Movimento per Perugia

Movimento per Perugia

venerdì 28 settembre 2018

Lettera aperta a Maurizio Landini, segretario CGIL



Gentile Maurizio Landini,
ho seguito con interesse la sua visita allo stabilimento Perugina e ho letto sui giornali il suo discorso ai lavoratori, o per meglio dire a quelli che sono “eroicamente” rimasti. Mi permetta innanzitutto di presentarmi: sono la pronipote di quella Luisa Spagnoli che della Perugina è stata cofondatrice nel 1907 e che alla Perugina ha legato tutta sua breve vita. Dalle mani geniali della mia bisnonna sono nati i due prodotti simbolo per eccellenza del marchio Perugina, quel “Bacio” invidiato da tutto il mondo e quella caramella “Rossana” che, credo, anche lei almeno una volta nella vita ha ricevuto da piccolo da una sua nonna o zia. Parlare della Perugina per me è una questione innanzitutto di cuore, di ricordi d’infanzia, una storia di famiglia, anche se le strade dell’azienda e della mia famiglia si divisero nel 1972, con la Perugina rimasta in mano ai Buitoni… Premetto, signor Landini, che questa mia lettera non vuole essere un attacco né, tantomeno, fare una questione politica: so benissimo che Lei non ha alcuna responsabilità in merito agli ultimi eventi dell’azienda, tuttavia vorrei fare qualche “obiezione” a proposito di alcuni passaggi del suo intervento. Innanzitutto, signor Landini, non è affatto vero che l’accordo del 2016 tra sindacati e Nestlè fosse il «massimo che si poteva ottenere in quella situazione»: no, signor Landini, questa affermazione non posso accettarla! Probabilmente i due signori Michele Greco e Luca Turcheria che stavano ai suoi lati durante il suo intervento l’hanno informata male sulla Perugina e le hanno detto ciò che a loro faceva più comodo: in realtà quello è stato un accordo capestro, disastroso, che ha portato solo esuberi, costretto maestranze a lasciare l’azienda (anche se lo hanno fatto passare per uscita volontaria incentivata!!!) e ha “ucciso” la storia e la natura stessa della Perugina, che prima di allora non era mai stata un’azienda di solo cioccolato, ma un immenso mondo dolciario, fatto di “Bacio”, cioccolato ma anche di dragèes, caramelle, torroni, panettoni e molto altro! Un mondo dolciario che i suoi “compagni” della CGIL Sgalla, Greco e Turcheria, a parole, dicevano di voler difendere e salvaguardare insieme ai posti di lavoro: quel mondo, gentile Landini, oggi non c’è più! Lo stabilimento di San Sisto è stato in parte svuotato, sono stati portati via macchinari, sono stati esternalizzati i reparti dei biscotti, delle caramelle e delle “Strenne” e prodotti storici sono stati cancellati (penso alle caramelle “Cinzia”) senza essere sostituiti da nuovi prodotti o nuovi volumi produttivi. Tutto questo, signor Landini, grazie a quell’accordo firmato in primis proprio dai suoi “compagni” della FLAI-CGIL! Lo chieda ai lavoratori rimasti e a quelli che son dovuti andare via se quello era il miglior accordo possibile in quella situazione… Fin dalla presentazione del Piano Industriale e dalla firma dell’accordo solamente io e pochissimi altri (penso alla compianta Concetta Spitale, ex storica dipendente Perugina, ex CGIL poi espulsa, o a un altro uomo di sinistra, Stefano Vinti) lanciavamo l’allarme sui possibili rischi di quel Piano Industriale che smantellava due reparti e di quell’accordo che già prevedeva ricollocazioni interne ed esterne, ma i sindacati erano “galvanizzati” e, invece di riflettere su ciò che denunciavo, difendevano a spada tratta la multinazionale e tra i lavoratori diffondevano la “favola” degli esuberi zero, dei 60 milioni d’investimenti (che non si sa come sono stati investiti), dei maggiori volumi produttivi e pubblicità: anzi ero io ad essere attaccata come “visionaria” e “catastrofista”… In questo modo Nestlè ha potuto cedere senza colpo ferire le “Ore Liete” e le caramelle, due reparti che occupavano centinaia di operai. Così, dopo 90 anni, la “Rossana” usciva dalla Perugina senza nemmeno un minuto di sciopero, senza una parola dei sindacati e oggi vive una “seconda giovinezza” grazie alla piemontese FIDA, che crede realmente nel valore di questa caramella e della sua storia. Eppure ai tempi di mio padre Lino la CGIL, per molto meno, organizzò le barricate, con tanto di scioperi feroci e ad oltranza: facevano il loro mestiere, difendere gli interessi dei lavoratori! Su quelli di oggi, meglio stendere un velo pietoso: non penso sia un caso se nel 1988, all’arrivo di Nestlè, i dipendenti erano tra i 3000 e i 4000, mentre oggi sono poco più di 600… Landini, lei ha insistito sull’unità dei lavoratori e ha detto che «se qualcuno pensa di risolvere i propri problemi da solo, allora il sindacato finisce e siamo tutti più deboli»: concetto condivisibile, al 100%, ma che dovrebbe rivolgere ai compagni umbri della FLAI! Fin dal 2014 ho criticato anche duramente la multinazionale per certe decisioni e invitavo i sindacati a tenere alta la guardia, a battere i pugni e incalzare Nestlè: sono stata lasciata sola!!! Sgalla, Greco e Turcheria non si sa cosa pensavano, non lo sapevano nemmeno gli operai... Se ne ha voglia, gentile Landini, la invito a leggere i miei articoli dal 2014 ad oggi, li trova online… Lei infine dice che «non siamo mai stati tanto divisi e frantumati come adesso» e da la colpa «alle politiche liberiste e all’austerità»: ci può stare, ma è innegabile che una buona dose di colpa va anche a certi sindacalisti, ormai sempre più distaccati dal mondo operaio: non può essere un caso se molti lavoratori stracciano la tessera sindacale e che si registra un calo netto delle iscrizioni (nel 2015/2017 -5,2% secondo DEMOSKOPIKA). Basti vedere anche gli ultimi risultati politici: l’Umbria rossa sembra sempre più un lontano ricordo… Ripeto, gentile Landini, questa mia lettera non vuole essere un attacco, anzi: è un invito a riflettere, a valutare bene le informazioni che riceve, specie sulla Perugina. Meglio ascoltare direttamente le maestranze!
Con stima
Carla Spagnoli

venerdì 21 settembre 2018

Acqua Sangemini, che sta succedendo?



Cosa sta succedendo alla Sangemini? Da qualche settimana, ormai, si rincorrono una serie di notizie e voci a proposito del futuro della Sangemini e delle altre acque umbre del Gruppo Acque Minerali d’Italia, di proprietà della famiglia Pessina. Venerdì scorso i lavoratori della Sangemini-Amerino hanno fatto un’ora di sciopero alla fine di ogni turno. Mercoledì doveva esserci un confronto in Confindustria a Terni tra azienda e sindacati ma i manager non si sono presentati, anche se hanno dato la loro disponibilità per un incontro prima del summit previsto in Regione il 24 settembre. Le sigle sindacali denunciano (ma non c’è ancora nulla di ufficiale scritto) la volontà dell’azienda di ricorrere alla Cassa Integrazione Straordinaria per 30 dei 92 lavoratori delle acque a rotazione (30 dipendenti a giro), l’intenzione di investire solo sulle acque “Sangemini” e “Grazia” (l’acqua effervescente naturale) e limitare la produzione di “Fabia”, “Amerino” e “Aura”… Tutto questo, affermano i  sindacati, senza che l’azienda abbia presentato un Piano Industriale e soprattutto senza tavoli di trattativa e di confronto tra le parti! Le sigle sindacali hanno anche puntato il dito contro la convocazione di alcuni lavoratori per un colloquio, senza prima una comunicazione preventiva alle RSU, come riportato in un articolo del sito ternitoday.it del 29 agosto 2018! Perché questa convocazione? Di cosa si è parlato e che cosa è stato proposto ai lavoratori? Perché le Rsu non sono state messe al corrente? Tutte queste notizie apparse sui giornali pongono serie riflessioni sullo stato attuale dell’azienda, che con le sue acque rappresenta un vero e proprio simbolo del Made in Umbria. La famiglia Pessina ha sicuramente il merito di aver rilevato nel 2014 una Sangemini in profonda crisi e di averla risollevata e di aver salvato oltre 90 posti di lavoro, tutti a tempo indeterminato. In questi anni ci sono stati importanti investimenti commerciali e pubblicitari, tanto che Sangemini è stata pure tra gli sponsor ufficiali del Giro d’Italia 2018, e un rilancio del marchio indubbiamente c’è stato. Tuttavia i lavoratori attendono un nuovo piano di sviluppo che continui quanto è stato fatto finora, e il ricorso alla Cassa Integrazione non sembra presagire nulla di buono: il timore di esuberi, tagli e sacrifici, purtroppo, è sempre dietro l’angolo! Ricordiamo che l’acqua è un bene pubblico demaniale e la Regione ha dato le concessioni dei pozzi alla Sangemini fino al 2024, a patto che l’azienda mantenga intatti i posti di lavoro. Il prossimo Piano Industriale sicuramente servirà per capire le prospettive future dell’acqua e dei lavoratori. Ci auguriamo che la proprietà faccia tesoro delle proposte dei lavoratori (ad esempio la richiesta di investire sulla linea vetro, fondamentale nel mercato della ristorazione) e che continui a puntare sulle altre acque, molto apprezzate: penso, ad esempio, alla storica acqua “Amerino”, definita l’«acqua nobile dell’Umbria» e bevuta dal poeta Gabriele d’Annunzio. Ci auguriamo, però, che anche i sindacati facciano la loro parte in maniera responsabile e pensino soprattutto al bene dei lavoratori: ci risulta infatti che in un passato anche recente ci siano stati atteggiamenti di totale chiusura e di scontro con la proprietà, soprattutto da parte della FLAI-CGIL che invece di cercare il dialogo ha preferito le barricate a tutti i costi. Un atteggiamento sterile che non fa bene né alla Sangemini né tanto meno ai lavoratori, gli unici che, come sempre, pagano sulla loro pelle errori di strategia sindacale e non solo!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia


martedì 31 luglio 2018

Ex Piselli, dov’è finita la solidarietà sindacale?



Quello che sta succedendo allo stabilimento ex Piselli di Pierantonio rappresenta purtroppo una triste pagina della storia gloriosa dell’azienda dolciaria umbra, oggi proprietà del gruppo Tedesco SRL. Questi i fatti: nel 2017 la proprietà decide di licenziare in tronco due operai addetti alla consegna  e di spostare un terzo operaio ad altra mansione. A detta della stessa Tedesco, un operaio è stato licenziato «per un esubero di personale nel reparto distributivo» : una riorganizzazione, secondo la CISL, discutibile, dal momento che in azienda lavorano decine di interinali (come scritto anche nel Verbale dell’Ispettorato del Lavoro)! L’altro operaio, invece, è stato licenziato mentre era in malattia perché, per l’azienda, stava svolgendo un’altra attività lavorativa: peccato che il dipendente in malattia era a casa ed era uscito solo dietro richiesta di persone che, secondo quanto affermato sui giornali dalla CISL, erano investigatori privati! I tre operai in questione sono tutti iscritti alla CISL e hanno subito questi provvedimenti dopo che gli addetti alla consegna avevano richiesto un inquadramento contrattuale migliore per le loro mansioni (da IV a III livello professionale), richiesta del tutto legittima e normale in qualsiasi contrattazione aziendale… Sulla vicenda si è pronunciato l’Ispettorato del Lavoro di Perugia che tre mesi fa, con il Verbale Unico di Accertamento e Notificazione, ha ricostruito tutta la storia e ha da un lato giudicato “infondata” la richiesta di innalzamento di livello degli operai, ma dall’altro ha riconosciuto che i tre addetti alla consegna (più un quarto che nel frattempo si è dimesso) hanno subito veri e propri atti discriminatori da parte di Tedesco e ha obbligato l’azienda a reintegrarli! L’Ispettorato ha provveduto anche a depositare tutti gli atti in Procura. Gli operai non sono ancora stati reintegrati e la Tedesco ha già annunciato ricorso al Giudice del Lavoro… Gli Ispettori nel verbale parlano esplicitamente di intento discriminatorio e di condotta plurioffensiva di Tedesco verso i lavoratori CISL e, in particolare, verso l’operaio demansionato, condotta volta a creare divisioni tra i lavoratori e a mettere in cattiva luce i tesserati CISL, con accuse e persino provvedimenti disciplinari e richieste danni!!! Ai lavoratori licenziati e a tutti gli iscritti alla CISL della ex Piselli va la mia personale vicinanza e solidarietà. In tutta questa triste vicenda, però, c’è un aspetto che mi colpisce: il silenzio generale dei colleghi di lavoro ma soprattutto l’assoluta mancanza di solidarietà dell’altra sigla sindacale presente alla ex Piselli, che è pure maggioritaria: la FLAI-CGIL!!! Già, quella FLAI-CGIL il cui segretario regionale è il Dott. Michele Greco, reduce dai “fatti” in Perugina e in Colussi, dove gli operai di Petrignano a maggio hanno bocciato l’accordo integrativo da lui sostenuto! Dov’è il Dott. Greco? Dov’è la solidarietà sua e del suo sindacato verso i due padri di famiglia licenziati e verso i colleghi della CISL? Non ci risulta una dichiarazione di Greco in merito, non una sola parola! Anzi, pare che la CGIL in passato abbia parlato di «fatto gravissimo» contro un addetto alle consegne ritenuto colpevole di aver rotto delle ciaramicole durante la consegna e quindi sanzionato: peccato che l’arbitrato abbia assolto l’operaio e annullato la sanzione!!! E questo è un sindacato che difende i lavoratori? Cosa ne pensa il Dott. Greco dell’indennità contrattuale E.G.R che spetta di diritto ai lavoratori che non hanno aderito all’accordo integrativo 2017? Ci risulta che quest’indennità, che si aggira sui 250 euro, non sia ancora stata riconosciuta! Cosa ancora più grave, all’interno dello stabilimento è circolato un volantino, firmato genericamente dai “Dipendenti della Tedesco SRL” ma anonimo, nel quale si attacca la CISL di ledere la dignità dei lavoratori e dell’azienda e di pensare ai «privilegi di pochi», invece che solidarizzare con gli operai licenziati o il dipendente demansionato! Un volantino che si commenta da solo, vigliacco in tutto il suo anonimato… A chi giova questa “guerra tra poveri”? Questa sarebbe la difesa e la tutela dei lavoratori? Dov’è finita l’etica e la solidarietà sindacale che compattava i lavoratori, invece che dividerli? Di quest’etica, da tempo, si è persa ogni traccia!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 18 luglio 2018

Caramelle “Rossana”, un mix di emozioni…



Non nascondo di aver provato emozioni diverse e in contrasto tra di loro nell’aver visto il nome “Rossana” nuovamente associato a Perugia e al suo evento più importante, Umbria Jazz. Venerdì ho partecipato alla conferenza stampa nella Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori sulla sponsorizzazione di “Rossana” ad Umbria Jazz e ho ascoltato con particolare interesse gli interventi del Dott. Eugenio Pinci, Amministratore Delegato di FIDA SPA (l’azienda piemontese che oggi produce le “Rossana” a Castagnole delle Lanze) e di Gianluca Laurenzi, consigliere CDA della Fondazione Umbria Jazz. È stato bello veder ricomparire le caramelle “Rossana” in un momento celebrativo di tutta la città: non c’è dubbio che “Rossana”, creazione della mia bisnonna Luisa, cuore storico della Perugina insieme al Bacio, con la sua eleganza “evergreen” ha contraddistinto e promosso l’immagine di Perugia e di Perugina… Quindi ben venga la sponsorizzazione all’evento culturale più bello, importante e atteso di tutto il territorio, ossia Umbria Jazz! Tuttavia provo anche amarezza, che sa un po’ di beffa, nel vedere che solo adesso, e solo grazie a FIDA SPA, la “Rossana” torna protagonista nella sua città e che si scopra la grandezza e l’indissolubilità del rapporto tra questa caramella e Perugia: proprio ora che le “Rossana”, ahimè, non sono più perugine ma vengono prodotte in Piemonte! Negli ultimi anni Nestlè, che in più occasioni ha sponsorizzato Umbria Jazz, non ha accompagnato la manifestazione con un marchio come “Rossana”, come sta facendo giustamente FIDA: non c’è stato nemmeno un evento celebrativo, neanche per i 90 anni della caramella nel 2016… La progressiva dismissione della Rossana e delle altre caramelle dallo stabilimento di San Sisto, avvenuta nel silenzio imbarazzante (non imbarazzato!) dei sindacati, oggi fa ancora male!!! Un plauso a FIDA SPA e ai suoi manager per aver dato alle “Rossana” una nuova vita, una seconda giovinezza e per averle restituito quell’eterna signorilità di icona del Made in Italy, riconosciuta da tutto il mondo… Finalmente abbiamo sentito un Amministratore Delegato  dichiarare che «le Rossana sono il brand più importante di caramelle», che si è deciso di «riprendere il legame con la città di Perugia, perché è fondamentale che ogni brand di origine possa essere legato al suo territorio di nascita». La rinascita di “Rossana” e la politica aziendale di FIDA SPA dimostrano, per l’ennesima volta, che non ci voleva molto per valorizzare al meglio la caramella e renderla protagonista, sul mercato e sul territorio: bastava un po’ di pubblicità e una seria strategia di marketing, con un minimo di investimenti…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

giovedì 5 luglio 2018

Nocciola Tonda Francescana, attendiamo i fatti…



Lo scorso maggio Nestlè aveva annunciato la volontà di inserire nei Baci Perugina la nocciola “Tonda Francescana”®, dopo aver partecipato ad un tavolo tecnico con la Regione e l’Università di Perugia (Fondazione Agraria) sull’argomento. La “Tonda Francescana”® è una varietà di nocciola creata dai ricercatori dell’Università di Perugia, protetta da brevetto europeo: un enorme potenziale per la nostra regione, una grande opportunità per l’agricoltura regionale perché in grado di attirare investitori e di offrire un prodotto molto richiesto sul mercato. Ottima idea quella di Nestlè, non c’è dubbio: se il progetto andasse in porto, ci sarebbero territori collinari valorizzati, nuovi posti di lavoro, occasioni per gli agricoltori e soprattutto importanti investimenti per la ricerca e l’ammodernamento delle tecniche agricole. Insomma, una vera e propria boccata d’ossigeno per l’agricoltura umbra e per la sofferente economia dell’Umbria. Tutto questo grazie all’eccellente lavoro della nostra Università e della Fondazione Agraria! Eppure, a distanza di quasi due mesi dall’annuncio di Nestlè non si è saputo più niente, tutto tace: da parte della Regione non sembra muoversi nulla a sostegno del progetto, anzi sembra che la Giunta abbia già negato il suo ok ad un primo progetto presentato dalla multinazionale svizzera, che prevedeva investimenti sulla coltivazione delle nocciole, accordi di collaborazione con imprenditori del settore disposti a finanziare il progetto e nuovi posti di lavoro… Presidente Marini, potrebbe gentilmente chiarire la posizione della sua maggioranza in merito? Quali sono le vostre “volontà”? Perché non è stato ancora firmato un accordo per dare il via al piano, così vantaggioso per la nostra regione? Quali sono i problemi, quali i dubbi? Perché, a distanza di due anni dalla sua nascita, la “Tonda Francescana”® non viene valorizzata e sostenuta per come si deve dalle Istituzioni, nonostante sia pure brevettata? Avere nocciole umbre in un prodotto come i Baci Perugina, simbolo di un’intera città e regione, porterebbe un grande ritorno in termini di lavoro ma anche di immagine, e legherebbe ancora di più il Bacio al suo territorio e rafforzerebbe la sua identità umbra! Perché quindi questo immobilismo e prendere tempo della Regione…? Perché gettare alle ortiche un’occasione di rilancio unica? Nel frattempo ad Alba la FERRERO ha siglato il primo accordo di filiera in Umbria con la Pro Agri (consorzio di produttori agricoli). Grazie a questo accordo si punta nei prossimi cinque anni a coltivare fino a 700 ettari di noccioli nei territori collinari alto tiberini, con la Ferrero che si impegna ad acquistare il 75% della produzione e a fornire agli agricoltori umbri la propria esperienza, le proprie conoscenze e competenze sulle nocciole e la loro coltivazione. Ben vengano questi accordi e gli investimenti in Umbria di un’azienda, come la Ferrero, che è sinonimo di garanzia e che da sempre guarda ai territori in maniera egregia e valorizza i suoi lavoratori! Ora attendiamo i fatti anche per la nocciola “Tonda Francescana”® che riguardano un’azienda, la Perugina Nestlè, simbolo della nostra città: fatti, non perdite di tempo e proclami!!!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

lunedì 25 giugno 2018

Lo Stato aiuti la Polizia Penitenziaria

 In Italia ogni anno si parla delle condizioni dei carcerati e ci si “strappa i capelli” per tutelare i detenuti e invocare “pene alternative” e colpi di spugna vari, nessuno si preoccupa della Polizia Penitenziaria e dei suoi agenti, le prime e vere vittime dell’emergenza carceri!!! Ormai non si contano più le aggressioni contro i poliziotti penitenziari, specie nel carcere di Capanne: l’ultimo episodio noto riguarda un criminale nigeriano che ha aggredito tre agenti con calci sul volto e morsi sul collo e li ha mandati all’ospedale!
A questi tre fedeli servitori dello Stato e a tutti i loro colleghi va la mia massima stima, vicinanza e solidarietà. L’episodio di Capanne è l’ennesimo (e temiamo, purtroppo, che non finirà qui…) di una lunga serie di aggressioni, intimidazioni, insulti e offese ai danni della Polizia Penitenziaria, e ancora parliamo di tutelare i detenuti???

Tra il 2013 e il 2017 in Italia si sono registrate circa 2.250 aggressioni e nello stesso periodo ci sono stati 35 SUICIDI tra funzionari della Penitenziaria (6 nel 2017)! Dal 2000 ad oggi i suicidi sono stati più di 100…  Una tragedia, che si consuma sotto gli occhi di uno Stato fino a ieri indifferente e in un silenzio assordante e vergognoso! I poliziotti penitenziari, a Perugia e in tutta Italia, si ritrovano ogni giorno a dover vivere sulla loro pelle l’emergenza carceri, a gestire e rieducare, tra mille difficoltà, una popolazione carceraria composta da molti stranieri, provenienti da culture ed etnie diverse e spesso in contrasto tra loro, a dover affrontare frequenti risse tra detenuti, devastazioni di celle, ribellioni, tentativi di fuga, atti di autolesionismo e persino suicidi…
Senza dimenticare il loro prezioso contributo nelle indagini di Polizia Giudiziaria, nelle scorte e nella gestione della banca dati dei DNA di tutti i soggetti che transitano negli istituti penitenziari. Tutto questo lavoro viene svolto fedelmente con una carenza d’organico e di risorse ormai cronica, in carceri sempre più sovraffollate, in condizioni di stress, scarsa autonomia, turni straordinari che diventano “ordinari” e carichi di lavoro massacranti…
Sono anni che la Polizia Penitenziaria denuncia questa situazione, senza ricevere risposte!!! Come si può lavorare in questo stato? Cosa ha fatto lo Stato fino ad oggi per venire incontro ai suoi uomini e garantire loro condizioni umane e decenti sul lavoro? Cosa ha fatto per contrastare la tragedia dei suicidi tra gli agenti? È mai stata strutturata un’apposita direzione medica, composta da medici e psicologi, per tutelare e promuovere la salute degli agenti?
Sono stati stanziati fondi per l’aggiornamento e la formazione dei poliziotti penitenziari? Si sono fatti accordi con altri Paesi per far si che i detenuti stranieri scontino la pena nelle loro patrie galere? La risposta, cari cittadini, potete immaginarla… Inutili sono le parole o le dichiarazioni di solidarietà rilasciate alla stampa dai soliti politici: se dalla politica non sono arrivati i fatti, oggi con il nuovo governo confidiamo nel cambiamento e che la voce di questi poliziotti venga finalmente ascoltata!

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

sabato 16 giugno 2018

Todi, l’Omphalos di nuovo in “azione”…



È incredibile come l’Omphalos riesca a strumentalizzare qualsiasi vicenda utile a loro per lanciare i soliti e ormai noti attacchi e “sputare” sentenze contro chiunque non la pensa come loro. L’ultima vittima del “bombardamento” mediatico di Omphalos è stato il sindaco di Todi Antonino Ruggiano e la sua amministrazione, bollata addirittura come «peggiore dittatura nera»! Andiamo ai fatti: il Comune ha deciso di effettuare una rotazione interna di alcuni dipendenti (circa il 20% del personale), rotazione prevista espressamente dalla legge e che si rifà alle disposizioni dell’Ente Nazionale Anti-Corruzione. Secondo il Vicesindaco Ruspolini, la riorganizzazione è stata decisa dopo diversi incontri con le RSU comunali e l’atto è stato sottoscritto e firmato da tutti i sette rappresentanti delle sigle sindacali. Tra i dipendenti coinvolti dalla rotazione risulta anche la Direttrice della Biblioteca comunale che, secondo l’Omphalos, ha partecipato lo scorso maggio alla Festa delle Famiglie Arcobaleno. Apriti cielo, guai a toccare qualcuno vicino a loro! Così una rotazione  prevista dalla legge diventa il pretesto per insultare con accuse infamanti il sindaco Ruggiano e la sua maggioranza, democraticamente eletta dai tuderti, scatenare un putiferio mediatico con la potente “alleanza” de LA REPUBBLICA e persino di Concita De Gregorio, e portare addirittura il “caso” in Parlamento con un’interpellanza alla Camera del radicale Riccardo Magi… Chissà come mai tutta questa tempestività dei parlamentari “sinistri” quando ad alzare la voce è l’Omphalos, mentre la voce degli operai o quella dei terremotati senza ricostruzione dopo due anni lascia il tempo che trova… L’immancabile Stefano Bucaioni, presidente Omphalos Perugia, ha definito l’amministrazione Ruggiano come «peggiore dittatura nera» e già in passato aveva “moderatamente” e “democraticamente” (si fa per dire…) parlato di «crociata medievale oscurantista» a Todi! Ma se quest’amministrazione è così brutta, sporca, cattiva, dittatoriale e oscurantista, come mai lo scorso maggio ha concesso il patrocinio del Comune alla Festa delle Famiglie Arcobaleno? Se Ruggiano è un mostro e la sua è la «peggiore dittatura nera» perché gli organizzatori dell’evento hanno accettato il patrocinio? Sono forse antidemocratici anche loro…? Ci sorge spontanea un’altra domanda: se la giunta voleva veramente “punire” la bibliotecaria, come vuole far intendere Omphalos, perché ha deciso di spostare un’altra ventina di persone e scatenare così del malcontento tra i dipendenti? Anche queste rotazioni fanno parte della «crociata oscurantista»? Non si direbbe, visto che degli altri dipendenti l’Omphalos non parla minimamente, della serie chi se ne frega! Nessuna obiezione è stata avanzata sulla regolarità delle altre rotazioni, perché evidentemente sono il frutto di una riorganizzazione, condivisibile o meno ma del tutto legittima, dell’amministrazione. Qui casca l’asino: se l’amministrazione avesse spostato tutti ma non la bibliotecaria, forse nessuno avrebbe evocato crociate, nessuno avrebbe parlato di dittatura, nessuna interpellanza sarebbe stata fatta in Parlamento e tutto sarebbe stato nella norma, o perlomeno si sarebbe circoscritto nella cronaca locale e nel confronto maggioranza-opposizione di Todi. Toccate tutti, ma non gli amici dell’Omphalos…

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia