Movimento per Perugia

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lunedì 21 settembre 2020

La Perugina e la “strategia” dei sindacati…

 


 

Ritorniamo a parlare di Perugina. Sebbene il sindacato tenda sempre a minimizzare i problemi e a fare proclami trionfalistici su nuovi volumi produttivi e ore di lavoro, purtroppo a San Sisto si ritorna a parlare di ulteriori esuberi e di almeno 33 contratti di solidarietà. Adesso sono stati individuati dall’azienda 8 esuberi tra le posizioni impiegatizie: parliamo di 8 impiegati che, a seguito di riorganizzazioni, vedono cancellare o trasferire la propria posizione di lavoro, con lo stabilimento di San Sisto che si sta riducendo a semplice sito produttivo, rimesso alle commesse straniere (Kit Kat Bunny, tavolette per l’Avvento, eccetera). Ad annunciare su La Nazione dell’8 settembre scorso gli esuberi è stato Daniele Marcaccioli, della Uila-Uil, che in teoria dovrebbe essere un rappresentante dei lavoratori ma, a leggere le dichiarazioni, sembra un perfetto manager Nestlè, volto più a fare da megafono alle intenzioni della multinazionale che a dire come intendono, lui e i suoi compagni sindacalisti, battersi per la difesa dei posti di lavoro!! A precisa domanda «Non preoccupano certe manovre?», il sindacalista ha dichiarato che «l’azienda ha ribadito la volontà di riorganizzare al meglio il lavoro in tutti gli stabilimenti del gruppo, puntando ad una verticalizzazione delle funzioni» e che «l’azienda pensa anche ad altre soluzioni indolore»!!! Quindi per il signor Marcaccioli ci sono esuberi e contratti di solidarietà che possono essere “indolore”… Quello che trapela, ancora una volta, è la funzione assurda di un sindacato “portavoce” dell’azienda, teso ad evidenziare solo degli aspetti politici che danno un contributo all’immagine aziendale. Altra questione: perché il lavoro straordinario di domenica? Perché i sindacati non fanno il loro lavoro, chiedendo l’assunzione di nuove persone? In una logica di perequazione,perché devi ricorrere a operai che già lavorano 6 giorni la settimana invece che cogliere l’occasione, anche in un momento difficile come questo, e fare qualche nuova assunzione, per far sì che la fabbrica funzioni tutta la settimana? Dove sta l’etica sindacale? È meglio che lavorino sempre più pochi operai oppure che si lavori meno ma tutti? Non una sola parola da parte dei sindacati sulle strategie che Nestlè ha intenzione di portare avanti per il rilancio, eppure anche in questo caso la situazione sembra tutt’altro che florida. Si continua a celebrare le nuove commesse: per carità nulla contro i Kit Kat o altri prodotti, ben vengano nuove commesse e nuove produzioni all’interno di San Sisto, tuttavia i volumi produttivi dei Kit Kat e di altri prodotti dovrebbero affiancare i prodotti caratteristici del marchio, non sostituirli come è già avvenuto! Basti pensare a tutti i cioccolatini e caramelle che abbiamo perso in questi anni, dai Tre Re ai Dimmi di Sì e Gianduiotti fino alle mitiche caramelle “Cinzia” e “Rossana”, senza dimenticare i biscotti “Ore Liete”… Le commesse che arrivano non sono altro che “boccate d’ossigeno” per lo stabilimento, di certo non costituiscono il rilancio né del brand né della fabbrica! In questo modo rischiamo seriamente di dover parlare, tra qualche mese, di altre decine di esuberi in “Perugina”, di dover raccontare altre storie umane drammatiche… Ma i sindacalisti di casa nostra continuano a minimizzare i problemi e ad esaltare nuove commesse e nuovi ipotetici volumi produttivi!! Tanto ci sono sempre gli ammortizzatori sociali da chiedere, oggi per almeno 33 dipendenti, domani chissà… A pagare è sempre lo Stato in una politica sindacale che ha fatto della precarietà del lavoro e della disperazione dei lavoratori un bacino utile per voti elettorali e per tessere sindacali!!!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

lunedì 4 marzo 2019

Luisa Spagnoli sempre tirata per la giacchetta!

Povera bisnonna Luisa! Ogni qualvolta si parla del futuro della Perugina tutti, nessuno escluso, la citano per portarla dalla propria parte e giustificare certe posizioni o dichiarazioni: già in passato abbiamo visto il nome della bisnonna citato a sproposito o contro di me da gente come Vincenzo Sgalla, Segretario regionale CGIL, Giacomo Leonelli, consigliere regionale PD, e Giuliano Giubilei, “novello” politico candidato a sindaco della città per il centrosinistra… Ora a scomodare la nonna Luisa, della cui esistenza e genialità tutti si sono ricordati solo DOPO la fiction, è stata addirittura la Nestlè che è arrivata persino a dire che «Luisa Spagnoli sarebbe fiera di un auspicabile dinamismo di marca», proprio quel dinamismo che, guarda caso, la multinazionale sta pensando per la Perugina.
Queste affermazioni si inseriscono in una lettera pubblica dove la Nestlè, in risposta ad un’interrogazione dell’On. Tiziana Ciprini, conferma l’arrivo a San Sisto dei Kit-Kat ma parla anche di «prevista dismissione di volumi marginali», ossia altri prodotti del marchio, definiti come «vecchia guardia sempre meno interessante per i gusti». Quindi, in base a questa lettera, la mia bisnonna dovrebbe essere fiera di vedere la sua Perugina spogliata di prodotti che ne hanno fatto la storia e l’identità? Dovrebbe essere fiera di prodotti che vengono cancellati e definiti marginali?
Mi dispiace, cara Nestlè, ma non credo affatto che la mia bisnonna sarebbe fiera della Perugina di oggi: la sua Perugina era un’altra cosa, era un mondo dolciario che non aveva soltanto i Baci o le Tavolette ma mille altri prodotti… Non credo che Luisa sarebbe fiera di vedere le sue caramelle “Rossana” prodotte in Piemonte, lontane da Perugia e dalla Perugina né, credo, apprezzerebbe che si parlasse di “volumi marginali” da dismettere, prodotti che probabilmente faranno la triste fine delle mitiche “Cinzia”, ancora oggi rimpiante dagli appassionati! Cara Nestlè, voi dite che la “vecchia guardia” è sempre meno interessante per i gusti dei consumatori, ma è davvero così?
Allora perché tirare in ballo la bisnonna Luisa, capostipite della “vecchia guardia”….? Tornando alle caramelle Rossana: nel 2016 erano state ritenute un prodotto “residuale”, quasi superato dopo 90 anni di storia gloriosa e per questo furono esternalizzate, nel silenzio sciagurato dei sindacati: la storia, però, vi ha dato torto, visto che le “Rossana” sono rinate grazie all’azienda FIDA e sono apprezzate e ricercate dai consumatori: semplicemente, bastava investirci, pubblicizzarle, sfruttare il loro potenziale…
Perché, oggi, ripetere lo stesso errore con i prodotti da voi definiti “vecchia guardia”? Perché, invece di definirli marginali, non si prova a incrementarne i volumi, a renderli più accessibili sul mercato, a pubblicizzarli e ad investirci sopra? La “vecchia guardia” non sono prodotti qualunque, ma peculiari della Perugina e della sua Peruginità!
Ben vengano i Kit-Kat, i Tartufi e altre produzioni, per carità, ma perché le nuove debbono per forza escludere quelle storiche? Condividiamo la riflessione amara del Dottor Francesco Falcinelli, ex Dirigente Perugina, quando afferma che «distruggendo i prodotti Perugina si distrugge il futuro di San Sisto, eliminando ogni aggancio alla Peruginità di questo stabilimento»: eliminando la “vecchia guardia”, cosa rimane di caratteristico in Perugina?
A questo punto, chiudo il mio intervento rivolgendomi ancora ai sindacati, in primis alla FLAI: possibile che non abbiate nulla da dire a riguardo? Possibile che non si intervenga per fermare queste dismissioni, che ci si accontenti dei soli Kit-Kat? Perché non ricordate all’azienda che i volumi produttivi, prima del 2015, non erano mai scesi sotto le 25.000 Tonnellate a San Sisto, mentre nel 2018 si sono attestate sulle 21.000 Tonnellate? Il tutto nonostante un Piano Industriale da 60 milioni d’investimenti in tre anni e mille altri annunci! Sindacati, se non ponete neppure queste domande in difesa degli operai e del lavoro, qual è la vostra ragione d’esistere? Qual è la vostra missione…?

venerdì 28 settembre 2018

Lettera aperta a Maurizio Landini, segretario CGIL



Gentile Maurizio Landini,
ho seguito con interesse la sua visita allo stabilimento Perugina e ho letto sui giornali il suo discorso ai lavoratori, o per meglio dire a quelli che sono “eroicamente” rimasti. Mi permetta innanzitutto di presentarmi: sono la pronipote di quella Luisa Spagnoli che della Perugina è stata cofondatrice nel 1907 e che alla Perugina ha legato tutta sua breve vita. Dalle mani geniali della mia bisnonna sono nati i due prodotti simbolo per eccellenza del marchio Perugina, quel “Bacio” invidiato da tutto il mondo e quella caramella “Rossana” che, credo, anche lei almeno una volta nella vita ha ricevuto da piccolo da una sua nonna o zia. Parlare della Perugina per me è una questione innanzitutto di cuore, di ricordi d’infanzia, una storia di famiglia, anche se le strade dell’azienda e della mia famiglia si divisero nel 1972, con la Perugina rimasta in mano ai Buitoni… Premetto, signor Landini, che questa mia lettera non vuole essere un attacco né, tantomeno, fare una questione politica: so benissimo che Lei non ha alcuna responsabilità in merito agli ultimi eventi dell’azienda, tuttavia vorrei fare qualche “obiezione” a proposito di alcuni passaggi del suo intervento. Innanzitutto, signor Landini, non è affatto vero che l’accordo del 2016 tra sindacati e Nestlè fosse il «massimo che si poteva ottenere in quella situazione»: no, signor Landini, questa affermazione non posso accettarla! Probabilmente i due signori Michele Greco e Luca Turcheria che stavano ai suoi lati durante il suo intervento l’hanno informata male sulla Perugina e le hanno detto ciò che a loro faceva più comodo: in realtà quello è stato un accordo capestro, disastroso, che ha portato solo esuberi, costretto maestranze a lasciare l’azienda (anche se lo hanno fatto passare per uscita volontaria incentivata!!!) e ha “ucciso” la storia e la natura stessa della Perugina, che prima di allora non era mai stata un’azienda di solo cioccolato, ma un immenso mondo dolciario, fatto di “Bacio”, cioccolato ma anche di dragèes, caramelle, torroni, panettoni e molto altro! Un mondo dolciario che i suoi “compagni” della CGIL Sgalla, Greco e Turcheria, a parole, dicevano di voler difendere e salvaguardare insieme ai posti di lavoro: quel mondo, gentile Landini, oggi non c’è più! Lo stabilimento di San Sisto è stato in parte svuotato, sono stati portati via macchinari, sono stati esternalizzati i reparti dei biscotti, delle caramelle e delle “Strenne” e prodotti storici sono stati cancellati (penso alle caramelle “Cinzia”) senza essere sostituiti da nuovi prodotti o nuovi volumi produttivi. Tutto questo, signor Landini, grazie a quell’accordo firmato in primis proprio dai suoi “compagni” della FLAI-CGIL! Lo chieda ai lavoratori rimasti e a quelli che son dovuti andare via se quello era il miglior accordo possibile in quella situazione… Fin dalla presentazione del Piano Industriale e dalla firma dell’accordo solamente io e pochissimi altri (penso alla compianta Concetta Spitale, ex storica dipendente Perugina, ex CGIL poi espulsa, o a un altro uomo di sinistra, Stefano Vinti) lanciavamo l’allarme sui possibili rischi di quel Piano Industriale che smantellava due reparti e di quell’accordo che già prevedeva ricollocazioni interne ed esterne, ma i sindacati erano “galvanizzati” e, invece di riflettere su ciò che denunciavo, difendevano a spada tratta la multinazionale e tra i lavoratori diffondevano la “favola” degli esuberi zero, dei 60 milioni d’investimenti (che non si sa come sono stati investiti), dei maggiori volumi produttivi e pubblicità: anzi ero io ad essere attaccata come “visionaria” e “catastrofista”… In questo modo Nestlè ha potuto cedere senza colpo ferire le “Ore Liete” e le caramelle, due reparti che occupavano centinaia di operai. Così, dopo 90 anni, la “Rossana” usciva dalla Perugina senza nemmeno un minuto di sciopero, senza una parola dei sindacati e oggi vive una “seconda giovinezza” grazie alla piemontese FIDA, che crede realmente nel valore di questa caramella e della sua storia. Eppure ai tempi di mio padre Lino la CGIL, per molto meno, organizzò le barricate, con tanto di scioperi feroci e ad oltranza: facevano il loro mestiere, difendere gli interessi dei lavoratori! Su quelli di oggi, meglio stendere un velo pietoso: non penso sia un caso se nel 1988, all’arrivo di Nestlè, i dipendenti erano tra i 3000 e i 4000, mentre oggi sono poco più di 600… Landini, lei ha insistito sull’unità dei lavoratori e ha detto che «se qualcuno pensa di risolvere i propri problemi da solo, allora il sindacato finisce e siamo tutti più deboli»: concetto condivisibile, al 100%, ma che dovrebbe rivolgere ai compagni umbri della FLAI! Fin dal 2014 ho criticato anche duramente la multinazionale per certe decisioni e invitavo i sindacati a tenere alta la guardia, a battere i pugni e incalzare Nestlè: sono stata lasciata sola!!! Sgalla, Greco e Turcheria non si sa cosa pensavano, non lo sapevano nemmeno gli operai... Se ne ha voglia, gentile Landini, la invito a leggere i miei articoli dal 2014 ad oggi, li trova online… Lei infine dice che «non siamo mai stati tanto divisi e frantumati come adesso» e da la colpa «alle politiche liberiste e all’austerità»: ci può stare, ma è innegabile che una buona dose di colpa va anche a certi sindacalisti, ormai sempre più distaccati dal mondo operaio: non può essere un caso se molti lavoratori stracciano la tessera sindacale e che si registra un calo netto delle iscrizioni (nel 2015/2017 -5,2% secondo DEMOSKOPIKA). Basti vedere anche gli ultimi risultati politici: l’Umbria rossa sembra sempre più un lontano ricordo… Ripeto, gentile Landini, questa mia lettera non vuole essere un attacco, anzi: è un invito a riflettere, a valutare bene le informazioni che riceve, specie sulla Perugina. Meglio ascoltare direttamente le maestranze!
Con stima
Carla Spagnoli

mercoledì 18 luglio 2018

Caramelle “Rossana”, un mix di emozioni…



Non nascondo di aver provato emozioni diverse e in contrasto tra di loro nell’aver visto il nome “Rossana” nuovamente associato a Perugia e al suo evento più importante, Umbria Jazz. Venerdì ho partecipato alla conferenza stampa nella Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori sulla sponsorizzazione di “Rossana” ad Umbria Jazz e ho ascoltato con particolare interesse gli interventi del Dott. Eugenio Pinci, Amministratore Delegato di FIDA SPA (l’azienda piemontese che oggi produce le “Rossana” a Castagnole delle Lanze) e di Gianluca Laurenzi, consigliere CDA della Fondazione Umbria Jazz. È stato bello veder ricomparire le caramelle “Rossana” in un momento celebrativo di tutta la città: non c’è dubbio che “Rossana”, creazione della mia bisnonna Luisa, cuore storico della Perugina insieme al Bacio, con la sua eleganza “evergreen” ha contraddistinto e promosso l’immagine di Perugia e di Perugina… Quindi ben venga la sponsorizzazione all’evento culturale più bello, importante e atteso di tutto il territorio, ossia Umbria Jazz! Tuttavia provo anche amarezza, che sa un po’ di beffa, nel vedere che solo adesso, e solo grazie a FIDA SPA, la “Rossana” torna protagonista nella sua città e che si scopra la grandezza e l’indissolubilità del rapporto tra questa caramella e Perugia: proprio ora che le “Rossana”, ahimè, non sono più perugine ma vengono prodotte in Piemonte! Negli ultimi anni Nestlè, che in più occasioni ha sponsorizzato Umbria Jazz, non ha accompagnato la manifestazione con un marchio come “Rossana”, come sta facendo giustamente FIDA: non c’è stato nemmeno un evento celebrativo, neanche per i 90 anni della caramella nel 2016… La progressiva dismissione della Rossana e delle altre caramelle dallo stabilimento di San Sisto, avvenuta nel silenzio imbarazzante (non imbarazzato!) dei sindacati, oggi fa ancora male!!! Un plauso a FIDA SPA e ai suoi manager per aver dato alle “Rossana” una nuova vita, una seconda giovinezza e per averle restituito quell’eterna signorilità di icona del Made in Italy, riconosciuta da tutto il mondo… Finalmente abbiamo sentito un Amministratore Delegato  dichiarare che «le Rossana sono il brand più importante di caramelle», che si è deciso di «riprendere il legame con la città di Perugia, perché è fondamentale che ogni brand di origine possa essere legato al suo territorio di nascita». La rinascita di “Rossana” e la politica aziendale di FIDA SPA dimostrano, per l’ennesima volta, che non ci voleva molto per valorizzare al meglio la caramella e renderla protagonista, sul mercato e sul territorio: bastava un po’ di pubblicità e una seria strategia di marketing, con un minimo di investimenti…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

giovedì 5 luglio 2018

Nocciola Tonda Francescana, attendiamo i fatti…



Lo scorso maggio Nestlè aveva annunciato la volontà di inserire nei Baci Perugina la nocciola “Tonda Francescana”®, dopo aver partecipato ad un tavolo tecnico con la Regione e l’Università di Perugia (Fondazione Agraria) sull’argomento. La “Tonda Francescana”® è una varietà di nocciola creata dai ricercatori dell’Università di Perugia, protetta da brevetto europeo: un enorme potenziale per la nostra regione, una grande opportunità per l’agricoltura regionale perché in grado di attirare investitori e di offrire un prodotto molto richiesto sul mercato. Ottima idea quella di Nestlè, non c’è dubbio: se il progetto andasse in porto, ci sarebbero territori collinari valorizzati, nuovi posti di lavoro, occasioni per gli agricoltori e soprattutto importanti investimenti per la ricerca e l’ammodernamento delle tecniche agricole. Insomma, una vera e propria boccata d’ossigeno per l’agricoltura umbra e per la sofferente economia dell’Umbria. Tutto questo grazie all’eccellente lavoro della nostra Università e della Fondazione Agraria! Eppure, a distanza di quasi due mesi dall’annuncio di Nestlè non si è saputo più niente, tutto tace: da parte della Regione non sembra muoversi nulla a sostegno del progetto, anzi sembra che la Giunta abbia già negato il suo ok ad un primo progetto presentato dalla multinazionale svizzera, che prevedeva investimenti sulla coltivazione delle nocciole, accordi di collaborazione con imprenditori del settore disposti a finanziare il progetto e nuovi posti di lavoro… Presidente Marini, potrebbe gentilmente chiarire la posizione della sua maggioranza in merito? Quali sono le vostre “volontà”? Perché non è stato ancora firmato un accordo per dare il via al piano, così vantaggioso per la nostra regione? Quali sono i problemi, quali i dubbi? Perché, a distanza di due anni dalla sua nascita, la “Tonda Francescana”® non viene valorizzata e sostenuta per come si deve dalle Istituzioni, nonostante sia pure brevettata? Avere nocciole umbre in un prodotto come i Baci Perugina, simbolo di un’intera città e regione, porterebbe un grande ritorno in termini di lavoro ma anche di immagine, e legherebbe ancora di più il Bacio al suo territorio e rafforzerebbe la sua identità umbra! Perché quindi questo immobilismo e prendere tempo della Regione…? Perché gettare alle ortiche un’occasione di rilancio unica? Nel frattempo ad Alba la FERRERO ha siglato il primo accordo di filiera in Umbria con la Pro Agri (consorzio di produttori agricoli). Grazie a questo accordo si punta nei prossimi cinque anni a coltivare fino a 700 ettari di noccioli nei territori collinari alto tiberini, con la Ferrero che si impegna ad acquistare il 75% della produzione e a fornire agli agricoltori umbri la propria esperienza, le proprie conoscenze e competenze sulle nocciole e la loro coltivazione. Ben vengano questi accordi e gli investimenti in Umbria di un’azienda, come la Ferrero, che è sinonimo di garanzia e che da sempre guarda ai territori in maniera egregia e valorizza i suoi lavoratori! Ora attendiamo i fatti anche per la nocciola “Tonda Francescana”® che riguardano un’azienda, la Perugina Nestlè, simbolo della nostra città: fatti, non perdite di tempo e proclami!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

giovedì 22 febbraio 2018

Perugina, continua l’agonia…



Il 15 febbraio si è svolto l’incontro al MISE sulla Perugina tra sindacati, manager Nestlè e istituzioni: un’ora di faccia a faccia, alla fine del quale erano tutti contenti e sorridenti, tutti a dire che era andato bene e che l’accordo è alle porte, mancava solo la benedizione del Papa… La Marini e i sindacati erano entusiasti perché Gianluigi Toia, Capo delle Relazioni Industriali di Nestlè Italia, ha assicurato che «l’azienda, su richiesta sindacale, verificherà la possibilità di proroga della CIG, e il 22 febbraio saremo al Ministero per le procedure necessarie». Un’agonia prolungata di un altro anno con l’assistenzialismo di Stato: questa è l’unica “strategia di sviluppo” che hanno in mente questi sindacati e questa sinistra!!! Una proroga che non porterà nulla di buono ai lavoratori, visto che Toia ha ribadito che la Cassa Integrazione servirà solo per far sì che i lavoratori accettino di uscire dalla Perugina… E così questo tavolo al MISE è stato solo l’ennesimo “incontro di facciata” con dichiarazioni, sorrisini di circostanza e null’altro! Ci saremmo aspettati delle domande dal tavolo “umbro” sul futuro dell’azienda, ci aspettavamo che si parlasse di lavoro e prospettive legate alla più grande realtà storica del territorio, ma l’obiettivo dell’incontro era evidentemente un altro: fare un bello spot elettorale congiunto! Il tavolo al MISE ha lasciato intatti gli stessi identici problemi della Perugina e ora è sempre più concreto il rischio di un’involuzione sociale… Rimangono sul piatto tutti i 364 esuberi annunciati da Nestlè, con i nuovi contratti part-time, ai quali hanno già aderito circa 93 operai, i lavoratori rinunceranno ad uno stipendio dignitoso per uno da 700 euro mensili che avrà si degli incentivi fino a 5.000 euro l’anno (per arrivare ad un salario mensile da circa 1.100 euro) ma solo per tre anni (massimo 5). E dopo i tre anni? Nulla, il lavoratore sarà più vecchio e, se tutto andrà bene, dovrà accontentarsi di 700 euro al mese!!! Come si può vivere con 700 euro? Come si potrà accedere al credito con questa paga? I sindacati, con la loro “strategia”, hanno condotto per mano i lavoratori a rinunciare al proprio stipendio! Dopo tutte le loro proposte assurde (Polo Logistico, internalizzazione dei servizi a discapito dei lavoratori delle cooperative esterne, ecc.) si è arrivati alla proroga della CIG.… Ora i dipendenti sono terrorizzati e disperati, tutto è surreale! Quale criterio è stato seguito per gli esuberi? A questo deve pensare il sindacato, questo è il suo compito… Nessuna domanda è stata fatta in merito agli “squillanti” 60 milioni d’investimenti: dove sono finiti? È appena trascorso San Valentino con una pubblicità dei Baci a dir poco ridicola! Dove sono i nuovi prodotti? Dove sono i negozi? Dove sono i volumi produttivi di quei Baci che avrebbero dovuto “inondare il mondo”? Incomprensibile come in TV ci sia la pubblicità delle “Nuvole” Perugina che nulla hanno a che vedere con le sorti dello stabilimento di San Sisto e sono prodotte in Francia! Nessun cenno è stato fatto ai cassintegrati già a casa, persi nel dimenticatoio… Basta con il disco rotto dei milioni d’investimenti che mal si conciliano con l’agonia di un anno di Cassa Integrazione! Per quanto riguarda le ricollocazioni e gli incentivi di Nestlè alle aziende che riassumeranno operai della Perugina, nessuno ha detto che questi incentivi probabilmente andranno a turbare il mercato del lavoro in Umbria a discapito soprattutto di tutti quei giovani che, tra mille ostacoli, stanno cercando un’occupazione: con le ricollocazioni, quante possibilità di trovare un impiego perderanno i nostri ragazzi? La Presidente Marini, che si professa di sinistra, dinanzi alle ricollocazioni avrebbe dovuto “urlare” e battere i pugni, visto che l’Umbria si sta sempre più desertificando, con i nostri giovani che scappano via, e visto che siamo la Regione con il più alto tasso di depressi anche per il problema occupazione! Invece la Presidente è uscita soddisfatta dall’incontro al MISE e ha pure dichiarato che «finalmente si afferma che occorre garantire al massimo l’occupazione, il lavoro ed anche la protezione sociale dei lavoratori». Questa è l’immagine più eloquente della sinistra e del sindacato di oggi, che lascia al suo destino i lavoratori e un’azienda come la Perugina che ha fatto la storia di questa Regione….
Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 25 ottobre 2017

Polo Logistico Perugina, ormai siamo a “La sai l’ultima?”


Un polo logistico allo stabilimento Perugina di San Sisto: ecco l’ultima “perla” di un sindacato che ormai non sa più cosa dire e che “pesci pigliare” per la Perugina. Un’idea assurda, irreale, che non sta né in cielo né in terra e, secondo noi, morta ancor prima di nascere, dal momento che Gianluigi Toia, Capo delle Relazioni Industriali di Nestlè Italia, ha detto che «il polo logistico della Nestlè oggi non ha senso, perché non abbiamo produzioni da portare»! Eppure, imperterriti, i sindacalisti di “casa nostra” continuano ad andare avanti con questa proposta e pensano di portare a casa chissà quale risultato… Ma, signori sindacalisti, vi rendete conto  di cosa state proponendo? Ma riuscite a contare fino a 100 prima di rendere pubbliche certe “proposte”? Basti pensare allo stato disastroso dei nostri collegamenti per capire che parliamo del nulla: abbiamo un aeroporto abbandonato a sé stesso, una ferrovia locale chiusa, collegamenti ferroviari con altre città italiane quasi inesistenti e vere e proprie “strade groviera”, a partire dalla E45: come arriverebbero le merci al polo logistico, per poi essere distribuite? Come si può anche solo pensare che Nestlè possa accettare una simile idea, inconveniente sotto tutti i punti di vista? Ma si, l’importante è apparire e dire qualcosa, per far vedere che loro “lavorano” per i lavoratori… Chi se ne frega se Toia ha detto che non ci sono nuove produzioni da portare! Ma sulle produzioni i sindacati non hanno nulla da dire? Li hanno letti i dati 2016 dell’AIDEPI (Associazione Industriale del Dolce e delle Paste)? Mentre le produzioni di cioccolato e confetteria vanno a gonfie vele e crescono rispettivamente del 3,9% e dell’1,8% in rapporto al 2015, in Perugina si smantellano reparti e si cancellano prodotti! Perché i sindacati non insistono su questi dati con Nestlè? Forse perché, con le loro firme, hanno avallato questa situazione in Perugina…? I sindacati dicono di tutto, propongono tutto, ma dove si può attaccare Nestlè, dati alla mano, se ne tengono alla larga… Ma poi, un polo logistico della Perugina che senso avrebbe? Dov’è in Umbria quel tessuto industriale solido e radicato da richiedere un polo della logistica? Siamo forse nel Nord-est dell’Italia o nelle città del triangolo industriale? Senza collegamenti decenti e senza un tessuto industriale, dove pensano di andare i sindacati con la loro “idea”? Tale proposta dimostra tutto lo spessore e la preparazione di questo sindacato. La verità è che da Perugia non ci sono merci da spedire: solo pacchi vuoti e 364 lettere di Cassa Integrazione!!! Ancora una volta, si vive nel mondo dei sogni… La tragedia ha abbondantemente lasciato il posto alla farsa: sembra di essere al programma tv “La sai l’ultima?”: sul tema Perugina, i sindacalisti continuano ad essere vincitori imbattibili con le loro “barzellette”…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

sabato 21 ottobre 2017

Perugina, le "grandi" proposte dei sindacati

L'INTERVENT - Carla Spagnoli: "Sulla Perugina le proposte del sindacato non reggono: ecco perchè..."

Giovedì è andato in scena l’ennesimo incontro tra Nestlè e i sindacati sulla Perugina: ancora una volta, i sindacalisti hanno dato l’idea di vivere su un altro pianeta, senza capire le vere intenzioni della multinazionale! Basta ascoltare le videointerviste a Luca Turcheria e Gianluigi Toia (Direttore Relazioni Industriali di Nestlè Italia): Turcheria propone l’idea di «un polo della logistica, un centro distributivo a San Sisto, con valenza territoriale», nello stesso momento Toia dichiara che «oggi il polo logistico della Nestlè non ha senso, perché NON ABBIAMO PRODUZIONI DA PORTARE»!!! Capito signor Turcheria?
Nestlè non ha produzioni da portare a San Sisto… Nulla da dire a riguardo? Ma le figure “barbine” di Turcheria non finiscono qui: la sua intervista continua tirando in ballo ancora una volta gli ammortizzatori sociali e parla di aperture da parte del Governo. Signor Turcheria, lo volete capire che Nestlè non è più interessata agli ammortizzatori sociali?? Toia lo ha detto e ridetto in tutti i modi possibili ma niente, i sindacalisti continuano a non capire! Chissà quando capiranno, forse quando lo smantellamento della Perugina sarà ultimato… E poi un nuovo ricorso agli ammortizzatori a che servirebbe in concreto? A prolungare l’agonia della fabbrica e dei lavoratori e a rinviare il problema? Questa ipotesi serve solo ai sindacati, per poter dire che lottano per i posti di lavoro quando in realtà nascondono la polvere sotto al tappeto! Ma è sulla proposta di “internalizzazione” dei servizi che Turcheria dà il “meglio” di sé come sindacalista: è
comprensibile che una multinazionale ragioni su questa proposta per far vedere che è disposta a dialogare, ma come può un sindacalista mostrarsi possibilista su questa opzione? Come può Turcheria dire che l’internalizzazione dei servizi «possono essere ore di lavoro recuperate»?

Si, lo possono essere per qualche decina di lavoratori Perugina (nulla comunque rispetto ai 364 esuberi annunciati), ma sono ore preziosissime di lavoro perse per tutti quei lavoratori dell’indotto, dipendenti da cooperative che operano a San Sisto! Che fine farebbero questi lavoratori, signor Turcheria? Sono forse dei lavoratori di serie B? Vogliamo forse una “guerra tra poveri”? Ma sì, in fondo chi se ne frega di questi padri e madri di famiglia che non hanno “visibilità” e che se fossero licenziati non si saprebbe in giro: questa è la nuova etica sindacale??? Salvare la propria faccia prima di tutto…? E poi, che cosa risolverebbe un’eventuale internalizzazione dei servizi? Lo stesso Toia ha detto che «si parla di attività che non vanno a risolvere molto il problema occupazionale». C’è bisogno di aggiungere altro? Nel frattempo, Eurochocolate 2017 si avvia verso la conclusione: poteva essere un’occasione unica per lottare in difesa della Perugina, rimettere al centro e far conoscere la vertenza alla gente e ai turisti, invece i sindacati hanno preferito “congelare” la questione e hanno ammainato le bandiere, proprio mentre tutta Perugia sa di cioccolato! Che pagina deprimente di storia sindacale: una volta i sindacalisti avrebbero fatto a dir poco le barricate per i lavoratori, oggi al massimo fanno interviste da attori conclamati, sui giornali e sulle tv…




mercoledì 11 ottobre 2017

Perugina, sindacati patetici!!!


Sulla Perugina i sindacati, dopo tutti i disastri commessi, hanno un nuovo leitmotiv: “All’incontro del 13 ottobre con Nestlè si dovrà parlare di lavoro e investimenti, non di esuberi, licenziamenti o ricollocazione”. Bello slogan, non c’è dubbio, frase degna di un politico in campagna elettorale o di un abile venditore di pentole… Peccato che sulla parola “ricollocazione” proprio loro avevano apposto le loro firme, a pagina  3 e 4 dell’Accordo firmato con Nestlè il 07 aprile 2016! Se Nestlè oggi può permettersi di portare avanti lo smantellamento della Perugina, riducendola a “fabbrichetta” periferica di cioccolato da circa 600 lavoratori, è proprio grazie a questi sindacalisti che oggi “urlano”, fanno manifestazioni e scioperi di facciata e fanno finta di battere i pugni sul tavolo, quando fino a ieri elogiavano il Piano Industriale Nestlè e tacciavano con arroganza chi sollevava dei dubbi! Non a caso, Nestlè continua a dire che rispetta il Piano Industriale e non ha mai parlato di “licenziamenti” ma appunto di «ricollocazioni in altre aziende del gruppo Nestlè in Italia o in altre aziende del territorio umbro», parla di “esodi volontari” e di “percorsi formativi”, tutte opzioni previste esplicitamente nell’Accordo del 07 aprile 2016!!! È vero che è prevista la volontà del lavoratore nella ricollocazione esterna, ma se già i Sindacati fin da subito prevedono questa possibilità di ricollocazione, che è chiaramente in contrasto con le promesse di rilancio, e ci mettono pure le loro firme, perché poi si lamentano se una multinazionale come Nestlè la mette in pratica??? È a dir poco patetico il loro “arrampicarsi sugli specchi” quando affermano che di ricollocazioni si parla solo nell’ultima pagina dell’Accordo e che questa opzione era solo l’ultima ipotesi… Che razza di giustificazione è questa? Un accordo deve essere preso nella sua interezza, l’ultima pagina è importante tanto quanto la prima! Troppo facile prendere ciò che più vi fa comodo, signori sindacalisti… Le ricollocazioni sono un’ipotesi prevista nell’Accordo e voi lo avete permesso con le vostre firme, punto e basta! Ancora una volta, signori sindacalisti, fate la figura “barbina” di quelli che non hanno capito l’Accordo firmato, un accordo che non prevedeva solo 60 milioni di investimenti ma anche, e soprattutto, le ricollocazioni, frutto degli esuberi… Ora è inutile “stracciarsi le vesti” e fare i “duri”, organizzando scioperi e manifestazioni di facciata o facendo finta di dettare voi gli argomenti dei prossimi incontri con Nestlè. Sulla manifestazione di sabato meglio stendere un velo pietoso: solamente un migliaio circa i partecipanti, nessuna proposta da parte dei sindacati, solo vuote parole, slogan e un gran “tripudio” di bandiere del PD e compagnia cantante di sinistra e bandiere rosse inneggianti a Che Guevara: chissà cosa penserebbe il Che di questi sindacalisti che sulla Perugina hanno scritto una delle pagine peggiori di storia del lavoro…. E meno male che i sindacati con l’evento volevano coinvolgere tutta la città: ma chi vi crede più!!! Avete chiuso la stalla quando i buoi sono scappati da un pezzo, e sotto i vostri occhi! Adesso aspettiamo “fiduciosi” (si fa per dire) l’incontro di venerdì tra Nestlè e sindacati, i cui incontri somigliano sempre più ad una partita di ping-pong o ad un dialogo tra sordi: che faranno i sindacati? Mostreranno le loro carte oppure, ancora una volta, la “butteranno in caciara” per far vedere che “lottano”…?

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

giovedì 14 settembre 2017

Perugina, dramma senza fine…


Che cosa sta succedendo nella Perugina? Il segretario Flai-CGIL Michele Greco, dopo lungo letargo, ha addirittura denunciato minacce agli operai da parte di Nestlè… Secca e rapida è stata la smentita di Gianluigi Toia, Direttore relazioni industriali di Nestlè Italia, che ha invitato Greco a rivolgersi alla magistratura per provare le sue accuse… Toia ha pure parlato di «esigenze produttive, che richiedono anzi lavoro aggiuntivo»! Affermazioni un po’ contraddittorie, considerando i 340 esuberi già annunciati… Dove sta la verità? Non possiamo scoprirlo ora, ma se il Dottor Greco non va avanti nelle sue accuse e si limita a una semplice dichiarazione alla stampa, fatta magari per darsi l’immagine di “sindacalista duro e puro”, di certo non ci farà una bella figura… Quello che è certo, oggi, è che i 340 “ricollocamenti” restano confermati e che gli impiegati, al pari delle maestranze, stanno vivendo un incubo (solo ora Greco si è ricordato di loro, dopo un silenzio assoluto e dopo i nostri interventi!). La verità è che dentro la Perugina la situazione è in piena stasi: gli stagionali sono ancora a casa e chissà se verranno richiamati, i lavoratori fissi e i part-time lavorano a ritmi assurdi, le maestranze un tempo impiegate nei reparti biscotti e caramelle sono state portate nelle linee “Baci” e tavolette e dell’aumento dei volumi produttivi, tanto sbandierati da sindacati e multinazionale nel 2016, non c’è neppure traccia! Sulla “nuova” confiserie meglio stendere un velo pietoso: che fine ha fatto quel progetto strategico che avrebbe dovuto “rinverdire” i fasti di Perugina, creare bisogno di manodopera e quindi lavoro? Temiamo che i 340 esuberi si paleseranno a partire da febbraio, quando inizierà la curva bassa di produzione… Il sindacato cosa fa? Come sta operando? I sindacalisti hanno in mente uno “straccio” di strategia…? Oppure la questione Perugina era finita in qualche “cassetto balneare”…? Nell’ultima riunione il sindacato si era preso l’impegno di esaminare e fare una mappatura delle attività dell’azienda, per capire, specie tra gli impiegati, quali sono i posti a rischio e distinguerli da quelli legati al calo dei volumi… È stata fatta? Anche per gli impiegati il clima è cupo: temiamo che a breve possa esserci la chiusura di uffici di natura commerciale, se già non è iniziata, e che per molti impiegati il prossimo futuro è la Cassa Integrazione! Nel frattempo la concorrenza si muove e investe: anche i dati AIDEPI del 2016 registrano un +3,2% nella produzione di cioccolato e cacao rispetto al 2015… E in Perugina? Dove sono la ricerca, l’innovazione e i nuovi prodotti? Come sono stati spesi i 60 milioni di euro, oltre alla pubblicità dei Tablò? A quando nuovi spot? I sindacati, su questi punti, che dicono…? Intanto Nestlè investe 48 milioni sullo stabilimento di Benevento per farne «l’hub internazionale della pizza surgelata» e invita pure i ministri Calenda e de Vincenti alla presentazione del progetto: sindacati Perugina, nulla da dire su due ministri che “vanno a braccetto” con i vertici Nestlé? Non era lo stesso Governo PD che aveva assicurato la volontà di arrivare ad una soluzione per la Perugina? E come mai per una vertenza da 340 esuberi il Governo “schiera” un Sottosegretario, la Bellanova, mentre a Benevento si vedono ben due Ministri? Un’ultima considerazione: gira voce che, anche a causa di programmi sbilanciati, alcune linee produttive siano sovraccariche e la fabbrica non riesca a far fronte alle produzioni previste; si dice che non è escluso che si debba “chiedere aiuto” ad altre fabbriche Nestlè… È vero tutto questo? Al sindacato è giunta notizia? Sarebbe un paradosso che, a fronte di 340 esuberi, venissero “ricollocati” pure i volumi produttivi…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

giovedì 20 luglio 2017

Perugina, la nostra battaglia continua!


Gli antichi dicevano che «la verità è figlia del tempo». C’è voluto del tempo, ma oggi è sotto gli occhi di tutti che cosa ha portato il vergognoso silenzio sulla Perugina dei mesi scorsi! Per mesi, se non anni, nel dibattito pubblico le questioni che io ponevo sulla Perugina venivano banalizzate, minimizzate da politici e sindacati, che con le loro “rassicurazioni” sull’azienda nascondevano volutamente la realtà e il suo impatto socioeconomico locale! E così la Perugina, vero fiore all’occhiello dell’economia regionale umbra, frutto di una genialità imprenditoriale d’altri tempi, è stata umiliata e alla fine ridotta a essere un “ramo periferico” di una multinazionale lontana… Nessuno ha detto una parola tra sindacati e sinistra (salvo rarissime eccezioni), anzi tutti fino a poco tempo esultavano per il Piano Industriale della Nestlè, quello dei «60 milioni in tre anni» da investire per la pubblicità dei prodotti e per l’aumento dei volumi produttivi e dei livelli occupazionali… Questo nei “sogni” di istituzioni e sindacati! Era palese che quel Piano Industriale, che smantellava reparti, era l’inizio della fine, ma doveva passare il concetto che “va tutto bene, madama la marchesa”… Noi ci siamo battuti in tutti i modi, abbiamo alzato la voce per provare a rompere l’assurdo silenzio sulla vicenda e in questi mesi abbiamo cercato chi, a destra e a sinistra, a livello nazionale e in Parlamento potesse condurre insieme a noi questa battaglia: l’unico che ha accolto il nostro appello fin da subito è stato il Senatore Stefano Candiani, Commissario della Lega Nord in Umbria, che ha presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro, dove riassume esattamente gli ultimi avvenimenti in Perugina: dagli annunciati 340 esuberi nel 2018 al Piano Industriale tanto vantato dai sindacati, fino all’accordo con Nestlè firmato dai sindacati che già prevedeva circa 250 esuberi! Accordo che oggi i sindacati dicono di non aver capito, dopo aver ignorato i segnali di allarme, lo smantellamento dei reparti produttivi ed essersi disinteressati della sorte dei lavoratori… Adesso aspettiamo riscontri del Governo a questa interrogazione, noi di sicuro andiamo avanti in questa battaglia, fino alla fine! La sinistra invece, che sarebbe la “paladina” dei più deboli, dov’è stata? Non si è sentita per niente, né a livello locale né nazionale! Ci sono voluti un Senatore della Lega e una donna imprenditrice di Destra per difendere l’azienda e i suoi lavoratori… Ricordo certi “geni” della sinistra, come il consigliere PD Giacomo Leonelli o i sindacalisti CGIL Vincenzo Sgalla, Michele Greco e Luca Turcheria, che mi attaccavano per le mie prese di posizione e mi accusavano in tutti i modi! Il Dottor Greco addirittura mi chiedeva con sarcasmo se avessi la sfera magica… Ha proprio ragione l’amico Avvocato Simone Pillon, che con passione si sta interessando alla vicenda, quando afferma che «quasi quasi è meglio stare con i “padroni” che con i sindacati»… Il disinteresse generale della sinistra ha provato una dura crisi per l’Umbria, come dimostra la vicenda della Perugina, ma anche il caso dei possibili esuberi alla Colussi e la vertenza delle Acciaierie di Terni, purtroppo ancora attuale. Temiamo che da settembre ci sarà una situazione molto critica per tante famiglie umbre e per la stessa Regione: per la sinistra al governo è ora di tornare ad occuparsi, non con i proclami ma con i fatti, dei suoi cittadini!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

venerdì 7 luglio 2017

Perugina, sinistra e sindacato incommentabili!


Ormai sono finite le parole per qualificare l’atteggiamento di sindacati e politici sulla Perugina. Come si può credere a un sindacato che in un’assemblea, davanti ai lavoratori, confessa di non aver capito l’accordo firmato? E pensare che il Segretario Regionale Flai-CGIL è Michele Greco, laureato in legge… Non occorre essere principe del Foro per interpretare un accordo tanto chiaro! Questo accordo firmato dai sindacati prevede l’obbligo di ricollocazione solo per il 70% degli 819 addetti della Perugina, ciò significa che già in partenza erano annunciati circa 250 esuberi! Ma il “Dottor” Greco non aveva capito, o almeno è quello che vuole far credere… D’altronde la storia di questo sindacato in Perugina parla da sola: basti pensare a quando, nel 1999, la sede direzionale Perugina lasciò Perugia per Milano senza neppure un’ora di sciopero! Crollò un mondo fatto di impiegati, dirigenti e quadri, crollò un mondo fatto di fornitori e piccole aziende che gravitavano nel mondo Perugina, crollò un mondo di servizi: eppure, non una sola parola di protesta arrivò dal sindacato e dai “compagni comunisti” in Regione al seguito… Fino a pochi mesi fa i vari Vincenzo Sgalla, Luca Turcheria, Michele Greco, politici piddini e “sinistrorsi” (escluso Stefano Vinti, che era intervenuto più volte) applaudivano accordo e Piano Industriale Nestlè, mentre venivano smantellati i reparti produttivi biscotti e caramelle e venivano esternalizzate le “Strenne”. Questi “rappresentanti dei lavoratori” di matrice CGIL si vantarono dell’accordo e risposero con la solita arroganza a chi, come me, già denunciava il chiaro capestro che quell’accordo figurava. Non solo, si ersero a “co-manager” aziendali! Ora invocano il Mise per ridefinire un accordo da loro sottoscritto e vantato! Magari, per prolungare l’agonia dell’azienda, chiederanno ancora di ricorrere alla Cassa Integrazione e ad ammortizzatori sociali vari… E i compagni comunisti della sinistra radicale oggi sembrano svegliarsi dal torpore e annunciano battaglie e volantinaggi, invocando la “lotta operaia”: dov’erano quando la Perugina veniva smantellata pezzo per pezzo?! Nessuno di loro ha osato contraddire le dichiarazioni roboanti e rassicuranti dei “compagni” sindacalisti, sia mai che venisse a mancare il “soccorso rosso” al sindacato… Ad un anno di distanza, in un’assemblea tesa, dichiarano candidamente che loro, i sindacalisti-manager, non avevano capito, che l’azienda li sta ingannando. Ora, se c’è qualcuno che ha ingannato e tradito, quelli siete voi!!! Il disegno aziendale è chiaro da almeno 20 anni, reso possibile dalla vostra complicità… E come faranno i sindacalisti-manager a riguadagnare un briciolo di credibilità? Sembra che oggi si siano “inventati” un nuovo “specchietto per le allodole”… Questa volta si chiama Parco del cioccolato, idea che rimbalza da tempo in città, visto che Perugia è la città del cioccolato. Grazie a Perugina, guarda caso… Ma l’idea rimbalza da anni a San Sisto, dove c’è già un Museo e una Fabbrica da visitare. Ma quell’idea sarebbe dovuta essere la miglior vetrina di un marchio che funzionava e di una fabbrica che lavorava a pieno regime, non l’alternativa! Non la rappresentazione del fallimento! Dei 340 esuberi, il Parco quanti ne assorbirebbe? 50? 80? Ovviamente tutto lavoro stagionale, come si conviene ad un parco. Per la Regione sarebbe un toccasana, visto il crollo turistico generato dal terremoto; idem per il Comune di Perugia e per certa imprenditoria legata al mondo del cioccolato. Il Sindacato, c’è da crederci, lo vanterà come l’ennesima capacità di riconversione del proprio sito produttivo. Un’idea “geniale”, non c’è che dire! E tutti vissero felici e contenti. E disoccupati… Scusate sindacalisti, ma voi siete quelli che avevano ereditato una fabbrica vera di 4000 occupati? Siete quelli che si ispirano a tale Karl Marx che vi voleva difensori degli operai contro il surplus capitalistico? Chissà se sarebbe felice Karl Marx nel vedere oggi una grande azienda come la Perugina (Nestlè…) “cancellata” dall’incapacità e dal disinteresse di tanti, che lascia centinaia di famiglie e un’intera città in balia di un futuro senza certezze e senza lavoro…
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

lunedì 29 maggio 2017

Sindacati Perugina in agitazione: troppo tardi!



I sindacati sulla Perugina hanno perso ogni residua credibilità e la loro faccia, se mai ne avessero avuta una! Ora “minacciano” Nestlè e paventano lo stato di agitazione, quando fino all’altro ieri “incensavano” la multinazionale e il suo Piano Industriale! Non ce le scordiamo le loro dichiarazioni: parlavano di «un nuovo percorso di sviluppo, in grado di rilanciare la Perugina come eccellenza in Italia e nel mondo», sbandieravano i 60 milioni d’investimenti come vessillo delle loro vittorie e c’è stato persino chi, nominando mia nonna Luisa, blaterava che il Piano Industriale «realizzava il sogno di Luisa Spagnoli»: quel sindacalista, prima di parlare, farebbe bene a pulirsi la bocca… In mezzo a questo “squillar di trombe” la Perugina veniva smantellata pezzo per pezzo: prima è toccato al comparto biscotti “Ore Liete”, ceduti al gruppo Tedesco Srl; poi è stata la volta del comparto caramelle, cedute alla piemontese FIDA S.p.A proprio nell’anniversario dei 90 anni delle “Rossana”! Nestlè ha anche ceduto tutto il comparto delle “Strenne”, impoverito la Confiserie, portato via macchinari da San Sisto sotto gli occhi dei sindacati e delle maestranze, disatteso le promesse sugli aumenti dei volumi produttivi e ha promosso l’uscita volontaria incentivata degli operai dall’azienda. Eppure non c’è mai stata una minaccia di sciopero o stato di agitazione, i  sindacati non hanno “fiatato” e anzi hanno appoggiato in maniera acritica e incosciente questa politica di smobilitazione, attaccando me e il Movimento per Perugia che fin dal primo giorno abbiamo espresso seri dubbi e riserve sul Piano Industriale! Mi hanno chiamata allarmista, disfattista, mi hanno accusato persino di divulgare “bufale”, offendendomi. Un tal Vincenzo Sgalla, sindacalista “figlio d’arte”, mi accusava addirittura di «sputare sentenze sul piano industriale degli operai della Perugina» e mi invitava a rivitalizzare Città della Domenica, dimostrando una completa ignoranza sulla storia di Perugia e sulla realtà imprenditoriale, non sapendo che il bellissimo parco non è mai stato di mia proprietà… Ricordo che un certo Michele Greco della Flai-CGIL dichiarò in un articolo: «Se la Spagnoli ha la sfera magica, ci dica lei il futuro della fabbrica. Basta con i continui interventi a scapito del futuro dei lavoratori e dello stabilimento». Signor Greco, le sue parole, pronunciate nel novembre 2016, oggi si commentano da sole: eccolo il “futuro” della fabbrica! È quello che denuncio da più di tre anni con articoli e interviste, con dolore e disperazione per non essere stata ascoltata: “signori” sindacalisti, la “mia” Perugina, quella che crearono i miei bisnonni con lavoro e amore, oggi è ridotta a fabbrica non più dolciaria ma di solo cioccolato, impoverita nello stile e nella qualità e con la sola prospettiva di circa 350 esuberi che sembra l’ultima cifra di tale devastante passaggio storico! Temiamo, purtroppo, che non sarà l’ultimo… Non era difficile da capire, signor Greco, ma voi forse eravate troppo galvanizzati dal far parte di una commissione bilaterale che avrebbe dovuto monitorare il rilancio del marchio e della fabbrica! Forse giocavate a fare i manager? Non sarebbe stato meglio, signori Greco e Turcheria, limitarvi a fare i sindacalisti, fedeli alla missione originaria di difendere i lavoratori e il lavoro? Quali erano gli interventi a discapito dei lavoratori e dello stabilimento? I miei o quelli dei sindacati, farneticanti e fuori dalla realtà? Andate a rileggere i miei articoli dal 2014 ad oggi, signori Greco, Sgalla e Turcheria… Indire lo stato di agitazione oggi è troppo tardi e di certo non salverà né l’azienda né i posti di lavoro né tantomeno salverà la vostra reputazione! Si può solo fare un tentativo di recupero, ma non può essere fatto sotto la fallimentare direzione dei sindacati! Ci vuole uno sforzo congiunto di TUTTE LE FORZE POLITICHE, locali e nazionali, senza distinzione di colore per portare questa vicenda a una soluzione: la soluzione è INDIVIDUARE IMPRENDITORI VERI del settore alimentare che sappiano e vogliano davvero rilanciare il patrimonio Perugina! Cari operai, la verità è che siete stati presi in giro dai sindacati che voi stessi pagate… Reagite, strappate le tessere, ritirate le deleghe, non permettete che continuino a prendersi gioco di voi! Quanto a voi sindacalisti, dovreste essere i primi a firmare per l’uscita volontaria dalla Perugina, dopo aver scritto la peggior pagina sulla storia del lavoro, della Perugina e dello stesso sindacato!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


giovedì 18 maggio 2017

Perugina, buongiorno sindacati…


Se non fosse per la situazione drammatica, ci sarebbe da “sbellicarsi dal ridere” leggendo il comunicato stampa diffuso dai sindacati sulla Perugina… Una vera “pantomima”, che trasforma la tragedia in farsa!!! Replichiamo, punto per punto, a tutte le “favole” contenute nel comunicato… I sindacalisti nostrani parlano di ipotetici e misteriosi «nuovi codici» per rendere competitivo il settore della Confiserie. Ma nuovi codici equivalgono a nuovi prodotti? Ci pare strano, visto che a San Sisto gira voce che l’azienda stia “semplificando” e diminuendo il numero dei codici! I “prodi” sindacalisti si sono spinti a chiedere una nuova «rete vendita»: peccato che a noi risulta che l’azienda abbia recentemente “accompagnato all’uscita” alcuni venditori… Dov’erano i sindacati? Che rete vendita propongono se si tagliano i venditori? Sulla qualità delle produzioni e della confiserie sarebbe meglio stendere un velo pietoso… Ma quale qualità??? I sindacati sostengono che la nuova confiserie dovrà rappresentare un’ennesima vetrina del marchio Perugina: parliamo della vetrina “spogliata” e impoverita dalla dismissione dei reparti biscotti e caramelle (la vendita delle “Rossana” è ancora una ferita aperta…)? O dalla cancellazione di prodotti storici e dall’abbandono delle mitiche “Strenne”? Quello che segue nel comunicato dei sindacati ha un qualcosa di incredibile: i sindacalisti sembrano “cadere dal pero” quando notano che «l’aumento del 44% sull’export» non genera aumento produttivo e, di conseguenza, non genera lavoro: si sono mai chiesti perché? Forse dipende dal fatto che il Bacio esportato in Cina se lo confezionano i cinesi, dopo averlo importato sfuso!!! Ottima strategia, non c’è che dire: facile presagire il prossimo passo… Inoltre, dopo anni di assoluto “letargo”, i sindacalisti si sono accorti che Nestlè ha intenzione di progettare un «riassetto organizzativo degli organici, entrando nel merito dei numeri». Tradotto, Nestlè vuole parlare di esuberi! Buongiorno sindacati… Che cosa abbiamo denunciato in questi anni? Voi dove eravate? Che cosa facevate??? La scelta di Nestlè di presentare il «progetto di riassetto» all’incontro del 9 maggio è stata giudicata frettolosa e controproducente. Ma se è passato quasi un anno e mezzo dalla presentazione del Piano Industriale sulla Perugina, con conseguenze intuibili per i lavoratori! Dov’è finita la coerenza e la lungimiranza del sindacato, in particolare della CGIL, “paladina” accanto all’azienda di questa fase? Credevano forse che i famosi 60 milioni di euro sarebbero stati investiti da Nestlè per mantenere i livelli occupazionali? Che grande acume… In realtà i sindacati hanno “tradito” i lavoratori della Perugina con promesse campate per aria, senza che ci fosse una strategia di reale rilancio! I lavoratori sono stati presi in giro e tenuti all’oscuro della realtà interna alla fabbrica, complice l’assoluto silenzio dei sindacati! Basti pensare che nel comunicato i sindacalisti hanno avuto l’ardire di scrivere che da 5 anni fanno ricorso agli ammortizzatori sociali. Cari sindacalisti, siete sicuri che sono “solo” cinque anni? O molti, molti di più…? Infine chiudiamo il nostro intervento rivolgendoci alla giunta regionale di Catiuscia Marini: lo scorso 26 aprile in Consiglio Regionale il consigliere Sergio De Vincenzi, dopo un lungo e assordante silenzio della politica sulla Perugina, aveva presentato un’interrogazione all’assessore Paparelli per conoscere le «prospettive nel breve-medio periodo sui livelli occupazionali presso lo stabilimento di San Sisto» e quali sarebbero state le iniziative della giunta in un eventuale confronto con Nestlè. L’assessore rispose ricordando i «60 milioni di investimenti» e dando rassicurazioni sul rispetto dell’accordo… Ora, di fronte alla prospettiva di 200/300 esuberi, magari già nel 2018, la Regione continuerà a dare rassicurazioni….? Che se ne assumano la responsabilità di fronte ai lavoratori della Perugina!
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 8 marzo 2017

Perugina, un “mondo dorato”…


In Perugina si respira un clima di ottimismo dove, verrebbe da pensare, gli operai lavorano a pieno ritmo senza temere il futuro, mentre la Nestlè mantiene le promesse su investimenti e rilancio dell’azienda… O almeno questo è quello che ci vogliono far credere! Davvero la situazione è questa? Davvero la crisi dell’azienda non esiste più? Si è parlato tanto in questi giorni di prodotti Perugina sbarcati o in procinto di sbarcare sui mercati esteri (Basile, Canada, Cina, USA). Bene, ma c’è un piccolo particolare di cui poco si è detto: ad oggi non ci risultano né aumenti dei volumi produttivi (almeno finora) né incrementi delle ore di lavoro! L’unica certezza è la Cassa Integrazione, con il “taglio” in busta di centinaia di euro! Io, che sono una “capitalista”, denuncio questi fatti, ma i sindacati dove sono? Di questa situazione sono contenti giustamente i manager e gli azionisti che vedono aumentati i loro dividendi, ma ne dovrebbero essere “inorriditi” i sindacati, che invece accettano tutto ciò che l’azienda propone e si ergono a “paladini” della Nestlè! Dato che le ore di lavoro non aumentano la domanda è: su che tipo di prodotti Perugina si sta puntando? Solo sui Baci e su qualche tavoletta? Ma quello dei Baci è il reparto più meccanizzato e con il minor fabbisogno di manodopera (bastano circa 10 operai)! La distribuzione dei Baci nel mondo, inoltre, già nel 2012 parlava di 55 paesi! Perché dunque questi toni trionfalistici oggi? Ci risulta anzi che già a Gennaio il reparto dei Baci abbia fatto Cassa Integrazione: ma a Gennaio la fabbrica non è in curva alta nei volumi produttivi? Perché questa Cassa Integrazione se non c’è crisi? La primavera è alle porte e le produzioni di cioccolato sono destinate a calare: con quali produzioni verranno compensate? Una volta c’erano le caramelle e la pasticceria, tutti prodotti dismessi e venduti! E gli altri lavoratori? Che ne sarà di loro in futuro? Quanto poi all’interrogativo della Cisl sulle “cialde” gelato (peraltro già prodotte in passato) la questione ci sembra marginale: il futuro della fabbrica sta nelle cialde? O piuttosto nei prodotti volutamente cancellati e di cui oggi si sente il contraccolpo? Per non parlare delle confezioni, che un tempo erano un valore aggiunto e un vero e proprio distintivo del marchio: oggi le confezioni si sono impoverite nella qualità e ci risulta che in Cina i Baci vengono mandati semplicemente incartati! Dov’è quello stile Perugina che rendeva l’azienda unica nel mondo…? Sui negozi è meglio stendere un velo pietoso: stiamo ancora aspettando il negozio Perugina in centro, sotto le Logge di Braccio… A un anno esatto dalla presentazione del Piano Industriale ci chiediamo: la strategia dei famosi 60 milioni su che cosa si regge? I 15 milioni di euro d’investimenti promessi per lo stabilimento di San Sisto a cosa saranno destinati? Forse ad abbattere i costi di manodopera? Ma la Nestlè fa giustamente i suoi interessi di multinazionale, interessi che vanno oltre questioni di storia e territorio, ma i sindacati che fanno? La tutela dei lavoratori non dovrebbe essere il loro unico interesse? A metà del 2018 tireremo le somme definitive di questo Piano Industriale Perugina. Una cifra sembra già esserci: 200! Ma non sono i milioni d’investimenti bensì gli esuberi che temiamo ci saranno…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia