Movimento per Perugia

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giovedì 10 gennaio 2019

Quale futuro per i terremotati?



Abbiamo letto l’accorato appello dei terremotati di Norcia al Vicepremier Salvini sulle pagine del Corriere dell’Umbria di mercoledì. Un vero e proprio “grido di dolore”, garbato ma deciso, di chi sta perdendo la speranza di rinascita dopo 26 mesi da incubo! La ricostruzione, dopo più di due anni, è inesistente e manca persino una vera progettazione! Adesso che i riflettori sui luoghi del sisma si sono spenti e le telecamere sono andate via, si sono aggiunti altri problemi a rendere impossibile la vita di chi vive su questi territori: primo su tutti l’aumento di furti e di episodi di sciacallaggio, che stanno ponendo un serio problema di sicurezza su queste aree… Guardacaso, l’aumento dei furti è coinciso con la diminuzione dei presidi per la sicurezza! Il “Comitato Rinascita Norcia” nella lettera aperta ha denunciato che «l’Esercito assicura la sua presenza in maniera più limitata, la Polizia di Spoleto non fa più presenza sul nostro territorio e l’organico dei Carabinieri di Norcia è molto sottodimensionato». Cosa ancora più grave, nella lettera viene paventata la possibilità di una soppressione del Distaccamento dei Vigili del Fuoco di Norcia. Ci auguriamo che siano solo voci e nulla di più, visto il lavoro fondamentale che i nostri pompieri continuano a svolgere in quelle aree. Il distaccamento dei Vigili, peraltro l’unico attivo in quel territorio montano, non può essere smantellato, anzi deve essere potenziato nell’organico e dotato di una struttura adeguata. Su questo punto gli abitanti di Norcia e delle aree del sisma devono avere risposte al più presto, e confidiamo nel ministro Salvini affinché dia rassicurazioni sul Dipartimento e mantenga la promessa di potenziare l’organico dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine… E confidiamo molto anche nel ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio, che proprio lunedì si è recato in visita a Norcia ad ascoltare gli allevatori e gli agricoltori della zona: finalmente un ministro che non è andato a fare la solita “sfilata” in centro, davanti alle telecamere o alla solita “claque”, ma che ha voluto vedere da vicino il cuore pulsante di Norcia e le sue attività produttive! Il ministro Centinaio si è assunto l’impegno di aprire un tavolo di filiera sul latte e i suoi prodotti, che metta insieme produttori e distributori, allevatori e commercianti, e ha promesso di premere sull’Europa affinché si occupi del territorio di Norcia e lo riconosca come area svantaggiata. Non c’è più tempo da perdere:  se vogliamo veramente tenere in vita Norcia e tutta l’area colpita dal sisma, occorre far partire la ricostruzione, superare la fase dell’emergenza, ricostruire le strade, le gallerie e i ponti per fare uscire questi paesi dall’isolamento. Ma soprattutto occorre basare qualsiasi ricostruzione sulle attività commerciali e artigianali della zona, che insieme all’agricoltura e all’allevamento sono l’anima del tessuto sociale della zona… A proposito, in questi giorni tutti si sono “stracciati le vesti” per i migranti della nave Ong “Sea Watch” e hanno reclamato a gran voce “accoglienza”, “porti aperti” e “restiamo umani”: qualcuno di quest’esercito di “buonisti” ha speso una parola verso quei terremotati che stanno vivendo al gelo, in casette umide, ammuffite e marcite dopo meno di due anni? Nulla da dire sui circa 12.000 posti di lavoro persi in tutto il “cratere” del Centro Italia, di cui 1000 in Umbria? Queste sono forse condizioni umane? I nostri terremotati non scaldano i cuori degli “umanissimi” buonisti? Forse prendersi a cuore le loro sorti non fa “audience” come soccorrere i migranti…?  Confidiamo in questo governo del cambiamento, ma la gente di Norcia, combattiva e laboriosa, è davvero stanca dopo 26 mesi di lotta: fino a quando potrà ancora resistere senza scappare…?

Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

martedì 28 febbraio 2017

Terremoto, altro che ricostruzione!


«Macerie, stalle, casette. Questa non è ricostruzione, questa è gestione dell’emergenza»; «Non esiste che per fare le stalle bisogna metterci tutto questo tempo». Chi ha pronunciato queste durissime parole? Forse un terremotato? Forse un leader dell’opposizione? No, le ha dette il Commissario per la ricostruzione in persona, Vasco Errani! Con queste frasi vengono messi a tacere mesi di balle, di promesse, di annunci retorici fatti da politici “in sfilata” nei luoghi del sisma, con tanto di caschetti in testa e riflettori puntati… I terremotati, in questi sei mesi infernali, hanno provato sulla loro pelle che la ricostruzione tanto decantata è solo un bel sogno, ma Errani se ne è accorto solo ora! Dove sono stati lui e il Vicecommissario Catiuscia Marini in questi sei mesi? Che cosa hanno fatto? Quali sono state le loro priorità? Forse il “terremoto” interno al PD? Si può anche puntare giustamente il dito contro la burocrazia, i ritardi e l’inefficienza di Governo, Protezione Civile e Istituzioni locali, ma il Commissario per la ricostruzione si è fatto un bell’esame di coscienza? Troppo facile scaricare il barile sugli altri senza guardare le proprie colpe! Persino lui, con quelle parole, ha riconosciuto il totale fallimento della gestione post-sisma, sulla quale dovrebbe dare delle risposte… La situazione, in tutte le zone colpite dal sisma, è un vero e proprio disastro: su 1881 casette chieste fin qui dai Comuni del Centro Italia, ne sono state assegnate solo 43, con ritardi pazzeschi nella consegna. Delle 25 casette consegnate ad Amatrice (su 510 richieste) nessuna è ancora abitata, a causa della solita burocrazia! Eppure i politici hanno avuto il coraggio di “auto incensarsi” per le 18 casette (su 191 richieste) consegnate a Norcia solo una settimana fa, dopo mesi di attesa vissuti dagli sfollati nel gelo… Delle 620 stalle complessive richieste ne sono state consegnate solo 180: le Marche ne hanno ottenute 30 ma solo 2 sono funzionanti! Ancora oggi, in territori dove si vive di allevamento, migliaia di animali sono senza una stalla: sono deboli, stressati, non producono più latte, non mangiano abbastanza e non riescono ad affrontare la gestazione. Le centinaia di mucche e pecore morte, purtroppo, ne sono la prova… Gli allevatori sono in ginocchio, ma nessuno si prende le proprie responsabilità! Dove non è riuscito il sisma sta riuscendo la burocrazia: piegare le popolazioni terremotate, uccidere le loro speranze! Dinanzi a questo “sfacelo” con quale coraggio Errani rimane al proprio posto? Le dimissioni sarebbero un atto di dignità e di vera denuncia: il Commissario Errani ne sarà capace…?

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

mercoledì 7 dicembre 2016

Un referendum val più di un terremoto: la Valnerina è stata dimenticata!


La campagna elettorale per il referendum in questi mesi ha paralizzato l’Italia e ha “mandato in soffitta” i veri problemi e le emergenze del paese, come il terremoto in Valnerina! Matteo Renzi e le sue “truppe” piddine (a partire dai sottosegretari, onorevoli, consiglieri regionali e comunali umbri) si sono occupati esclusivamente si promuovere con ogni mezzo il si alla loro impresentabile riforma costituzionale, rottamata alle urne dal popolo italiano. Ma in tutta questa propaganda, che fine hanno fatto le popolazioni terremotate? Norcia e le altre zone colpite dal sisma sono state completamente dimenticate, per loro non c’è stato posto nella campagna “Basta un si” (a proposito, quanto è costata?)… Basti vedere il video di un volontario che ha lanciato l’allarme sulle scorte alimentari che stanno per finire e basta leggere quello che ha scritto il “Sole 24 Ore” riguardo le famiglie sfollate che sono state costrette a comprare a loro spese le roulotte o le casette di legno per non dormire all’addiaccio! Gli aiuti continuano a tardare: c’è ancora un premier? Dove sono i politici locali??? Cari Renzi e Marini, il problema dei terremotati non era e non è il si o il no al referendum, ma come tornare a vivere la loro vita! Non a caso l’affluenza alle urne, in città come Norcia e Cascia, è stata tra le più basse e non a caso ha vinto il NO, che ha dato uno “schiaffo” sonoro a Renzi e a tutto il Pd… Io sono stata a Norcia: mi sono trovata di fronte a un paese devastato come in un bombardamento, un paese fantasma dove tutto è andato distrutto e le case sono crollate e sprofondate. Norcia, ripeto, è una “città-fantasma”, con i militari che presidiano e le persone rimaste, unite da reciproca e indissolubile solidarietà. La gente rimane lì non per capriccio, ma perché non vogliono abbandonare quel che resta delle loro case, le attività, il bestiame, le coltivazioni. È gente forte quella della Valnerina, gente di montagna, abituata da sempre a lottare senza piangersi addosso, ma a tutto c’è un limite! Per quanto ancora dovranno sopportare i ritardi e l’assenza delle istituzioni? Quando sono arrivata a Norcia il governo e il Presidente Mattarella avevano già fatto la loro “passerella”; quel giorno, invece, hanno “sfilato” Alfano e D’Alema. A che è servito? Inoltre si sono sentiti solo proclami di benefattori che vogliono fare e che faranno: ma che cosa? Grande cosa sarebbe aiutare a ricostruire la basilica e le chiese come prima, ma la precedenza ce l’hanno gli abitanti e il tessuto economico del paese, con i suoi agricoltori e allevatori, con le sue attività commerciali e artigianali! Se i “mecenati” (veri o presunti) vogliono ricostruire solo le chiese facciano pure: avremo Norcia con le chiese ma senza “anime”! Le “anime” saranno costrette ad emigrare… Gli imprenditori pensino ad aiutare le piccole attività nursine: si farà del vero bene, anche se forse non si avrà un ritorno d’immagine internazionale, ma quanto conta l’immagine…? Guardiamoci dentro e muoviamoci tutti: la gente non piange ma vuole lavorare e rinascere, mettiamoli in condizioni di farlo!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

giovedì 10 novembre 2016

Le casette di legno vuote e l’arroganza della sinistra…


L’inchiesta delle Iene andata in onda domenica scorsa ha acceso i riflettori sulle 766 casette di legno utilizzate nel sisma del 1997 e quasi tutte, oggi, vuote. Queste casette sono ancora in ottime condizioni e oggetto di un’accurata manutenzione interna ed esterna che costa ogni anno circa 170.000 euro… Eppure la Regione Umbria non vuole saperne di metterle a disposizione dei terremotati! La presidente Marini ha affermato che «le casette del ’97 non sono trasferibili e i cittadini vengono assistiti in alberghi adeguati». Già, peccato però che gli alberghi si trovino a più di due ore di distanza da Norcia e che gli stessi sfollati si sentano “fuori dal mondo” e completamente abbandonati dalle Istituzioni! La Regione amministrata dalla Marini ha mai chiesto agli sfollati se erano disposti a trasferirsi nei prefabbricati in legno del 1997? No! Infatti alcuni di questi terremotati non erano nemmeno al corrente che ci fossero casette in legno vuote e a disposizione, molte delle quali distanti solo 20 km! Con quale diritto la Marini può affermare che «i cittadini ricevono un’assistenza maggiore negli alberghi invece che nelle casette»? Perché non va a sentire  l’opinione di tutti i terremotati, invece di “sparire”? Il sindaco di Foligno Mismetti ha addirittura “dato i numeri” dicendo che «smontare questi prefabbricati in legno per rimontarli nelle zone ora terremotate avrebbe un costo superiore all’acquisto di nuovi moduli»: ma cari “compagni” Marini e Mismetti, chi l’ha detto che queste casette debbano essere spostate? I terremotati in gran parte, pur di non dormire in macchina o in tenda, esposti al freddo gelido e alle piogge, sarebbero disposti ad andare in queste casette… Ma evidentemente alla sinistra umbra della volontà dei terremotati non importa nulla! Così si preferisce “scaricare” la gente negli hotel e preparare un appalto nazionale da oltre un miliardo di euro per 18.000 nuove casette, che potranno essere disponibili solo tra sei/sette mesi… Eppure i 766 prefabbricati in legno già esistenti e tenute in condizioni ottimali potrebbero benissimo accogliere quasi la metà dei circa 5000 sfollati, come ha ricordato nell’intervista alle Iene il consigliere regionale 5 Stelle Andrea Liberati. Che senso ha lasciare vuote queste strutture? Ci stupiamo, infine, che a sostenere la tesi delle “casette non spostabili” ci sia anche il consigliere Claudio Ricci, che dovrebbe essere il “portavoce” del centrodestra regionale che sta all’opposizione. Caro Ricci, compito di un consigliere di opposizione dovrebbe essere quello di vigilare, approfondire le inchieste e le segnalazioni che arrivano e ascoltare la gente, non dire le stesse cose del Presidente della Regione! Si ricorda, caro consigliere, dei cittadini che nel 2015 l’hanno votata come alternativa alla Marini…? Il consigliere Ricci ha detto anche che le casette in legno del 1997 «non sono riutilizzabili»: ma allora perché ci sono (poche) famiglie che ancora vi abitano? Perché una casetta è stata data in affitto a un’associazione di motociclisti? Perché il Comune di Foligno, soprattutto d’estate, dà le sue casette in affitto ai turisti? Le dichiarazioni del consigliere Ricci ci sembrano francamente incomprensibili! Ci auguriamo che i consiglieri di opposizione tengano alta la guardia e pungolino continuamente la Marini sull’argomento: meglio il modello di opposizione del consigliere Liberati piuttosto che quello del consigliere Ricci…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

martedì 6 settembre 2016

Terremoto, ma quale “modello umbro”!


In questi giorni, a proposito del tragico terremoto che ha colpito il Centro Italia, giornali, telegiornali, politici e social network stanno facendo a gara nell’indicare la ricostruzione operata in Umbria dopo il terremoto del 1997 come modello di efficienza e serietà. A supporto di tale tesi, il fatto che a Norcia e in Umbria non ci siano state vittime e che gli edifici hanno tenuto. Ma siamo davvero sicuri che il “modello umbro” sia quello giusto, da seguire ed “esportare” in tutta Italia? Innanzitutto non si capisce come mai, se gli edifici hanno tenuto, ci siano quasi 1200 sfollati umbri che sono stati sistemati nelle tendopoli… Se è vero che gli edifici hanno tenuto, come mai è crollato un pezzo del campanile di Castelluccio di Norcia e persino a Foligno e a Spoleto ci sono due scuole inagibili? Davvero in Umbria va tutto bene e non c’è nessuna emergenza, come vogliono farci credere? Non è la prima volta che il “modello umbro” di ricostruzione viene tirato fuori: già nel 2009, dopo il terremoto a L’Aquila, l’attuale ministro Franceschini affermava che «il modello attuato in Umbria ha funzionato e dovrebbe essere attuato anche in Abruzzo»: ma quale modello umbro! Nel 2009, ben 12 anni dopo il terremoto in Umbria, gli sfollati erano ancora migliaia, stipati in container di latta torridi d’estate e gelidi d’inverno, e i lavori di ricostruzione, in gran parte dei paesi, erano ancora in alto mare (persino Assisi era costellata di cantieri e transenne)! Oggi, a distanza di 19 anni dal sisma, ci sono ancora famiglie umbre che aspettano di tornare nelle loro case… Chi pensa a queste persone? Per non parlare poi delle enormi lacune nei controlli sulla ricostruzione post-sisma, con contributi dati “a pioggia” senza criterio, lavori eseguiti male e appalti assegnati a imprese fallite poco dopo aver preso i soldi: che dire, niente male per un “modello” da esportare… Infine, in pochi ricordano che la ricostruzione, costata complessivamente circa 8 miliardi di euro, aprì le porte dell’Umbria alle prime infiltrazioni della criminalità organizzata, attraverso il sistema dei subappalti edilizi; tale tesi è stata confermata qualche anno fa persino da Giuseppe Lumia, ex Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia… Di quale “modello umbro” si sta parlando? Noi non vogliamo creare allarmismi, né condannare nessuno, ma non vogliamo che si faccia retorica o propaganda su un tema tanto tragico quanto delicato! Se si vuole guardare a un modello di ricostruzione italiano, si deve guardare al Friuli Venezia Giulia dopo il sisma del 1976, non all’Umbria. Il vero problema, purtroppo, è che l’Italia non è più un paese moderno per quanto concerne i criteri antisismici per le nuove costruzioni: adottiamo dei sistemi che in altri paesi sono stati superati da decenni! Costruiamo ancora case ed edifici in calcestruzzo o cemento armato, mentre in stati come Giappone o California travi e pilastri sono tutti in acciaio o, se si tratta di piccole costruzioni, in legno… Perché non si ha il coraggio di prendere a modello questi paesi? Perché in Italia non c’è la volontà di modernizzarsi? Perché si continua a fabbricare in cemento armato, magari depotenziato con sabbia per risparmiare? Forse per non disturbare il potere dei soliti costruttori e palazzinari…? Poi non stupiamoci se in Italia ospedali o scuole inaugurati da pochi anni e costruiti secondo le “norme antisismiche” italiane, crollino giù alla prima scossa di terremoto…

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia