranze…? Addirittura si è sentito parlare con enfasi di una Perugina che oggi conta circa 500-600 dipendenti, stagionali compresi: qualcuno ricorda che prima dell’ultima e dolorosa vertenza di qualche mese fa, i dipendenti erano circa 880? Per quanto tempo lavoreranno questi stagionali? Tradizionalmente in Perugina gli stagionali hanno sempre lavorato 3-4 mesi: sarà ancora così? Altra notizia è quella dell’apertura della fabbrica di San Sisto al pubblico, prevista per il 25 novembre: ma cosa è rimasto da vedere? Qual è l’assetto produttivo di Perugina oggi? E qui torniamo all’annosa domanda: perché i sindacati non hanno ancora chiesto a Nestlè un rendiconto degli ultimi tre anni? Quali sono stati i risultati del Piano Industriale 2016-2018, firmato anche da loro? Una cosa è certa: reparti sono stati smantellati, posti di lavoro tagliati, macchinari portati via, ma per far posto a cosa? Qualcuno ci può dire, dopo questo triennio, quale sarà il nuovo Piano Industriale per la Perugina? In merito al rilancio della Confiserie Perugina, voglio porre una domanda da consumatrice: il “Grande Assortimento Perugina”è la scatola “bandiera” di Perugina e, come spiega il nome, espone le specialità del marchio. Oggi la gamma si è ridotta molto rispetto alle origini, ma non solo: mancano cioccolatini storici e caratteristici, come i “Tre Re”, i “Dimmi di Sì” e i Gianduiotti! Come mai? I “Tre Re”, i “Dimmi di Sì” e i Gianduiotti faranno forse la fine delle “Canaste”, delle “Pomona” o delle caramelle “Cinzia”? Il futuro di questi prodotti sarà forse lo stesso delle “Ore Liete” o delle “Rossana”…? Insomma, Bacio Rosa a parte, qui in Perugina il futuro sembra tutto, tranne che roseo…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

venerdì 21 settembre 2018

Acqua Sangemini, che sta succedendo?



Cosa sta succedendo alla Sangemini? Da qualche settimana, ormai, si rincorrono una serie di notizie e voci a proposito del futuro della Sangemini e delle altre acque umbre del Gruppo Acque Minerali d’Italia, di proprietà della famiglia Pessina. Venerdì scorso i lavoratori della Sangemini-Amerino hanno fatto un’ora di sciopero alla fine di ogni turno. Mercoledì doveva esserci un confronto in Confindustria a Terni tra azienda e sindacati ma i manager non si sono presentati, anche se hanno dato la loro disponibilità per un incontro prima del summit previsto in Regione il 24 settembre. Le sigle sindacali denunciano (ma non c’è ancora nulla di ufficiale scritto) la volontà dell’azienda di ricorrere alla Cassa Integrazione Straordinaria per 30 dei 92 lavoratori delle acque a rotazione (30 dipendenti a giro), l’intenzione di investire solo sulle acque “Sangemini” e “Grazia” (l’acqua effervescente naturale) e limitare la produzione di “Fabia”, “Amerino” e “Aura”… Tutto questo, affermano i  sindacati, senza che l’azienda abbia presentato un Piano Industriale e soprattutto senza tavoli di trattativa e di confronto tra le parti! Le sigle sindacali hanno anche puntato il dito contro la convocazione di alcuni lavoratori per un colloquio, senza prima una comunicazione preventiva alle RSU, come riportato in un articolo del sito ternitoday.it del 29 agosto 2018! Perché questa convocazione? Di cosa si è parlato e che cosa è stato proposto ai lavoratori? Perché le Rsu non sono state messe al corrente? Tutte queste notizie apparse sui giornali pongono serie riflessioni sullo stato attuale dell’azienda, che con le sue acque rappresenta un vero e proprio simbolo del Made in Umbria. La famiglia Pessina ha sicuramente il merito di aver rilevato nel 2014 una Sangemini in profonda crisi e di averla risollevata e di aver salvato oltre 90 posti di lavoro, tutti a tempo indeterminato. In questi anni ci sono stati importanti investimenti commerciali e pubblicitari, tanto che Sangemini è stata pure tra gli sponsor ufficiali del Giro d’Italia 2018, e un rilancio del marchio indubbiamente c’è stato. Tuttavia i lavoratori attendono un nuovo piano di sviluppo che continui quanto è stato fatto finora, e il ricorso alla Cassa Integrazione non sembra presagire nulla di buono: il timore di esuberi, tagli e sacrifici, purtroppo, è sempre dietro l’angolo! Ricordiamo che l’acqua è un bene pubblico demaniale e la Regione ha dato le concessioni dei pozzi alla Sangemini fino al 2024, a patto che l’azienda mantenga intatti i posti di lavoro. Il prossimo Piano Industriale sicuramente servirà per capire le prospettive future dell’acqua e dei lavoratori. Ci auguriamo che la proprietà faccia tesoro delle proposte dei lavoratori (ad esempio la richiesta di investire sulla linea vetro, fondamentale nel mercato della ristorazione) e che continui a puntare sulle altre acque, molto apprezzate: penso, ad esempio, alla storica acqua “Amerino”, definita l’«acqua nobile dell’Umbria» e bevuta dal poeta Gabriele d’Annunzio. Ci auguriamo, però, che anche i sindacati facciano la loro parte in maniera responsabile e pensino soprattutto al bene dei lavoratori: ci risulta infatti che in un passato anche recente ci siano stati atteggiamenti di totale chiusura e di scontro con la proprietà, soprattutto da parte della FLAI-CGIL che invece di cercare il dialogo ha preferito le barricate a tutti i costi. Un atteggiamento sterile che non fa bene né alla Sangemini né tanto meno ai lavoratori, gli unici che, come sempre, pagano sulla loro pelle errori di strategia sindacale e non solo!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


martedì 20 marzo 2018

Perugina, una tragedia annunciata!



Rabbia, dolore, costernazione: sono queste le sensazioni che ho provato, e provo tuttora, dinanzi a quei lavoratori impiegati della Perugina-Nestlè licenziati con effetto immediato: gente che ha dato la vita per l’azienda e il marchio e che in fretta e furia ha dovuto riempire gli scatoloni con i loro effetti personali e liberare le scrivanie e gli uffici! Posso solo immaginare come si sentano e cosa stiano provando questi lavoratori… «Cartoni, gente in lacrime, gente che urla, gente che si nasconde nei bagni e gente che prova a ridere e consolare», bastano queste poche ma dure parole, tratte dal sito umbriajournal.com, per descrivere la cruda realtà della Perugina di oggi, la sua lenta agonia risoltasi in tragedia! Una tragedia annunciata da troppo tempo, iniziata con lo spostamento del Centro Direzionale a Milano nel 1999, con la cancellazione di prodotti storici (Cinzia, Pomona, Torrone “Nigro”, eccetera), con l’assoluta mancanza di nuovi prodotti, di pubblicità e di una seria strategia di rilancio sul mercato, e proseguita con quel Piano Industriale sciagurato e quegli Accordi “capestro” tra Nestlè ed RSU del 2016, che hanno permesso di portare via da San Sisto due grandi reparti (“Ore Liete” e “Caramelle”) e i loro macchinari, di esternalizzare il reparto dei regali aziendali (le “Strenne”), una tragedia che ora sta prefigurando i peggiori scenari possibili!!! Io però oggi non piango tanto per l’azienda: la Perugina, anima e cuore della mia bisnonna Luisa, è morta quando è stata venduta a Nestlè e quando è stata trasformata da azienda dolciaria, fatta di un mondo di prodotti, a fabbrica del cioccolato e di soli Baci e Tavolette, con il placet dei sindacalisti… Io piango per tutti gli operai che hanno lavorato per anni in Perugina e per gli effetti sociali devastanti per centinaia di famiglie sul territorio, che si ritrovano senza certezze e speranze nel futuro! Fa male vedere tutta questa disperazione e pensare che non c’è al momento una soluzione, che non si vede la luce in fondo a questo tunnel maledetto… Le prime “vittime sacrificali” di questo scempio sono gli impiegati in ufficio, i cui licenziamenti hanno effetto immediato: impiegati dimenticati per lungo tempo dai sindacati (sono stata io la prima, ahimè, a ricordare gli impiegati Perugina sui giornali), costretti ad “emigrare” in altre aziende dopo la chiusura di storici uffici, decisa da Nestlè senza alcuna resistenza, oppure ad “insegnare il mestiere” a giovani venuti a Perugia per sfilare loro il lavoro! I sindacati dovevano tutelare impiegati e maestranze dall’inizio alla fine: non c’erano e non ci sono stati! Hanno sempre e solo pensato alla “strategia” dell’assistenzialismo di Stato… Sulle Istituzioni, meglio stendere un velo pietoso: assenti, impotenti, lontane dai lavoratori, capaci solo di andare nei tavoli di “trattativa”, dire frasi di circostanza e fare sorrisini e strette di mano: ora che siamo alla fine qualche politico si muove, tanto esporsi a cose fatte non costa niente… Chi si è mosso a tempo debito contro Nestlè e la sua potenza? Quali Deputati e Senatori umbri hanno seriamente “pungolato” la multinazionale e chiesto che fine hanno fatto quei famosi 60 milioni d’investimenti? Nessuno ha messo al centro questa domanda, per ignoranza e per paura!!! Adesso che fine faranno questi lavoratori e le loro famiglie? Come si manterranno? Chi penserà a loro? I sindacati? La Presidente Marini e la sua giunta? Il Viceministro Bellanova, il cui “operato” è sotto gli occhi di tutti? Oppure Matteo Renzi, che da Premier andava in visita a San Sisto a complimentarsi con i vertici Nestlè per «questa storia di successo» e per i «PROGETTI FUTURI DI SVILUPPO» e poi prometteva agli operai di “stare con il fiato sul collo della Nestlè”: si è visto quanto fiato hanno sprecato… Ripetiamo: questa era una tragedia annunciata e ora qualcuno dovrà prendersi le responsabilità del proprio “operato” e pagare di fronte ai lavoratori!!!
Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 14 marzo 2018

Il finale inglorioso della vertenza Perugina



Sindacati Perugina: tutto, tranne il lavoro! È questa la sintesi che è emersa dall’incontro che ha “sbloccato” la vertenza Perugina. “Grazie” all’intermediazione sindacale, i lavoratori oggi sono molto più favoriti nel lasciare l’azienda per tentare altri posti di lavoro… Per quelli che vogliono restare, la soluzione è passare a forme di part-time “flessibile”, che comportano la perdita di ore di lavoro e quindi l’abbassamento dello stipendio! A due anni di distanza dalla dismissione di reparti e prodotti, tutto avvenuto sotto gli occhi di un Sindacato che esaltava la “rivoluzione” della fabbrica di San Sisto, l’ultimo confronto si è chiuso con rassicurazioni su tutti i fronti, tutti tranne quello di accrescere il lavoro! Così, chi vuole rispondere ad offerte di lavoro di altre aziende potrà essere riassunto da Perugina in caso di licenziamento entro i 14 mesi, ma solo come stagionale!!! Chi sceglierà il part-time ridotto, con stipendi poco superiori a 750 euro, riceverà, sembra, qualche incentivo in più per i primi anni. E dopo? Quale “etica” sindacale e “strategia” ci sono dietro questo precariato crescente? In Perugina l’età media non può essere alta, dopo decenni di prepensionamenti. Quali prospettive di vita avranno quei padri e madri di famiglia con stipendi così bassi? Per i primi anni non cambia niente, dicono. E allora? Metter su famiglia, avere un progetto di vita, può essere limitato ai primi 5 anni? Dopo come si sosterranno queste famiglie nascenti? Andranno ad elemosinare…? L’articolo del Direttore Franco Bechis della scorsa settimana è illuminante quando parla di un Sindacato poco propenso a far “migrare” i lavoratori Perugina verso altre aziende! Il motivo, a parere di Bechis, è che se i lavoratori se ne vanno, il Sindacato perde iscritti. Un sospetto non infondato, vista anche la pronta replica del “solito” Michele Greco! Il mio pensiero va oltre: un popolo di lavoratori precari è un ottimo “cliente” per il Sindacato Perugina! Questo spiegherebbe il teatrino dal 2016 con un Sindacato che firma, poi si stupisce di cosa ha firmato, ammette di non capire, si mobilita ma non troppo e giorno dopo giorno si accontenta di piccoli risultati! In un momento in cui l’istituzione sindacale è in crisi, il Sindacato Perugina si è guadagnato almeno altri 5 anni di vita… 5 anni di attese e timori per i lavoratori, 5 anni di “protezione” sindacale (si fa per dire), in cui ci si è “infischiati” dei lavoratori già in Cassa Integrazione o pronti ad andarci nei prossimi mesi! Abbiamo visto la storia di “Embraco”: è bastato un solo ministro (Calenda) che parla con i lavoratori, fila dritto a Bruxelles e torna con la vittoria di aver bloccato tutto, almeno per un anno… Nel caso di Perugina abbiamo assistito invece a due anni di incontri, viaggetti a Roma dal viceministro Bellanova, consultazioni varie e incontri stanchi e inconcludenti. Non sono mancate però le dichiarazioni, sui giornali, di un Sindacato quasi belligerante! Pagine “gloriose” di storia sindacale che però i lavoratori iniziano a capire, visti anche i risultati elettorali: l’Umbria ha cambiato diametralmente colore, senza cadere nelle illusioni, ma dando un segnale forte e maturo! Il segnale di lavoratori e cittadini traditi dal Sindacato e delusi dalle Istituzioni, a partire dalla Presidente Marini e dalle sue dichiarazioni sterili e di facciata che porteranno nel 2020 a deporre le bandiere rosse nei cassetti! Per non parlare delle dichiarazioni dell’Assessore Paparelli che definisce l’accordo «propedeutico al rilancio di un’industria e di un marchio strategici»… Cittadini delusi da un PD che ha parlato di tutto tranne che di lavoro e da una sinistra che non si è voluta “sporcare le mani” con la vicenda Perugina. E, vista la mia nota imparzialità, delusi anche da una Giunta e da un Consiglio comunale che non si sono affacciati sulla questione Perugina, neppure con i consiglieri di opposizione. Sulla Perugina si è mosso di più il Cardinale Bassetti che i politici dall’anima comunista! Questo il quadro di una gestione “di sinistra” che in due anni ha visto il Sindacato prima svendere il lavoro-fatto di prodotti, reparti e posti- ed oggi svendere i lavoratori e la loro dignità!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


martedì 6 febbraio 2018

Vertenza Perugina, l’atto finale!


«Temiamo che gli esuberi si paleseranno in tutta la loro tragicità da febbraio 2018, quando inizierà la curva bassa di produzione». Queste sono le parole con le quali già dallo scorso anno e in più interventi denunciavo la situazione della Perugina e il suo epilogo scontato, figlio di un Piano Industriale e di accordi capestro tra Nestlè e sindacati. Ora, per citare “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, sembra che il sacrificio della nostra Perugina è consumato! Infatti all’interno della fabbrica stanno circolando dei moduli informativi Nestlè nei quali sono elencate le figure professionali che servono all’azienda: agli operai non rimane altro che accettare i nuovi contratti part-time oppure scegliere le famose ricollocazioni o gli esodi volontari, il tutto ENTRO 10 GIORNI!!! Insomma, lo spettro degli esuberi ha preso forma, come purtroppo avevo annunciato… La cosa più assurda è che ancora c’è qualcuno che mostra stupore a parla di decisioni prese in sordina! Sono mesi che la Nestlè ha svelato le carte e parla di una Perugina con al massimo 600 dipendenti, dov’è la novità??? Ma quando queste cose le scrivevo io, quando denunciavo che a febbraio gli esuberi si sarebbero palesati, dov’erano tutti? In questi tre anni di dura battaglia ho sempre descritto, dati e notizie certe alla mano, la situazione della Perugina con parole forti ma chiarissime, senza troppi fronzoli, ho fatto appelli a chiunque, ho lanciato continui allarmi per mantenere alta la guardia sull’azienda: qual è stato il risultato? Insulti e calunnie sui social, accuse dai sindacalisti e dai loro “accoliti” e un immobilismo vergognoso e complice di tutta la classe politica! Ricordo quando una “signora” operaia, evidentemente “entusiasta” dell’operato dei sindacati, con un astio incredibile mi accusava di «strumentalizzare la situazione Perugina per scopi puramente politici» e addirittura di non averci messo la faccia! Non capisco cosa dovevo strumentalizzare, visto che non ho mai pensato ad una candidatura né alle scorse Regionali né tantomeno alle prossime Politiche, e non a caso il mio nome non è MAI uscito tra le “toto candidature”… Quanto poi alla mia faccia, la “signora” stia ben tranquilla e non si preoccupi per me: i miei interventi, le mie interviste sui giornali locali e nazionali, i miei appelli a politici e sindacalisti e tutti gli attacchi subiti per la Perugina parlano per me: sono altri quelli che devono guardarsi allo specchio, farsi un esame di coscienza e andare a rivedere quello che (non) hanno fatto e scritto per difendere la Perugina! Forse dovevo mettere la mia faccia su un corteo in centro, con bandiere politiche e fischietti, che si è dimostrato tardivo e sterile…? Quel corteo era utile solo ai sindacati, a coloro che con le loro firme sugli accordi hanno permesso che si arrivasse a questo disastro! E che dire di tutti quei “buontemponi” e leoni da tastiera che continuano a tirare in ballo la mia famiglia che, secondo loro, avrebbe venduto la Perugina a De Benedetti o direttamente a Nestlè: a questi ignoranti di storia (nel senso che non conoscono) ricordo per l’ennesima volta che mio padre Lino uscì dalla Perugina già nel 1972, ben 13 anni prima che De Benedetti acquistasse l’azienda da Bruno Buitoni per rivenderla a peso d’oro a Nestlè nel 1988. Ripassare un po’ di storia o informarsi prima di fare certe “sparate” sui social di sicuro non guasterebbe! Quanto ai sindacati, cos’altro aggiungere ancora? È come sparare sulla Croce Rossa! Prima erano i grandi “cantori” del Piano Industriale e degli accordi firmati con Nestlè e parlavano di Perugina come un “mondo dorato” poi, dopo l’annuncio dei 364 esuberi da parte di Nestlè, invece della linea dura a difesa del lavoro hanno preferito prendere tempo e hanno tirato fuori le proposte più assurde e improbabili per la Perugina e si sono limitati a dei tavoli di “trattativa” e a timide proteste per cercare di far vedere che c’erano, poi hanno puntato tutto sulla proroga degli ammortizzatori sociali, che non servono a niente se non a prolungare l’agonia di un anno! E adesso? C’è chi parla di “accordo difensivo” e dice che «che dal 15 febbraio non tutti potrebbero avere una soluzione soddisfacente»!!! Con buona pace delle dure battaglie fatte dal sindacato per la difesa dei posti di lavoro e per i diritti degli operai… Un consiglio voglio darlo a questi sindacalisti: perché non mettono i loro nomi in cima alla lista degli esuberi? Perché non accettano, loro per primi, le ricollocazioni esterne o le uscite volontarie, visto che hanno messo le loro firme sugli accordi? Di sicuro salverebbero qualche maestranza e riscatterebbero in parte il fallimento delle loro strategie che ha contribuito a portare la Perugina in questo stato!!!
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

lunedì 15 gennaio 2018

Lavoratori Colussi, un dramma sociale!


Per circa 40 operai della Colussi si attendono giorni difficilissimi e drammatici… L’azienda infatti, in seguito all’accordo sottoscritto con i sindacati e votato dai lavoratori, ha annunciato 59 uscite, delle quali 19 saranno prepensionamenti ed esodi volontari. Gli effetti sociali di questi licenziamenti rischiano di essere devastanti: stiamo parlando di padri e madri spesso a capo di famiglie monoreddito, lavoratori con problemi di salute, impossibilitati a fare i turni notturni, persone con disabili a carico e dipendenti con più di 50 anni che lavorano allo stabilimento di Petrignano d’Assisi da oltre 20 anni, lontani dalla pensione e che difficilmente potranno trovare un nuovo impiego! Quale sarà la loro “fine”? Qualcuno, nel sindacato o nelle istituzioni, ha pensato a loro? Dal momento che ci sono ancora sei mesi di ammortizzatori sociali garantiti, non sarebbe stato più opportuno aspettare invece di procedere subito ai licenziamenti? Il rischio, adesso, è che possa esserci una “macelleria sociale”!  Per settimane ci è stato detto da politici e sindacalisti che l’Accordo firmato con l’azienda era il migliore degli accordi possibili, il massimo che si poteva ottenere dalla trattativa e si è parlato persino di «approccio responsabile e costruttivo messo in campo da entrambe le parti». La Colussi prima ha annunciato la cifra dei 125 esuberi poi, con le “trattative”, ha ridotto il numero ad una sessantina di licenziamenti, senza alzare fastidiosi “polveroni” mediatici! È vero che l’accordo è stato votato anche dagli operai, per carità, ma con il timore di perdere il lavoro è comprensibile un voto favorevole…. La cosa più paradossale è che qui vengono licenziati lavoratori di un’azienda assolutamente sana, che si espande sul mercato italiano e non solo, che annuncia investimenti per 80 milioni di euro e lancia nuovi prodotti, molto apprezzati dal pubblico…. Che cosa hanno ottenuto i lavoratori da questa vertenza? L’offerta di 20.000 EURO LORDI per accettare l’uscita volontaria e perdere il posto di lavoro? Garanzie di percorsi di formazione per la ricollocazione in altre aziende? Questo è il massimo che i sindacati hanno saputo ottenere…? È stato firmato un accordo che si basa sui criteri delle esigenze tecnico-produttive, sulle uscite volontarie e sui prepensionamenti: perché i sindacati non hanno scelto di tutelare i criteri dell’anzianità, dell’esperienza e dei carichi familiari? Perché i lavoratori più deboli non sono stati protetti e risparmiati dalla mannaia dei tagli decisi dall’azienda? Eppure proprio la difesa di questi lavoratori dovrebbe essere la missione principale di un sindacato! Infine  nell’accordo è prevista la possibilità per ogni singolo lavoratore di scegliere volontariamente la riduzione dell’orario di lavoro e il passaggio da un contratto full-time ad un part-time: perché allora l’azienda ha scelto di licenziare una sessantina di lavoratori, senza neanche aver visto prima quanti potevano accettare la riduzione dell’orario di lavoro? Perché questa opzione non è stata maggiormente incentivata e caldeggiata dai sindacati? Magari il numero degli esuberi poteva calare ulteriormente…. Intanto l’Umbria continua a perdere posti di lavoro e vive sempre più di ammortizzatori sociali,una lenta agonia!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia 

lunedì 6 novembre 2017

Colussi, perché licenziare 125 lavoratori?


Com’è noto, la Colussi ha deciso di avviare la procedura di licenziamento collettivo per 125 dipendenti dello stabilimento di Petrignano d’Assisi su 450 lavoratori totali. Una vera e propria “doccia gelata”, visto anche che solo a Petrignano l’azienda ha deciso tagli così pesanti… Una decisione ancor più “paradossale”, se si pensa che la Colussi è in espansione, ha annunciato per il triennio 2017-2019 investimenti per 80 milioni di euro, ha lanciato nuovi prodotti e nel 2016 è stato il primo gruppo alimentare in Italia per crescita (⁺21,5%): ad esempio il marchio “Misura” è cresciuto del 34%! Perché allora la proprietà ha deciso di intervenire così radicalmente su Petrignano d’Assisi, che è lo stabilimento principale oltre che il cuore storico della Colussi? I primi “sintomi  di smobilitazione”ci sono stati nei mesi scorsi, con la decisione di delocalizzare a Fossano, in Piemonte, la produzione delle fette biscottate: un duro colpo per i lavoratori che hanno visto mancare ben 11 tonnellate di volumi produttivi rispetto al passato! L’azienda ha giustificato la delocalizzazione dicendo che a Petrignano non hanno i macchinari adatti: ma i macchinari presenti non avrebbero potuto essere modificati e adattati? Perché si è scelto di portare via la produzione? Ci chiediamo anche perché l’azienda annuncia 125 esuberi (il 25% di tutto il personale) e nello stesso tempo propone ad una parte del personale di estendere l’orario di lavoro dal lunedì alla domenica, oltre che gli straordinari: se si chiede ai dipendenti di lavorare di più vuol dire che il lavoro non manca, ma allora perché ricorrere ai licenziamenti collettivi? Se si parla di 80 milioni d’investimenti, perché questi esuberi? L’azienda stessa ha ammesso che «la situazione occupazionale non è legata a difficoltà aziendali o di business, ma conseguenza di un’attività di ricerca e innovazione tecnologica»… Cosa vuol dire…? I posti di lavoro si potrebbero ancora salvare riportando a Petrignano le fette biscottate e altre produzioni che si possono fare qui! Gli operai chiedono solo di lavorare e alla Colussi il lavoro di certo non mancherebbe! Questa vertenza è l’ennesima in una regione come l’Umbria sempre più in crisi, che vede a rischio oltre 700 posti di lavoro, tra Perugina, Colussi, eccetera: le istituzioni locali e nazionali si rendono conto che senza lavoro l’Umbria diventerà un deserto? Lo capiscono, loro e i sindacati, che una Regione non può vivere solo di assistenzialismo di Stato e di ammortizzatori sociali? È il lavoro la linfa vitale che dà vita ad un territorio e dignità agli uomini! A proposito di sindacati, ringrazio l’UGL Umbria Agroalimentare per avermi gentilmente invitata al loro incontro di venerdì a Bastia Umbra proprio sulla Colussi, incontro molto interessante e propositivo. Ci risulta che le sigle più “influenti” del sindacato (CGIL, CISL e UIL) giochino da sole (come al solito): perché non marciano compatte a difesa degli operai? Non è questo il loro compito? Si vogliono ripetere gli stessi errori fatti con la Perugina? D’altronde molti attori (come Michele Greco della FLAI-CGIL) sono gli stessi! Il ritardo delle loro azioni è lo stesso di quello della Perugina: tante chiacchiere, assemblee, tavoli e bandiere, ma si son mai chiesti qual è il vero futuro del sito, al di là delle promesse d’investimenti? Che cosa hanno fatto per impedire che l’azienda delocalizzasse la produzione delle fette biscottate? Dov’erano allora gli stati di agitazione e gli scioperi a difesa della produzione in loco? A differenza della Perugina-Nestlè, che non ha un “padrone fisico” ma manager non attaccati al territorio perché oggi ci sono e domani no, alla Colussi c’è un “padrone” ed è Angelo Colussi che è cresciuto e ha studiato a Perugia. Io, per quello che ho conosciuto di Angelo Colussi, per la sua serietà e attaccamento al territorio, mi auguro che non abbandoni il sito di Petrignano per una scelta puramente “logistica” ed economica e ci metta il cuore, come facevano i “padroni” di una volta… Ci affidiamo ai suoi ricordi e alla sua storia per invitarlo a non lasciare che i suoi operai, che hanno reso grande la Colussi e la sentono come loro, si trovino un domani “in mezzo alla strada”…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 25 ottobre 2017

Polo Logistico Perugina, ormai siamo a “La sai l’ultima?”


Un polo logistico allo stabilimento Perugina di San Sisto: ecco l’ultima “perla” di un sindacato che ormai non sa più cosa dire e che “pesci pigliare” per la Perugina. Un’idea assurda, irreale, che non sta né in cielo né in terra e, secondo noi, morta ancor prima di nascere, dal momento che Gianluigi Toia, Capo delle Relazioni Industriali di Nestlè Italia, ha detto che «il polo logistico della Nestlè oggi non ha senso, perché non abbiamo produzioni da portare»! Eppure, imperterriti, i sindacalisti di “casa nostra” continuano ad andare avanti con questa proposta e pensano di portare a casa chissà quale risultato… Ma, signori sindacalisti, vi rendete conto  di cosa state proponendo? Ma riuscite a contare fino a 100 prima di rendere pubbliche certe “proposte”? Basti pensare allo stato disastroso dei nostri collegamenti per capire che parliamo del nulla: abbiamo un aeroporto abbandonato a sé stesso, una ferrovia locale chiusa, collegamenti ferroviari con altre città italiane quasi inesistenti e vere e proprie “strade groviera”, a partire dalla E45: come arriverebbero le merci al polo logistico, per poi essere distribuite? Come si può anche solo pensare che Nestlè possa accettare una simile idea, inconveniente sotto tutti i punti di vista? Ma si, l’importante è apparire e dire qualcosa, per far vedere che loro “lavorano” per i lavoratori… Chi se ne frega se Toia ha detto che non ci sono nuove produzioni da portare! Ma sulle produzioni i sindacati non hanno nulla da dire? Li hanno letti i dati 2016 dell’AIDEPI (Associazione Industriale del Dolce e delle Paste)? Mentre le produzioni di cioccolato e confetteria vanno a gonfie vele e crescono rispettivamente del 3,9% e dell’1,8% in rapporto al 2015, in Perugina si smantellano reparti e si cancellano prodotti! Perché i sindacati non insistono su questi dati con Nestlè? Forse perché, con le loro firme, hanno avallato questa situazione in Perugina…? I sindacati dicono di tutto, propongono tutto, ma dove si può attaccare Nestlè, dati alla mano, se ne tengono alla larga… Ma poi, un polo logistico della Perugina che senso avrebbe? Dov’è in Umbria quel tessuto industriale solido e radicato da richiedere un polo della logistica? Siamo forse nel Nord-est dell’Italia o nelle città del triangolo industriale? Senza collegamenti decenti e senza un tessuto industriale, dove pensano di andare i sindacati con la loro “idea”? Tale proposta dimostra tutto lo spessore e la preparazione di questo sindacato. La verità è che da Perugia non ci sono merci da spedire: solo pacchi vuoti e 364 lettere di Cassa Integrazione!!! Ancora una volta, si vive nel mondo dei sogni… La tragedia ha abbondantemente lasciato il posto alla farsa: sembra di essere al programma tv “La sai l’ultima?”: sul tema Perugina, i sindacalisti continuano ad essere vincitori imbattibili con le loro “barzellette”…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 11 ottobre 2017

Perugina, sindacati patetici!!!


Sulla Perugina i sindacati, dopo tutti i disastri commessi, hanno un nuovo leitmotiv: “All’incontro del 13 ottobre con Nestlè si dovrà parlare di lavoro e investimenti, non di esuberi, licenziamenti o ricollocazione”. Bello slogan, non c’è dubbio, frase degna di un politico in campagna elettorale o di un abile venditore di pentole… Peccato che sulla parola “ricollocazione” proprio loro avevano apposto le loro firme, a pagina  3 e 4 dell’Accordo firmato con Nestlè il 07 aprile 2016! Se Nestlè oggi può permettersi di portare avanti lo smantellamento della Perugina, riducendola a “fabbrichetta” periferica di cioccolato da circa 600 lavoratori, è proprio grazie a questi sindacalisti che oggi “urlano”, fanno manifestazioni e scioperi di facciata e fanno finta di battere i pugni sul tavolo, quando fino a ieri elogiavano il Piano Industriale Nestlè e tacciavano con arroganza chi sollevava dei dubbi! Non a caso, Nestlè continua a dire che rispetta il Piano Industriale e non ha mai parlato di “licenziamenti” ma appunto di «ricollocazioni in altre aziende del gruppo Nestlè in Italia o in altre aziende del territorio umbro», parla di “esodi volontari” e di “percorsi formativi”, tutte opzioni previste esplicitamente nell’Accordo del 07 aprile 2016!!! È vero che è prevista la volontà del lavoratore nella ricollocazione esterna, ma se già i Sindacati fin da subito prevedono questa possibilità di ricollocazione, che è chiaramente in contrasto con le promesse di rilancio, e ci mettono pure le loro firme, perché poi si lamentano se una multinazionale come Nestlè la mette in pratica??? È a dir poco patetico il loro “arrampicarsi sugli specchi” quando affermano che di ricollocazioni si parla solo nell’ultima pagina dell’Accordo e che questa opzione era solo l’ultima ipotesi… Che razza di giustificazione è questa? Un accordo deve essere preso nella sua interezza, l’ultima pagina è importante tanto quanto la prima! Troppo facile prendere ciò che più vi fa comodo, signori sindacalisti… Le ricollocazioni sono un’ipotesi prevista nell’Accordo e voi lo avete permesso con le vostre firme, punto e basta! Ancora una volta, signori sindacalisti, fate la figura “barbina” di quelli che non hanno capito l’Accordo firmato, un accordo che non prevedeva solo 60 milioni di investimenti ma anche, e soprattutto, le ricollocazioni, frutto degli esuberi… Ora è inutile “stracciarsi le vesti” e fare i “duri”, organizzando scioperi e manifestazioni di facciata o facendo finta di dettare voi gli argomenti dei prossimi incontri con Nestlè. Sulla manifestazione di sabato meglio stendere un velo pietoso: solamente un migliaio circa i partecipanti, nessuna proposta da parte dei sindacati, solo vuote parole, slogan e un gran “tripudio” di bandiere del PD e compagnia cantante di sinistra e bandiere rosse inneggianti a Che Guevara: chissà cosa penserebbe il Che di questi sindacalisti che sulla Perugina hanno scritto una delle pagine peggiori di storia del lavoro…. E meno male che i sindacati con l’evento volevano coinvolgere tutta la città: ma chi vi crede più!!! Avete chiuso la stalla quando i buoi sono scappati da un pezzo, e sotto i vostri occhi! Adesso aspettiamo “fiduciosi” (si fa per dire) l’incontro di venerdì tra Nestlè e sindacati, i cui incontri somigliano sempre più ad una partita di ping-pong o ad un dialogo tra sordi: che faranno i sindacati? Mostreranno le loro carte oppure, ancora una volta, la “butteranno in caciara” per far vedere che “lottano”…?

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

venerdì 29 settembre 2017

Perugina: fatti, parole e silenzi…


Ora tutti vogliono mettere il loro “cappello” sulla vicenda Perugina e hanno fatto a gara per partecipare allo sciopero generale… È giusto ricordare fatti, parole e silenzi, anche quelli di tanti “smemorati”… Ci pensiamo noi a rinfrescare la memoria: era l’11 aprile 2014 quando per la prima volta scrissi sulla Perugina, denunciavo un clima di “smobilitazione generale” in fabbrica e parlavo di “disimpegno programmato” da parte di Nestlè. Già nel 2014 ero preoccupata del crollo dei volumi produttivi, della cancellazione di prodotti storici come le caramelle “Cinzia”, dei continui ricorsi alla Cassa Integrazione e ai Contratti di Solidarietà e del mancato richiamo di molti stagionali. Ero l’unica a chiedersi dov’erano gli investimenti per la ricerca, il lancio di nuovi prodotti e la pubblicità. Ero l’unica, insieme al Dott. Alberto Mossone, ex dirigente Perugina, ad “alzare la voce” contro la gestione della Perugina da parte di certi manager Nestlè mentre altri stavano zitti o, addirittura, si ergevano a “scudieri” e “testimonial” della Nestlè! E mentre alcuni iniziavano a dire qualche “timida” parola sulla vicenda, con comunicati stampa, generici appelli e  interrogazioni, toccava a me  difendere la storia Perugina, che non era solo il Bacio ma tutto un mondo fatto di cioccolatini, uova cacao, dragèes panettoni, biscotti e caramelle, un mondo che Nestlè aveva già iniziato a smontare mattone dopo mattone, nel silenzio assoluto di politica e sindacati… Mi sono battuta da sola per difendere la caramella “Rossana”, icona del marchio Perugina insieme al Bacio, che proprio l’anno scorso compiva 90 anni: sono stata la prima a dire che Nestlè voleva dismettere tutto il comparto caramelle ma per “qualcuno” ero una visionaria! Una tal Simona Marchesi, operaia CGIL, mi aveva pure invitato a celebrare insieme i 90 anni della “Rossana”, salvo poi sparire dopo la mia disponibilità… Un sito “d’informazione” online nazionale mi accusava persino di scrivere notizie poco vere sulla “Rossana”! Chissà se si ricordano questi “giornalisti” oppure anche loro sono “smemorati”, ora che le “Rossana” non vengono più prodotte a Perugia ma in Piemonte, cedute al gruppo FIDA S.p.A senza che nessuno abbia mosso un dito… Quando TUTTI, l’anno scorso, incensavano il Piano Industriale e l’Accordo firmato dai sindacati con Nestlè io fui l’unica, insieme a pochissimi, ad avanzare dubbi sullo smantellamento di ben due reparti, sull’esternalizzazione delle “Strenne” e su un Accordo che già in partenza annunciava circa 200 esuberi! In questi anni sono stata attaccata in tutti i modi: il Segretario del PD umbro Leonelli mi accusò di dire «cose non vere» e di strumentalizzare il mio cognome; il segretario CGIL Umbria Vincenzo Sgalla mi invitò “elegantemente” a «non sputare sentenze sul Piano Industriale dei lavoratori» e ad occuparmi di Città della Domenica che non è mai stata mia! Il segretario FLAI-CGIL Michele Greco mi chiedeva ironicamente se avessi la sfera magica per dire loro il futuro della fabbrica; addirittura lo “smemorato” Luca Turcheria nel 2016 diceva, riferendosi a me, che «qualcuno si è svegliato solo oggi»…. Questi sono i fatti, le parole e i silenzi di certi “smemorati” che oggi scioperano e fanno le barricate: dov’erano tre anni fa, quando si poteva davvero difendere la Perugina? Perché erano tutti in silenzio? Perché hanno lasciato cadere nel vuoto le mie “grida d’allarme” e i miei appelli? Certi fatti e certi silenzi, cari “smemorati”, la storia non li cancella e non li dimentica… A salvarvi la faccia non sarà uno sciopero tardivo e quasi di facciata, unico strumento di lotta che il sindacato usa da sempre! Ecco perché non ho aderito al picchetto, per non prestarmi al gioco di chi, con i suoi silenzi e il suo avallo, è stato il principale artefice della fine della Perugina! Non sarà uno sciopero e qualche fischietto per strada a cambiare oggi le strategie di Nestlè. Io continuerò a lottare come sempre per la mia città, Perugia, per la Perugina, senza silenzi e senza ipocrisie. Ma meglio una lotta e una vigilanza con il cuore di sempre piuttosto che con qualche bandiera “stanca” da riarrotolare e riporre nel cassetto dopo una manifestazione apparente…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


Intervista a Carla Spagnoli sul quotidiano La Verità, diretto da Maurizio Belpietro, del 28 settembre 2017




giovedì 14 settembre 2017

Perugina, dramma senza fine…


Che cosa sta succedendo nella Perugina? Il segretario Flai-CGIL Michele Greco, dopo lungo letargo, ha addirittura denunciato minacce agli operai da parte di Nestlè… Secca e rapida è stata la smentita di Gianluigi Toia, Direttore relazioni industriali di Nestlè Italia, che ha invitato Greco a rivolgersi alla magistratura per provare le sue accuse… Toia ha pure parlato di «esigenze produttive, che richiedono anzi lavoro aggiuntivo»! Affermazioni un po’ contraddittorie, considerando i 340 esuberi già annunciati… Dove sta la verità? Non possiamo scoprirlo ora, ma se il Dottor Greco non va avanti nelle sue accuse e si limita a una semplice dichiarazione alla stampa, fatta magari per darsi l’immagine di “sindacalista duro e puro”, di certo non ci farà una bella figura… Quello che è certo, oggi, è che i 340 “ricollocamenti” restano confermati e che gli impiegati, al pari delle maestranze, stanno vivendo un incubo (solo ora Greco si è ricordato di loro, dopo un silenzio assoluto e dopo i nostri interventi!). La verità è che dentro la Perugina la situazione è in piena stasi: gli stagionali sono ancora a casa e chissà se verranno richiamati, i lavoratori fissi e i part-time lavorano a ritmi assurdi, le maestranze un tempo impiegate nei reparti biscotti e caramelle sono state portate nelle linee “Baci” e tavolette e dell’aumento dei volumi produttivi, tanto sbandierati da sindacati e multinazionale nel 2016, non c’è neppure traccia! Sulla “nuova” confiserie meglio stendere un velo pietoso: che fine ha fatto quel progetto strategico che avrebbe dovuto “rinverdire” i fasti di Perugina, creare bisogno di manodopera e quindi lavoro? Temiamo che i 340 esuberi si paleseranno a partire da febbraio, quando inizierà la curva bassa di produzione… Il sindacato cosa fa? Come sta operando? I sindacalisti hanno in mente uno “straccio” di strategia…? Oppure la questione Perugina era finita in qualche “cassetto balneare”…? Nell’ultima riunione il sindacato si era preso l’impegno di esaminare e fare una mappatura delle attività dell’azienda, per capire, specie tra gli impiegati, quali sono i posti a rischio e distinguerli da quelli legati al calo dei volumi… È stata fatta? Anche per gli impiegati il clima è cupo: temiamo che a breve possa esserci la chiusura di uffici di natura commerciale, se già non è iniziata, e che per molti impiegati il prossimo futuro è la Cassa Integrazione! Nel frattempo la concorrenza si muove e investe: anche i dati AIDEPI del 2016 registrano un +3,2% nella produzione di cioccolato e cacao rispetto al 2015… E in Perugina? Dove sono la ricerca, l’innovazione e i nuovi prodotti? Come sono stati spesi i 60 milioni di euro, oltre alla pubblicità dei Tablò? A quando nuovi spot? I sindacati, su questi punti, che dicono…? Intanto Nestlè investe 48 milioni sullo stabilimento di Benevento per farne «l’hub internazionale della pizza surgelata» e invita pure i ministri Calenda e de Vincenti alla presentazione del progetto: sindacati Perugina, nulla da dire su due ministri che “vanno a braccetto” con i vertici Nestlé? Non era lo stesso Governo PD che aveva assicurato la volontà di arrivare ad una soluzione per la Perugina? E come mai per una vertenza da 340 esuberi il Governo “schiera” un Sottosegretario, la Bellanova, mentre a Benevento si vedono ben due Ministri? Un’ultima considerazione: gira voce che, anche a causa di programmi sbilanciati, alcune linee produttive siano sovraccariche e la fabbrica non riesca a far fronte alle produzioni previste; si dice che non è escluso che si debba “chiedere aiuto” ad altre fabbriche Nestlè… È vero tutto questo? Al sindacato è giunta notizia? Sarebbe un paradosso che, a fronte di 340 esuberi, venissero “ricollocati” pure i volumi produttivi…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 6 settembre 2017

FCU, il delitto perfetto e annunciato!


Com’era prevedibile, tutta la linea FCU a partire dal 13 settembre chiude e non si sa per quanto… C’è da giurarci che, tra tempi burocratici e inizio dei lavori, ci vorranno minimo 2-3 anni, se tutto andrà bene! In tempi non sospetti avevamo invocato lavori urgenti come il riallineamento dei binari e la messa della breccia, la sistemazione delle gallerie e delle massicciate, senza essere ascoltati! La FCU è stata abbandonata dalla sinistra e questi, oggi, sono i risultati… Con che faccia l’Assessore ai Trasporti Chianella dice che «la sospensione del servizio è un passo indietro per farne due in avanti», che  c’è una strategia per rendere efficiente la FCU e che così tante risorse per la ferrovia non si vedevano da tempo. Ma di quale disegno strategico e programmazione parla l’Assessore? Come sono stati spesi i soldi stanziati ogni anno dalla Regione per la manutenzione? La Regione ha mai chiesto fondi per la manutenzione straordinaria? Come mai non sono stati chiesti finanziamenti europei per l’acquisto del materiale elettrico, dato che la linea è quasi tutta elettrificata? Come mai la Regione ha chiesto dei finanziamenti per l’opera solo nel momento in cui la FCU era ridotta all’osso? Come potranno bastare i 63 milioni di euro ottenuti dal Governo per tutta la linea…? Persino l’Ing. Mauro Fagioli, Direttore del servizio ferroviario, in II Commissione Regionale ha candidamente ammesso che dal 2015 il livello di manutenzione è stato ridotto quasi a zero per mancanza di risorse… Perché non è stata più garantita neppure la manutenzione ordinaria? Chiudere una ferrovia non è una cosa normale, come vogliono farci credere, è un record che neanche le “vituperate” ferrovie del sud (e ci scusiamo con la gente del sud) sono riuscite a raggiungere…. L’Assessore Chianella ha avuto pure il coraggio di fare lo “scaricabarile” e ha detto che la decisione della “sospensione” (così lui chiama la chiusura) «spetta a Umbria Mobilità&Tpl»… Non hanno neanche il coraggio delle proprie responsabilità! È mai possibile che in questa terra sia sempre colpa degli altri??? Per favore, smettetela di prendere in giro gli umbri! La chiusura della Ferrovia è un’altra grave macchia nell’operato di una giunta miope e incapace!!! Ora che succederà? Sono già state annunciate le corse sostitutive dei bus. Ma questi “amministratori” hanno pensato alle conseguenze sul traffico già caotico sulle strade? Hanno pensato a come verranno ridotte le strade interne, già in condizioni pietose? Quanto saranno lunghi i tempi di percorrenza e di arrivo delle tratte? L’altro gravissimo problema è: che cosa ne sarà dei lavoratori FCU? Che fine faranno i macchinisti? Verranno “ricollocati” altrove, come i lavoratori della Perugina…? Cosa ha pensato l’Assessore per il personale che rischia di essere in esubero? E pensare che fino a ieri questa giunta scellerata si vantava delle risorse ottenute dal governo e annunciava, con la solita retorica, il rilancio della FCU, definita “strategica”… Altro che rilancio e strategia, qui siamo al dilettantismo puro!!! A farne le spese, come al solito, saranno i lavoratori e gli utenti, specie quelli già abbonati… Nessuno interviene su questa palese violazione delle Condizioni Generali di Trasporto…? Gli utenti che sono “scappati” e “scapperanno” da FCU, una volta sistemata la Ferrovia dopo anni, verranno recuperati? “Complimenti” vivissimi alla giunta Marini, all’Assessore Chianella e all’ex Assessore Rometti per il lavoro compiuto… Siete riusciti a compiere un “miracolo”, quello di chiudere la FCU dopo più di 100 anni!!!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 26 luglio 2017

Dati sul comparto dolciario, che beffa per la Perugina!


L’AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) ha diffuso i dati 2016 relativi al comparto dolciario: quello che emerge sa di beffa tremenda per la Perugina e i suoi lavoratori! Infatti i dati 2016 sono molto positivi, soprattutto per il comparto cioccolato e cacao che ha registrato un +3,2% di produzione rispetto al 2015 (circa 520.000 tonnellate prodotte). Anche la confetteria (caramelle e confetti) ha avuto numeri molto positivi e ha raggiunto nel 2016 quasi le 100.000 tonnellate di produzione e un +1,8% rispetto al 2015. Tutto questo mentre la Perugina sta per sparire! Con questi dati cadono tutte le “scuse” di Nestlè per smantellare i reparti biscotti e caramelle, considerati “prodotti residuali”: altro che residuali! Bastavano un minimo di investimenti e di pubblicità per rilanciare le “Rossana”, soprattutto nell’anniversario dei loro 90 anni! Non a caso sulle “Rossana” e sulle sue potenzialità sta puntando molto FIDA SPA, l’azienda piemontese che ha rilevato dalla Nestlè le caramelle, ha portato la produzione in Piemonte e si sta espandendo sul mercato grazie anche ai marchi acquisiti… La posizione di Nestlè, quindi, non può essere giustificata dall’andamento dei mercati, ma solo da decisioni aziendali, dalla sua volontà di smantellare tutto!!! I dati AIDEPI rendono ancor più grave la complicità e il “beneplacito” dei sindacati Perugina, che non hanno mosso un dito per fermare lo smantellamento dei reparti e difendere un importante pezzo di storia che veniva portato via dalla fabbrica e da Perugia!!! A proposito di sindacati: non hanno proprio nulla da dire su questi dati? Ne sono al corrente? L’avvocato Michele Greco della FLAI CGIL è informato a riguardo? Da “padrona” mi permetto di dare un consiglio ai sindacati: perché non fate dei dati AIDEPI il centro della vostra battaglia contro Nestlè, in difesa della Perugina? È inutile accusare la multinazionale di «voler cambiare le carte in tavola» dell’accordo, un’accusa pesante! In realtà l’accordo è scritto ed è stato firmato anche dai sindacati, non si può cambiarlo unilateralmente… Leo Wencel, capo mercato di Nestlè Italia, ha detto chiaramente che i percorsi di formazione e le “ricollocazioni” sono previsti dall’accordo del 07 aprile 2016… Se così non fosse, i sindacati lo dimostrino pubblicamente e mostrino l’accordo con le loro firme! Sindacati, qual è ad oggi la vostra strategia? Lo sciopero tardivo? La vostra solita “scappatoia”, pagata dai lavoratori con la decurtazione dello stipendio… Lo sciopero si doveva fare prima, quando Nestlè cedeva i biscotti e le caramelle e quando i macchinari venivano portati via da San Sisto e venduti ad altre aziende! Tutti ne erano al corrente, ma tutti rimasero zitti… Lo sciopero oggi può servire forse agli attuali sindacalisti per salvare la faccia, non tanto verso gli operai quanto verso i vertici nazionali del sindacato: gira voce, infatti, che da Roma siano scontenti di come sia stata gestita la vertenza Perugina a livello locale e siano molto critici verso l’operato dei vari Michele Greco, Luca Turcheria eccetera… Cari lavoratori Perugina, volete ancora fidarvi di “questi”…?

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

giovedì 20 luglio 2017

Perugina, la nostra battaglia continua!


Gli antichi dicevano che «la verità è figlia del tempo». C’è voluto del tempo, ma oggi è sotto gli occhi di tutti che cosa ha portato il vergognoso silenzio sulla Perugina dei mesi scorsi! Per mesi, se non anni, nel dibattito pubblico le questioni che io ponevo sulla Perugina venivano banalizzate, minimizzate da politici e sindacati, che con le loro “rassicurazioni” sull’azienda nascondevano volutamente la realtà e il suo impatto socioeconomico locale! E così la Perugina, vero fiore all’occhiello dell’economia regionale umbra, frutto di una genialità imprenditoriale d’altri tempi, è stata umiliata e alla fine ridotta a essere un “ramo periferico” di una multinazionale lontana… Nessuno ha detto una parola tra sindacati e sinistra (salvo rarissime eccezioni), anzi tutti fino a poco tempo esultavano per il Piano Industriale della Nestlè, quello dei «60 milioni in tre anni» da investire per la pubblicità dei prodotti e per l’aumento dei volumi produttivi e dei livelli occupazionali… Questo nei “sogni” di istituzioni e sindacati! Era palese che quel Piano Industriale, che smantellava reparti, era l’inizio della fine, ma doveva passare il concetto che “va tutto bene, madama la marchesa”… Noi ci siamo battuti in tutti i modi, abbiamo alzato la voce per provare a rompere l’assurdo silenzio sulla vicenda e in questi mesi abbiamo cercato chi, a destra e a sinistra, a livello nazionale e in Parlamento potesse condurre insieme a noi questa battaglia: l’unico che ha accolto il nostro appello fin da subito è stato il Senatore Stefano Candiani, Commissario della Lega Nord in Umbria, che ha presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro, dove riassume esattamente gli ultimi avvenimenti in Perugina: dagli annunciati 340 esuberi nel 2018 al Piano Industriale tanto vantato dai sindacati, fino all’accordo con Nestlè firmato dai sindacati che già prevedeva circa 250 esuberi! Accordo che oggi i sindacati dicono di non aver capito, dopo aver ignorato i segnali di allarme, lo smantellamento dei reparti produttivi ed essersi disinteressati della sorte dei lavoratori… Adesso aspettiamo riscontri del Governo a questa interrogazione, noi di sicuro andiamo avanti in questa battaglia, fino alla fine! La sinistra invece, che sarebbe la “paladina” dei più deboli, dov’è stata? Non si è sentita per niente, né a livello locale né nazionale! Ci sono voluti un Senatore della Lega e una donna imprenditrice di Destra per difendere l’azienda e i suoi lavoratori… Ricordo certi “geni” della sinistra, come il consigliere PD Giacomo Leonelli o i sindacalisti CGIL Vincenzo Sgalla, Michele Greco e Luca Turcheria, che mi attaccavano per le mie prese di posizione e mi accusavano in tutti i modi! Il Dottor Greco addirittura mi chiedeva con sarcasmo se avessi la sfera magica… Ha proprio ragione l’amico Avvocato Simone Pillon, che con passione si sta interessando alla vicenda, quando afferma che «quasi quasi è meglio stare con i “padroni” che con i sindacati»… Il disinteresse generale della sinistra ha provato una dura crisi per l’Umbria, come dimostra la vicenda della Perugina, ma anche il caso dei possibili esuberi alla Colussi e la vertenza delle Acciaierie di Terni, purtroppo ancora attuale. Temiamo che da settembre ci sarà una situazione molto critica per tante famiglie umbre e per la stessa Regione: per la sinistra al governo è ora di tornare ad occuparsi, non con i proclami ma con i fatti, dei suoi cittadini!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

venerdì 7 luglio 2017

Perugina, sinistra e sindacato incommentabili!


Ormai sono finite le parole per qualificare l’atteggiamento di sindacati e politici sulla Perugina. Come si può credere a un sindacato che in un’assemblea, davanti ai lavoratori, confessa di non aver capito l’accordo firmato? E pensare che il Segretario Regionale Flai-CGIL è Michele Greco, laureato in legge… Non occorre essere principe del Foro per interpretare un accordo tanto chiaro! Questo accordo firmato dai sindacati prevede l’obbligo di ricollocazione solo per il 70% degli 819 addetti della Perugina, ciò significa che già in partenza erano annunciati circa 250 esuberi! Ma il “Dottor” Greco non aveva capito, o almeno è quello che vuole far credere… D’altronde la storia di questo sindacato in Perugina parla da sola: basti pensare a quando, nel 1999, la sede direzionale Perugina lasciò Perugia per Milano senza neppure un’ora di sciopero! Crollò un mondo fatto di impiegati, dirigenti e quadri, crollò un mondo fatto di fornitori e piccole aziende che gravitavano nel mondo Perugina, crollò un mondo di servizi: eppure, non una sola parola di protesta arrivò dal sindacato e dai “compagni comunisti” in Regione al seguito… Fino a pochi mesi fa i vari Vincenzo Sgalla, Luca Turcheria, Michele Greco, politici piddini e “sinistrorsi” (escluso Stefano Vinti, che era intervenuto più volte) applaudivano accordo e Piano Industriale Nestlè, mentre venivano smantellati i reparti produttivi biscotti e caramelle e venivano esternalizzate le “Strenne”. Questi “rappresentanti dei lavoratori” di matrice CGIL si vantarono dell’accordo e risposero con la solita arroganza a chi, come me, già denunciava il chiaro capestro che quell’accordo figurava. Non solo, si ersero a “co-manager” aziendali! Ora invocano il Mise per ridefinire un accordo da loro sottoscritto e vantato! Magari, per prolungare l’agonia dell’azienda, chiederanno ancora di ricorrere alla Cassa Integrazione e ad ammortizzatori sociali vari… E i compagni comunisti della sinistra radicale oggi sembrano svegliarsi dal torpore e annunciano battaglie e volantinaggi, invocando la “lotta operaia”: dov’erano quando la Perugina veniva smantellata pezzo per pezzo?! Nessuno di loro ha osato contraddire le dichiarazioni roboanti e rassicuranti dei “compagni” sindacalisti, sia mai che venisse a mancare il “soccorso rosso” al sindacato… Ad un anno di distanza, in un’assemblea tesa, dichiarano candidamente che loro, i sindacalisti-manager, non avevano capito, che l’azienda li sta ingannando. Ora, se c’è qualcuno che ha ingannato e tradito, quelli siete voi!!! Il disegno aziendale è chiaro da almeno 20 anni, reso possibile dalla vostra complicità… E come faranno i sindacalisti-manager a riguadagnare un briciolo di credibilità? Sembra che oggi si siano “inventati” un nuovo “specchietto per le allodole”… Questa volta si chiama Parco del cioccolato, idea che rimbalza da tempo in città, visto che Perugia è la città del cioccolato. Grazie a Perugina, guarda caso… Ma l’idea rimbalza da anni a San Sisto, dove c’è già un Museo e una Fabbrica da visitare. Ma quell’idea sarebbe dovuta essere la miglior vetrina di un marchio che funzionava e di una fabbrica che lavorava a pieno regime, non l’alternativa! Non la rappresentazione del fallimento! Dei 340 esuberi, il Parco quanti ne assorbirebbe? 50? 80? Ovviamente tutto lavoro stagionale, come si conviene ad un parco. Per la Regione sarebbe un toccasana, visto il crollo turistico generato dal terremoto; idem per il Comune di Perugia e per certa imprenditoria legata al mondo del cioccolato. Il Sindacato, c’è da crederci, lo vanterà come l’ennesima capacità di riconversione del proprio sito produttivo. Un’idea “geniale”, non c’è che dire! E tutti vissero felici e contenti. E disoccupati… Scusate sindacalisti, ma voi siete quelli che avevano ereditato una fabbrica vera di 4000 occupati? Siete quelli che si ispirano a tale Karl Marx che vi voleva difensori degli operai contro il surplus capitalistico? Chissà se sarebbe felice Karl Marx nel vedere oggi una grande azienda come la Perugina (Nestlè…) “cancellata” dall’incapacità e dal disinteresse di tanti, che lascia centinaia di famiglie e un’intera città in balia di un futuro senza certezze e senza lavoro…
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

martedì 13 giugno 2017

Perugina e Sindacati: siamo oltre la farsa!


Si dice sempre che la storia si ripete in due modi: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Inarrivabile la farsa dei sindacati Perugina, peccato che per i lavoratori rimanga una tragedia! Nell’ultima assemblea di San Sisto i lavoratori iniziavano a mostrare tutto il dissenso verso il sindacato inconsapevole o, peggio, complice di un pian di smantellamento, e avevano dato mandato alle RSU di seguire la “linea dura” all’incontro con Nestlè del 06 giugno. Eppure, dopo l’incontro, le RSU Perugina hanno avuto il coraggio di uscire con un comunicato stampa “soft” e di affermare che sono ancora «convinti della bontà di questo Piano Industriale […] con l’obiettivo di incrementare volumi e ore di lavoro»!!! Ma questi sindacalisti dove vivono??? Si può ancora “bluffare”, camuffare e minimizzare, prendendo in giro lavoratori e maestranze? Sulla base di questo comunicato assurdo, alcuni media hanno pensato che in Perugina l’allarme fosse rientrato, e persino i TG hanno fatto servizi tranquillizzanti… Ci ha pensato il capo mercato di Nestlè Italia a richiamare tutti alla realtà: con un messaggio chiaro e netto, il Dott. Leo Wincel in persona (cosa mai successa prima) ha detto che dopo giungo 2018, finita la Cassa Integrazione, si procederà ad un “riequilibrio occupazionale” (leggi licenziamenti) di circa 340 addetti, che saranno “supportati” nel «reperimento di soluzioni occupazionali alternative»!!! 340 esuberi, parola di Leo Wincel: più chiaro di così… Solo allora il sindacato si è visto smascherato, “stupefatto” di sentir parlare di persone che non saranno mai più impiegate in Perugina! Ma gli stessi sindacati avevano firmato un accordo con Nestlè che già consentiva circa 250 esuberi!!! Cari sindacalisti, figuravano le vostre firme, non quelle di altri… Adesso, oltre ai tanti comunicati stampa “farsa”, che cosa farete??? A 340 lavoratori saranno proposti trasferimenti in altri siti del gruppo. Emigrare? È questa la soluzione sindacale? Magari in quei siti c’è un sindacato che si batte per incrementare l’occupazione del territorio… Si parla anche di Decathlon, con una corsia preferenziale per i lavoratori in fuga! È questa la ricetta sindacale? Addirittura vogliono allontanare le cooperative di servizi che lavorano in Perugina: una guerra tra poveri! E questa è l’etica sindacale? Gli esuberi possiamo chiamarli con altri termini (uscite volontarie, licenziamenti, ricollocamenti), ma la sostanza rimane la stessa… E pensare che la Presidente Marini qualche mese fa andò in Perugina per esaltare l’azienda di San Sisto come fabbrica modello, con tanto di foto insieme a Renzi e ai vertici Nestlè… Di fatto oggi c’è una fabbrica che sta perdendo gli ultimi pezzi, che prima di Nestlè contava 4.600 dipendenti, mentre nel 2018 rischia di averne poco più di 500: tutto questa grazie anche a un sindacato “lungimirante” e “leale” verso gli operai… I sindacati promettono di difendere i posti di lavoro e rivendicano la commissione bilaterale, dove giocano a fare i “manager”: di certo Nestlè ha dimostrato di non tenerli in gran considerazione! Tornando alla farsa teatrale, i sindacati, nella commissione, più che protagonisti sembrano “comparse”… Almeno Nestlè è stata onesta nel comunicato sulla Perugina: dov’è invece l’onestà intellettuale del sindacato? Dopo le parole di Wencel, che cosa racconteranno le RSU alla prossima assemblea dei lavoratori…? Ora basta, è giunto il momento di trovare una soluzione per la Perugina: è ora che TUTTE LE FORZE POLITICHE, locali e nazionali, senza distinzione di colore, mettano da parte le divisioni su questo tema e si uniscano per INDIVIDUARE IMPRENDITORI VERI del settore alimentare che sappiano e vogliano davvero rilanciare il patrimonio Perugina! Non si può affidare il futuro dell’azienda ai soli sindacati che hanno dimostrato di aver fallito su tutti i fronti e di essere inaffidabili! Se la politica non si “sveglia”, la Perugina sparirà, si chiuderà tutto e insieme all’azienda fondata nel 1907 dalla mia bisnonna morirà una storia importante del Made in Italy e della città di Perugia…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


lunedì 29 maggio 2017

Sindacati Perugina in agitazione: troppo tardi!



I sindacati sulla Perugina hanno perso ogni residua credibilità e la loro faccia, se mai ne avessero avuta una! Ora “minacciano” Nestlè e paventano lo stato di agitazione, quando fino all’altro ieri “incensavano” la multinazionale e il suo Piano Industriale! Non ce le scordiamo le loro dichiarazioni: parlavano di «un nuovo percorso di sviluppo, in grado di rilanciare la Perugina come eccellenza in Italia e nel mondo», sbandieravano i 60 milioni d’investimenti come vessillo delle loro vittorie e c’è stato persino chi, nominando mia nonna Luisa, blaterava che il Piano Industriale «realizzava il sogno di Luisa Spagnoli»: quel sindacalista, prima di parlare, farebbe bene a pulirsi la bocca… In mezzo a questo “squillar di trombe” la Perugina veniva smantellata pezzo per pezzo: prima è toccato al comparto biscotti “Ore Liete”, ceduti al gruppo Tedesco Srl; poi è stata la volta del comparto caramelle, cedute alla piemontese FIDA S.p.A proprio nell’anniversario dei 90 anni delle “Rossana”! Nestlè ha anche ceduto tutto il comparto delle “Strenne”, impoverito la Confiserie, portato via macchinari da San Sisto sotto gli occhi dei sindacati e delle maestranze, disatteso le promesse sugli aumenti dei volumi produttivi e ha promosso l’uscita volontaria incentivata degli operai dall’azienda. Eppure non c’è mai stata una minaccia di sciopero o stato di agitazione, i  sindacati non hanno “fiatato” e anzi hanno appoggiato in maniera acritica e incosciente questa politica di smobilitazione, attaccando me e il Movimento per Perugia che fin dal primo giorno abbiamo espresso seri dubbi e riserve sul Piano Industriale! Mi hanno chiamata allarmista, disfattista, mi hanno accusato persino di divulgare “bufale”, offendendomi. Un tal Vincenzo Sgalla, sindacalista “figlio d’arte”, mi accusava addirittura di «sputare sentenze sul piano industriale degli operai della Perugina» e mi invitava a rivitalizzare Città della Domenica, dimostrando una completa ignoranza sulla storia di Perugia e sulla realtà imprenditoriale, non sapendo che il bellissimo parco non è mai stato di mia proprietà… Ricordo che un certo Michele Greco della Flai-CGIL dichiarò in un articolo: «Se la Spagnoli ha la sfera magica, ci dica lei il futuro della fabbrica. Basta con i continui interventi a scapito del futuro dei lavoratori e dello stabilimento». Signor Greco, le sue parole, pronunciate nel novembre 2016, oggi si commentano da sole: eccolo il “futuro” della fabbrica! È quello che denuncio da più di tre anni con articoli e interviste, con dolore e disperazione per non essere stata ascoltata: “signori” sindacalisti, la “mia” Perugina, quella che crearono i miei bisnonni con lavoro e amore, oggi è ridotta a fabbrica non più dolciaria ma di solo cioccolato, impoverita nello stile e nella qualità e con la sola prospettiva di circa 350 esuberi che sembra l’ultima cifra di tale devastante passaggio storico! Temiamo, purtroppo, che non sarà l’ultimo… Non era difficile da capire, signor Greco, ma voi forse eravate troppo galvanizzati dal far parte di una commissione bilaterale che avrebbe dovuto monitorare il rilancio del marchio e della fabbrica! Forse giocavate a fare i manager? Non sarebbe stato meglio, signori Greco e Turcheria, limitarvi a fare i sindacalisti, fedeli alla missione originaria di difendere i lavoratori e il lavoro? Quali erano gli interventi a discapito dei lavoratori e dello stabilimento? I miei o quelli dei sindacati, farneticanti e fuori dalla realtà? Andate a rileggere i miei articoli dal 2014 ad oggi, signori Greco, Sgalla e Turcheria… Indire lo stato di agitazione oggi è troppo tardi e di certo non salverà né l’azienda né i posti di lavoro né tantomeno salverà la vostra reputazione! Si può solo fare un tentativo di recupero, ma non può essere fatto sotto la fallimentare direzione dei sindacati! Ci vuole uno sforzo congiunto di TUTTE LE FORZE POLITICHE, locali e nazionali, senza distinzione di colore per portare questa vicenda a una soluzione: la soluzione è INDIVIDUARE IMPRENDITORI VERI del settore alimentare che sappiano e vogliano davvero rilanciare il patrimonio Perugina! Cari operai, la verità è che siete stati presi in giro dai sindacati che voi stessi pagate… Reagite, strappate le tessere, ritirate le deleghe, non permettete che continuino a prendersi gioco di voi! Quanto a voi sindacalisti, dovreste essere i primi a firmare per l’uscita volontaria dalla Perugina, dopo aver scritto la peggior pagina sulla storia del lavoro, della Perugina e dello stesso sindacato!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia