Movimento per Perugia

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lunedì 21 settembre 2020

La Perugina e la “strategia” dei sindacati…

 


 

Ritorniamo a parlare di Perugina. Sebbene il sindacato tenda sempre a minimizzare i problemi e a fare proclami trionfalistici su nuovi volumi produttivi e ore di lavoro, purtroppo a San Sisto si ritorna a parlare di ulteriori esuberi e di almeno 33 contratti di solidarietà. Adesso sono stati individuati dall’azienda 8 esuberi tra le posizioni impiegatizie: parliamo di 8 impiegati che, a seguito di riorganizzazioni, vedono cancellare o trasferire la propria posizione di lavoro, con lo stabilimento di San Sisto che si sta riducendo a semplice sito produttivo, rimesso alle commesse straniere (Kit Kat Bunny, tavolette per l’Avvento, eccetera). Ad annunciare su La Nazione dell’8 settembre scorso gli esuberi è stato Daniele Marcaccioli, della Uila-Uil, che in teoria dovrebbe essere un rappresentante dei lavoratori ma, a leggere le dichiarazioni, sembra un perfetto manager Nestlè, volto più a fare da megafono alle intenzioni della multinazionale che a dire come intendono, lui e i suoi compagni sindacalisti, battersi per la difesa dei posti di lavoro!! A precisa domanda «Non preoccupano certe manovre?», il sindacalista ha dichiarato che «l’azienda ha ribadito la volontà di riorganizzare al meglio il lavoro in tutti gli stabilimenti del gruppo, puntando ad una verticalizzazione delle funzioni» e che «l’azienda pensa anche ad altre soluzioni indolore»!!! Quindi per il signor Marcaccioli ci sono esuberi e contratti di solidarietà che possono essere “indolore”… Quello che trapela, ancora una volta, è la funzione assurda di un sindacato “portavoce” dell’azienda, teso ad evidenziare solo degli aspetti politici che danno un contributo all’immagine aziendale. Altra questione: perché il lavoro straordinario di domenica? Perché i sindacati non fanno il loro lavoro, chiedendo l’assunzione di nuove persone? In una logica di perequazione,perché devi ricorrere a operai che già lavorano 6 giorni la settimana invece che cogliere l’occasione, anche in un momento difficile come questo, e fare qualche nuova assunzione, per far sì che la fabbrica funzioni tutta la settimana? Dove sta l’etica sindacale? È meglio che lavorino sempre più pochi operai oppure che si lavori meno ma tutti? Non una sola parola da parte dei sindacati sulle strategie che Nestlè ha intenzione di portare avanti per il rilancio, eppure anche in questo caso la situazione sembra tutt’altro che florida. Si continua a celebrare le nuove commesse: per carità nulla contro i Kit Kat o altri prodotti, ben vengano nuove commesse e nuove produzioni all’interno di San Sisto, tuttavia i volumi produttivi dei Kit Kat e di altri prodotti dovrebbero affiancare i prodotti caratteristici del marchio, non sostituirli come è già avvenuto! Basti pensare a tutti i cioccolatini e caramelle che abbiamo perso in questi anni, dai Tre Re ai Dimmi di Sì e Gianduiotti fino alle mitiche caramelle “Cinzia” e “Rossana”, senza dimenticare i biscotti “Ore Liete”… Le commesse che arrivano non sono altro che “boccate d’ossigeno” per lo stabilimento, di certo non costituiscono il rilancio né del brand né della fabbrica! In questo modo rischiamo seriamente di dover parlare, tra qualche mese, di altre decine di esuberi in “Perugina”, di dover raccontare altre storie umane drammatiche… Ma i sindacalisti di casa nostra continuano a minimizzare i problemi e ad esaltare nuove commesse e nuovi ipotetici volumi produttivi!! Tanto ci sono sempre gli ammortizzatori sociali da chiedere, oggi per almeno 33 dipendenti, domani chissà… A pagare è sempre lo Stato in una politica sindacale che ha fatto della precarietà del lavoro e della disperazione dei lavoratori un bacino utile per voti elettorali e per tessere sindacali!!!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

lunedì 4 marzo 2019

Luisa Spagnoli sempre tirata per la giacchetta!

Povera bisnonna Luisa! Ogni qualvolta si parla del futuro della Perugina tutti, nessuno escluso, la citano per portarla dalla propria parte e giustificare certe posizioni o dichiarazioni: già in passato abbiamo visto il nome della bisnonna citato a sproposito o contro di me da gente come Vincenzo Sgalla, Segretario regionale CGIL, Giacomo Leonelli, consigliere regionale PD, e Giuliano Giubilei, “novello” politico candidato a sindaco della città per il centrosinistra… Ora a scomodare la nonna Luisa, della cui esistenza e genialità tutti si sono ricordati solo DOPO la fiction, è stata addirittura la Nestlè che è arrivata persino a dire che «Luisa Spagnoli sarebbe fiera di un auspicabile dinamismo di marca», proprio quel dinamismo che, guarda caso, la multinazionale sta pensando per la Perugina.
Queste affermazioni si inseriscono in una lettera pubblica dove la Nestlè, in risposta ad un’interrogazione dell’On. Tiziana Ciprini, conferma l’arrivo a San Sisto dei Kit-Kat ma parla anche di «prevista dismissione di volumi marginali», ossia altri prodotti del marchio, definiti come «vecchia guardia sempre meno interessante per i gusti». Quindi, in base a questa lettera, la mia bisnonna dovrebbe essere fiera di vedere la sua Perugina spogliata di prodotti che ne hanno fatto la storia e l’identità? Dovrebbe essere fiera di prodotti che vengono cancellati e definiti marginali?
Mi dispiace, cara Nestlè, ma non credo affatto che la mia bisnonna sarebbe fiera della Perugina di oggi: la sua Perugina era un’altra cosa, era un mondo dolciario che non aveva soltanto i Baci o le Tavolette ma mille altri prodotti… Non credo che Luisa sarebbe fiera di vedere le sue caramelle “Rossana” prodotte in Piemonte, lontane da Perugia e dalla Perugina né, credo, apprezzerebbe che si parlasse di “volumi marginali” da dismettere, prodotti che probabilmente faranno la triste fine delle mitiche “Cinzia”, ancora oggi rimpiante dagli appassionati! Cara Nestlè, voi dite che la “vecchia guardia” è sempre meno interessante per i gusti dei consumatori, ma è davvero così?
Allora perché tirare in ballo la bisnonna Luisa, capostipite della “vecchia guardia”….? Tornando alle caramelle Rossana: nel 2016 erano state ritenute un prodotto “residuale”, quasi superato dopo 90 anni di storia gloriosa e per questo furono esternalizzate, nel silenzio sciagurato dei sindacati: la storia, però, vi ha dato torto, visto che le “Rossana” sono rinate grazie all’azienda FIDA e sono apprezzate e ricercate dai consumatori: semplicemente, bastava investirci, pubblicizzarle, sfruttare il loro potenziale…
Perché, oggi, ripetere lo stesso errore con i prodotti da voi definiti “vecchia guardia”? Perché, invece di definirli marginali, non si prova a incrementarne i volumi, a renderli più accessibili sul mercato, a pubblicizzarli e ad investirci sopra? La “vecchia guardia” non sono prodotti qualunque, ma peculiari della Perugina e della sua Peruginità!
Ben vengano i Kit-Kat, i Tartufi e altre produzioni, per carità, ma perché le nuove debbono per forza escludere quelle storiche? Condividiamo la riflessione amara del Dottor Francesco Falcinelli, ex Dirigente Perugina, quando afferma che «distruggendo i prodotti Perugina si distrugge il futuro di San Sisto, eliminando ogni aggancio alla Peruginità di questo stabilimento»: eliminando la “vecchia guardia”, cosa rimane di caratteristico in Perugina?
A questo punto, chiudo il mio intervento rivolgendomi ancora ai sindacati, in primis alla FLAI: possibile che non abbiate nulla da dire a riguardo? Possibile che non si intervenga per fermare queste dismissioni, che ci si accontenti dei soli Kit-Kat? Perché non ricordate all’azienda che i volumi produttivi, prima del 2015, non erano mai scesi sotto le 25.000 Tonnellate a San Sisto, mentre nel 2018 si sono attestate sulle 21.000 Tonnellate? Il tutto nonostante un Piano Industriale da 60 milioni d’investimenti in tre anni e mille altri annunci! Sindacati, se non ponete neppure queste domande in difesa degli operai e del lavoro, qual è la vostra ragione d’esistere? Qual è la vostra missione…?

mercoledì 20 febbraio 2019

Perugina, qual è la situazione?



In questi giorni la macchina della propaganda in Perugina è ritornata molto attiva: l’ultimo roboante annuncio è l’arrivo di nuovi volumi produttivi, con l’entrata dei Kit-Kat e l’incremento della produzione del “Tartufo”. Grande “entusiasmo” per annunciati «aumenti dei volumi in vista» e numeri importanti per l’azienda: stesso “film”, da qualche anno a questa parte… Ci auguriamo sia la volta buona! Tuttavia, l’annuncio dei Kit-Kat e del “Tartufo”  è stato accompagnato da un altro annuncio, molto meno roboante e poco felice: si parla, infatti di dire addio ad alcuni “cioccolatini marginali” del marchio, un modo “carino” per definire alcuni prodotti Perugina che, si dice, saranno sostituiti! Lo scorso novembre, in un nostro articolo, avevamo già rimarcato l’assenza dei “Tre Re”, “Dimmi di Sì” e Gianduiotti dal “Grande Assortimento Perugina”, la scatola da sempre “bandiera”del marchio: sono forse questi i famosi “cioccolatini marginali” destinati alla dismissione o al cosiddetto “avvicendamento di produzioni”, come definito su “La Nazione” di martedì …? Stiamo parlando di cioccolatini che hanno fatto la storia della Perugina e la sua identità!!! Anche le “Rossana” erano state ritenute marginali e portate via da Perugia senza troppe proteste o clamore: ora vivono una seconda giovinezza grazie alla piemontese FIDA, che ha creduto nelle “Rossana”, ci ha investito, le ha pubblicizzate e ne sta sfruttando al massimo le potenzialità, tanto  che a marzo arriverà sul mercato pure “La Crème di Rossana”, una crema spalmabile al gusto delle amatissime caramelle create dalla mia bisnonna Luisa nel 1926… Adesso si parla dei Kit-Kat che, secondo le più rosee previsioni, dovrebbero portare 2000 Tonnellate di volumi in più (comprese le 500 Tonnellate del “Tartufo”) e circa 2 milioni di investimenti complessivi. Ben venga una nuova produzione, per carità, ma parliamo di un prodotto che poco ha a che vedere con la tradizione del marchio Perugina: per quanto tempo i Kit Kat verrebbero prodotti a San Sisto? Può reggere, il solo Kit Kat, i volumi produttivi dell’azienda? E poi, come si può parlare di 2 milioni per il rilancio della Perugina, quando non sono bastati 60 milioni in tre anni? A proposito, qualcuno del sindacato ha chiesto all’azienda come sono stati investiti? Che cosa hanno portato? Come è possibile che, nonostante i 60 milioni sbandierati e le mille promesse, la produzione nel 2018 si è fermata a sole 21.000 Tonnellate? Ricordiamo che, fino al 2015, la produzione a San Sisto non era mai scesa sotto le 25.000 Tonnellate… Il “Codino” della FLAI-CGIL (da non confondere con il grande “Divin Codino” Roberto Baggio) dice che «alcuni part-time potrebbero migliorare il loro contratto»: ma davvero con i Kit-Kat cambieranno le cose? I sindacati non hanno nulla da dire sui “cioccolatini marginali”? La FLAI ne sa qualcosa a proposito del futuro dei “Tre Re”, “Dimmi di Sì” e Gianduiotti (vedi nostro articolo dello scorso novembre)? O, come al solito, fingono di “cadere dal pero”? Infine, due parole sull’apertura della candidatura a sindaco di Giuliano Giubilei fatta al CRAL Perugina: con quale coraggio Giubilei ha scelto proprio il CRAL? Ai tempi della vertenza Perugina non fu detta una sola parola né dal Giubilei giornalista né dal Giubilei cittadino perugino! Solo ora lui e i suoi “compagni” si affacciano e “guardano al mondo del lavoro? Tra i tanti “vecchi volti” della sinistra, riuniti per “l’occasione”, erano presenti Vincenzo Sgalla e Simona Marchesi, Segretario regionale CGIL e delegata della FLAI-CGIL in Perugina: già, proprio quel sindacato che nel 2016 firmò e celebrò l’accordo con Nestlè, permettendo così alla multinazionale di dismettere interi reparti e far “uscire” dalla fabbrica centinaia di lavoratori, tra cui moltissime donne…. Quanta ipocrisia!!! Questo è il nuovo che avanza, Dottor Giubilei…? A proposito, una parola sulla Perugina nemmeno in questa occasione l’ha spesa? Forse è a corto di informazioni…?

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

martedì 20 novembre 2018

Perugina, va tutto bene madama la marchesa..?



In queste ultime settimane la “macchina della propaganda” è stata molto attiva in Perugina e ne abbiamo sentite di tutti i colori: è stato detto che l’azienda va a gonfie vele, che il “Bacio Rosa” è stato un enorme successo (questo è vero, e ne siamo molto felici) e che la produzione sta andando alla grande, tanto che Nestlè sta cercando nuova manodopera, 50 stagionali per la precisione: quest’ultima notizia, ovviamente, è stata presentata in “pompa magna”… Insomma, siamo ritornati al “va tutto bene, madama la marchesa”! E allora tutto quello che è successo negli ultimi mesi, gli esuberi, i reparti dismessi, i prodotti cancellati? Niente!!! Ma davvero in Perugina è così? A proposito dei nuovi stagionali, che cosa c’è da festeggiare? L’arrivo, a tempo determinato, di 50 lavoratori dopo che sono stati mandati via centinaia di maestranze…? Addirittura si è sentito parlare con enfasi di una Perugina che oggi conta circa 500-600 dipendenti, stagionali compresi: qualcuno ricorda che prima dell’ultima e dolorosa vertenza di qualche mese fa, i dipendenti erano circa 880? Per quanto tempo lavoreranno questi stagionali? Tradizionalmente in Perugina gli stagionali hanno sempre lavorato 3-4 mesi: sarà ancora così? Altra notizia è quella dell’apertura della fabbrica di San Sisto al pubblico, prevista per il 25 novembre: ma cosa è rimasto da vedere? Qual è l’assetto produttivo di Perugina oggi? E qui torniamo all’annosa domanda: perché i sindacati non hanno ancora chiesto a Nestlè un rendiconto degli ultimi tre anni? Quali sono stati i risultati del Piano Industriale 2016-2018, firmato anche da loro? Una cosa è certa: reparti sono stati smantellati, posti di lavoro tagliati, macchinari portati via, ma per far posto a cosa? Qualcuno ci può dire, dopo questo triennio, quale sarà il nuovo Piano Industriale per la Perugina? In merito al rilancio della Confiserie Perugina, voglio porre una domanda da consumatrice: il “Grande Assortimento Perugina”è la scatola “bandiera” di Perugina e, come spiega il nome, espone le specialità del marchio. Oggi la gamma si è ridotta molto rispetto alle origini, ma non solo: mancano cioccolatini storici e caratteristici, come i “Tre Re”, i “Dimmi di Sì” e i Gianduiotti! Come mai? I “Tre Re”, i “Dimmi di Sì” e i Gianduiotti faranno forse la fine delle “Canaste”, delle “Pomona” o delle caramelle “Cinzia”? Il futuro di questi prodotti sarà forse lo stesso delle “Ore Liete” o delle “Rossana”…? Insomma, Bacio Rosa a parte, qui in Perugina il futuro sembra tutto, tranne che roseo…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

venerdì 28 settembre 2018

Lettera aperta a Maurizio Landini, segretario CGIL



Gentile Maurizio Landini,
ho seguito con interesse la sua visita allo stabilimento Perugina e ho letto sui giornali il suo discorso ai lavoratori, o per meglio dire a quelli che sono “eroicamente” rimasti. Mi permetta innanzitutto di presentarmi: sono la pronipote di quella Luisa Spagnoli che della Perugina è stata cofondatrice nel 1907 e che alla Perugina ha legato tutta sua breve vita. Dalle mani geniali della mia bisnonna sono nati i due prodotti simbolo per eccellenza del marchio Perugina, quel “Bacio” invidiato da tutto il mondo e quella caramella “Rossana” che, credo, anche lei almeno una volta nella vita ha ricevuto da piccolo da una sua nonna o zia. Parlare della Perugina per me è una questione innanzitutto di cuore, di ricordi d’infanzia, una storia di famiglia, anche se le strade dell’azienda e della mia famiglia si divisero nel 1972, con la Perugina rimasta in mano ai Buitoni… Premetto, signor Landini, che questa mia lettera non vuole essere un attacco né, tantomeno, fare una questione politica: so benissimo che Lei non ha alcuna responsabilità in merito agli ultimi eventi dell’azienda, tuttavia vorrei fare qualche “obiezione” a proposito di alcuni passaggi del suo intervento. Innanzitutto, signor Landini, non è affatto vero che l’accordo del 2016 tra sindacati e Nestlè fosse il «massimo che si poteva ottenere in quella situazione»: no, signor Landini, questa affermazione non posso accettarla! Probabilmente i due signori Michele Greco e Luca Turcheria che stavano ai suoi lati durante il suo intervento l’hanno informata male sulla Perugina e le hanno detto ciò che a loro faceva più comodo: in realtà quello è stato un accordo capestro, disastroso, che ha portato solo esuberi, costretto maestranze a lasciare l’azienda (anche se lo hanno fatto passare per uscita volontaria incentivata!!!) e ha “ucciso” la storia e la natura stessa della Perugina, che prima di allora non era mai stata un’azienda di solo cioccolato, ma un immenso mondo dolciario, fatto di “Bacio”, cioccolato ma anche di dragèes, caramelle, torroni, panettoni e molto altro! Un mondo dolciario che i suoi “compagni” della CGIL Sgalla, Greco e Turcheria, a parole, dicevano di voler difendere e salvaguardare insieme ai posti di lavoro: quel mondo, gentile Landini, oggi non c’è più! Lo stabilimento di San Sisto è stato in parte svuotato, sono stati portati via macchinari, sono stati esternalizzati i reparti dei biscotti, delle caramelle e delle “Strenne” e prodotti storici sono stati cancellati (penso alle caramelle “Cinzia”) senza essere sostituiti da nuovi prodotti o nuovi volumi produttivi. Tutto questo, signor Landini, grazie a quell’accordo firmato in primis proprio dai suoi “compagni” della FLAI-CGIL! Lo chieda ai lavoratori rimasti e a quelli che son dovuti andare via se quello era il miglior accordo possibile in quella situazione… Fin dalla presentazione del Piano Industriale e dalla firma dell’accordo solamente io e pochissimi altri (penso alla compianta Concetta Spitale, ex storica dipendente Perugina, ex CGIL poi espulsa, o a un altro uomo di sinistra, Stefano Vinti) lanciavamo l’allarme sui possibili rischi di quel Piano Industriale che smantellava due reparti e di quell’accordo che già prevedeva ricollocazioni interne ed esterne, ma i sindacati erano “galvanizzati” e, invece di riflettere su ciò che denunciavo, difendevano a spada tratta la multinazionale e tra i lavoratori diffondevano la “favola” degli esuberi zero, dei 60 milioni d’investimenti (che non si sa come sono stati investiti), dei maggiori volumi produttivi e pubblicità: anzi ero io ad essere attaccata come “visionaria” e “catastrofista”… In questo modo Nestlè ha potuto cedere senza colpo ferire le “Ore Liete” e le caramelle, due reparti che occupavano centinaia di operai. Così, dopo 90 anni, la “Rossana” usciva dalla Perugina senza nemmeno un minuto di sciopero, senza una parola dei sindacati e oggi vive una “seconda giovinezza” grazie alla piemontese FIDA, che crede realmente nel valore di questa caramella e della sua storia. Eppure ai tempi di mio padre Lino la CGIL, per molto meno, organizzò le barricate, con tanto di scioperi feroci e ad oltranza: facevano il loro mestiere, difendere gli interessi dei lavoratori! Su quelli di oggi, meglio stendere un velo pietoso: non penso sia un caso se nel 1988, all’arrivo di Nestlè, i dipendenti erano tra i 3000 e i 4000, mentre oggi sono poco più di 600… Landini, lei ha insistito sull’unità dei lavoratori e ha detto che «se qualcuno pensa di risolvere i propri problemi da solo, allora il sindacato finisce e siamo tutti più deboli»: concetto condivisibile, al 100%, ma che dovrebbe rivolgere ai compagni umbri della FLAI! Fin dal 2014 ho criticato anche duramente la multinazionale per certe decisioni e invitavo i sindacati a tenere alta la guardia, a battere i pugni e incalzare Nestlè: sono stata lasciata sola!!! Sgalla, Greco e Turcheria non si sa cosa pensavano, non lo sapevano nemmeno gli operai... Se ne ha voglia, gentile Landini, la invito a leggere i miei articoli dal 2014 ad oggi, li trova online… Lei infine dice che «non siamo mai stati tanto divisi e frantumati come adesso» e da la colpa «alle politiche liberiste e all’austerità»: ci può stare, ma è innegabile che una buona dose di colpa va anche a certi sindacalisti, ormai sempre più distaccati dal mondo operaio: non può essere un caso se molti lavoratori stracciano la tessera sindacale e che si registra un calo netto delle iscrizioni (nel 2015/2017 -5,2% secondo DEMOSKOPIKA). Basti vedere anche gli ultimi risultati politici: l’Umbria rossa sembra sempre più un lontano ricordo… Ripeto, gentile Landini, questa mia lettera non vuole essere un attacco, anzi: è un invito a riflettere, a valutare bene le informazioni che riceve, specie sulla Perugina. Meglio ascoltare direttamente le maestranze!
Con stima
Carla Spagnoli

mercoledì 18 luglio 2018

Caramelle “Rossana”, un mix di emozioni…



Non nascondo di aver provato emozioni diverse e in contrasto tra di loro nell’aver visto il nome “Rossana” nuovamente associato a Perugia e al suo evento più importante, Umbria Jazz. Venerdì ho partecipato alla conferenza stampa nella Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori sulla sponsorizzazione di “Rossana” ad Umbria Jazz e ho ascoltato con particolare interesse gli interventi del Dott. Eugenio Pinci, Amministratore Delegato di FIDA SPA (l’azienda piemontese che oggi produce le “Rossana” a Castagnole delle Lanze) e di Gianluca Laurenzi, consigliere CDA della Fondazione Umbria Jazz. È stato bello veder ricomparire le caramelle “Rossana” in un momento celebrativo di tutta la città: non c’è dubbio che “Rossana”, creazione della mia bisnonna Luisa, cuore storico della Perugina insieme al Bacio, con la sua eleganza “evergreen” ha contraddistinto e promosso l’immagine di Perugia e di Perugina… Quindi ben venga la sponsorizzazione all’evento culturale più bello, importante e atteso di tutto il territorio, ossia Umbria Jazz! Tuttavia provo anche amarezza, che sa un po’ di beffa, nel vedere che solo adesso, e solo grazie a FIDA SPA, la “Rossana” torna protagonista nella sua città e che si scopra la grandezza e l’indissolubilità del rapporto tra questa caramella e Perugia: proprio ora che le “Rossana”, ahimè, non sono più perugine ma vengono prodotte in Piemonte! Negli ultimi anni Nestlè, che in più occasioni ha sponsorizzato Umbria Jazz, non ha accompagnato la manifestazione con un marchio come “Rossana”, come sta facendo giustamente FIDA: non c’è stato nemmeno un evento celebrativo, neanche per i 90 anni della caramella nel 2016… La progressiva dismissione della Rossana e delle altre caramelle dallo stabilimento di San Sisto, avvenuta nel silenzio imbarazzante (non imbarazzato!) dei sindacati, oggi fa ancora male!!! Un plauso a FIDA SPA e ai suoi manager per aver dato alle “Rossana” una nuova vita, una seconda giovinezza e per averle restituito quell’eterna signorilità di icona del Made in Italy, riconosciuta da tutto il mondo… Finalmente abbiamo sentito un Amministratore Delegato  dichiarare che «le Rossana sono il brand più importante di caramelle», che si è deciso di «riprendere il legame con la città di Perugia, perché è fondamentale che ogni brand di origine possa essere legato al suo territorio di nascita». La rinascita di “Rossana” e la politica aziendale di FIDA SPA dimostrano, per l’ennesima volta, che non ci voleva molto per valorizzare al meglio la caramella e renderla protagonista, sul mercato e sul territorio: bastava un po’ di pubblicità e una seria strategia di marketing, con un minimo di investimenti…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

martedì 20 marzo 2018

Perugina, una tragedia annunciata!



Rabbia, dolore, costernazione: sono queste le sensazioni che ho provato, e provo tuttora, dinanzi a quei lavoratori impiegati della Perugina-Nestlè licenziati con effetto immediato: gente che ha dato la vita per l’azienda e il marchio e che in fretta e furia ha dovuto riempire gli scatoloni con i loro effetti personali e liberare le scrivanie e gli uffici! Posso solo immaginare come si sentano e cosa stiano provando questi lavoratori… «Cartoni, gente in lacrime, gente che urla, gente che si nasconde nei bagni e gente che prova a ridere e consolare», bastano queste poche ma dure parole, tratte dal sito umbriajournal.com, per descrivere la cruda realtà della Perugina di oggi, la sua lenta agonia risoltasi in tragedia! Una tragedia annunciata da troppo tempo, iniziata con lo spostamento del Centro Direzionale a Milano nel 1999, con la cancellazione di prodotti storici (Cinzia, Pomona, Torrone “Nigro”, eccetera), con l’assoluta mancanza di nuovi prodotti, di pubblicità e di una seria strategia di rilancio sul mercato, e proseguita con quel Piano Industriale sciagurato e quegli Accordi “capestro” tra Nestlè ed RSU del 2016, che hanno permesso di portare via da San Sisto due grandi reparti (“Ore Liete” e “Caramelle”) e i loro macchinari, di esternalizzare il reparto dei regali aziendali (le “Strenne”), una tragedia che ora sta prefigurando i peggiori scenari possibili!!! Io però oggi non piango tanto per l’azienda: la Perugina, anima e cuore della mia bisnonna Luisa, è morta quando è stata venduta a Nestlè e quando è stata trasformata da azienda dolciaria, fatta di un mondo di prodotti, a fabbrica del cioccolato e di soli Baci e Tavolette, con il placet dei sindacalisti… Io piango per tutti gli operai che hanno lavorato per anni in Perugina e per gli effetti sociali devastanti per centinaia di famiglie sul territorio, che si ritrovano senza certezze e speranze nel futuro! Fa male vedere tutta questa disperazione e pensare che non c’è al momento una soluzione, che non si vede la luce in fondo a questo tunnel maledetto… Le prime “vittime sacrificali” di questo scempio sono gli impiegati in ufficio, i cui licenziamenti hanno effetto immediato: impiegati dimenticati per lungo tempo dai sindacati (sono stata io la prima, ahimè, a ricordare gli impiegati Perugina sui giornali), costretti ad “emigrare” in altre aziende dopo la chiusura di storici uffici, decisa da Nestlè senza alcuna resistenza, oppure ad “insegnare il mestiere” a giovani venuti a Perugia per sfilare loro il lavoro! I sindacati dovevano tutelare impiegati e maestranze dall’inizio alla fine: non c’erano e non ci sono stati! Hanno sempre e solo pensato alla “strategia” dell’assistenzialismo di Stato… Sulle Istituzioni, meglio stendere un velo pietoso: assenti, impotenti, lontane dai lavoratori, capaci solo di andare nei tavoli di “trattativa”, dire frasi di circostanza e fare sorrisini e strette di mano: ora che siamo alla fine qualche politico si muove, tanto esporsi a cose fatte non costa niente… Chi si è mosso a tempo debito contro Nestlè e la sua potenza? Quali Deputati e Senatori umbri hanno seriamente “pungolato” la multinazionale e chiesto che fine hanno fatto quei famosi 60 milioni d’investimenti? Nessuno ha messo al centro questa domanda, per ignoranza e per paura!!! Adesso che fine faranno questi lavoratori e le loro famiglie? Come si manterranno? Chi penserà a loro? I sindacati? La Presidente Marini e la sua giunta? Il Viceministro Bellanova, il cui “operato” è sotto gli occhi di tutti? Oppure Matteo Renzi, che da Premier andava in visita a San Sisto a complimentarsi con i vertici Nestlè per «questa storia di successo» e per i «PROGETTI FUTURI DI SVILUPPO» e poi prometteva agli operai di “stare con il fiato sul collo della Nestlè”: si è visto quanto fiato hanno sprecato… Ripetiamo: questa era una tragedia annunciata e ora qualcuno dovrà prendersi le responsabilità del proprio “operato” e pagare di fronte ai lavoratori!!!
Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

giovedì 14 settembre 2017

Perugina, dramma senza fine…


Che cosa sta succedendo nella Perugina? Il segretario Flai-CGIL Michele Greco, dopo lungo letargo, ha addirittura denunciato minacce agli operai da parte di Nestlè… Secca e rapida è stata la smentita di Gianluigi Toia, Direttore relazioni industriali di Nestlè Italia, che ha invitato Greco a rivolgersi alla magistratura per provare le sue accuse… Toia ha pure parlato di «esigenze produttive, che richiedono anzi lavoro aggiuntivo»! Affermazioni un po’ contraddittorie, considerando i 340 esuberi già annunciati… Dove sta la verità? Non possiamo scoprirlo ora, ma se il Dottor Greco non va avanti nelle sue accuse e si limita a una semplice dichiarazione alla stampa, fatta magari per darsi l’immagine di “sindacalista duro e puro”, di certo non ci farà una bella figura… Quello che è certo, oggi, è che i 340 “ricollocamenti” restano confermati e che gli impiegati, al pari delle maestranze, stanno vivendo un incubo (solo ora Greco si è ricordato di loro, dopo un silenzio assoluto e dopo i nostri interventi!). La verità è che dentro la Perugina la situazione è in piena stasi: gli stagionali sono ancora a casa e chissà se verranno richiamati, i lavoratori fissi e i part-time lavorano a ritmi assurdi, le maestranze un tempo impiegate nei reparti biscotti e caramelle sono state portate nelle linee “Baci” e tavolette e dell’aumento dei volumi produttivi, tanto sbandierati da sindacati e multinazionale nel 2016, non c’è neppure traccia! Sulla “nuova” confiserie meglio stendere un velo pietoso: che fine ha fatto quel progetto strategico che avrebbe dovuto “rinverdire” i fasti di Perugina, creare bisogno di manodopera e quindi lavoro? Temiamo che i 340 esuberi si paleseranno a partire da febbraio, quando inizierà la curva bassa di produzione… Il sindacato cosa fa? Come sta operando? I sindacalisti hanno in mente uno “straccio” di strategia…? Oppure la questione Perugina era finita in qualche “cassetto balneare”…? Nell’ultima riunione il sindacato si era preso l’impegno di esaminare e fare una mappatura delle attività dell’azienda, per capire, specie tra gli impiegati, quali sono i posti a rischio e distinguerli da quelli legati al calo dei volumi… È stata fatta? Anche per gli impiegati il clima è cupo: temiamo che a breve possa esserci la chiusura di uffici di natura commerciale, se già non è iniziata, e che per molti impiegati il prossimo futuro è la Cassa Integrazione! Nel frattempo la concorrenza si muove e investe: anche i dati AIDEPI del 2016 registrano un +3,2% nella produzione di cioccolato e cacao rispetto al 2015… E in Perugina? Dove sono la ricerca, l’innovazione e i nuovi prodotti? Come sono stati spesi i 60 milioni di euro, oltre alla pubblicità dei Tablò? A quando nuovi spot? I sindacati, su questi punti, che dicono…? Intanto Nestlè investe 48 milioni sullo stabilimento di Benevento per farne «l’hub internazionale della pizza surgelata» e invita pure i ministri Calenda e de Vincenti alla presentazione del progetto: sindacati Perugina, nulla da dire su due ministri che “vanno a braccetto” con i vertici Nestlé? Non era lo stesso Governo PD che aveva assicurato la volontà di arrivare ad una soluzione per la Perugina? E come mai per una vertenza da 340 esuberi il Governo “schiera” un Sottosegretario, la Bellanova, mentre a Benevento si vedono ben due Ministri? Un’ultima considerazione: gira voce che, anche a causa di programmi sbilanciati, alcune linee produttive siano sovraccariche e la fabbrica non riesca a far fronte alle produzioni previste; si dice che non è escluso che si debba “chiedere aiuto” ad altre fabbriche Nestlè… È vero tutto questo? Al sindacato è giunta notizia? Sarebbe un paradosso che, a fronte di 340 esuberi, venissero “ricollocati” pure i volumi produttivi…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 26 luglio 2017

Dati sul comparto dolciario, che beffa per la Perugina!


L’AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) ha diffuso i dati 2016 relativi al comparto dolciario: quello che emerge sa di beffa tremenda per la Perugina e i suoi lavoratori! Infatti i dati 2016 sono molto positivi, soprattutto per il comparto cioccolato e cacao che ha registrato un +3,2% di produzione rispetto al 2015 (circa 520.000 tonnellate prodotte). Anche la confetteria (caramelle e confetti) ha avuto numeri molto positivi e ha raggiunto nel 2016 quasi le 100.000 tonnellate di produzione e un +1,8% rispetto al 2015. Tutto questo mentre la Perugina sta per sparire! Con questi dati cadono tutte le “scuse” di Nestlè per smantellare i reparti biscotti e caramelle, considerati “prodotti residuali”: altro che residuali! Bastavano un minimo di investimenti e di pubblicità per rilanciare le “Rossana”, soprattutto nell’anniversario dei loro 90 anni! Non a caso sulle “Rossana” e sulle sue potenzialità sta puntando molto FIDA SPA, l’azienda piemontese che ha rilevato dalla Nestlè le caramelle, ha portato la produzione in Piemonte e si sta espandendo sul mercato grazie anche ai marchi acquisiti… La posizione di Nestlè, quindi, non può essere giustificata dall’andamento dei mercati, ma solo da decisioni aziendali, dalla sua volontà di smantellare tutto!!! I dati AIDEPI rendono ancor più grave la complicità e il “beneplacito” dei sindacati Perugina, che non hanno mosso un dito per fermare lo smantellamento dei reparti e difendere un importante pezzo di storia che veniva portato via dalla fabbrica e da Perugia!!! A proposito di sindacati: non hanno proprio nulla da dire su questi dati? Ne sono al corrente? L’avvocato Michele Greco della FLAI CGIL è informato a riguardo? Da “padrona” mi permetto di dare un consiglio ai sindacati: perché non fate dei dati AIDEPI il centro della vostra battaglia contro Nestlè, in difesa della Perugina? È inutile accusare la multinazionale di «voler cambiare le carte in tavola» dell’accordo, un’accusa pesante! In realtà l’accordo è scritto ed è stato firmato anche dai sindacati, non si può cambiarlo unilateralmente… Leo Wencel, capo mercato di Nestlè Italia, ha detto chiaramente che i percorsi di formazione e le “ricollocazioni” sono previsti dall’accordo del 07 aprile 2016… Se così non fosse, i sindacati lo dimostrino pubblicamente e mostrino l’accordo con le loro firme! Sindacati, qual è ad oggi la vostra strategia? Lo sciopero tardivo? La vostra solita “scappatoia”, pagata dai lavoratori con la decurtazione dello stipendio… Lo sciopero si doveva fare prima, quando Nestlè cedeva i biscotti e le caramelle e quando i macchinari venivano portati via da San Sisto e venduti ad altre aziende! Tutti ne erano al corrente, ma tutti rimasero zitti… Lo sciopero oggi può servire forse agli attuali sindacalisti per salvare la faccia, non tanto verso gli operai quanto verso i vertici nazionali del sindacato: gira voce, infatti, che da Roma siano scontenti di come sia stata gestita la vertenza Perugina a livello locale e siano molto critici verso l’operato dei vari Michele Greco, Luca Turcheria eccetera… Cari lavoratori Perugina, volete ancora fidarvi di “questi”…?

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

giovedì 15 giugno 2017

La Perugina e le responsabilità della politica…




Fa una certa tristezza vedere in questi giorni politici e consiglieri regionali “fare la fila” per dire la loro sulla Perugina… Tutti si sono svegliati oggi, tutti cadono dal pero, quando ormai i giochi sono fatti! L’ultimo a intervenire in ordine cronologico è stato il consigliere Attilio Solinas, che ha invitato Nestlè a rispettare l’accordo. Quale accordo, consigliere? Quello firmato da Nestlè e sindacati che ha smantellato i reparti dei biscotti, delle caramelle e delle “Strenne” e che fin da subito ha creato i presupposti per gli esuberi? Quello che ha permesso la vendita delle “Ore Liete” e, soprattutto, delle amatissime “Rossana”? Se è questo l’accordo la Nestlè, grazie alla “complicità” dei sindacati, lo sta rispettando benissimo!!! Ancora peggio è sentire il consigliere PD Leonelli che presenta un’interrogazione sull’azienda: Giacomo Leonelli, quello che più di un anno fa aveva detto che sulla Perugina dicevo «cose non vere», che usavo il mio cognome per una «strumentale polemica politica»! Consigliere Leonelli, leggere queste sue dichiarazioni oggi, alla luce della situazione attuale in Perugina, dovrebbe farmi ridere, invece mi mette solo una grande tristezza, se penso a chi sono i politici di maggioranza che governano l’Umbria… Le sue parole di allora oggi si commentano da sole e la dicono lunga su quanto sia credibile ed “efficace” la sua interrogazione! E che dire dei deputati e senatori umbri, eletti dal popolo? C’è gente che sta in Parlamento da ormai 16 anni, come la deputata PD Marina Sereni, altri da 11 anni, come il Sottosegretario Giampiero Bocci o il senatore alfaniano Luciano Rossi, altri ancora da quasi dieci anni come Walter Verini del PD, Catia Polidori e Luciano Laffranco di FI: dov’erano questi “Onorevoli” quando la Perugina veniva smantellata pezzo per pezzo? E dove sono oggi??? La verità è che la politica, di sinistra e di destra, istituzioni in primis, è responsabile, non meno dei sindacati, della fine drammatica della Perugina! NESSUNO ha mosso un dito per mantenere in Perugina le “Ore Liete” e le “Rossana”, TUTTI hanno taciuto sullo smantellamento del reparto delle “Strenne”… TUTTI si sono “accontentati” entusiasti del Piano Industriale presentato da Nestlè e delle sciagurate rassicurazioni dei sindacati, NESSUNO ha voluto ascoltare le mie grida di allarme consapevoli e tutti i miei dubbi su un Piano che chiudeva reparti, promuoveva “uscite volontarie” dei lavoratori dalla fabbrica e prometteva 60 milioni in tre anni che a tutto sarebbero stati destinati, meno che a mantenere i livelli occupazionali! A onor del vero, a sinistra una sola voce, quella dell’ex assessore Stefano Vinti, già nel 2016 avanzò dubbi sul Piano Industriale incensato dai sindacati, ma lui attualmente non ricopre incarichi istituzionali. L’unico ad accogliere il mio allarme in tempi non sospetti è stato il consigliere Sergio De Vincenzi, che ad aprile (quindi PRIMA dell’incontro Nestlè-sindacati del 9 maggio) aveva presentato un’interrogazione sul futuro della Perugina. La “risposta” dell’assessore allo “Sviluppo Economico” Paparelli fu, come al solito, “rassicurante”, fedele alla linea del momento che vedeva la Perugina come “un mondo dorato”… Dov’erano allora Leonelli e compagnia cantante…? Che dice adesso l’Assessore Paparelli? Quali sono le sue rassicurazioni…?  Uscire solo oggi con comunicati stampa non basta per “lavarsi la coscienza” e comunque è troppo tardi!!! Ora la politica ha l’obbligo di prendere in mano la situazione e unirsi per trovare, lo ribadiamo ancora una volta, IMPRENDITORI VERI del settore alimentare che sappiano e vogliano davvero rilanciare il patrimonio Perugina e salvare il salvabile… Il tempo delle chiacchiere per la Perugina è finito!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

lunedì 29 maggio 2017

Sindacati Perugina in agitazione: troppo tardi!



I sindacati sulla Perugina hanno perso ogni residua credibilità e la loro faccia, se mai ne avessero avuta una! Ora “minacciano” Nestlè e paventano lo stato di agitazione, quando fino all’altro ieri “incensavano” la multinazionale e il suo Piano Industriale! Non ce le scordiamo le loro dichiarazioni: parlavano di «un nuovo percorso di sviluppo, in grado di rilanciare la Perugina come eccellenza in Italia e nel mondo», sbandieravano i 60 milioni d’investimenti come vessillo delle loro vittorie e c’è stato persino chi, nominando mia nonna Luisa, blaterava che il Piano Industriale «realizzava il sogno di Luisa Spagnoli»: quel sindacalista, prima di parlare, farebbe bene a pulirsi la bocca… In mezzo a questo “squillar di trombe” la Perugina veniva smantellata pezzo per pezzo: prima è toccato al comparto biscotti “Ore Liete”, ceduti al gruppo Tedesco Srl; poi è stata la volta del comparto caramelle, cedute alla piemontese FIDA S.p.A proprio nell’anniversario dei 90 anni delle “Rossana”! Nestlè ha anche ceduto tutto il comparto delle “Strenne”, impoverito la Confiserie, portato via macchinari da San Sisto sotto gli occhi dei sindacati e delle maestranze, disatteso le promesse sugli aumenti dei volumi produttivi e ha promosso l’uscita volontaria incentivata degli operai dall’azienda. Eppure non c’è mai stata una minaccia di sciopero o stato di agitazione, i  sindacati non hanno “fiatato” e anzi hanno appoggiato in maniera acritica e incosciente questa politica di smobilitazione, attaccando me e il Movimento per Perugia che fin dal primo giorno abbiamo espresso seri dubbi e riserve sul Piano Industriale! Mi hanno chiamata allarmista, disfattista, mi hanno accusato persino di divulgare “bufale”, offendendomi. Un tal Vincenzo Sgalla, sindacalista “figlio d’arte”, mi accusava addirittura di «sputare sentenze sul piano industriale degli operai della Perugina» e mi invitava a rivitalizzare Città della Domenica, dimostrando una completa ignoranza sulla storia di Perugia e sulla realtà imprenditoriale, non sapendo che il bellissimo parco non è mai stato di mia proprietà… Ricordo che un certo Michele Greco della Flai-CGIL dichiarò in un articolo: «Se la Spagnoli ha la sfera magica, ci dica lei il futuro della fabbrica. Basta con i continui interventi a scapito del futuro dei lavoratori e dello stabilimento». Signor Greco, le sue parole, pronunciate nel novembre 2016, oggi si commentano da sole: eccolo il “futuro” della fabbrica! È quello che denuncio da più di tre anni con articoli e interviste, con dolore e disperazione per non essere stata ascoltata: “signori” sindacalisti, la “mia” Perugina, quella che crearono i miei bisnonni con lavoro e amore, oggi è ridotta a fabbrica non più dolciaria ma di solo cioccolato, impoverita nello stile e nella qualità e con la sola prospettiva di circa 350 esuberi che sembra l’ultima cifra di tale devastante passaggio storico! Temiamo, purtroppo, che non sarà l’ultimo… Non era difficile da capire, signor Greco, ma voi forse eravate troppo galvanizzati dal far parte di una commissione bilaterale che avrebbe dovuto monitorare il rilancio del marchio e della fabbrica! Forse giocavate a fare i manager? Non sarebbe stato meglio, signori Greco e Turcheria, limitarvi a fare i sindacalisti, fedeli alla missione originaria di difendere i lavoratori e il lavoro? Quali erano gli interventi a discapito dei lavoratori e dello stabilimento? I miei o quelli dei sindacati, farneticanti e fuori dalla realtà? Andate a rileggere i miei articoli dal 2014 ad oggi, signori Greco, Sgalla e Turcheria… Indire lo stato di agitazione oggi è troppo tardi e di certo non salverà né l’azienda né i posti di lavoro né tantomeno salverà la vostra reputazione! Si può solo fare un tentativo di recupero, ma non può essere fatto sotto la fallimentare direzione dei sindacati! Ci vuole uno sforzo congiunto di TUTTE LE FORZE POLITICHE, locali e nazionali, senza distinzione di colore per portare questa vicenda a una soluzione: la soluzione è INDIVIDUARE IMPRENDITORI VERI del settore alimentare che sappiano e vogliano davvero rilanciare il patrimonio Perugina! Cari operai, la verità è che siete stati presi in giro dai sindacati che voi stessi pagate… Reagite, strappate le tessere, ritirate le deleghe, non permettete che continuino a prendersi gioco di voi! Quanto a voi sindacalisti, dovreste essere i primi a firmare per l’uscita volontaria dalla Perugina, dopo aver scritto la peggior pagina sulla storia del lavoro, della Perugina e dello stesso sindacato!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


giovedì 18 maggio 2017

Perugina, buongiorno sindacati…


Se non fosse per la situazione drammatica, ci sarebbe da “sbellicarsi dal ridere” leggendo il comunicato stampa diffuso dai sindacati sulla Perugina… Una vera “pantomima”, che trasforma la tragedia in farsa!!! Replichiamo, punto per punto, a tutte le “favole” contenute nel comunicato… I sindacalisti nostrani parlano di ipotetici e misteriosi «nuovi codici» per rendere competitivo il settore della Confiserie. Ma nuovi codici equivalgono a nuovi prodotti? Ci pare strano, visto che a San Sisto gira voce che l’azienda stia “semplificando” e diminuendo il numero dei codici! I “prodi” sindacalisti si sono spinti a chiedere una nuova «rete vendita»: peccato che a noi risulta che l’azienda abbia recentemente “accompagnato all’uscita” alcuni venditori… Dov’erano i sindacati? Che rete vendita propongono se si tagliano i venditori? Sulla qualità delle produzioni e della confiserie sarebbe meglio stendere un velo pietoso… Ma quale qualità??? I sindacati sostengono che la nuova confiserie dovrà rappresentare un’ennesima vetrina del marchio Perugina: parliamo della vetrina “spogliata” e impoverita dalla dismissione dei reparti biscotti e caramelle (la vendita delle “Rossana” è ancora una ferita aperta…)? O dalla cancellazione di prodotti storici e dall’abbandono delle mitiche “Strenne”? Quello che segue nel comunicato dei sindacati ha un qualcosa di incredibile: i sindacalisti sembrano “cadere dal pero” quando notano che «l’aumento del 44% sull’export» non genera aumento produttivo e, di conseguenza, non genera lavoro: si sono mai chiesti perché? Forse dipende dal fatto che il Bacio esportato in Cina se lo confezionano i cinesi, dopo averlo importato sfuso!!! Ottima strategia, non c’è che dire: facile presagire il prossimo passo… Inoltre, dopo anni di assoluto “letargo”, i sindacalisti si sono accorti che Nestlè ha intenzione di progettare un «riassetto organizzativo degli organici, entrando nel merito dei numeri». Tradotto, Nestlè vuole parlare di esuberi! Buongiorno sindacati… Che cosa abbiamo denunciato in questi anni? Voi dove eravate? Che cosa facevate??? La scelta di Nestlè di presentare il «progetto di riassetto» all’incontro del 9 maggio è stata giudicata frettolosa e controproducente. Ma se è passato quasi un anno e mezzo dalla presentazione del Piano Industriale sulla Perugina, con conseguenze intuibili per i lavoratori! Dov’è finita la coerenza e la lungimiranza del sindacato, in particolare della CGIL, “paladina” accanto all’azienda di questa fase? Credevano forse che i famosi 60 milioni di euro sarebbero stati investiti da Nestlè per mantenere i livelli occupazionali? Che grande acume… In realtà i sindacati hanno “tradito” i lavoratori della Perugina con promesse campate per aria, senza che ci fosse una strategia di reale rilancio! I lavoratori sono stati presi in giro e tenuti all’oscuro della realtà interna alla fabbrica, complice l’assoluto silenzio dei sindacati! Basti pensare che nel comunicato i sindacalisti hanno avuto l’ardire di scrivere che da 5 anni fanno ricorso agli ammortizzatori sociali. Cari sindacalisti, siete sicuri che sono “solo” cinque anni? O molti, molti di più…? Infine chiudiamo il nostro intervento rivolgendoci alla giunta regionale di Catiuscia Marini: lo scorso 26 aprile in Consiglio Regionale il consigliere Sergio De Vincenzi, dopo un lungo e assordante silenzio della politica sulla Perugina, aveva presentato un’interrogazione all’assessore Paparelli per conoscere le «prospettive nel breve-medio periodo sui livelli occupazionali presso lo stabilimento di San Sisto» e quali sarebbero state le iniziative della giunta in un eventuale confronto con Nestlè. L’assessore rispose ricordando i «60 milioni di investimenti» e dando rassicurazioni sul rispetto dell’accordo… Ora, di fronte alla prospettiva di 200/300 esuberi, magari già nel 2018, la Regione continuerà a dare rassicurazioni….? Che se ne assumano la responsabilità di fronte ai lavoratori della Perugina!
Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia